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venerdì 10 aprile 2015

Un seguito per il vostro romanzo

http://ilmomentodiscrivere.org/2015/04/10/un-seguito-per-il-vostro-amato-libro/

Un seguito per il vostro amato libro…

Ed eccomi qui, con il foglio bianco che mi attende, il primo dal cambiamento radicale de ‘il momento di scrivere’, cosa è cambiato? Tutto e niente. Io sono sempre io, i consigli che cerco di dare nascondono sempre la stessa passione e desiderio di condividere le mie esperienze. Magari d’ora in poi andrò un pochino più sul personale, cercherò oltre che essere utile, anche di farvi conoscere sempre meglio chi è Francesca.
secondo volumeAttualmente sono alle prese con la stesura del secondo volume di Phoenix e proprio per questo mi sento di condividere con voi dubbi, difficoltà e –spero- soluzioni.
Può sembrare tutto più semplice: i personaggi ci sono già, quasi vivi e pulsanti, con il loro carattere e le loro vicende personali. Basta trovare la via per proseguire la storia e il gioco è fatto…. Ma quando mai! Me ne sto rendendo sempre più conto ora che sono impantanata fino al capo a cercare di dare una direzione alla vicenda.
In primis bisogna essere all’altezza del primo lavoro, meglio ancora superarsi, perché i lettori avranno molte aspettative se hanno deciso di spendere ancora i loro soldi per acquistare il seguito.
Inoltre bisogna far attenzione a muoversi all’interno delle caratteristiche caratteriali dei personaggi, che come detto poco fa, sono già state plasmate nel primo volume. Bisogna farli agire in modo coerente con la personalità che li ha fatti amare dai lettori. E già questo non è semplice, specialmente se la trama è diversa. E andiamo a vedere proprio questo aspetto: la trama deve essere simile? L’ambientazione la stessa? Come possiamo sbizzarrirci? Prima di rispondere dobbiamo partire dal primo volume: la storia è conclusa? Ci sono elementi lasciati in sospeso? Se sì dobbiamo collegarci alla trama principale, procedendo  fino all’epilogo. Se invece il primo volume era autoconclusivo (anche se magari qualche aspetto in sospeso) possiamo sbizzarrirci in trame originali e addirittura altre ambientazioni, avendo cura però di approfondire la vita, i legami, il mondo che circonda i personaggi. Portando il lettore a conoscerli sempre di più. Un po’ come avviene nelle serie televisive, in cui pian piano ci affezioniamo ai personaggi e conosciamo meglio il mondo in cui vivono. Dopo un po’ ci sembra di ritrovare vecchi amici, ci sembra di conoscere davvero i protagonisti. Questo è sia un fatto positivo che un fattore di rischio, perché il lettore potrebbe indignarsi se facciamo agire un personaggio in modo completamente discordante con la personalità che abbiamo costruito.
Altro quesito su cui mi sono arrovellata (lo sanno bene i miei amici del gruppo ‘aspiranti scrittori’ di facebook) è l’inserimento di nuovi personaggi: cosa si aspetta il lettore? Preferisce ‘interagire’ con i vecchi personaggi, con cui è entrato in sintonia o vuole una ventata d’aria fresca con nuovi ingressi? E se si decide di inserirli, quale rilevanza dargli in ordine di trama e pagine cui dedicare loro?
Sono arrivata alla conclusione che affiancare nuove figure a quelle vecchie sia un elemento positivo, devono però essere ben integrate con i ‘vecchi’ personaggi e ben caratterizzate. Per quanto riguarda lo ‘spazio’ da concedergli non so ancora rispondere, proverò a cimentarmi con il seguito di Phoenix, mi direte voi se il risultato sarà gradevole o meno.
Per ora sto lottando con la documentazione serrata dei luoghi e delle vicende storiche, come ho fatto con il primo… penso che, se mai ci sarà un terzo libro lo ambienterò a Manziana (il mio paese) , in un tempo storico che conosco a menadito :-)
Inoltre, mi sembra di conoscere talmente bene i miei Leila e Clay che mi capita di provare irritazione per i loro comportamenti. Proprio per questo ho iniziato a scrivere anche qualcos’altro, tanto per staccare la spina e non andare in overdose con loro.
Lamentele e scherzi a parte, consiglio finale: non prendete sotto gamba la decisione di dare un seguito al vostro lavoro. Può essere anche più difficile che iniziare una storia nuova di zecca.

