domenica 7 dicembre 2014

quotidiano rientro




E viene la sera rosseggiante sui tetti, sui campi e sulle strade
a portar via dagli alberi le foglie sempre più rade.
Ancora la frenesia del giorno trascorso alimenta il tuo corpo dolente,
sali i gradini scivolosi, cercando di svuotare la mente
Mentre al caldo dell’accogliente dimora, ti affaccendi strofinando gli occhi stanchi
Ti soffermi un attimo a pensare se sei soddisfatto o deluso, con le mani sui fianchi.
E scende la notte, cala il sipario sulle azioni, 
affiorano i pensieri e le stanche membra si rilassano cercando emozioni.
Emozioni in un libro, nella musica che solo le tue orecchie odono, nel silenzio che pian piano avvolge le mura,
Emozioni di un abbraccio caldo, piedi che scaldano i tuoi, questo ti manca, questa la sola cura.
Mentre il sonno ti rapisce strappandoti dall’ultimo pensiero razionale,
via maglioni, libri, sciarpe nella ricerca dei regali da fare a Natale.
Il paese inizia a sonnecchiare mentre tu cadi nel sonno vero.
La mente vola leggera e sogna senza limiti, accarezzando il più segreto pensiero
Dormi, dormi, battito tranquillo, sorridi finalmente alla tua vera essenza
che potrà venir fuori solo colmando questa pesante assenza.
​

L'ultimo della classe. finale



Il ragazzo strinse la lettera, una lacrima rabbiosa scivolava tra le guance, appena scurite dalla prima barba. L’accartocciò reprimendo i singhiozzi. Era forte lui, non aveva mai pianto, “è da deboli”, gli ripeteva colui che in realtà non era affatto suo padre. Un uomo tutto di un pezzo, che aveva rinunciato al suo sogno di diventare avvocato per crescere lui, incidente di giovinezza, che aveva sempre amato sua madre con devozione quasi maniacale, e non era mai stato ricambiato con lo stesso ardore.
Ora sapeva, capiva tutto, proprio quando era troppo tardi per prendere a calci quel burattino senza cuore, quell’impostore e traditore che aveva vissuto d’inganni. Se ne era andato alla fine, quando lui, Pietro, era abbastanza adulto da capire aveva scritto. Invece no, non capiva, non capiva il perché di tutto quel dolore, di tutti quegli inganni.
Suo padre, quello vero… vecchie immagini di foto e racconti si accavallarono nella sua mente confusa. Si ritrovò a pensare all’amore per l’arte, alla creatività che l’aveva sempre contraddistinto, era la sua quella creatività, non del prozio Vincenzo, come gli dicevano tutti. Era di quel ragazzo pallido e misterioso di cui sempre più spesso il padre malinconico si ritrovava a raccontare. Era stato incastrato, gli aveva detto Salvatore, per proteggere sua madre, e una società ottusa non aveva saputo guardare al di là della sua diversità, condannandolo senza equo processo, mettendolo in manicomio, senza che realmente fosse fatta nessuna indagine. ‘Ai tempi d’ oggi non sarebbe successo’, farfugliava Salvatore ubriaco, proprio poche sere addietro, ‘ai tempi moderni ci sono psicologi, psichiatri, diritti e leggi, ma prima un matto era un matto, non c’erano disagi, disturbi, cause più o meno superabili’.
“Ahhhhhhhhhhh!” gridò improvvisamente, volendo esser pazzo, volendo vendicare suo padre, sfogandosi come non aveva mai fatto “Mio padre è un pazzo! Vigliacchi mentitori” pigliava a calci tutto, buttava all’aria coppe e medaglie del nuoto, della box, di tutti gli sport in cui aveva voluto eccellere per compiacere il suo falso padre.
“Ahhhhhhhhhhhhhh” gridava Pietro, lo voleva ammazzare, strangolare, ferire nell’anima e nel corpo, ma lui ormai era lontano, partito, sparito, fregandolo ancora una volta.
“La cassettina di latta sopra il mio armadio” gli aveva detto la sera prima, “Prendila domani c’è una cosa per te” Aveva pensato ad un regalo per gli studi appena terminati, per il suo massimo dei voti, oppure un anticipo del compleanno quasi alle porte. Sarebbero stati diciotto, era un uomo ormai. Ma la mattina dopo il padre era sparito frantumando ogni sua aspettativa, ogni suo sogno, ogni sua certezza. Nella cassetta una maledetta lettera e qualche foto stropicciata e usurata, dopo che aveva avuto una vita per confidargli tutto, non l’aveva fatto.
“fanculo!” gridò lanciando quella scatola. Sarebbe corso da sua madre, a dire tutto, a dirle che razza di uomo aveva sposato.
Una foto sbiadita volò via e chissà come quel casuale svolazzare lo calmò. Cadde in ginocchio afferrandola, accarezzò il volto imberbe di un ragazzetto, che sembrava proprio lui.
“Papà” sussurrò, ora veramente consapevole.
“Pietro?”
Sentì la voce di sua madre al piano di sotto.
Non aveva mai amato Salvatore, aveva stirato, lavato, cucinato e sorriso, aveva fatto anche sesso di sicuro, ma di altri figli non ne arano mai arrivati. Pietro pensò a Salvatore, un uomo che beveva troppo e parlava poco, con una moglie che non lo ricambiava, partito con il rimorso nel cuore. Dopo tutto alla fine aveva pagato, non nel modo giusto, ma lo aveva fatto per diciotto anni ed ora forse scappava per concedersi una possibilità, quello che lo feriva era che non voleva includerlo in questa sua nuova vita, capiva la madre, ma lui...
Suo padre, quello vero, era morto pochi anni dopo il fattaccio, di polmonite. Salvatore avrebbe anche potuto tirarsi indietro e rifarsi una vita, ma non lo aveva fatto, aveva portato la sua croce, portando il ricordo di Luca con sé e lo avrebbe fatto fino alla tomba.
“Pietro?” chiamò ancora la madre.
No, non avrebbe detto niente, ora sapeva chi era, il passato non poteva essere cambiato, poteva essere solo accettato.
Afferrò la scatola dei colori ed una tela e iniziò a dipingere con foga, azzerando i pensieri e calmandosi pian piano.
“Arrivo” disse infine alla madre che lo chiamava per l’ennesima volta.
Aveva pianto a lungo in quella stanza, senza vergognarsene, aveva pianto per Luca e per sua madre, ora avrebbe voltato pagina, sperando che suo padre avesse ricominciato a vivere anche se lontano da lui. Sarebbe stato forte sì, avrebbe lottato per cambiare le cose, per cancellare le ingiustizie, sarebbe stato un uomo Grande, ma avrebbe accarezzato la parte di anima che apparteneva a Luca, avrebbe creato con le mani, amato incondizionatamente e vissuto come era giusto, onorandolo.
Corse verso la primavera che esplodeva fuori, si arrampicò su un albero, un ragazzotto di diciassette anni troppo cresciuto per quei giochi di bimbetto, guardava l’orizzonte con gli occhi indaco di Luca.

