venerdì 21 novembre 2014

articolo Il momento di scrivere: Rimbocchiamoci le maniche: STESURA E RICERCA

http://ilmomentodiscrivere.org/2014/11/21/rimbocchiamoci-le-maniche-stesura-e-ricerca/?preview=true



ricerca
Avete in mano un fascio di fogli scarabocchiati o un mucchio di pagine sul pc, disordinati ma faticati frutti del vostro lavoro. Vi sentite stanchi ma euforici, soddisfatti ed appagati: la storia c’è, ha un senso logico, un inizio, una bella trama e conclusione, i personaggi sono delineati, avete uno schema logico da seguire e forsanche qualche capitolo che vi sembra già perfetto. Ed ora?
Beh, ora inizia la salita: la parte impulsiva, creativa e piacevole dello scrivere è bella e finita, ora si fatica.
Se avete di fronte fogli cartacei la prima domanda da porsi è: ‘so usare programmi di videoscrittura?’
Se la risposta è NO, consultate qualche guida on line, o se avete tempo e voglia fatevi un bel corso, va bene anche uno basilare.
Ok, superato questo scoglio, per chi non ha già impostato il lavoro nel pc, andatevi a rivedere l’articolo due della mia rubrica, inerente alla modalità d’impaginazione.
Bene, possiamo andare a vedere la stesura vera e propria.
Un primo approccio è quello di scrivere in modo lineare, raggruppando e riordinando il materiale già prodotto, ampliandolo a seconda delle esigenze. Sistemandolo in base ad una scaletta ben definita. Ricordatevi che i capitoli devono essere abbastanza omogenei, ovvero non fate un capitolo di due pagine e uno di venti. Ma io in questa fase di stesura non mi preoccuperei troppo di questo, i capitoli poi si possono dividere ed ampliare, inoltre, ora che arriverete alla fine vera e propria avrete tagliato, limato e aggiunto talmente tante volte, che dovrete rimetterci le mani comunque.
Una volta impostati i capitoli nel modello che avrete creato, vi dedicherete agli approfondimenti. Però non vi consiglio un procedimento troppo rigido: spaziate come volete, non fossilizzatevi. Se mentre state arrancando, cercando di sistemare i dialoghi che non sembrano funzionare in un capitolo, vi viene in mente qualcosa inerente all’azione centrale o al finale, bene, correte, che aspettate? È un modo per dare una ventata di aria pura, di staccarvi da un punto morto. Potrete tornare indietro come e quando volete, tornarci su quando sarete pronti, non forzate la mano, altrimenti il risultato non sarà mai buono.
RICERCA
Ottenuto lo scheletro, come lo si può ampliare?
Come reperire le informazioni? Come essere precisi nel creare lo scenario storico o geografico dove si muovono i personaggi?
Dovete documentarvi.
La ricerca serve sempre e comunque, anche se parlate di cose che conoscete, di luoghi a voi familiari. Non sarà mai abbastanza, ci sarà sempre qualcosa da approfondire, sviscerare, descrivere da un diverso punto di vista, non si può conoscere tutto.
Oggi abbiamo a disposizione uno strumento utilissimo che è internet. Ovvio che non è tutto oro colato quel che si trova in rete, bisogna saper cercare bene e controllare l’attendibilità delle fonti, ma possiamo accedere con un click a milioni di informazioni già selezionate per argomento, non pensate sia poco! Possiamo inoltre visualizzare luoghi lontani con una visuale ottima, osservando persino da vicino i negozi, le vie, le abitazioni, quasi in tempo reale.
Certo, il lavoro da fare c’è, ed è molto.
Io ne so qualcosa: mi sono messa ad ambientare il mio romanzo, per la parte iniziale, in America tra Washington e i monti Appalachi, beh, ho passato ore, giorni, settimane prima di tutto su Google Earth e similari per visionare ‘in diretta’ i luoghi in cui si muovevano i protagonisti. Ho sfogliato guide turistiche per avere un’idea dei quartieri e delle tipologie di case, negozi e persone che potevano viverci, visitato blog di viaggi per sentire opinioni ‘personalizzate’ ed infine ho contattato persone che ci vivono per rispondere ad ogni mia curiosità e domanda. Insomma un lavoro enorme e faticosissimo, che so comunque non sarà perfetto come se mi fossi trovata lì realmente, non può essere la stessa cosa.
Per la parte ambientata in Europa invece mi sono recata direttamente nei luoghi con il vecchio e caro taccuino e tutto è risultato più semplice e spontaneo, nonché veloce.
Consiglio spassionato? Ambientate le storie in luoghi che conoscete bene, se non volete impazzire. Oppure se avete la possibilità e il tempo, recatevi lì di persona, sarà emozionante e divertente e poi sarà occasione per farvi una vacanza!
Se poi state scrivendo un romanzo storico, con fatti che si svolgono nel passato, ovvio che la ricerca oltre ai luoghi dovrà riguardare anche i fatti accaduti, facendo attenzione a non scrivere una cosa per un’altra. Evitiamo figuracce con anacronismi e inesattezze. Studiate la storia, chi poteva cronologicamente incontrarsi con chi: attenti a date di nascita e morte.
Molto utile  (ove cronologicamente possibile) è l’intervista diretta a chi ha vissuto personalmente il periodo storico o i fatti narrati, potrà raccontarvi aneddoti e sensazioni che nei libri non si trovano. Anche l’esperto di un determinato settore potrà spiegarvi in maniera spicciola e chiara ciò che magari vi state scervellando a capire da manuali su manuali, rischiando un esaurimento.
Potranno servirvi anche le letture di romanzi dello stesso genere, che vi mostreranno infiniti modi di narrare trame spesso simili. Un giallo per esempio: quanti libri abbiam letto che parlano di un commissario, poliziotto, investigatore, che indaga su un omicidio? Bene, andiamo a vedere come lo fa, come parla, come ci descrive la scena del crimine. Non dovete copiare, ma ogni libro letto vi regalerà qualcosa, che arricchirà il vostro modo di narrare, contribuendo a crearne uno peculiare, tutto vostro.
QUANTE STESURE FARE?
Se avete imparato a conoscermi saprete già la risposta che vi darò: non c’è un numero definito, potreste essere fortunati e arrivare a quella definitiva solo dopo pochi tentativi. Oppure potrebbe essere necessario scrivere e riscrivere decine di volte. Fate una media e arriverete molto vicini a quel che probabilmente sarà la realtà. Ricordatevi che la fretta è cattiva consigliera, non propinate un lavoro incompleto omesso su alla bene e meglio, la concorrenza è tremenda ragazzi, dovete fare il meglio che potete… ed anche di più.
Una volta che sarete soddisfatti, beh non avrete ancora finito: la prossima settimana infatti vi parlerò della revisione.
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domenica 16 novembre 2014