venerdì 30 gennaio 2015

ultimo capitolo della rubrica 'dalla bozza al romanzo'


promozione1

È IL MOMENTO DI PROMUOVERE


‘Ce l’ho fatta!’ La soddisfazione e la gioia immensa di vedere il vostro lavoro pubblicato, i primi riscontri, i primi approcci con amici e conoscenti che scoprono questa vostra vena artistica. Ed ora?
Il primo periodo sarà di piena euforia e di estenuante risposta alle classiche domande da far cadere le braccia:
‘Ma davvero scrivi?’ ‘ Ma è un libro vero?’
‘Come faccio ad acquistarlo?’
‘Me ne regali una copia?’
‘Quanto hai venduto/ guadagnato?’
Ecco, in mezzo a tutto questo marasma e imbarazzo dovrete anche pensare ad una cosa fondamentale: La promozione!
Sì perché è già difficile vendere libri in un’era di tv, videogame e tanta, tanta pigrizia, se poi non siete uno Stephen king o una Joanne Rowling, non vi si filerà nessuno. Allora come muoversi? Come promuovere?
Prima cosa che consiglio è quella di crearsi una pagina social con il nome autore, oppure quello del libro o addirittura due pagine separate. Non pensate di vedervi arrivare offerte di recensioni o segnalazioni, rimboccatevi le mani e andate a cercare nei blog o nei gruppi facebook,ma non così allo sbaraglio: cercate qualcosa che sia attinente al genere del vostro libro. Spiego meglio: se avete scritto un horror non andate a chiedere una recensione al gruppo ‘sulle ali del rosa” (nome inventato, chiedo venia dovesse esistere davvero) perché vi prenderanno per pazzi.
Ok avete mandato delle mail e vi staranno arrivando le prime risposte, di solito molto repentine. Attenti! Molte di queste chiedono contributi, non entro nel merito di ciò, ma informatevi bene prima, per evitare sgradevoli incomprensioni.
Per una recensione ci vogliono dalle tre settimane ad un mese, dipende dagli impegni di chi la fa, delle richieste che ci sono in ballo.
‘E intanto che aspetto?’ Chiederete.
Eh, domanda cruciale. Me lo sto chiedendo anch’io cosa sia meglio fare. Vi dico intanto cosa è bene (sempre secondo me) non fareNo allo spam continuo e selvaggio.
È diventato davvero fastidioso aprire la propria bacheca facebook e vedere trenta post della stessa persona, che ogni santo giorno posta lo stesso link in tutti i gruppi possibili e immaginabili. Dà fastidio a me, che so comunque quanto sia difficile farsi pubblicità, figuriamoci al povero lettore che non gliene frega nulla delle nostre difficoltà e vuole solo leggere le notizie sulla sua bacheca. Io penso che dopo due o tre volte di questa invasione vi cancellerà dalle amicizie e se ancora non ha comprato il libro non lo acquisterà mai e poi mai.
Visto poi da chi non ha la vostra amicizia, ma è iscritto allo stesso/stessi gruppi, leggere ovunque il vostro post, in cui magari non interagite con gli argomenti trattati nel forum, entrate e ‘sganciate’ il link di acquisto e ve ne uscite senza un commento, è davvero frustrante e fastidioso. Molti gruppi stanno eliminando post di questo tipo e vietandoli esplicitamente nelle regole, nonostante ciò c’è sempre qualcuno, molti, che ignora il regolamento facendo quel che vuole. Questa lunga parentesi per dire soltanto di stare attenti perché potreste ottenere il risultato inverso.