32 anni dopo
Pietro teneva per mano la figlia, emozionato come non era stato dal giorno in cui l’aveva tenuta per la prima volta tra le braccia ventisei anni prima.

Chissà come, gli venne in mente suo padre, i suoi padri, sarebbero stati orgogliosi di lui, di come aveva saputo prendere dalle esperienze e dai modi di vita di tutti e due. Aveva cercato di essere un uomo sincero prima di tutto, perché le menzogne, lo sapeva bene, non portavano la felicità. Lavoratore, ma anche sognatore, aveva dato spazio alla creatività, al fanciullo che era in lui. Dipingeva, suonava e scriveva, assaporando la vita nel miglior modo possibile. Come in questo momento, mentre saliva piano i gradini dell’altare con il cuore palpitante. Gettò lo sguardo di lato verso sua moglie Monica. Sì, aveva fatto del suo meglio e la vita era stata gentile con lui, era felice e sperò che Salvatore lo fosse almeno la metà di lui. Aveva ricevuto sporadiche lettere, soprattutto dopo la morte di sua madre. Era in giro per il mondo con una onlus chiamata l’Abbraccio, che aiutava bambini disabili e le loro famiglie, aveva finalmente trovato il suo scopo nella vita. Tornò verso il suo posto e lo vide: un vecchio canuto, ma non poteva dimenticare i suoi occhi, era Salvatore, che gli sorrideva commosso, il tempo delle sofferenze era forse finito, la vita aveva rimarginato le cicatrici ed ora forse anche Salvatore si era concesso un po’ di pace.

sabato 6 dicembre 2014

L'ultimo della classe capitolo 9

La confessione.