Battiti d'ali



Il caldo che sale dall’asfalto rovente, mi stordisce, lo sento sulla pelle, nei polmoni e nella mente offuscata. Le mani scivolose minacciano di far cadere la pila di libri che tengo in mano, mentre gli occhiali continuano a scivolare sul naso. Mi guardo intorno alla ricerca di un posto, uno qualunque, purché dotato di aria condizionata.Una macelleria, un tabaccaio e un’edicola, gli unici locali pubblici in questo maledetto quartiere residenziale, poi alzo lo sguardo, facendomi scudo con un libro per il riverbero, e lo vedo: ‘Hotel Apollo’.Prendo fiato, drizzo la schiena facendomi coraggio. Con i miei volumi stretti tra le braccia mi dirigo verso l’ingresso, salgo i larghi gradini di pietra, entro. Un lungo tappeto rosso accompagna i miei passi incerti fino alla reception.“Buongiorno”Sobbalzo al suono di quella voce “Ehm, salve, volevo sapere se avete un BAR”Un ragazzo mi guarda come se fossi un’aliena, istintivamente mi sistemo gli occhiali sul naso e liscio la mia gonna stropicciata.“A destra, subito dopo le porte a vetri”Ringrazio e mi dirigo verso la direzione indicata, respirando l’aria fresca del locale.Entrando mi colpisce il lusso: tutto splende, dal legno laccato ai lampadari, devo stonare come un sassolino tra le perle, fortuna il locale è deserto, soltanto un uomo seduto a bere e lavorare. Sospetto di essere finita in un´altra galassia.Mi siedo in modo che non mi noti troppo e mentre aspetto il cameriere il mio sguardo viene attratto da lui. Elegante, sulla trentina, capelli corvini, naso dritto e sguardo corrucciato, intento a leggere qualcosa sullo schermo del suo portatile. Sorrido amaramente pensando a come devo apparire io: capelli legati alla meglio con un elastico, maglietta con Snoopy, sopra la gonna di cotone di jeans, occhiali da secchiona, beh, è quello che sono dopotutto, una che ama i libri, che ci ficca dentro il naso da quando non sapeva ancora cosa significassero quei segni stampati vicino alle splendide figure. Libri che mi porto dietro ovunque, libri per ogni evenienza: quelli universitari, perché tra poco iniziano gli esami, manuali di ogni tipo e … le immancabili storie che raccontano le gesta di eroine cui vorrei somigliare: bellissime, coraggiose e intraprendenti. Mi perdo come al solito nelle mie fantasticherie fissando l’uomo spudoratamente, cercando d’immaginare la sua vita. È solo, sarà cliente dell’hotel, magari in viaggio di lavoro o si sarà rifugiato dal caldo come me? Lo vedo sorridere tra sé, ha un sorriso delizioso e delle labbra sensuali. D’improvviso lui alza gli occhi e mi fissa per un istante. Il mio cuore fa una capriola talmente improvvisa da darmi un lieve capogiro. Sento salire il rossore, dal petto fino alla radice dei capelli, abbasso lo sguardo repentinamente, mentre inizio a sistemarmi spasmodicamente gli occhiali sul naso, nel mio consueto tic che compare quando sono nervosa. Come una pazza mi chiedo se avrà intuito i miei pensieri indiscreti su di lui.Non ho il coraggio di rialzare lo sguardo, apro un libro a caso, ma le lettere ballano tra le pagine, sembrano sbeffeggiarmi.Rivedo i suoi occhi blu scuro e sento un’altra vampata di calore salirmi al volto, mentre le orecchie fischiano forte, superando il rombo del mio cuore nel petto................................... 
