giovedì 10 novembre 2016

Segnalazione cruore

Eccomi tornata, ne è passato di tempo... ben tre mesi senza connessione. 
Oggi riprendo in mano il mio amato blog, prestissimo tornerò anche con le recensioni e spero presto con delle novità.

Ho il piacere di riprendere l'attività con questa segnalazione. Una nuovissima Uscita per Andy Ben : Cruore. Intanto posso dire che la cover mi piace da matti!

Sinossi:
Dopo quattro anni trascorsi a Riva del Garda, Montorsi viene richiamata a Milano. Dovrà affrontare un caso intricato e sconvolgente con la collaborazione dell’ispettore Brezzi e di una nuova squadra investigativa. Sarà una corsa contro il tempo scandita dal rapporto conflittuale con il procuratore.
Riuscirà il commissario a risolvere il caso e a inchiodare il colpevole? Chiuderà finalmente i conti col passato? Quale sarà il destino della tormentata relazione con Carlo Scala?

Un giallo rapido, appassionante, dove nulla è come sembra e bastano venti secondi per cambiare la sorte di una vita.




ed eccovi un estratto:

Benché frizzante, l’aria è piacevole in questa notte di ottobre, così come la compagnia dell’uomo che ho appena conosciuto e con cui ho tutta l’intenzione di divertirmi.
Un vento calmo batte sulle mie gambe nude infilate in un paio di stivali di pelle che ho comprato per sfoggiarli in occasioni come questa: il tacco mi dà l’altezza giusta e mi trovo tremendamente sexy.
Mentre fumo la sigaretta che il mio nuovo amico ha gentilmente offerto, ripenso a qualche minuto fa, quando ero seduta sulle sue gambe: l’ho sentito eccitarsi sotto di me e non ho resistito a voler provare quel brivido di piacere che mi ha dato quando gli ho permesso di accarezzarmi sopra gli slip.
Sono eccitata e nel contempo affascinata da quest’uomo sulla trentina, dall’aspetto ben curato e che emana una sorta di magnetismo e di sicurezza apparente, ma in fondo così tenero da farsi le paranoie se una ragazza “ci prova”.
Anche ora che ha buttato la cicca per terra e potrebbe approfittarne e abbracciarmi, sono io che ho fatto la prima mossa, mi sono avvicinata rapidamente e l’ho stretto alla vita.
Tiro l’ultima boccata quindi spengo la sigaretta sotto la punta degli stivali, ancheggiando con un movimento sexy che non passa inosservato.
Una sferzata di vento mi sorprende: «Brrr, fa freschino!» esclamo con l’intenzione di lasciare momentaneamente l’iniziativa ad Alberto.
Questa volta non si lascia sfuggire l’occasione cogliendo subito la palla al balzo: «Forse è meglio andare in macchina… staremo al caldo… e saremo più comodi.»
Mentre avanziamo, osservo la desolazione del parcheggio illuminato dai lampioni: un’accozzaglia di auto, moto e altra ferraglia poggiata su un polveroso sterrato immerso in un silenzio che è interrotto dal rumore dei tacchi dei miei stivali e che alla vista risulta praticamente deserto.
Un suono metallico, accompagnato dal lampeggìo degli indicatori di direzione, mi fa sussultare mentre passiamo in prossimità di due utilitarie. È la BMW una fila più avanti a noi che ha dato segni di vita.
«Ti sei spaventata?»
«Sorpresa più che spaventata… e così questa sarebbe la tua macchina?»
L’elegante berlina color nero pece, lucida e ben illuminata dalla luce artificiale del parcheggio, si nota immediatamente in mezzo alle automobili, decisamente più modeste, che la circondano.
Sciolgo l’abbraccio e comincio a girare intorno alla vettura, osservando la perfezione delle cure alle quali è evidentemente sottoposta ogni giorno e cercando di mettermi in mostra il più possibile nel tentativo di vincere l’assurda sfida che quella bellezza sembra avermi lanciato.