“Sono incinta”
Quelle parole riecheggiavano nella mia testa senza che riuscissi a dargli un significato.
Seduti sul mio letto, non trovando il coraggio di guardarci in faccia, lei le unghie, di solito curate e laccate di smalto, rosicchiate fino a sanguinare, io che torcevo la stoffa dei pantaloni del pigiama di flanella.
“Ma come…” iniziai finalmente a dire. Era un argomento ostico per me, all’epoca parlare di certe cose con una ragazza non era solo sconveniente, era un vero tabù, oltre al fatto che non ne sapevo quasi niente: vergine di fatti e pensieri ero ancora attratto dalla figura femminile per quel poco che intravvedevo durante le scampagnate al fiume, quando le ragazze si alzavano le gonne e indossavano abiti scollati. Sognavo baci romantici e passeggiate mano nella mano, questo era davvero fuori dalla mia portata.
Non rispondeva, lei ormai donna con in grembo un figlio, che parlava a me bimbetto senza cervello e senza speranze. Mi preparai a dirle la verità su di te, sul mio gesto, sull’omicidio, lei si era aperta a me ed io l’avrei protetta, ma dovevo prima liberarmi la coscienza, forse mi avrebbe capito e perdonato.
Poi si riscosse, sembrò farsi coraggio, forse intuendo che io non ne avrei mai avuto, forse già capendo che era lei che avrebbe dovuto prendere le redini e trascinarci verso la salvezza o la perdizione.
“è di Luca” disse crollando immediatamente, incurvò le spalle prendendosi la testa tra le mani.
“C-cosa?” sussurrai “Cosa?” urlai alzandomi di scatto dal letto disfatto. Mi sentivo tradito, annaspavo nel risentimento, proprio io, che ti avevo condannato per sempre, mi sentivo ferito da qualcosa di infinitamente inferiore a ciò che io ti avevo fatto. Eppure ti odiai, ti odiai ancora una volta. Tu strambo ragazzino al limite tra il genio e il ritardato, mi avevi fregato la ragazza e avevi fatto sesso prima che io fossi riuscito a dare un bacio vero, prima che avessi potuto affondare il naso tra i soffici capelli e sentirne il profumo inebriante. Ero rabbioso, fori di me. Presi i modellini che avevamo fatto insieme e li fracassai, ad uno ad uno piangendo.
“Puttana!” urlai ad Emma una, due, infinite volte, ma lei non si muoveva, non se ne andava, non mi urlava contro, lei aveva già trovato la soluzione e aspettava che sbollissi la rabbia per mostrarmela.
“Don Michele lo sai come la chiama questo? Incesto! Tuo fratello, cazzo, e non è neanche normale!”
Si alzò veloce come non ci si aspetta da chi è distrutto dal dolore, a un centimetro dal mio volto mi fissò, lo schiaffo partì, violento, potente, furioso.
“Non lo dire, non lo dire questo, non tu, che lo sai com’è speciale, io l’ho amato, lo amo ancora”
“Lo ami?” le parole mi morirono in gola. Come potevo dirle ora che avevo condannato il mio amico, il suo amore?
“Ma devo pensare al bambino” fece una pausa, improvvisamente calma, vidi un’unica lacrima scivolare sulla sua guancia pallida.
“Tu mi ami Salvo, non è così?”
Tacqui sbalordito dalla sua freddezza, dal suo andare al dunque, colpendo nel segno.
“Sì” mi arresi.
“Allora sposami, imparerò ad amarti ed insieme ci prenderemo cura del bambino che porto in grembo, ti chiedo molto, ti chiedo tutto, in cambio sarò la moglie perfetta, farò qualunque cosa per te, vivrò solo per renderti felice”
Mi mancava l’aria, era troppo da sopportare ed io ero troppo giovane e immaturo. Ma d’un tratto mi bloccai tra i rottami dei nostri giochi di una gioventù di colpo lasciata alle spalle. Intravidi una via d’uscita, la strada per la redenzione: Avrei cresciuto tuo figlio, dandogli un futuro grandioso, quello che tu comunque non avresti mai potuto dargli, troppo lontano dagli schemi, dai canoni di quel che ci si aspetta da un capofamiglia. Io invece ce l’avrei fatta, per te, per me e per Pietro. Non so come mi uscì subito questo nome: forte e deciso sarebbe stato, non come me o come te. Pietro sarebbe stato quello che noi insieme non eravamo potuti essere.


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 La mia lettura di questa sera, mi intrigava la sinossi, un Distopico, vediamo se merita :-)

venerdì 5 dicembre 2014

recensione Il giardino degli aranci. Ilaria Pasqua




IL-MONDO-DI-NEBBIA-nativi digitali

Il giardino degli aranci- Il mondo di nebbia, recensione e intervista all’autrice


IL BLOCCHETTO:
IL-MONDO-DI-NEBBIA-nativi digitali

Titolo: Il giardino degli aranci. Il mondo di nebbia
Autore: Ilaria Pasqua
Editore: Nativi digitali edizioni
Formato: ebook
Prezzo:1,99 €
Genere: Urban Fantasy, Distopico
Pagine:292 p.




