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giovedì 8 dicembre 2016

Intervista ai blogger: Ippolita Luzzo, La Regina della Litweb


Ippolita non è una blogger, è una regina. Il suo regno della Litweb è un progetto cavalleresco per dare spazio ai libri che le piacciono, all'amore per l'arte, per la lettura, per il teatro: uno spazio che ama creare anche nel mondo reale. In questi giorni è a Roma per ricevere come blogger letteraria il Premio Radio Libri: il podcast della sua intervista è stato il più ascoltato.

Sabato 10 dicembre alle 12 sarà nella sala Ametista della Mostra Più libri Più liberi, assieme alle storie che ha amato in questi anni.  


 

Benvenuta e grazie per aver accettato questa intervista. Chi sei nella vita di tutti i giorni?

 

Nella rappresentazione letteraria del personaggio, regina vien da sé, visto il nome che ricorda quello della regina delle Amazzoni, donne mitologiche e guerriere. Il sostantivo riguarda tutte le donne, regine del focolare, secondo la classica iconologia, oppure regine nelle canzoni, come ne "La Chimera" di Moustaki. Io uso "regina" nel significato irridente verso il contesto. Nulla di più lontano dal termine, che comunque riguarda il titolo del blog. Nella realtà sono lontana dal personaggio, essendo io una persona vissuta ai margini, nel nulla di un luogo inospitale, quanto la Recanati per Leopardi. Una persona quindi senza stemma e decorazione e non facile da mettere in casella.

 

Che posto hanno i libri nella tua vita?

 

Proprio perché il nulla è troppo doloroso da subire e la voglia di elaborare paesaggi e situazioni invece resta fortissima, i libri mi sono compagni fedeli fin dalla prima infanzia e adolescenza, e poi via via mi hanno accompagnato fin sulla soglia di una senectus, di una vecchiaia che mi auguro abitatissima.

 

Perché hai deciso di aprire un blog letterario?

 

Io non ho deciso nulla, tutto succede per caso, per stranissime strade che si sono incrociate. Come nel libro di Laborit Elogio della fuga a un certo punto, quando nella tempesta la nave non sa più dove andare, allora una rotta mai prima affrontata ci porta per lidi sconosciuti. Ero quell’anno, nel 2012, su un sito letterario, e fui bannata come troll: mi indignavo sulla cortigianeria e sull’uso di siti letterari per nascondere seduzioni e altri giochi, devastanti per alcuni. Appena bannata ci fu chi mi aprì il blog, lo ripeto sempre, regalandomi la felicità.  

 

Dici sempre che il tuo non è un blog ma un regno. Perché?

 

Da subito mi sembrò un paese, il paese inventato del ricordo, il paese della relazione, della mia mente. Come nel libro di Pippo Russo (Memo) esiste una Oblivia:

Oblivia è un luogo incantato. Vive immerso in una natura d'irreale bellezza, lontano dal mondo e in un tempo senza tempo. La gente di Oblivia non conosce altri che la gente d'Oblivia, e in quell'angolo di paradiso la vita è un costante ripetersi del quotidiano, attraverso i riti di una comunità che ha saputo conservarsi uguale a se stessa senza sapere cosa fosse l'Altro.

Così a me il blog, come un diario, sembrò un giornale, un luogo, il luogo che nella realtà non era mai stato concesso, ed essendo mio avrei potuto regnare, nel senso di esserne responsabile e di popolarlo di autori, di libri, di film, di pittura, di ciò io creda faccia bello il vivere.

 

Qual è il genere che preferisci leggere e recensire?

 

Ho letto di tutto e non ho in effetti letto niente, mi trovo sempre impreparata nei discorsi sulle correnti letterarie e sul romanzo. Non credo nei generi, forse nei colori, giallo, rosa, noir. Ho letto moltissimo per anni, ho letto, dico sempre, scherzando ma è vero, anche il cartone dei detersivi, poi, appena ho imparato il pc, sui siti letterari, quindi autori che mai pubblicheranno. Ho letto i classici e la letteratura russa, i francesi, Maupassant che amo, e ho letto In Fine di Shabtai Yaakov, il testamento di una vita. Mi affido all’intuito, al caso.

 

Quando leggi un libro, cerchi di goderti i pregi o vai in cerca dei difetti?

