domenica 17 agosto 2014

Tutto in un'estate storia completa




TUTTO IN UN'ESTATE
Quattro ragazzini, imbattendosi in un mistero più grande di loro, s'improvviseranno detective, mescolando gioco e realtà.




section 1


Il rumore della pioggia era quasi assordante sotto la tettoia di lamiera, mentre i quattro, rannicchiati sulle balle di fieno, osservavano i rigagnoli che si andavano formando ai loro piedi.
Laura no, lo sguardo vacuo, impassibile, nulla la scalfiva mai. Era una dura, nessuno l’aveva eletta, ma ognuno di loro lo sapeva: Laura Navini era il capo.
“Senti un po’ Granetti” chiese Michele al piccoletto del gruppo, mingherlino, se ne stava appollaiato su una balla, tremante. Guardò Michele, intuendo già dal tono della voce che arrivavano guai per lui.
“Ho proprio voglia di una pesca, va là nel terreno del vecchio Bacci e portamene un paio”
“Michele!” scattò in piedi Diana, con le sue trecce bionde e il vestitino rosa, c’era da chiedersi cosa centrasse lei con quella teppaglia.
“Che vuoi!” rispose in malo modo il ragazzino dal ciuffo ribelle e l’aria da uomo vissuto, “se vuol far parte della banda deve rendersi utile, muoviti Granetti!” gli urlò.
Gianluca Granetti scattò in piedi e corse facendo lo slalom tra le pozze, cercando di ripararsi la testa con le mani.
“Ahahah” se la rideva Michele, Diana faceva il broncio come una bimba piccola, la testa rossa di Gian era scomparsa in un buio spettrale di un temporale estivo, come non se ne erano mai visti.
Quasi contemporaneamente un lampo e un tuono squarciarono il cielo facendo tremare tutto, poco più in là un albero iniziò a bruciare.
Laura improvvisamente scattò in piedi, sembrò riscuotersi da un sonno profondo o in preda ad una crisi isterica. “Giangiiiiii!”


section 2
Laura correva sotto la pioggia battente dritta verso le fiamme, gettandosi alle spalle la paura. Questo faceva di lei un capo: lei teneva a tutti loro, più di ogni altra cosa.
Gli altri la seguirono correndo alla cieca, mentre la pioggia sferzava violentemente i loro giovani visi.
Odore di bruciato, fiamme, sembrava di essere in un posto completamente diverso, e pensare a quante volte avevano passato i loro pomeriggi in quella campagna verdeggiante. Ora tutto era spettrale e terrificante.
Giangi giaceva a terra, il volto annerito nonostante le pioggia lo inzuppasse, le gambe incastrate sotto un grosso ramo.
“Al mio via tiriamo con tutte le nostre forze” Disse Laura. “Uno, due e… tre” Tirarono su il tronco, che si mosse solo di qualche centimetro.
“Mettici sotto qualcosa!” gridò. Michele riuscì ad infilarci un sasso.
I tre tirarono via il corpo di Giangi, che continuava a rimanere immobile, come una bambola di stoffa. Diana piangeva singhiozzando, entrambe le mani a coprire la bocca.
Michele lo tirò su, caricandoselo in spalla.
“Non dovremmo muoverlo” sussurrò tra i singhiozzi la piccola Diana.
“E cosa vuoi fare lasciarlo qui a beccarsi un altro fulmine?”
Laura era china in terra, senza dire nulla scavò con le mani e tirò fuori un cofanetto, lo prese tra le braccia e disse solo:"andiamo!"