L’AUTRICE:
Ilaria Pasqua è una giovane scrittrice, articolista nella redazione del giornale Futuro Quotidiano.com, gestisce un suo blog dove recensisce libri e film e collabora con la rivista di cinema Recencinema.it .
Esordisce come selfpublisher, per poi affidare i suoi lavori a varie case editrici:
“Le tre lune di Panopticon – Anime prigioniere”, primo volume di una trilogia, è ora pubblicato da Lettere Animate Editore.
“Il giardino degli aranci – Il mondo di Nebbia”, primo libro di una seconda trilogia, è pubblicato da Nativi Digitali Edizioni.
Il secondo volume della saga, “Il giardino degli aranci – Il mondo del Bosco“, è uscito il 16 ottobre 2014, sempre per Nativi Digitali Edizioni.
“Il bambino nascosto nel buio” edito da La Ponga Edizioni.
Ha pubblicato ad agosto il racconto “Quel sigaro” nell’antologia “Aquarium” con Lettere Animate Editore.
SINOSSI:
Aria e l’amico Henry sono due ragazzi che vivono una vita normale: la scuola, lo studio, i compagni. Ma mentre Henry  vive sereno,  apparentemente  a proprio agio, Aria si sente strana, fuori posto, le sembra di girare a vuoto.
Questa  normalità è inserita in uno scenario fantastico in cui ogni mattina la gente del paese ‘senza nome’ si sveglia con un incubo appiccicato addosso. Una presenza fisica, ingombrante e fastidiosa di cui tutti si liberano con una sorta di aspirazione giornaliera, per poi correre ad occuparsi delle proprie faccende.
Grazie a Will, misterioso e taciturno ragazzo, che la sa più lunga di chiunque altro Aria conosca, la ragazza si rende ben presto conto che non è solo una sua sensazione: quel posto ha qualcosa che non va e lei è proprio la chiave per uscirne. Inizierà a comprendere che gli incubi sono parte di lei, di tutti loro, e non è giusto separarsene. Dovrà battere i cinque, potenti risucchiatori di energia, in una cosa contro il tempo per trovare il sigillo, che li libererà. Dovrà mettere a nudo se stessa, tirar fuori le proprie paure e battere le proprie insicurezze, perché in mano a lei è tutta la partita.
RECENSIONE:
Quello che più ho apprezzato in questa storia, fiabesca ma anche distopica, è la quotidianità, così simile a quella di ogni ragazzo adolescente, eppur con quell’alone di mistero, che lascia il lettore sulle spine pensando : qualcosa non va in quel posto.
I dialoghi sono semplici, molto realistici. Le descrizioni del mondo scolastico sono vive e reali, nonostante ambientate in un mondo immaginario. La semplicità dei primi batticuori, i sentimenti contrastanti e nuovi, che potrebbero essere quelli di un qualsiasi adolescente. La storia è inframmezzata di quotidianità in cui ci si riconosce:
‘Cibo di emergenza’ era chiaro che lo portava dietro proprio per lei. Chiaro a tutti tranne che ad Aria, ovviamente’.
Naturali anche gli iniziali battibecchi tra Will e Aria: inseriti nel contesto scolastico sembrano due normali liceali.
“Sarai tu cretino” rispose Aria ora guardandolo negli occhi. Il suo tono era mutato da triste ad arrabbiato. Nessuno può dare del cretino a Henry, se non io, pensò la ragazza nervosamente, lui ha tutte le ragioni per essere arrabbiato con me.
“Come ti pare”.
e ancora
“Ma sei scema? L’ho fatto per te! Non volevi andare dal tuo tipo?”
“Seduti ragazzi” urlò l’insegnante. E ognuno riconquistò il suo banco. “Vedi che sei tu il cretino?” lo imbeccò Aria scuotendo la testa.
Pian, piano Aria, si distacca da quella quotidianità, da quel bozzolo che le è sempre andato stretto, inizia a ricordare che è andata in quel posto volontariamente, per fuggire da qualcosa: da un forte dolore vissuto ‘nell’altro mondo’.
Aria è un’ anima in pena e a  mano a mano che si va avanti nella trama si comprendono meglio le sue ragioni, su cui riflettere:
È così sbagliato voler ricominciare dopo un dilaniante dispiacere, senza aver più traccia di quel dolore? Così sbagliato voler continuare a vivere con una persona che amiamo, per sempre? A chi non piacerebbe? Chi non vorrebbe estirpare il dolore dalla propria vita?
Questo scoprire insieme alla protagonista le ragioni che l’hanno condotta a scegliere una vita sempre uguale, è uno dei motivi che mi hanno indotta a proseguire con sempre maggiore curiosità nella lettura.
La parte meno convincente, a mio avviso, è quella inerente ai cinque: brevissimi capitoli che interrompono un po’ bruscamente la trama, in cui ci sono solo conversazioni alquanto criptiche tra questi figuri misteriosi.
Di loro viene svelato davvero poco e, seppur si è cercato di dare ad ognuno di loro una personalità specifica, secondo me sono personaggi  abbozzati, che avrebbero potuto esser meglio presentati.
Nel mezzo del romanzo la trama, inizialmente un po’ lenta nel ritmo, si fa coinvolgente ed accattivante, ricca di colpi di scena, tutto contornato dai complicati rapporti che si creano tra i personaggi:ben  tre ragazzi che gravitano intorno alla nostra eroina!
Il libro si conclude con un bel colpo di scena, aperto a innumerevoli possibilità.
Proprio questo , insieme a parecchie questioni lasciate in sospeso, ci lascia il desiderio di scoprire cosa succederà nel secondo capitolo di questa trilogia.
A tal proposito ricordo che il secondo volume, “Il Giardino degli Aranci – Il Mondo del Bosco”, è già disponibile!
GIUDIZIO COMPLESSIVO:


Consigliato a chi ama i fantasy, ma non solo. Trama originale, lettura piacevole, non impegnativa.



L’INTERVISTA

Ilaria_Home
BUONGIORNO  e benvenuta sul momento di scrivere.
Parlaci di Ilaria, chi è, cosa fa oltre a scrivere ? Che percorso ha fatto per arrivare a dire: “ecco voglio proprio iniziare a scrivere un romanzo!”
Buongiorno a te e grazie per l’invito. Oltre a scrivere… scrivo! Però un diverso tipo di scrittura, infatti mi occupo di redigere articoli di cultura, media e innovazione per una testata giornalistica chiamata Futuro Quotidiano. Poi se la domanda è che cosa faccio proprio al di fuori del mondo della scrittura, la risposta è invece: leggere, tanto, e andare al cinema, cinema, cinema e ancora cinema.
Ho sempre scritto diari, sin da bambina, ma senza averne poi una reale coscienza, senza chiedermi perché lo facessi, era un semplice stimolo, quasi un riflesso condizionato. All’università sono stata spinta da un professore ad “approfondire” la scrittura, e lì mi sono resa conto di quanto mi piacesse. Gli stimoli ricevuti durante quegli anni da studentessa, hanno riacceso la passione per la lettura e hanno fatto sbocciare questo desiderio che finalmente aveva una vera forma.
In questi giorni abbiamo assistito alla protesta ‘un libro è un libro’, tu dove ti schieri nella diatriba (se così può definirsi) tra ebook e cartaceo?
Io sono una di quelle che vorrebbe abbattere questi schieramenti. Per me ebook e libri possono convivere, li amo entrambi, li sfrutto entrambi e credo sia più che giusto che vengano trattati nella stessa maniere, d’altronde è vero che un libro è un libro, le storie sono sempre storie, qualsiasi supporto le ospiti. Ho scritto anche un articolo sull’iniziativa, a mio parere giustissima, perché la questione dell’Iva diversa è scandalosa. Speriamo che il governo risolva quanto prima questo problema che penalizza, oltre che il mondo digitale, la lettura stessa.