«Te ne intendi?»
«Fendinebbia, alogeni… cerchi in lega… vetri oscurati… allestimento sportivo… mmm… sì, un pochino… adoro le belle macchine.»
«Per me è solo una macchina… forse un po’ costosa, ma pur sempre solo una macchina.»
«“Un po’ costosa” dici? Se è full-optional, come credo, sarà intorno ai settantamila euro.»
Alberto timidamente tentenna quasi volesse nascondere la vergogna per aver ostentato la propria vettura: «È possibile, ma non ci bado… e se è full-optional lo puoi constatare di persona» e così dicendo apre la portiera del guidatore e mi invita ad accomodarmi.
In questo esatto momento ho deciso che la sua timidezza mi piace proprio e anche che è il momento di riprendere il comando della situazione: «Non vorrei contraddirti, ma credo che saremmo più comodi dietro.»
Spalanco una delle portiere posteriori e mi infilo in macchina.
Non richiudo la portiera lanciando in tal modo un messaggio evidente al mio amico che non si fa pregare e anzi azzarda una battuta: «Posso accomodarmi?»
Gli sorrido. Apprezzo gli uomini spiritosi, ma non posso fare a meno di avere l’ultima parola: «L’auto è tua» gli dico, «e poi non sarebbe carino lasciarmi qui, tutta sola.»
Alla mia risposta, Alberto abbandona ogni esitazione e mi segue sul sedile della berlina.
Cerca di prendere l’iniziativa, provando a baciarmi, ma lo respingo tenendolo a debita distanza; sono io che devo condurre il gioco e non vorrei che si spingesse oltre i limiti che impongo per quelli che considero primi appuntamenti.
Non fa in tempo a dispiacersi perché subito mi getto con intenzione tra le sue braccia non senza aver messo le cose in chiaro: «Comando io!» gli dico, sfoggiando il sorriso più malizioso e complice che mi riesce.
Alberto si arrende e gli compare un’espressione di compiacimento sul viso.
Lo bacio e assaggio il sapore di tabacco e alcol della sua bocca intanto, lentamente, gli sbottono la camicia.
Mentre lo accarezzo, in qualche modo, riesce a sfilarsi la giacca quindi si mette comodo, appoggiandosi completamente sullo schienale e sospirando in cerca di un relax a cui non acconsentirò: non crederai di divertirti solo tu?
Gli sollevo la canotta e il mio tocco, salendo dagli addominali, va in cerca del suo petto.
Sento la sua pelle fremere sotto le mie dita, ma è solo un attimo, perché interrompo le carezze e gli faccio intendere che deve giocare anche lui. Prendo la sua mano e me l’appoggio sul seno, poi smetto di baciarlo e guardandolo lo invito: «Delicatamente!»
Alzo la maglietta. Non servono altre spiegazioni.
Sfila subito una spallina del reggiseno e comincia a toccarmi mandandomi su di giri. La sua mano è dolce ed esperta e non ha bisogno del mio aiuto: riprendo a baciarlo e a carezzargli il petto.
Ora mi abbraccia e con entrambe le mani cerca di sganciarmi il reggiseno: lo fa con goffaggine, come quasi tutti gli uomini, ma al terzo tentativo ci riesce, scoprendo la mia pelle.
Mi stacco dalla sua bocca e inizio a baciargli il petto. Faccio scorrere su di lui le labbra e la lingua e, quando le sue dita si soffermano troppo sui miei capezzoli, lo mordicchio provocandogli dolore ed eccitazione allo stesso tempo.
Giunta agli addominali mi fermo a stuzzicare il suo ombelico mentre con la mano inizio a disegnare piccoli cerchi che scendono verso i suoi pantaloni.
Come telecomandato anche lui gioca allo stesso modo col mio corpo.
Le dita giungono al bordo dei pantaloni.