section 3

Giangi iniziò a lamentarsi mentre lo trasportavano sballottandolo. 'buon segno' pensava Michele, che adorava le serie televisive a sfondo medico e si riteneva un esperto.
Lo adagiarono sul fieno, il ragazzino tossì un po', poi si mise a sedere:
"Che cazzo è successo?" Michele rise: Giangi non diceva quasi mai parolacce, erano vietate a casa sua, ma quando le sparava risultava davvero buffo con quel volto corrucciato e la voce forzatamente grossa.
"Tutto ok?" chiese Laura. "Pensavo ti avesse colpito il fulmine, invece probabilmente hai preso solo un bella botta dal ramo caduto, sei stato fortunato Gian!"
Il ragazzino si strofinò la fronte in cui andava comparendo un grosso bernoccolo, poi il volto s'illuminò, mise la mano nella tascona dei pantaloncini stile militare e ne tirò fuori quattro pesche, porgendole a Michele.
"Le pesche le ho prese" disse soddisfatto.
Michele ne prese una addentandola, senza proferir parola.
"Grazie Giangi" disse Diana, che ancora piagnucolava.
Tutti si girarono verso Laura per la prima volta prestando attenzione a quel che aveva trovato.
La ragazzina si era chinata e scassinava la serratura del cofanetto colpendola con un sasso.
"Sarà un tesoro?" chiese eccitato Gian, già pensando che il ritrovamento sarebbe stato merito suo. La scatola si aprì con uno scatto secco, tutti si chinarono sporgendo le teste sopra di essa.
Niente soldi, niente diamanti, niente gioielli, solo vecchie lettere ammuffite e delle foto antiche.



section 4

"Cos'è questa roba?" chiese Michele prendendo su un fascio di buste ingiallite. "Lettere, neanche un gioiello cazzo, che sfiga!"
"Leggi Laura" propose Diana.
"Aspetta" rispose la ragazzina, seria, concentrata osservava le foto in bianco e nero, di quelle con i bordi bianchi come quelle del nonno.
"Chi sono quelli?" chiese ancora intontito Giangi.
"Guardate, non vi ricorda qualcuno?" disse Laura porgendo una foto:
Una coppia, una ragazza dai capelli chiari e un ragazzone alto, scuro e muscoloso, con le bretelle ai pantaloni.
"No, chi sarebbero?"
Laura osservava le altre foto, ma rappresentavano tutte la ragazza sconosciuta, mentre lei voleva vedere l'uomo. Strappò dalle mani la foto della coppia e tornò ad osservarla alla luce della torcia.
"Voglio vederla da casa, con la luce buona, ma ne sono quasi certa, possibile non lo riconosciate? mettetegli barba bianca, spalle curve ed eccolo lì: il vecchio Piero Bacci!"
Gli altri tre fecero una smorfia istintiva nell'udire quel nome temuto.
Il vecchio Bacci? come poteva essere stato giovane? come poteva avere avuto una ragazza? diavolo quello ti sparava nelle chiappe se solo sconfinavi nel suo maledetto terreno!
"Dai Laura Leggi le lettere!"
Laura si sedette sulle balle di fieno, il cofanetto tra le gambe, la torcia puntata nella prima lettera capitata a tiro: "Mio caro Piero, scrivo questa lettera nascosta nella soffitta, tra casse e bauli..."


section 5

"...........non posso dimenticare più il tuo sguardo dolce, le tue labbra sulle mie, le parole sussurrate, ma ti scrivo per dirti che è tutto sbagliato, mio padre ti ucciderebbe se sapesse,lo sai, non dirmi di no, tutto il paese ne è a conoscenza, sono stata promessa ad Alfonso Paganelli, risolleverà la famiglia dalla rovina, così dice mio padre, se rifiuto mi mette in convento.
Oh,poveri noi sfortunati, mio caro Piero, il destino ci ha fatti incontrare per farci subito dividere. Ma io ti penserò sempre, ti ricorderò e ti porterò nel cuore. Ti mando una mia foto,è dello scorso anno, ma non sono cambiata molto da allora. Ci vedremo al ballo dei Cavalieri venerdì? non ti parlerò, non ballerò con te,mi basterà vederti da lontano.
Con tutto il mio Amore Anna."
"Mah, che roba sdolcinata" protestò Gian, deluso che il cofanetto non contenesse nulla di prezioso né tanto meno interessante.
"Sta un po' zitto Gian! Hai capito il signor Bacci! lo sapete che è stato tipo 40 anni in carcere? aveva beccato l'ergastolo, poi per buona condotta l'hanno fatto uscire" Disse Michele incuriosito dalla lettera.
"E cos'aveva fatto?" chiese Laura che non conosceva la storia,ma aveva avuto a che fare con il vecchio e lo trovava spaventoso.
"Ha ucciso un uomo" dissero in coro Diana e Michele.