Qual è stato il tuo percorso di pubblicazione? Cosa ti senti di consigliare a chi ha un romanzo nel cassetto e vuole tentare di emergere?
Un percorso difficile e allo stesso tempo molto fortunato, mi sono trovata benissimo con tutti gli editori con cui ho pubblicato. La cosa più dura è sempre l’attesa. Bisogna saper incassare i rifiuti e avere fiducia nel proprio lavoro senza lasciarsi mai scoraggiare. Consiglio di tentare, di buttarsi senza remore (che ci fa un romanzo chiuso nel cassetto?), e di armarsi di tanta pazienza, perché il percorso è lungo e sicuramente in salita, ma che soddisfazioni poi…! Il gioco vale di certo la candela.
Veniamo al ‘nostro’ il  giardino degli aranci. A cosa ti sei ispirata per i tuoi personaggi? Quanto di te c’è in Aria o di Aria in te? 
Non ho preso ispirazione diretta dalle persone che ho intorno, ma più dalle esperienze che ho vissuto e che mi hanno formata, da ciò che ho raccolto guardando il mondo attraverso i miei occhi.
In Aria c’è sicuramente un po’ di me, per carità io non ho affatto quel caratterino, ma a volte ho come lei il desiderio di cercare un Mondo di Nebbia in cui rifugiarmi.

Si percepisce, pur essendo un fantasy il disagio dei protagonisti, soprattutto di Aria, è secondo me molto attuale questa sensazione di girare a vuoto. Questa distopia come nasce? È quella di Aria o volevi racchiudere un messaggio ai giovani che ti leggono?
Nasce probabilmente dal mio disagio e da quello che vedo nel mondo in cui viviamo oggi. È facile guardarsi intorno e ritrovarsi confusi sulla strada da prendere, su come affrontare questa situazione di totale caos e stordimento. E avere paura del futuro. Il messaggio non è stato inserito dentro in maniera deliberata, ma è nato spontaneamente, è un messaggio di speranza, un modo per dire che nonostante tutte le sofferenze vale la pena di essere qui, e che non bisogna avere paura.

Le domande che il lettore  viene a porsi leggendo sono molto profonde per un fantasy, questo lato introspettivo è stato studiato? Volevi scuotere le coscienze? O è frutto delle tue esperienze riversate in Aria?
Il giardino degli aranci ha avuto un processo tutto suo, si è riversato sulle pagine senza nessuna interruzione, e con grandissima semplicità, proprio come un fiume in piena senza barriere ad ostacolare il suo cammino. Ed è stato anche un processo di scoperta. Sono partita dallo spunto iniziale, gli incubi che si materializzano, e dai personaggi che ho lasciato liberi di muoversi, poi man mano ho dato una forma alla storia e ho costruito la struttura. Ma mai come in questo libro ho sperimentato un’ispirazione “razionale”, se puoi capire cosa intendo. Ero incosciente e allo stesso modo l’inconscio era più che cosciente.
Con tutti i libri ho questa mano che mi guida, in ogni scrittura c’è il momento di ispirazione e quello “regolarizzatore”, il pilota che ti impedisce di andare fuori strada, ma con il giardino degli aranci mi è risultato difficile riemergere da quello “stato mentale”; la struttura è venuta di conseguenza, seguendo il filo dei miei pensieri e bisogni. Ho abitato con Aria il mondo di nebbia e ho seguito tutto il percorso, un passo alla volta, cercando di far luce piano piano su una strada buia e con un sbocco imprevedibile. Non era mia intenzione scuotere le coscienze, se l’ho fatto ne sono felice, avevo solo il bisogno di percorrere quella strada, ed è stato catartico, allo stesso modo però le mie esperienze non coincidono affatto con quelle sperimentate da Aria. La storia è un individuo a se stante ma prende spunto da una paura che è vera e che è tutta mia.

Il giardino degli aranci ha un seguito, il secondo capitolo della saga è già disponibile, puoi darci delle indiscrezioni? Perché dovremmo acquistarlo?
Aria si ritroverà in un mondo che più anti-Aria non potrebbe essere. Ci saranno altre paure da affrontare, perché come ognuno di noi, anche i personaggi evolvono e scavano e scavano dentro di loro. Il giardino degli aranci è tutto un percorso di superamento delle paure umane, un modo di capire come affrontare la realtà e di conseguenza anche di imparare come stare al mondo. Perché acquistarlo?
Perché ciò che provano i personaggi è ciò che chiunque potrebbe aver provato, sono difficoltà interiori che appartengono agli esseri umani. A tutti noi.

recensione 12 posti dove non volevo andare





Titolo Dodici posti dove non volevo andare
Autore: Clara Cerri
Editore: Lettere Animate
Formato: ebook
Prezzo:1,99 €
Genere: Narrativa
Pagine:179 p. 