Finalmente un po’ di frescura, il treno partirà alle 19:00 e ho mezza giornata da perdere, maledette prenotazioni on line, devo aver cliccato male il rientro ed ora sono in un hotel a bere un caffè senza saper cos’altro fare. Il mio telefono è scarico e non ho nemmeno per caricarlo, come si dice 'le disgrazie non vengono mai sole': mai in vita mia esco senza la sicurezza del caricabatteria, soprattutto se sono fuori per lavoro, mai tranne oggi, la giornata delle scocciature. Accendo il portatile, almeno posso lavorare un po’.Il bar è deserto, saranno tutti al mare a quest’ora, e pensare che il meteo dava pioggia, mai previsione è stata meno azzeccata: 35 gradi all’ombra e un sole che soffoca appena si mette il naso fuori.Ecco qualcuno, la porta a vetri si apre, ma non ho voglia di alzare la testa dal pc, di tavoli ce ne sono a bizzeffe, che non mi venissero a scocciare qui.Apro le mail. 64 messaggi non letti, 5 sono mail di Marta, sbuffo e le elimino senza leggerle. Che vada al diavolo, lei e il suo broncio per la vacanza rimandata, il lavoro è lavoro, non che mi sia divertito a venire fin qui a partecipare a questa riunione improvvisata. Mi sale un improvviso sorriso gongolante alle labbra pensando alle centinaia di chiamate che avrà fatto e alla rabbia nel sentire la segreteria telefonica. Dopotutto non tutti i mali vengono per nuocere.Sono stanco di lei, da troppo tempo, assuefatto ai suoi capricci infantili, al suo pretendere senza dare.Un impulso improvviso mi fa alzare lo sguardo, mi sento osservato.La ragazza al tavolo di fronte mi guarda attraverso lenti lievemente appannate di occhiali dalla spessa montatura, sorrido, è un po’ buffa e alquanto infantile nell’abbigliamento.Abbassa immediatamente lo sguardo e la vedo arrossire in un modo che pensavo esistesse solo nei cartoni animati.La osservo aspettando che alzi lo sguardo,divertito, ma lei non lo fa, sembra intenta nella lettura, osservo le sue mani che torcono il bordo di una pagina, stropicciandola. È deliziosamente in imbarazzo e continuo a sorridere divertito, dimenticando Marta, il cellulare scarico e il treno da attendere.
........................................................................Mi sono calmata abbastanza, provo ad alzare lo sguardo, piano, come per non far rumore. Nuova stilettata al cuore, lui è lì che mi fissa con quei suoi occhi blu e lo sguardo sornione. Mi prende in giro e io mi sento terribilmente inadeguata. Mi rituffo nel libro e aspetto di calmarmi.Non resisto più, sento il suo sguardo su di me e non so dove nascondermi, le orecchie continuano a fischiare. Decido che è l’ora di uscire prima che mi scoppi una coronaria. Afferro i libri alzandomi di scatto, alcuni cadono, li raccolgo frettolosamente. Quasi corro su quel tappeto rosso, troppo elegante per le mie scarpette di tela, incespico sul gradino mentre un muro d’aria bollente mi colpisce, facendomi mancare quella poca aria rimasta nei polmoni, mentre annaspo e continuo a camminare, fuggendo dai miei stessi pensieri.Mi fiondo sul primo autobus che mi passa davanti, ancora sconvolta per quel nonnulla, per quello che non potrà mai essere. Afferro la maniglia e mi ci aggrappo, come ad impedirmi di affogare, mentre inutili lacrime amare bruciano nei miei occhi e scendono nella gola.Il paesaggio si apre dopo una curva e lo vedo, è lì il mare, in tempesta come la mia anima. E come trasformato con il mio umore il tempo è mutato: grossi nuvoloni scuri, carichi di pioggia si vedono all’orizzonte. Chiamo la fermata e scendo, di nuovo corro, scappo via, faccio quel che so fare meglio: mi nascondo, evito di mettermi in gioco, innalzo la spessa corazza a difendermi dalle troppe delusioni. Mi siedo sugli scogli, mentre gli spruzzi salmastri si mescolano alle mie lacrime.Il mare. Potevamo esser destinati ad essere come le onde di questo mare inseguendoci e mescolandoci nel turbinio della passione, o cullandoci al ritmo lento del cuore calmo, la sera, invece tu rimani lì ignorando tutto di me, ridendo forse di quella goffa creatura che solo per un attimo ha incrociato la tua vita. Un attimo sì, che poteva racchiudere l’eternità. L’attimo in cui i miei occhi si sono persi nei tuoi, l’attimo in cui tutto poteva ancora essere. L’attimo del bivio, l’attimo in cui avresti ancora potuto alzarti e venire da me, avresti potuto sorridere, avresti potuto stringere la mia mano nella tua.Ora le lacrime non scendono più, il sole scalda la mia pelle, mentre la forte brezza marina l’accarezza. Un attimo sì, ma un solo attimo vissuto in un’emozione è meglio di mille attimi passati nel nulla.Sono rabbiosa contro il mio stesso essere, devo davvero finirla di scappare, sembra che nella vita non abbia saputo far altro.Il mare ruggisce, come in risposta ai miei pensieri, mentre sento una mano poggiarsi sulla spalla, alzo lo sguardo, attraverso le lenti appannate lo vedo appena: una sagoma sfocata, alta, elegante si china e si siede accanto a me. Spalanco la bocca, pulendo le lenti sulla gonna.