section 6

Laura si portò a casa il cofanetto, dopo essersi asciugata e presa una bella ramanzina dalla madre si mise a leggere le restanti lettere, seduta sul letto, mentre sgranocchiava una mela: unica cena a seguito della punizione per esser rincasata tardissimo in mezzo al temporale del secolo.
Aprì un'altra busta, era datata 12 luglio 1959
"Ciao Piero, so che ti ho già detto addio in almeno tre lettere, ma non appena mi convinco che riuscirò a dimenticarti salti fuori tu e mi fai ricredere , dubitare delle mie decisioni.
Stamattina Lorenzo Fraschetti mi ha portato la foto che ti ho mandato, è una di due fotografie molto simili, io ho tenuto quella in cui si vedono così bene i tuoi splendidi occhi verdi.
Che giornata indimenticabile giù al fiume, ancora non riesco a credere che mio padre mi abbia dato il permesso di venire al pic nic organizzato dalla chiesa. Ha detto che mi lasciava perché aveva piena fiducia in Don Umberto, che mi avrebbe controllata a vista.
E invece lui e quel vinello rosso della comare Giorgina , è finito addormentato sul prato a smaltire il pranzo.
Non potrò mai dimenticare quel pomeriggio, sento ancora la tua mano nella mia e il rossore mi sale al volto al pensiero del bacio,il bacio vero, come nei film che ho visto a casa di Rosa che ha la televisione. Ma Piero, non abbiamo futuro, oggi compio 15 anni, il prossimo compleanno lo passerò da sposata. Tutto è fissato,mia madre ci tiene avvenga il giorno del mio compleanno, così potrà dire che di anni ne avrò sedici e si sentirà forse meno in colpa. Addio Piero, stavolta davvero"


section 7
Laura si stava appassionando a quella storia d'amore così tenera e drammatica, quella ragazza aveva solo tre anni più di lei eppure già doveva sposarsi, si sentì felice di vivere la sua epoca, pur nei casini familiari che viveva attualmente.
Poggiò il torsolo della mela sul comodino, sentendo lo stomaco brontolare ancora, più tardi avrebbe depredato la credenza in cerca di qualcosa da sgranocchiare.Intanto prese un'altra lettera.
"Piero, vorrei trovare il coraggio di fuggire lontano, scappare da tutto questo, poter vivere una vita intera con te. Oggi la mia famiglia ha invitato Alfonso, non lo ricordavo molto bene: l'ultima volta che lo vidi io avevo 10 anni, lui più del doppio dei miei, era un adulto col ciuffo ingelatinato e le scarpe lucide, io una bimbetta con i calzettoni e le croste alle ginocchia.
Ma ora, lo vedessi ora, sembra un vecchio eppure ha meno di trent'anni. é quasi calvo, porta spessi occhiali, ma soprattutto quando parla un sottile strato di saliva si accumula ai bordi della bocca formando una patina bianca. Non posso, non potrei mai baciarlo. Piero, ti aspetto nel granaio di tuo nonno, stasera, devo parlarti, ho bisogno di vederti"
Laura vide che la lettera non era affrancata, immaginò fosse stata consegnata a mano in altro modo. Sempre più curiosa frugò nelle lettere alla ricerca della successiva in ordine cronologico.
Più leggeva e più si domandava perché quelle lettere si trovassero sepolte e non in un cassetto.