Abbandona il seno per infilare la mano sotto la mini e carezzarmi le cosce.
Ora scendo e accarezzo la zip dei pantaloni.
Senza indugi arriva all’elastico degli slip e inizia a solleticarne il bordo.
Sono sempre più eccitata. Gli slaccio la cintura.
La sua mano calda oltrepassa la stoffa del mio intimo.
Abbasso la chiusura lampo. Sto perdendo il controllo.
Lo libero dai boxer e lo tocco.
Le sue carezze audaci mi fanno quasi gemere.
L’altra mano si appoggia alla mia guancia e mi carezza, poi si sposta sui capelli e infine sulla nuca.
No, che cazzo stai facendo? Ci stavamo divertendo, perché vuoi forzare la mano?
Cerco di svicolarmi dalla sua presa scuotendo la testa, ma lui prosegue e cerca di spingermi verso il basso.
«Non voglio» gli sussurro, ma nulla.
«No!»
La sua mano non accenna a smettere di spingere.
«Ho detto no!» grido.
Lui ci riprova: «… e dai…»
Raccolgo tutta la forza che ho, mi divincolo e comincio a sbraitare: «Cazzo, ti ho detto che non voglio! Ma per chi cazzo mi hai preso?»
«Scusa pensavo...»
«A cosa cazzo pensavi? Ci conosciamo da cinque minuti e pretendi che ti faccia un pompino? Ma vaffanculo!»
Mentre gli impreco contro cerco di sistemarmi alla meglio, mi aggiusto il reggiseno e gli slip, mi abbasso la maglietta.
«Sei solo uno stronzo come tutti gli altri. Una fa la carina e subito pensate di portarvela a letto… neanche, volevi scoparmi in macchina… stronzo!»
Cerco con rabbia di aprire la portiera della macchina per scappare e lo sento balbettare qualche sorta di scusa mentre cerca di trattenermi, ma sono talmente incazzata da non prestare attenzione.
Al terzo tentativo finalmente afferro la maniglia e apro la porta.
Scivolo fuori dall’auto come un animale ferito, non nel fisico, ma sicuramente nell’animo.
Con tutta la furia che posso, richiudo la portiera sbattendogliela in faccia, stroncando il suo tentativo di fermarmi e riportarmi alla ragione.
Prendo un po’ di distanza dalla macchina, dopo mi volto e ancora gli urlo contro: «Testa di cazzo! Vaffanculo!»
L’eco delle mie parole si diffonde nel parcheggio e si perde nei campi intorno al locale.
Con passo deciso mi allontano dal veicolo in direzione del motorino, posteggiato al lato opposto dell’area di sosta, una passeggiata di un centinaio di metri.
Rallento.
Il cuore torna lentamente a battere in modo regolare.
L’adrenalina scende.
La rabbia si trasforma lentamente in frustrazione.
Ho una gran voglia di piangere, ma non lo farò di certo per uno stronzo di quel genere.
Magari è colpa mia…
Magari il mio atteggiamento…
Magari l’ho stuzzicato troppo…
Magari…
No! No! Vaffanculo.
Anche se l’ho stuzzicato nessuno gli ha dato il diritto di trattarmi come una puttana.
Vaffanculo lui e la sua fottuta macchina.
Volevo solo divertirmi un po’, e guarda che fine di merda ha fatto la serata.
Forse dovrei tornare indietro…
Forse dovremmo spiegarci…
Mi sembrava così…
No! È solo uno stronzo!
Continuo a camminare fino in prossimità del motorino quindi, a pochi metri dal traguardo, infilo una mano nella borsetta alla ricerca delle chiavi.
Mi fermo un attimo a riflettere.
No, non voglio rientrare nel locale.
Gli ho pure mentito: non c’è nessuno che mi aspetta lì dentro.
La serata ormai è rovinata.
Meglio tornare a casa.
Una fitta intensissima alla nuca.
Appoggio una mano sulla testa e la sento bagnarsi.
Mi guardo la mano… è… sangue!
La vista si annebbia.
Mi volto e vedo l’ombra di qualcuno.
Perdo l’equilibrio.
Cado.
Non capisco più nulla.
L’ultima cosa che sento è: «Ora avrai quello che ti meriti, troia!»