“Ciao” dice semplicemente.La vita a volte è complicata, altre è semplice, come ora, arriva quel sorriso tanto atteso, arriva inaspettato, arriva entrando nella mia anima con l’impeto di quelle onde che rumoreggiano di sottofondo. ..........................................La guardo sorridendo, ma lei sembra offendersi, di scatto si alza, i libri rotolano sul pavimento, li raccatta, sembra sconvolta e infuriata. Cos’ho sbagliato? Perché si è offesa per uno sguardo?La guardo uscire di corsa allibito, mentre il cameriere si blocca con il bicchiere d’acqua traballante sul vassoio, anche lui stupito per quell’improvvisa furia.Esco, l’afa è quasi insopportabile e l’umidità preannuncia un imminente temporale estivo, certo, non poteva esser diversamente in una giornata come questa, ovviamente non ho l’ombrello.Un autobus sopraggiunge e all’ultimo momento la vedo salire. Perduta. Questo pensiero mi dà un assurdo senso di vuoto. M’incammino per la strada in discesa pensando che non potrò mai chiederle perché diavolo è scappata.Passa una panda sgangherata, intravedo il cappello del guidatore e il muso di un cagnetto spuntare dal finestrino, la lingua di fuori a prendere un po’ di aria.“Ehi, ehi!” grido.L’auto, che procedeva a passo di lumaca si ferma. Corro al finestrino:“Mi può dare un passaggio?”L’uomo mi guarda con sospetto, lo sguardo stretto, il volto abbronzatissimo, segnato da profonde rughe:“Monta!” dice solo.Salgo mentre l’uomo caccia il cane nel sedile posteriore.Il puzzo di cane e di cipolle mi assale, mischiato a quello di tabacco stantio di milioni di sigarette fumate senza arieggiare. Ringrazio il cielo che è estate e il finestrino spalancato, sghignazzo come uno scolaretto, al pensiero che il cane potesse sporgere il muso per il mio stesso motivo.“Dove?”Chiede il vecchio.“Eh?” non capisco che vuole.“Dove vai!” insiste lui e improvvisamente ricordo perché sono salito e mi sento un perfetto idiota:“Ehm, dovevo prendere quella corriera appena passata, sa dove va?”L’uomo mi fissa sempre più sospettoso, guarda lo sportello e penso che sta per farmi scendere.“C’è una ragazza sopra e devo … devo restituirle una cosa che ha perso in un bar” invento lì per lì.Non dice nulla, ma parte.La strada s’incurva pericolosamente in un tornante e vedo uno spettacolo mozzafiato: il mare, vicinissimo e burrascoso e all’orizzonte nuvoloni neri come pece, si iniziano a sentire i primi tuoni mentre sul vetro batte ancora forte il sole. Paesaggio surreale. Giungiamo ad un porticciolo, vedo la corriera molto più avanti che si inerpica già nella salita successiva, poi lo sguardo viene catturato da un’unica figura sul molo.“Eccola!” grido. L’uomo si ferma e io scendo al volo gracchiando un ringraziamento. Le scarpe eleganti scivolano sugli scogli bagnati. Mi fermo un istante a toglierle e a rimboccare i pantaloni. Lei è lì di schiena, seduta a contemplare il mare.‘Che razza di strana creatura’ penso, procedendo cauto, terrorizzato dal rischio di rompermi una gamba.Le poggio la mano sulla spalla e cerco di sovrastare il rombo del mare gridando un “Ciao”. Non so cos’altro dire. Si volta e vedo nel suo sguardo una dolcezza e una tristezza che mi colpiscono. I suoi occhi scuri brillano attraverso le lenti e li trovo davvero belli...................................................