section 8
La lettera successiva faceva un salto di ben due mesi ed era più danneggiata, sembrava essersi bagnata, l'inchiostro era sbavato in molti punti. Laura si sforzò di decifrare.
"Desidero morire Piero, ti prego, non cercarmi più se ci tieni alla vita,mio padre ti ammazzerà, crede che tu sia la causa di tutti i mali. Non sa la verità lui e anche se gliela narrassi,risponderebbe che è lui il mio uomo ora, il mio signore, e che nulla c'è che non va se non il tempismo, scappa via Piero, accetta il lavoro di tuo zio in città, rifatti una vita. Io sono perduta, contaminata, orribile e irrecuperabile"
Laura non capiva di cosa si stesse parlando, ma l'amarezza di quelle parole la sconvolse. Frugò freneticamente tra le carte non vi erano più lettere, solo un bigliettino con su scritto solamente:
"Grazie per avermi amata, grazie per avermi dato un ricordo cui aggrapparmi, grazie per essere stato semplicemente e meravigliosamente tu"
Laura cercò disperatamente qualcos'altro, dentro alla scatola c'era solo una strana spilla di pessimo gusto tra l'altro.
Si alzò dal letto camminò avanti e indietro per la stanza, no! possibile che erano state nascoste così con cura delle lettere senza alcuna senso e valore? riprese il cofanetto lo svuotò, lo rigirò per bene tra le mani.Vi batté sopra con le nocche. D'un tratto corse alla scrivania, prese il coltellino svizzero di quando era negli scout e fece leva. Un vano segreto si aprì.

Section 9

"Bingo!" esultò Laura.Poi rimase esterrefatta nel veder spuntare fuori solamente un documento e un unico foglio sottile come carta velina.
Aprì subito il documento.
"Alfonso Paganelli
nato a Allumiere Rm
il 02/11/1930
Celibe"
La foto mostrava un giovanotto occhialuto e stempiato. Laura alzò il volto dal documento improvvisamente agitata.
Prese il foglio, con trepidazione e cautela, era davvero sottile ed ammuffito.
La scrittura sembrava Quella di Anna, ma era più scomposta, meno ordinata e precisa, piena di cancellature.
"Io Anna Portaro ho deciso di togliermi la vita, non perché io non la ami, perché non sappia il significato che essa ha e all'irrecuperabile peccato cui vado incontro togliendomela al posto del Signore, ma perché non posso più vivere con questo senso di colpa né potrò farlo portare sulle spalle come peso a questo mio sfortunato figlio, che non nascerà mai. é meglio così."
Laura si asciugò una singola lacrima sul volto di bambina troppo cresciuta. poi rimise tutto a posto e si coricò. Gli occhi sbarrati nel buio di una lotte senza luna.


section 10

"Vi dico che dobbiamo indagare, c'è qualcosa di molto strano in questa faccenda!" diceva Laura piena di fervore.
"é solo una storia d'amore finita male, all'epoca non si poteva amare chi si voleva, mio nonno me lo racconta spesso" diceva Michele accendendosi una sigaretta rubata al padre.
"E allora il documento? e la lettera d'addio? io indagherò, dite quel che volete, chi è con me?"
"Io!" gridarono in coro Diana e Giangi. "Figuriamoci!" si lamentò Michele. "E da dove hai intenzione di iniziare?"
"Da questa Anna Portaro, chi era? perché si è uccisa? poi se ciò non bastasse andrò da Bacci!"
I due più piccolini sbarrarono gli occhi terrorizzati, Nessuno fiatò,ma tutti pensarono che Laura dovesse essersi ammattita ad entrare volontariamente nell'antro dell'orco.
"Puoi iniziare da mia nonna, sa tutto di tutti peggio della gazzetta del mattino" propose Giangi.
Così i ragazzi si recarono da nonna Bianca, che li accolse a suon di biscotti e succo di frutta fatto in casa.
"Sì, Anna, me la ricordo, una vera tragedia, perché?"
"Beh, volevamo sapere del suo suicidio"
"Suicidio? la Anna che dico io è viva e vegeta per quanto ne so, credo che viva a nord, forse Genova, si è sposata per procura, uno di fuori, che non sapeva nulla di tutta quella brutta faccenda ed ha accettato il suo piccolo bastardo."
"Non è morta allora?" chiese stupefatta Laura. "No, ma il vecchio Bacci gli ha ammazzato il marito prima che divenisse tale!