L’autrice:
Clara Cerri è nata a Roma negli anni ’60. Ha studiato ebraico e lingue orientali antiche, ha scritto articoli e saggi e ha tentato la carriera universitaria ottenendo borse di studio e insegnando come precaria, ma è stata anche traduttrice, socia di un’agenzia di Wedding Planner, addetta al bookshop di una mostra, supplente di storia e filosofia e venditrice senza successo di spazi pubblicitari. Nel 2011 ha seguito un corso di Scrittura creativa finanziato dal Fondo sociale europeo. Ha studiato canto e recitazione e attualmente fa parte di un coro polifonico dedito alla musica rinascimentale e di un gruppo fusion-acustico. Ha al suo attivo diversi racconti pubblicati in antologie e sul web e collabora col blog Cronache Urbane (www.cronacheurbane.it). Dodici posti dove non volevo andare di Lettere Animate è il suo primo romanzo.
Sinossi:
1968, William Denver, giovane cantante americano, si rifugia a Roma per nascondersi da un cocente fallimento. Lì troverà l’amicizia di un maestro di musica rinascimentale. Questa la storia d’avvio e di chiusura di quella che si scoprirà essere una saga familiare. Il primo di tredici racconti che narrano dagli anni ’50 ai giorni nostri, abbracciando tre generazioni, affetti, dolori e passioni, prima tra tutte quella per la musica e per l’arte. E quale migliore scenario della città eterna dove sono ambientate le vicende?
Recensione:
Devo essere sincera, non ho mai letto un libro così particolare, nella struttura intendo: quelli che in apparenza sembrano essere racconti, si rivelano pian piano essere capitoli di uno stesso romanzo, in ordine sparso: l’autrice non segue una linea cronologica o un filo conduttore, almeno io non ne ho trovato. Una tecnica narrativa inusuale e audace. L’autrice sembra aver voluto giocare con il lettore, sfidandolo a seguirla nonostante avesse scombinato le carte in tavola. In un panorama saturo di libri si è certamente saputa distinguere dalla massa.
Il ritmo narrativo è incalzante, l’ironia permea in ogni pagina, facendo spesso sorridere. Una frase tra tutte, che mi è rimasta in mente a mo’ di tormentone, è: “Elisabettaaa!” una sorta di parola d’ordine, una bacchettata virtuale, un modo per riprendere il compagno senza che altri se ne accorgessero. Una via di fuga inventata da un gruppetto di ragazzi scapestrati, che in una Roma estiva e sonnacchiosa decidono di sconfiggere la noia travestendosi da artisti e creando bizzarre opere d’arte da mostrare infilandosi in una mostra d’arte vera. Mi ha fatto davvero ridere di cuore la genuina ironia e la faccia di bronzo caratteristica un po’ dell’età un po’ della caricatura del ‘romano’.
Questo, il secondo, è stato un racconto/capitolo particolarmente gradito e ben riuscito. L’autrice ha saputo descrivere in modo eccelso la spensieratezza degli anni dell’adolescenza, le pazze idee, l’ilarità, il giocare ancora, in modi più sofisticati, ma pur sempre giocare, dei giovani protagonisti.
L’ambientazione di una Roma calda e pigra nelle ore centrali e poi viva verso la frescura serale, l’arte, le fontane i ponti, è resa davvero bene. Sembra di vederli: ragazzi annoiati sul muretto , che improvvisamente inseguono una pazza idea.
Predominante l’so di frasi brevi, che, dove unite all’uso della prima persona presente, creano un ritmo serrato, che tiene sempre sul chi va là il lettore. Le descrizioni sono dirette e crude, senza filtro emotivo apparente. Il tono è distaccato, come se lo stesso protagonista avesse preso il largo dalle proprie emozioni, nonostante gli argomenti tocchino spesso corde delicate. Questa la sensazione generale, che però viene piacevolmente scombinata in alcun capitoli/racconti.
Molto toccanti e indovinati i pensieri della mia protagonista preferita ed alter ego dell’autrice: Clara, che descrive come possa essere vissuto un distacco dagli occhi di un bambino.
Al primo capitolo mi ero fatta un’idea totalmente diversa del libro, un po’ troppo addentro all’ambiente musicale, un po’ troppo rigido, ma è poi sbocciato a mano a mano che mi addentravo nella lettura, coinvolgendomi nelle storie dei vari protagonisti, nelle loro passioni e tormenti.
Il tono a volte scherzoso ed ironico, a volte profondo e malinconico, passa dal linguaggio semplice del parlato quotidiano, al linguaggio metaforico, che mostra, senza saccenza la cultura musicale ed artistico-letteraria dell’autrice.
Il presente è costantemente mescolato al passato attraverso pensieri dei personaggi, non flashback dei pensieri o situazioni, proprio il passato che s’infiltra nel presente, un continuo balletto tra terza e prima persona, sempre al presente, ma che narra il passato.
Un intreccio di tecniche narrative particolari, una  lettura che mi ha lasciata con la voglia di assaporare altro di questa autrice e… di rileggere il tutto mettendo i capitoli in ordine cronologico, che è quel che farò a breve.
GIUDIZIO COMPLESSIVO:


Un libro particolare, ben scritto, adatto un po’ a tutti, lettura piacevole e scorrevole. Consigliato.