I nostri sguardi s’incontrano di nuovo, ma stavolta non vi leggo derisione, forse curiosità? Torno a guardare il mare fingendo indifferenza, aspettando che il cuore si calmi e la voce sia abbastanza ferma da rispondere senza tremare."Perché mi hai seguita?"“Perché sei scappata”dice semplicemente, mentre seduto accanto a me fissa il mare.Sorrido mio malgrado, nonostante l’emozione, vedendolo lì col vestito elgante e i piedi nudi, che stringe come una reliquia la borsa con il portatile, per paura che si bagni.“Che razza di giustificazione è? Segui tutti quelli che se ne vanno improvvisamente?” gli chiedo.“Mmm, non saprei, ma ho avuto voglia di raggiungere te”Dice e torna a guardarmi, mentre il mio stupido volto torna ad arrossire.“Mi chiamo Manuel”“Sofia” rispondo porgendogli la mano sudaticcia. Sembra non farci caso, la tiene stretta nella sua fissandomi come se fossi l’unica ragazza sulla terra.D’un tratto non mi sento più così ridicola, così bruttina, così terribilmente fuori luogo, specchiandomi in quel sorriso mi sento bella, bella come mai prima.
...............
Sofia, splendido nome, non so perché mi incuriosisce questa sparuta ragazza, che sembra spuntata da un fumetto. Curiosità, mi dico, di solito le donne non scappano da me in quel modo.
Sorrido osservando la sua estrema timidezza e vederla qui, fragile e spaurita, mi fa sentire strano. Una parte di me vuole scappare veloce, senza voltarmi indietro, verso la sicurezza della mia esistenza, l'altra parte, sconosciuta e sorprendente, mi spinge a chiedere di più, a scoprire il perchè di questo assurdo senso di protezione che provo nei confronti di un'impacciata perfetta sconosciuta. Mi fa tenerezza e simpatia e guardandola bene, al di sotto degli occhiali, e del vestire scombinato, non sembra neanche così male. Mi siedo accanto a lei, scacciando l'idea di fuggire, prendendo tempo, d'altronde il treno è tra molte ore, ho tempo da sprecare.
"Vivi qui?" le chiedo a voce alta, per sovrastare il fragore del mare.
"No, ci studio, vivo in periferia a settanta chilometri di sperduta campagna" sorride, un sorriso davvero splendido, che mi attrae come una calamita verso le sue labbra piene, che lei continua a mordicchiare nervosa.
"Sofia" propongo, dopo eterni minuti passati in silenzio a rimirare il mare. "Passeggiamo?" indico sulla sinistra un tratto di spiaggia sabbioso, che curva fino a toccare ancora la scogliera rocciosa, uno stretto lembo chiaro tra le rocce. Lei mi fissa, sembra titubante, poi guarda la spiaggia e annuisce, senza fiatare. Le prendo la mano, aiutandola ad alzarsi. Mi sento catapultato in un altro mondo, lontano da computer e traffico, da riunioni e impegni lavorativi, perfino il telefono tace, senza linea, ma per una volta non me ne curo, ho voglia di passeggiare, possibilmente continuando a tenere la sua mano nella mia.