Sì invece all’interazione sui social a tema, che spesso comunque consentono la pubblicità in un determinato giorno della settimana, e anche qui, fatelo con tatto e un po’ di simpatia: non mettete solo il link, postate stralci del romanzo, raccontate di voi o inserite immagini accattivanti che portino al link in modo divertente e non invasivo.
Cosa scrivere nella pagina autore o in quella del libro?
Inserite i retroscena, aneddoti di come è nato il vostro lavoro, postate brani tratti dal libro, aggiornate il tutto con le recensioni, che inizieranno ad arrivare, e le interviste. Ma mettete anche qualcosa che vari dal vostro lavoro:  postate vignette , notizie di cronaca o articoli attinenti. Non fate mai annoiare il lettore proponendo solamente la copertina del vostro libro in tutte le salse, variate, sbizzarritevi, inventatevi qualcosa di nuovo.
Strade che ancora non ho percorso sono i gateway e i blog tour. Se avete l’appoggio di blog frequentati organizzate incontri aperti con il pubblico rispondendo on line alle domande o organizzando giochi con in premio gadget o copie del libro stesso.
Per chi ha il cartaceo e ne abbia la possibilità organizzate delle presentazioni, anche qui però state ben attenti a pubblicizzarvi bene, ad assicurarvi almeno una piccola fetta di pubblico, o proverete una cocente delusione di parlare ad una sala vuota.
Ci sono infine siti che offrono la possibilità di porre in vetrina il libro, proponendo l’acquisto. Anche qui, per funzionare deve essere davvero un sito molto frequentato e la pubblicità posta in un punto molto rilevante, altrimenti avrete buttato i soldi.
Un’ottima mossa è quella di mettere il libro in promozione per un periodo limitato. Se il formato è in ebook vi stupirete pensando: ‘ma come, costa già come un caffè, che differenza c’è tra 1,99 euro e 0,99?’ C’è, fidatevi: i lettori vogliono spendere sempre meno per i libri, soprattutto se di esordienti, e si hanno impennate considerevoli nelle vendite quando il prezzo cala, seppur passando da ridicolo a imbarazzante. Ma ormai siete nel giro da un po’ di tempo, se siete arrivati a questo punto della mia rubrica, e saprete certamente che non si scrive per guadagnarci, non a questi livelli, ritenetevi fortunati se non ci rimetterete.
Per questa fase finale, comunque, entra in ballo il carattere personale, lo spirito di intraprendenza e gli agganci che si possono avere, oppure cercare di ottenere. Certo è che se lasciate lì il libro, che sia la libreria o gli store on line, finito lo sciame di amici e parenti, è molto difficile che qualcuno acquisti il vostro lavoro. Bisogna continuamente darsi da fare, ricordatelo.
Io mi sto ancora chiedendo cosa davvero funzioni, se qualcuno di voi avesse ulteriori consigli commenti pure, vi aspetto con curiosità.