L’INTERVISTA:
Ciao Clara, felice di accoglierti nel nostro blog. Ti va di presentarti ai nostri lettori?
Ciao, grazie di avermi accolta. Sono, o meglio mi faccio chiamare, Clara Cerri. Ho scritto storie fin da quando so scrivere perché le storie hanno sempre accompagnato la mia vita, sia quelle che leggevo, sia quelle che giravo come un film nella mia testa. Ho scritto anche libri molto seri su argomenti scientifici, ma studiare tanto, come accade un po’ troppo spesso nel mio paese, non mi è servito a nulla. Ma questo non vi faccia credere che conviene farsi operare da un chirurgo che non ha studiato! “Dodici posti dove non volevo andare” è la mia prima opera di narrativa a essere stata pubblicata, grazie a Lettere Animate.
Oltre che autrice come ti definiresti come lettrice? Quali sono i libri che leggi? Che caratteristica devono avere?
Mi piace l’umorismo, mi piace l’horror intelligente, mi piace la fantascienza, mi piace il realismo europeo a cavallo tra ottocento e novecento, mi piacciono i romanzi russi e la letteratura teatrale in generale. Mi piacciono i libri scritti bene e con sincerità. Odio la banalità e la fuffa ma anche il suo contrario, lo scrivere cose che non stanno né in cielo né in terra solo per stupire il lettore. Credo che uno scrittore, anche se è così bravo da inventarsi un mondo tutto suo, deve aiutare a comprendere la vita e il mondo reale, i nostri stati d’animo.
Ora una domanda che ti avranno posto tutti, ma non resisto a non porla: Il romanzo è nato con una sequenza lineare degli eventi e poi ti sei divertita a scombinarli oppure nasce già con i racconti ‘scompigliati’, come mi son divertita a definirli?
Il romanzo è nato con un inizio e una fine, incentrati sulla storia di William Denver, il cantante americano (ispirato a un personaggio vero) che avrebbe fatto parte del sestetto di musica rinascimentale di mio zio Pietro. William è stato il mio “guardiano della soglia” che mi ha permesso di concepire questa saga.
Quest’ordine che hai scelto segue un filo conduttore ben preciso, che ormai sappiamo non essere quello temporale?
I primi tre capitoli avevano una disposizione fissa, gli altri sono stati ‘scombinati’ in base al loro carattere, alternando tra dialoghi e monologhi, oppure tra le storie di Roy e quelle di Clara. L’unico ordine che ho tenuto presente è stato la successione delle generazioni: a quella di Claudio e di William segue quella di Clara e poi quella di Roy. Ma ci sono personaggi come Elisabetta che attraversano tutto l’arco temporale della vicenda.
La musica permea tutta la storia, ci accompagna nei vari racconti, in modo più o meno forte ed evidente, è legato ad una tua passione personale?
Anch’io, come mio padre, canto da contralto, in un coro che si occupa di musica rinascimentale, ma amo molto anche la musica leggera e il jazz. Ho studiato musica per molto tempo e trovo sia una delle più grandi consolazioni dell’animo umano. Assieme all’arte, ovviamente. La musica che ho scoperto in questi ultimi anni ha fatto da colonna sonora alla mia scrittura, ci sono canzoni che d’ora in poi assocerò sempre a un capitolo di questo libro.
Parliamo del personaggio che più mi ha affascinato: il tuo alter ego. Clara, quella Clara del libro che ricorda con frasi che descrivono così bene gli stati d’animo e il modo di vivere le situazioni dei più piccoli, quella Clara sei tu? O solo una piccola parte di te?
Clara bambina è una creatura reinventata, figlia delle domande enormi che ci poniamo quando siamo posti di fronte alle perdite e ai fallimenti della vita. Quando siamo felici tutto sembra ovvio e scontato, è il dolore e la paura che ci fanno riflettere, che ci fanno sentire la presenza del mondo attorno a noi. Clara sente il mondo e si fa domande sul destino, fino ai racconti che la mostrano ormai grande e molto scoraggiata. William voleva racchiudere il mondo nella sua musica e ha fallito. Roy cerca di cogliere quello che vede nella sua arte, per farlo sentire presente in chi guarda.
Per quanto riguarda gli altri personaggi, forse ci sarebbe ancora da dire su di loro, pensi che il libro possa avere un seguito? Dei racconti che approfondiscano?
Sto scrivendo un romanzo sulla vita di Roy Cerri, che parlerà della sua vita prima e dopo le vicende narrate nei “Dodici posti”. Per ora sono impegnata a immaginarmi la sua adolescenza. Roy è uno dei personaggi del libro cui sono più legata, perché rappresenta quella dedizione cieca e totale a uno scopo che ha caratterizzato tanta parte della mia vita.
Il romanzo è uscito in ebook, cosa pensi della sempre più forte presenza di questa realtà nelle abitudini degli italiani? Pensi che possa coesistere con il libro cartaceo o che le due realtà siano destinate a cozzare?
Siamo in un momento di transizione tra due modi di trasmissione materiale del sapere, della narrazione. In realtà “il libro” è nato come rotolo di papiro o come sequenza di tavolette di argilla e ha superato nei secoli, senza cambiare di troppo la sua essenza, decine di cambiamenti di materiali e di forme. Io mi preoccupo molto più di quello che si potrebbe perdere o guadagnare in questo passaggio, che del profumo della carta o di cosa regaleremo a Natale quando non ci saranno più i tomi di Bruno Vespa da impacchettare. L’idea di poter disporre di tanto sapere a portata di mouse (non parlo tanto degli ebook da acquistare quanto del patrimonio di centinaia di biblioteche che si sta riversando in rete) mi affascina e penso che controbilanci ampiamente molti svantaggi del momento.
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Francesca Rossini
Nata a Bracciano (rm) nel 1977, adoro il mio lavoro di insegnante, ma le mie passioni sono la lettura e la scrittura. Anche un mio racconto è sull'antologia "Storie d'estate” con ND edizioni. Ho scritto un romanzo, che finalmente sta 'uscendo dal cassetto'. I miei racconti interattivi sono su The incipit, mentre il mio blog si chiama 'sogni nel calamaio'.