 

Con un libro ho un rapporto vivente, di simpatia e antipatia, di noia o di piacere, di rifiuto e nausea oppure di amore incondizionato. I difetti a volte mi procurano dolori fisici, mal di stomaco assicurato e quindi lascio alle prime avvisaglie nel libro ci sia falso, la storia non stia in piedi, ci siano troppi diminuitivi, leziosaggini, frasi da baci perugina. Se il libro mi piace divento quasi una stalker, lo consiglio a tutti, ci scrivo su e vorrei che tutti potessero gioirne della lettura. Come facevo a scuola con i miei alunni ai quali portavo i testi da casa e loro leggevano Calvino e sentivano quanto io lo amassi. Con Carte scoperte di Walter Pozzi, ultimo libro recensito, è stato amore ed ancora non ho letto altro.   

 

Ti è mai capitato di recensire un libro che non ti piaceva?

 

Spessissimo mi succede che dovrei recensire scempiaggini. Me la cavo asserendo di non scrivere alcunché, confermando che non faccio recensioni, che non saprei proprio. Alcune volte poi faccio dire all’autore stesso che il suo libro non è granché. Estrapolo frasi da lui scritte dove si evince la negatività. Tempo fa una scrittrice mi ha fatto cancellare la recensione al suo supposto libro. Una volta feci una recensione benevola a un libro che mi aveva annoiato. Subito mi venne un gran malessere, un mal di testa persistente e solo quando alla fine aggiunsi che nel libro c’era un solo tono narrativo, cioè mono-tono, allora mi tranquillizzai. Non potrei fare recensioni delle quali non sono convinta, pena malessere fisico mio. 

 

Cosa è cambiato in peggio, nell'editoria degli ultimi anni?

 

La grande concentrazione dei gruppi editoriali in mano a un solo padrone mi sembra abbia creato un mostro, d’altronde vedo moltissime belle realtà nella piccola e media editoria.

Siamo davanti ad una trasformazione epocale, un cambiamento di mezzi e di modi, velocissimo, siamo già Oltre il giardino di Jerzy Kosinski ed ognuno può essere Chance. Anche Chance, il timido giardiniere, può essere consultato.  Saprà, mi chiedo io, una editoria più o meno variegata, interpretare lo spirito del tempo? Non so, me lo auguro.

 

Cosa è cambiato in meglio?

 

In meglio credo ci sia questa opportunità di fare intervista, di conoscerci oltre gli strumenti soliti delle relazioni fra addetti, di scrivere su blog e di animare circoli letterari, di poter far parte di un fermento che ci dimostra quanto sia impetuosa e viva la voglia di raccontare.

 

Spesso ti lamenti che si fa cultura per finta. Cosa contraddistingue le iniziative che fanno cultura per davvero?

 

Facciamoci la domanda su cosa sia vero o falso. Ed io ti rispondo che vedo molto falso. Falsa la maggior parte degli avvenimenti spacciati per culturali, falsi i premi (noi addirittura ci facciamo un gioco sui premi), falsa la produzione, e una enorme falsità tutto avvolge. Nel mio post recente scrivo: "Ricchezza e cultura: il respiro che non c'è.

Valanghe di soldi sulla cultura arrivano dagli enti proposti. Valanghe benefiche nelle tasche dei dirigenti, di dirigenti e animatori addetti. Valanghe culturali che poi diventano rivoli sempre più piccoli quando giungono a dover pagare gli artisti che stanno con il cappello in mano, con la mano tesa a chieder mercede. Ricchezza si sposa con ricchezza da sempre, e ora perché dovrebbe far eccezione? Ricchezza si sposa e vuole al suo matrimonio il canto di menestrelli educati, i quadri e i ninnoli per far bella la festa, il cibo del cuoco che sia di nome acclarato, il vestito e gli invitati tutti abbinati. Respiro non c'è, c'è solo la festa. Ricchezza e cultura si mettono in macchina e partono insieme in viaggio di nozze. Evviva gli sposi. Un matrimonio deleterio". Angelo Maggio, fotografo del non finito calabro e Francesco Lesce, professore all’Unical, ti saprebbero rispondere con dati alla mano su ogni iniziativa "finta" in Calabria.  Io mi limito a dire che ora cultura è affari.   

 

Tu hai saputo segnalare negli ultimi anni molti debutti che si sono rivelati sorprendenti: secondo te cosa occorre a un libro oggi per distinguersi in un mercato così affollato?

 

Un libro deve essere vero. Questo è l’imperativo categorico dello scrittore quando ha in testa di scrivere, non può prendere in giro il lettore. Questa mia fissazione sul vero e sul falso mi riporta a Boezio, però ognuno di noi ha una sua misura. Io misuro sul vero. Posso sbagliare, di sicuro, mi succede di dare ragione anche a chi critica un libro che a me sembra vero. Ricordo le discordanze di opinioni su Crocifisso Dentello, sia con Nicola Vacca che con Antonio Russo De Vivo, recensioni e idee diverse che accetto, eppure, anche se penso validi punti di vista discordanti, parto sempre dalla sincerità con cui sia stata scritta una storia. Lo stile, il ritmo, il linguaggio sono lo strumento con cui una storia raggiunge il suo inverarsi nel libro.