venerdì 14 novembre 2014

altro acquisto di oggi


Appena acquistato e sono davvero curiosa, tra l'altro appena parlato con la simpaticissima autrice, credo che sarà tra le prossime recensioni di mia penna :-)
chi lo ha letto? consigliato?

http://www.amazon.it/Bastardi-Eleonora-Mandese-ebook/dp/B00OYMH3BE


articolo di oggi. La trama.

La trama è l’essenza della storia, anzi, è la storia stessa, che facciamo vivere ai nostri personaggi. È la prima cosa che ci viene in mente, l’idea che ci spinge a sederci, prendere la penna o il pc per riversarla e farla sbocciare davanti ai nostri occhi, fissandola nero su bianco.
Però la trama non è il libro: si può avere un’ottima idea, originale, ma non riuscire a renderla, quanti di voi si sono già sentiti rispondere da un editore: “originale l’idea, o interessante, ma non nei nostri canoni”? oppure “non adatta alla pubblicazione”?
E magari avrettramae pensato: ‘ma come , se l’idea è buona non potevano dargli una sistemata e pubblicare?’
Eh no, non è così semplice, a volte l’idea grezza è ottima, ma si è fatto un tale pasticcio nel riportarla che bisognerebbe riscriverla di sana pianta. Avete letto Iq84 di Murakami Haruki? Ecco, per chi non l’avesse ancora fatto, c’è una storia, affascinante e con delle potenzialità e al protagonista viene proposto di imbrogliare riscrivendola al posto dell’autrice, perché potrebbe diventare un capolavoro, ma solo se scritto dalle mani giuste.
Oltre alla storia c’è altro: il modo di narrare, di saper coinvolgere il lettore, di descrivere persone e luoghi, ma soprattutto la capacità di trasmettere emozioni attraverso la parola scritta, queste sono capacità che differenziano lo scribacchino, da chi ha talento. Poniamo un esempio, uno qualunque, Il processo di Kafka è la storia di un uomo messo in prigione ingiustamente, I promessi sposi la storia di un amore ostacolato.
La divina commedia la suddivisione e collocazione di vari personaggi, immaginari e reali,in base ai loro presunti peccati…. Tutto qui? Sì, tutto qui, ma è il modo di narrare che rende la storia avvincente e fa la differenza tra schifezza e capolavoro, comprendendo tutti i gradi che possono starci in mezzo.
COME SI CREA UNA TRAMA?
Abbiamo parlato nell’articolo precedente del protagonista, degli ostacoli che ha nel riuscire a raggiungere lo scopo prefissato, o la rottura di un equilibrio iniziale. Questi mutamenti danno origine al dipanarsi della nostra storia, la trama appunto. Indipendentemente dal genere, questi ostacoli creano una serie di conflitti che fanno salire la tensione fino all’apice, dopo di ché segue la risoluzione del problema. Non sempre questo significa lieto fine, significa solo che la questione si risolve, in un modo o nell’altro.
Poi la trama potrà essere lineare: conflitto- pathos- risoluzione, oppure andare a ritroso: iniziate quando il tutto si è già risolto per tornare indietro nel tempo attraverso racconti, flashback e qualsiasi altra cosa vi venga in mente.
Fattore importante è il cambiamento: arrivato alla fine il protagonista sarà cresciuto, avrà imparato dalle proprie azioni o rivedrà la sua storia con occhi diversi e il lettore con lui. Una storia che ci lascia alla fine con la nostra idea iniziale è una storia che non ci avrà regalato nulla, non ci avrà arricchito.
Ricordatevi sempre che non c’è la trama perfetta, ma un insieme di fattori che contribuiscono a creare un buon libro o uno mediocre.
