domenica 3 maggio 2015

brano da PHOENIX

E' un po' che non posto degli stralci, oggi voglio dar spazio ad un personaggio minore,che avrà molta più 'visibilità' nel secondo volume di Phoenix, che è in dirittura d'arrivo :-)


STASI





Max Anderson, nome in codice Corvo, fu tirato fuori dalla cella d’acqua dopo una settimana. Un tremendo fetore investì le guardie carcerarie, che però non reagirono, abituate allo schifo dell’u-boot. Max era l’ombra di se stesso: barba incolta, occhi infossati, capelli lunghi, impastati di sporcizia. Aveva un freddo cane ed era sporco delle sue stesse feci mischiate all’acqua putrida, in cui era immerso fino alle caviglie.
Lo tennero in piedi, bloccandolo per le braccia ossute, e lo lavarono con una pompa. Il getto era potentissimo e la pressione lo sbatté dolorosamente al muro. Finito il trattamento lo trascinarono nella sua vecchia cella un metro e mezzo per due, con unico arredamento una panca di legno nudo e un secchio per gli escrementi, lo gettarono a terra e chiusero la porta. Un povero derelitto che non stava più in piedi, un sacco svuotato di tutto, fors’anche dell’anima. Appena provò a chiudere gli occhi per riposare batterono il manganello sul metallo della porta. Lo facevano sempre, non si poteva dormire più di dieci o quindici minuti di fila. Ormai Max era allo stremo delle forze, stava iniziando a desiderare la morte, stava persino iniziando a pensare di non esistere più, di essere già morto e che quello fosse l’inferno. Aveva deciso che, qualunque cosa gli fosse capitata tra le mani, l’avrebbe usata come arma per uccidersi.