Anche gli incontri con gli esordienti mi sono capitati per caso. Mi fa piacere ricordare l’arrivo  questo anno di Francesco Borrasso La bambina celeste, sono stata la prima a leggerlo e a far recensione positiva e poi è andato benissimo,  Fabio Ivan Pigola con La forma fragile del silenzio e in tempi lontani quel libro bellissimo di Francesca Marzia Esposito, La forma minima della felicità; Adieu mon coeur di Angelo Calvisi,  che ha vinto il premio “Il libro nel cassetto”. Ogni loro vittoria è come se avesse vinto tutto il regno della Litweb, essendo stata io a crederci per prima.  Potrei continuare fino a Dodici posti dove non volevo andare di Clara Cerri che è stato premiato… ma questo lo sai. 

venerdì 2 dicembre 2016

Intervista al blog La Nicchia letteraria

Oggi intervistiamo Lara Premi del blog La Nicchia Letteraria




Benvenuta e grazie per aver accettato questa intervista. Chi sei nella vita di tutti i giorni?

Sono io a doverti ringraziare, visto lo spazio che dedichi alla Nicchia Letteraria e a me: quindi, grazie di vero cuore! Allora, nella vita di tutti i giorni sono una studentessa universitaria che spera di conseguire al più presto la seconda laurea in Ingegneria informatica.

Che posto hanno i libri nella tua vita?

Decisamente un posto importantissimo: non potrei mai fare a meno di leggere, sarebbe come se mi obbligassi a comportarmi contro la mia natura. Fin da bambina, ho sempre avuto questa passione che, però, solo con l'inizio dell'università si è radicata davvero in profondità e di ciò sono terribilmente contenta!

Qual è il tuo libro o il tuo autore del cuore?

Il mio libro del cuore? Difficilissimo scegliere, ma citerò il primo che abbia divorato in poche ore, il bellissimo Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen!
Per quanto riguarda l'autore preferito, non ne ho solo uno, ma molti. Per citarne un piccolo gruppetto: Ken Follett, Paulo Coelho, Fedor Dostoevskij, Jamie McGuire, Carlos Ruiz Zafón, Lauren Kate, Jennifer Armentrout, J. K. Rowling, Anna Premoli, Erri De Luca e, beh, mi fermo qui perché altrimenti domani non avrei ancora terminato questa lista pressoché infinita!

Perché hai deciso di aprire un blog letterario?

Non so quando, ma qualche anno fa, parlando con un'amica di un libro di Paulo Coelho che avevo appena terminato, proprio lei mi mise la pulce nell'orecchio con la domanda: "Ma se aprissi un blog letterario e scrivessi recensioni?". Non avevo mai pensato, prima di quel momento, di imbarcarmi in un'impresa simile. Dopo essermi resa conto che, sì, non era un'idea proprio così campata per aria, ho deciso di tenere in conto questo piccolo sogno, per il momento serbandolo nel cassetto. Quando, poi, ebbi la fortuna e l'occasione di conoscere la mia attuale collega di blog, vista la nostra passione comune per la lettura e il desiderio di rendere partecipi anche altre persone di ciò che più adoriamo, ho pensato di proporle la questione. Da marzo di quest'anno siamo online e devo dire che è stata una delle scelte migliori mai fatte in vita mia!

Qual è il genere che preferisci leggere e recensire?

Sicuramente amo il romance. Sarà banale come preferenza, visto che sono una ragazza, ma non posso rispondere con un altro genere a questa domanda!

Leggi e recensisci anche altri generi?

Non disdegno alcun libro, anche quelli in cui non è presente alcuna sfumatura del romanticismo che tanto amo: molto spesso mi capita di scegliere dei titoli diversi per poter prendere un respiro da tutto il "diabete" letto e quindi accumulato con il tempo. Una pausa non guasta mai, dopotutto.

Ti definiresti "buona" o "cattiva" con gli autori?

Direi buona. Se gli autori scelgono La Nicchia Letteraria per una segnalazione e/o una recensione, siamo noi a doverli ringraziare per l'attenzione e l'opportunità che ci riservano: lo staff del nostro blog tende ad essere sempre disponibile e lieto di conversare con gli scrittori. Ovviamente, per quanto riguarda le recensioni, siamo molto schiette e diciamo sempre la verità, anche in caso di giudizio negativo, senza però ledere all'immagine dell'autore e del suo libro, evitando anche di utilizzare un linguaggio offensivo e/o volgare.