Uno di questi fattori, da tener sempre presente quando scriviamo, è LA MOTIVAZIONE, una volta stabilita quella sarà molto più facile far muovere, parlare, interagire i nostri personaggi: se abbiamo un cattivo, la motivazione che lo spinge ad odiare il nostro eroe, o il mondo intero, la motivazione che spinge i nostri protagonisti a perseguire il loro scopo:
Cappuccetto rosso prende la strada breve per andare dalla nonna perché vuole più tempo per raccogliere i fiori e ciò la porta a disobbedire alle raccomandazioni della mamma. Il lupo architetta un piano diabolico e fantasioso perché vuole mangiarla.
Nel mago di Oz ognuno dei protagonisti vuole chiedere qualcosa al mago, che desidera intensamente.
E potrei elencarvene all’infinito, ma andiamo avanti nel costruire la nostra trama, che linee guida seguire?.
Il famoso schema delle 5 “W”, che il mio prof non finiva mai di nominare, è sempre valido : WHO, WHAT, WHEN, WHERE, WHY? ( chi, cosa, quando e dove?). Rispondendo a queste semplici domande la nostra trama inizierà a dipanarsi.
Ma come? Sarà utile fare uno schema di come gli eventi si concateneranno.
STRUTTURA
La nostra trama dovrà essere organizzata seguendo una struttura decisa a priori.
L’INCIPIT è l’inizio del nostro romanzo o racconto, e sono convinta nell’affermare che sia una delle parti più importanti dell’intero testo: In base a quello molti lettori decideranno se proseguire o accantonare il libro.
Se sarete molto fortunati e il vostro incipit veramente ‘col botto’ potrete essere ricordati.
Ecco alcuni incipit famosi e famosissimi:
“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.”
Divina commedia
“Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione”
Moby Dick
“Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato”
Il processo
“Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!» O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace”
Se una notte d’inverno un viaggiatore (uno dei miei incipit preferiti :-))
“Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri. L’ospizio dei vecchi è a Marengo, a ottanta chilometri da Algeri. Prenderò l’autobus delle due e arriverò ancora nel pomeriggio. Così potrò vegliarla e essere di ritorno domani sera. Ho chiesto due giorni di libertà al principale e con una scusa simile non poteva dirmi di no. Ma non aveva l’aria contenta. Gli ho persino detto: “Non è colpa mia.” Lui non mi ha risposto. Allora ho pensato che non avrei dovuto dirglielo”.
Lo straniero
Ok, ora la smetto, vi siete fatti un’idea?
Dopo l’incipit abbiamo la FASE DESCRITTIVA O STATICA, è una parte in cui si descrive la vita del protagonista prima del ‘fatto clou’.
In un crescendo sempre più serrato si arriva all’APOGEO, in cui il pathos e il coinvolgimento dovrebbe essere massimo.
La RISOLUZIONE, nel bene o nel male, il classico lieto fine, o comunque la conclusione.
L’EPILOGO, dove si racconta ciò che accade dopo, a distanza di tempo dei fatti narrati.
Ognuno di questi punti può essere come sempre scombinato o stravolto dalla vostra fantasia ed estro creativo, questo lo schema lineare e semplice per una trama standard, per chi si addentra ora in questo vasto e straordinario mondo della scrittura.
Provate a seguirlo o a sconvolgerlo, esercitandovi e divertendovi, e se volete postate nel nostro apposito spazio nel sito i risultati. Stupiteci!
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giovedì 13 novembre 2014

Linda Bertasi Blog: L'artista che c'è in te - INTERVISTA A ROSIE MYA S...