giovedì 4 dicembre 2014

LA PRIMA RECENSIONE SU AMAZON

CHE EMOZIONE! E CHE PIACERE! GRAZIEEEEEE!
http://www.amazon.it/product-reviews/B00Q3NZWAG/ref=cm_cr_dp_see_all_top?ie=UTF8&showViewpoints=1&sortBy=byRankDescending


Questa recensione è su: Phoenix - Operazione Parrot - (Formato Kindle)
Il libro inizia coinvolgendo subito il lettore nel vivo della storia. Il primo personaggio che incontriamo è Clay, un agente segreto americano affascinante quanto introverso, legato a Rebecca, una collega di lavoro. Durante una rocambolesca fuga dall'Ospedale, Clay coinvolge la timida Leila, un'infermiera con una vita piuttosto caotica. Il libro è ricco di avventura, azione e perché no, anche un pizzico di romanticismo che l'autrice ha dosato sapientemente. Trama intrigante, stile elegante e scorrevole e personaggi credibili. Ottimo libro adatto a chiunque.

martedì 2 dicembre 2014



Vi segnalo questa nuova uscita, io lo leggerò e voi?

Soul Exile
 http://www.amazon.it/Soul-Exile-Enzo-Cristofori-ebook/dp/B00QG2J3GS/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1417538973&sr=8-1&keywords=enzo+cristofori
Soul Exile
 
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Prezzo Kindle:EUR 1,99 include IVA (dove applicabile) e il download wireless gratuito con Amazon Whispernet
Il prezzo Kindle è stato fissato dall'editore



Descrizione prodotto

Amos è il giovane cantante di una rock band emergente e si trova a Praga per un concerto col suo gruppo, i Dark Matter. In realtà lui è un Mietitore, reclutato molti anni prima per un solo scopo: condurre le anime delle persone che stanno per morire nel luogo sconosciuto chiamato “Oltre”. Questo avviene tramite la Red Death, un'arma celeste camuffata da chitarra. La sera del concerto, dopo aver prelevato un'anima di un signore colto da infarto, gli viene segnalato il prossimo incarico: una donna di nome Melissa Fortunato morirà il giorno seguente a Milano, in Italia, e lui dovrà essere lì ad eseguire il solito lavoro.<br/>Arrivato nel luogo prefissato si rende conto che Melissa è una semplice ragazza universitaria che sta tornando a casa. Prima di recuperare l’ anima della ragazza compaiono dei tatuaggi su tutto il corpo di Amos e la sua chitarra si trasforma in una falce, in questa forma nessun mortale dovrebbe vederlo. Invece Melissa lo vede e rimane scioccata in mezzo alla strada. In quel mentre un'auto sta per investirla esattamente nel momento che era stato segnalato ad Amos. Tuttavia il ragazzo appena comprende che Melissa sta per morire a causa sua, si lancia su di lei e la salva, poi ancora sotto shock scappa via... da quel momento Amos sarà diventerà un bersaglio così come la ragazza salvata.<br/>Una storia avvincente e originale che ci farà conoscere il lato oscuro della vita.

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Autore: Enzo Cristofori
  • Editore : Lettere Animate 
  • Dimensioni file: 286 KB
  • Lunghezza stampa: 163
  • Editore: Lettere Animate Editore (1 dicembre 2014)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B00QG2J3GS

lunedì 1 dicembre 2014

questa scritta per i miei alunni in occasione del Natale

NATALE è.......









NATALE è VOLERSI BENE
CENARE, BALLARE E CANTARE INSIEME
TENERSI PER MANO , ANDARE LONTANO
GUARDARE LA NEVE CHE SCENDE PIANO
NATALE è RICEVERE REGALI:
ABBRACCI, CAREZZE, EMOZIONI SPECIALI
DARE GLI AUGURI, SCHIOCCARE BACETTI
BABBO NATALE CHE PASSA SUI TETTI
NATALE è ESSERE Più BUONI
E NON FARLO SOLO PER I DONI
GRANDI E PICCINI STRINGIAMOCI FORTE
L'AMORE BUSSA APRIAMO LE PORTE!
LUCI COLORATE SUGLI ALBERI E SUI MURI
BRINDIAMO, FESTEGGIAMO, A TUTTI TANTI AUGURI!!!!












:-)




Lo so, lo so che la classifica è effimera,ma intanto festeggio con voi, e grazie a voi, l'ingresso in top 100 di amazon categoria thriller e il 42 esimo posto in gialli-spionaggio di kobo!!!!!

GRAZIEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!