E gli autori, accettano le tue critiche?

Per il momento, non abbiamo avuto problemi di questo genere: con gli autori abbiamo sempre un dialogo molto amichevole e cordiale. Speriamo di mantenere questa linea fin a subito adottata per una buona convivenza comune.


Cosa pensi del self publishing?

Penso sia un buon modo per farsi conoscere e far sentire la propria voce, quando magari le case editrici, che preferiscono inseguire l'onda del momento, decidano di non dare spazio a un libro che, con i dovuti aggiustamenti del caso, potrebbe essere ritenuto valido per essere pubblicato a loro nome.

Se un libro non ti piace, lo recensisci lo stesso?

Fino ad ora, non mi è capitata questa situazione, però, penso che, sì, recensirei lo stesso. Non voglio censurare la mia opinione solo perché il mio giudizio è negativo e quindi potrebbe non essere ben visto: le recensioni servono soprattutto agli scrittori e chiaro è che sono quelle negative a far capire all'autore cosa è andato storto nella sua storia. Praticamente è un buon trampolino di lancio per il successivo romanzo che darà alla luce.

Un parere per orientarci: cosa occorre a un libro oggi per attirare l'attenzione in un mercato così affollato?

Sono una di quelle lettrici che non legge mai l'incipit quando va in libreria e ovviamente non scarica l'estratto dagli store online. Ciò che mi colpisce e mi induce all'acquisto è un iter procedurale diviso in tre passi. Prima di tutto, guardo la copertina. È sicuramente superficiale, ma "l'occhio vuole la sua parte" non è un proverbio proprio vuoto di significato e mi ci affido parecchio, quando guardo gli scaffali o i "reparti" digitali. Se rimango colpita dalla cover di un libro, sono certa che ha tutta la mia attenzione. Come secondo passo, direi che leggo il titolo del romanzo: non deve essere troppo pesante (la lunghezza non sempre gioca a favore) deve accattivarmi tanto da chiedermi "Di cosa mai parlerà?", imponendomi, perciò, un certo rimuginare a riguardo. Ultimo passo, la sinossi/trama deve stupirmi: non deve essere troppo poco dettagliata, ma neanche prolissa; deve sapermi intrigare, evitando, di conseguenza, di rivelarmi troppo del libro, prima ancora che ne abbia letta una riga.

Penso che questi tre siano gli ingredienti per poter attirare più pubblico possibile: è però da considerarsi un parere decisamente soggettivo e ovviamente opinabile.

sabato 19 novembre 2016

Intervista a Francesca Rossini


Ed eccoci qui, con una grossa novità: prima di tutto l'ingresso nel blog della mia carissima amica, nonché bravissima autrice Clara Cerri. BENVENUTA! 
Clara si occuperà di una nuova rubrica che vuole un po' ribaltare le consuetudini:
intervisteremo i blogger, sì proprio loro che spesso intervistano noi autori, loro cui le opinioni tanto significano per noi e tanto contribuiscono a pubblicizzare i nostri romanzi.
Vogliamo per prima cosa conoscerli meglio, come persone e come blogger, curiosare sulle loro scelte, su cosa li ha portati ad aprire quello spazio virtuale e poi dar loro la possibilità di presentare il loro blog, farlo conoscere, promuoverlo.
IN bocca al lupo Clara e buona lettura a tutti! 





















passo la parola a Clara: ;-)

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Come educazione vuole, non potevamo inaugurare la nostra serie delle interviste della #librosfera senza fare quattro chiacchiere con la padrona di casa del nostro blog, Francesca Rossini.


Benvenuta e grazie per aver accettato questa intervista. Chi sei nella vita di tutti i giorni?

Sono un’insegnante e una mamma, sempre di corsa e sempre con la testa tra le nuvole e il naso infilato in qualche libro.


Che posto hanno i libri nella tua vita?

Quando ero un’adolescente allampanata, malaticcia e timida fino al midollo, i libri sono diventati parte fondamentale nella mia vita, evasione dal mondo e valvola di sfogo. Hanno quindi sempre avuto un posto d’onore nella mia vita.


Perché hai deciso di aprire un blog letterario?

Ho aperto il blog quando ho cominciato a scrivere, prima su alcune piattaforme on line, poi qualcosa di più impegnativo. Sono entrata nel ‘mondo della scrittura’ in rete e ho iniziato ad aver voglia di esprimere i miei pareri anche sui romanzi che leggevo. Poi ho capito che quelle mie recensioni potevano aiutare degli autori emergenti a farsi conoscere, così ho aperto le porte agli autori, nel limite umano delle letture che una singola persona può fare, per segnalazioni e recensioni oneste. Il mio intento è dare una possibilità a tutti di farsi notare e al contempo dare al lettore un’idea del libro che presento.