section 11

I tre ragazzini si fissarono esterrefatti: dunque era questo il motivo dei 40 anni di prigione del vecchio Bacci?
Dalle lettere lette sembrava che non fosse poi cattivo, inoltre quella lettera d'addio, di quelle che si mettono quando uno si suicida. Non che loro avessero esperienza di quelle cose, ma, nei film era così.
Uscirono di corsa dalla casa, Laura correva verso il suo appartamento al centro del paesino, gli altri la seguivano come una muta di cani.
"Ciao pa'" urlò Laura entrando come una furia. "Usiamo il tuo pc" disse entrando nello studio del padre. Un attimo dopo erano in internet a cercare notizie sull'accaduto.
Trovarono ben poco, i fatti erano troppo vecchi.
Poi laura digitò il nome completo di Anna, rimase inebetita a fissare lo schermo:
Anna Portaro- Nori ordine dei medici odontoiatri.
"Cazzo!" sfuggì dalle sue giovani labbra. "Ecco perché mi suonava familiare, devo averlo sentito qualche volta anche se noi non la chiamiamo mai così! è...mia nonna Nanna!"
Cadde un lungo, pesante silenzio. Laura non vedeva più nessuno, immersa totalmente nei suoi pensieri. Nonna Nanna! Era lei? che segreto nascondeva? Corse in salotto dal padre.
"Voglio andare da Nonna Nanna, oggi"
"Ok Laura ti do' i soldi del biglietto" replicò il padre distratto dalla tv.
Solo Michele andò con lei, gli altri erano troppo piccoli per viaggiare da soli. Direzione Manziana, Lì la nonna di laura 'soggiornava' in una casa dei nonni, altro che Genova!

section 12

Laura mise cofanetto in grembo alla nonna, che, dapprima curiosa, aprendolo si paralizzò:
"Come lo hai avuto?" chiese."L'abbiamo trovato nel terreno del vecchio Bacci"
"N-non è in prigione?" chiese la nonna, sconvolta."é uscito 10 anni fa, racconta nonna" Ma la nonna sembrava persa nei suoi pensieri:"Uscito... 10 anni fa... nessuno me lo ha detto" grosse lacrime scendevano sul suo volto riarso dagli anni. "Fu tanto, tanto tempo fa, stavo per fare una cosa orribile, volevo morire, era tutto pronto e per ironia del destino fu Alfonso a salvarmi. Ero così furiosa che gli buttai in faccia la realtà: 'non sei stato l'unico, con la tua violenza, la tua prepotenza, ad avermi, sono incinta del ragazzo che amo' Dissi d'un fiato. Il suo sguardo disgustato mi fece ribollire la rabbia: lui era disgustato? lui che aveva rubato la mia innocenza senza rispetto né dolcezza? Presi un badile e lo colpii. un attimo dopo stramazzava al suolo inerme. Prima che riuscissi a rendermi conto di cosa fosse successo entrò Piero. "Scappa, nasconditi!" mi urlò, ed io stupidamente, codardamente, obbedii. Non lo vidi più, arrestato, ergastolo mi dissero. Fuggi come mi aveva detto, da una zia al nord, non pensai più ad uccidermi, pensai solo al bimbo che avevo nel grembo, che sapevo, ne ero certa, fosse suo. Ed è nato, tuo padre, gli stessi occhi verdi che hai tu Laura, figlio dell'unico amore che abbia mai avuto e che non potrà mai perdonarmi per quel che ho fatto, di sicuro io non posso.
Laura rimase impietrita, troppe notizie, troppo assurde. Uno specchio posto sul muro le rimandava la sua immagine: un volto minuto, serio, con grandi occhi verdi. "Lo scopriremo nonna". Le prese la mano e l'aiutò a vestirsi. presto il cerchio si sarebbe chiuso su quella vicenda e forse gli ultimi anni di felicità attendevano la coppia della foto sbiadita dal tempo.