Linda Bertasi Blog: L'artista che c'è in te - INTERVISTA A ROSIE MYA S...: Oggi, per la rubrica dedicata agli illustratori, conosciamo più da vicino una ragazza molto particolare , un'artista che ho conosciuto p...

A mia figlia...






Battere incessante della pioggia sul vetro,
battere palpitante del mio cuore.
Nonostante il forte rumore riecheggia forte il tuo respiro affannoso,
ogni faticoso respiro mi fa sobbalzare,
arde la tua pelle al passare della mia mano.
Notte lunga, alba troppo breve, 
il sonno mi coglie mentre il tuo respiro torna lieve.
Benvenuto mattino uggioso ma non più bagnato, 
benvenuto sorriso sul volto tanto amato.​

ultimo acquisto


http://www.amazon.it/fiume-scorre-Bianca-Rita-Cataldi-ebook/dp/B00D8JULRM/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1415895092&sr=1-1&keywords=il+fiume+scorre+in+te

appena acquistato... a seguito di un improvviso impulso... chi lo ha letto?
cosa ne pensate?
Devo prima finire la mia recensione prima di poterlo aprireeeee! che curiosità!Immagine di copertina

martedì 11 novembre 2014

Gestazione e nascita di un romanzo parole scleranti di una scrittrice che non vuole abbandonare i suoi personaggi :-)




Silenzio, solo la musica delle parole risuona nella mia mente,
le mani volano sulla tastiera, mentre il cuore accelera col crescere delle gesta delle persone create, vive, reali, nel mio cuore e nella mia mente.
Fanno sorridere, intenerire, arrabbiare, deludono, ma soprattutto mi fanno innamorare di loro.
Eccitazione e nervi tesi, palpitazioni e sudore. Sudore di fatica e di fervore.
Passano veloci i momenti, le ore e con loro i giorni. Altri scorrono lenti e torturanti di dubbi e ripensamenti.
Ed ecco la fine, il parto è avvenuto, completo. Sollievo, soddisfazione. I miei personaggi sono liberi e autonomi. Spiccano il volo.
Un pezzo d'anima vola via con loro, tra quelle pagine che ancora custodisco.
Gelosia, timore che quel che mi appartiene non sarà più mio e contraddittoria gioia ed orgoglio nel sapere che qualcun altro vivrà emozioni generate da me.
Tristezza, vuoto e desolazione ora mi lasciano smaniosa di ricominciare. Ma anche desiderosa di sapere: qualcuno li amerà come li ho amati io? qualcuno sorriderà o piangerà tra quelle righe?
La mente vola lontano in cerca di altre creature cui dare vita.

lunedì 10 novembre 2014

chi sono?



Ciao a tutti!
Sono un'insegnante che ama i libri, quasi di tutti i generi.............
I miei miti? Pirandello, Calvino, Saramago, Follett, King, insomma sono molto eclettica in campo letterario ( anche in quello musicale,ma questa è un'altra storia :-)) .Tra le mie passioni c'è anche la pittura e il disegno e il creare con la pasta di mais... insomma non mi faccio mancare nulla in quanto ad hobbies.
Circa 15 anni fa ho iniziato a scrivere fiabe e racconti per bambini, illustrandole, ma non ero ancora 'tecnologizzata' ed internet si usava poco, quindi, non avendo le informazioni su come fare li ho tenuti nel cassetto.Ora pian pianino li sto rivisitando per tirarli fuori dalla polvere.
Nel frattempo ho scritto un romanzo,un thriller-spy story dai risvolti romantici, che uscirà per Natale, edito da Lettere Animate .
Collaboro con il blog letterario 'il momento di scrivere' per il quale curo la rubrica 'dalla bozza al romanzo' in cui cerco, ogni settimana, di riassumere tutte le informazioni e i consigli che mi sono stati utili per arrivare a pubblicare il mio libro, sperando che possa essere d'aiuto a qualcuno.
Ho iniziato anche a recensire libri, il mio primo è di Ilaria Pasqua :'il giardino degli aranci'
Che dire d'altro?
Questo sito è nato per raccogliere un po' tutti i miei lavori postati di sito in sito, soprattutto su the incipit, che amo molto.
Chiunque volesse presentare il proprio lavoro: racconti, libri, poesie, è ben accetto, spazio agli esordienti!!! Se volete segnalarmi i vostri lavori contattatemi pure, nel frattempo... piacere e buona lettura!!!