Qual è il genere che preferisci leggere e recensire?

Amo definirmi onnivora, diciamo che non c’è un genere che prediligo, ma ci sono tipologie che non sopporto, a prescindere dal genere: non sopporto libri troppo ridondanti, con linguaggio forzatamente aulico, oppure libri illeggibili per trama inesistente o ingarbugliata. Se proprio dovessi inserirmi in un’etichetta diciamo che preferisco i thriller, i romantici dall’impronta ironica e le saghe fantasy (fatte bene) .


Leggi e recensisci anche altri generi?               

Come dicevo sopra leggo e recensisco un po’ di tutto.


Ti definiresti "buona" o "cattiva" con gli autori?

Diciamo ‘buona’, nel senso che facendolo per hobby non amo falcidiare chi, comunque, ha faticato per scrivere. Certo non scrivo recensioni false, non sarebbe giusto per i lettori, quindi mi limito a recensire i libri in cui ho trovato del buono, che mi sono piaciuti almeno per qualche aspetto. Agli autori dei libri che invece non mi sono piaciuti affatto scrivo semplicemente in privato la mia opinione, dando nel mio piccolo dei consigli su cosa secondo me dovrebbe essere migliorato.


Non hai paura che, se sei cattiva con il romanzo di un collega, poi questo si vendichi?

Sinceramente non ho mai pensato a questo aspetto, forse perché essendo divoratrice di libri e amante un po’ di tutti i generi (e forse un po’ per il mio essere insegnante ed essere abituata a vedere il buono un po’ in tutti i lavori) è difficile che un lavoro proprio non mi piaccia in nessun aspetto, qualcosa di positivo credo si possa trovare sempre. Io personalmente non apprezzo molto questa moda di falcidiare i lavori con recensioni al veleno, nascondendosi dietro un ‘bisogna essere sinceri’ quando, a dirla tutta, spesso si gode solamente a essere cattivi.


Cosa pensi del self publishing?

Penso che in una situazione editoriale satura, in cui si è circondati da editori che non leggono nemmeno i  manoscritti che gli vengono proposti, e altri che chiedono soldi all’autore per pubblicare, sia una buona via per arrivare al lettore. Vero anche che purtroppo, in mezzo a tanti che lo fanno come scelta ponderata, che curano ogni aspetto del romanzo, dalla cover all’editing, ce ne sono altri che mettono in giro lavori che non meriterebbero, con editing assente, trame acerbe e confuse, che avrebbero avuto bisogno di un parere e un aiuto esterno prima di esser messe sul mercato. Insomma, è una bella possibilità, che, come tutte le cose, è sfruttata bene o male a seconda della singola persona.


Se un libro non ti piace, lo recensisci lo stesso?

Come ho già detto sopra, lo leggo tutto, fino in fondo, sperando di trovare qualche lato positivo: in quel caso sì, lo recensisco. Se non dovessi trovare nulla che mi piaccia, se la recensione dovesse essere interamente negativa no, non lo recensisco. Non per paura di ritorsioni, ma perché non essendo il mio lavoro non vedo perché dovrei infierire sulle fatiche degli altri. All’autore però do dei consigli per migliorare.

C’è il caso di un ragazzo ad esempio, che mi ha consegnato un lavoro con la cover beige della piattaforma online, con sinossi lunga due pagine che svelava tutta la trama, con errori di grammatica basilare, che dopo i miei consigli e critiche ha deciso di togliere dalle piattaforme di vendita l’ebook, per migliorarlo. Sono stata davvero felice (il mio animo insegnante non mi abbandona mai) e spero che presto ripubblicherà ottenendo successo.


Un parere per orientarci: cosa occorre a un libro oggi per attirare l'attenzione in un mercato così affollato?

Bella domanda, vorrei saperlo davvero anch’io! Una bella cover, accattivante, che si distingua dalla massa; una trama frizzante, fresca, vivace, raccontata in una bella quarta di copertina: in questa marea di libri credo che oggi bisogna innanzi tutto farsi notare, spiccare nel mucchio. Ci sono generi che vendono più di altri, questo è assodato, e quelli saranno facilitati, ma, visto che credo non ci si possa forzare nello scrivere, credo che il mio consiglio sia una bella cover e una sinossi che cattura, tanto per iniziare con il piede giusto.


Grazie Francesca!