sabato 11 ottobre 2014

l'uomo nell'ombra







 
section 1
kiccar77
Tutto è pronto,pianificato, ripassato nella mente centinaia di volte. Cammini lesto e silenzioso come un felino, scavalcando la siepe, respiro regolare, battito tranquillo, per ora.
Le tende scure svolazzano placidamente nella notte estiva, tu ti avvicini e la fissi mentre dorme inconsapevole. Senti il tuo cuore accelerare, finalmente, un lieve velo di sudore imperla la tua fronte accaldata. Puoi già assaporare il gusto ferroso del sangue, lo senti nella bocca, nella gola e nelle narici. Ti senti vivo, ruggente, palpitante.
Sei vicino ora, tanto vicino da percepire il calore e l'inebriante odore del suo corpo assopito, bianco ed invitante. Attende solo te.
Non puoi più aspettare, alzi la lama, che scintilla alla luce della luna, piena e splendente, poi l’abbassi fulmineo e silente.
Qualcosa non va come dovrebbe, lei apre gli occhi, li sbarra. Non vuoi guardarla, rovinerà tutto, non vuoi vedere occhi accusatori, ma solo palpebre chiuse, misteriose e delicate​.
 
section 2
gancjO 1 
Scosti di lato, quel tanto che basta a far penetrare la lama tra le coperte e il materasso, in modo automatico, facendoti rapire da quegli occhi sbarrati che esprimono paura. Rimani così, con il coltello affilato nella mano destra, l'odore della paura che ti stuzzica le narici, un profumo che ti inebria ed esalta. Lei ti guarda, memorizza ogni tuo tratto del viso, imprime in modo indelebile la tua personalità nella testa. Poi un gorgoglio soffocato esce dalla sua bocca, come il vagito di un neonato.
Uccidere ad occhi chiusi, è sempre stato questo il tuo metodo, senza intoppi né problemi; un colpo netto al cuore e la vita che se ne va, senza un grido, senza dolore. Estrai la lama e ti sposti di lato, alla ricerca di quelle tenebre che ami, che ti appartengono e proteggono. Il suo nome è Sara, lo sai bene, chi ti ha chiesto di ucciderla ti ha fornito connotati ed indirizzo. Un lavoro pulito, come al solito, senza problemi, una pila di soldi che ti arriva in tasca guadagnati in pochi minuti. Il suono si trasforma in un grido soffocato, quasi una supplica, mentre ti osserva con quegli occhi che sembrano due fari pronti ad illuminarti. Senti di non potercela fare: non hai mai ucciso nessuno da sveglio, è una cosa che ti spaventa. Pensi di tramortirla, e poi di infierire su di lei, anche se sai che non sarebbe la stessa cosa. Colpirla vorrebbe dire usare violenza e tu non sei capace. Tu uccidi solo nel sonno, sei come la Signora con la falce che vola sui deboli e dormienti, strappandogli la vita. Però lei ti ha visto, sa chi sei, lasciarla in vita vorrebbe dire finire in prigione, significherebbe mettere a nudo la tua vita, scoprire la sequenza di delitti perpetrati. Alzi la lama, la guardi e poi la lasci cadere, con un rumore metallico, sul pavimento della stanza. Sei nel buio, nell'angolo della stanza e continui ad osservarla. Capisci che non potresti mai farle del male, non così. -Ti prego, addormentati...- le sussurri, con la voce roca.
 
section 3
kiccar77
Lei ti fissa ancora un attimo,gli occhi che celano una muta domanda. Poi si siede di scatto e ti afferra per le spalle. Il suo volto è rabbioso, nessuna traccia della delicatezza del suo corpo inerme, addormentato, i muscoli sono tesi, l'espressione del viso tirata deturpa la sua bellezza.
Tutta la tua sicurezza evapora, getti uno sguardo fugace all'arma che giace sul pavimento.
Lei ti scrolla forte:
"Perché? perché non mi hai ucciso? maledetto bugiardo, tu devi farlo, ora, subito, l'hai promesso!"
Singhiozza convulsamente, mentre le sue mani artigliano forte le tue spalle conficcandoti le unghie fino a ferirti. Ma non ti muovi, il fiato corto, il cuore che palpita, non l'hai mai provato, se non prima di uccidere, ed ora sei totalmente sconvolto dalla reazione del tuo corpo traditore alle lacrime di Sara.
Lei infine si accascia, piangendo tra le lenzuola candide, rimani lì immobile a fissarla mentre il tuo mondo va in pezzi. Una voce nella tua testa grida :
"Fuggi! subito!" ma esiti ancora un attimo, la tua mano si allunga a voler placare i singhiozzi della donna, ma poi si ritira tremante, ricadendo sul fianco.
Ti volti e silenzioso, raccogli il coltello e torni sui tuoi passi, mentre qualcosa si è incrinato irreparabilmente dentro il tuo animo malato.
 
section 4
gancjo
Ti costa ammetterlo, ma hai fallito. Raggiungi la porta d'ingresso e aspiri l' aria fresca della notte. In te il malessere inizia a farsi strada e lo senti, come un macigno sullo stomaco, quando realizzi che per la prima volta hai fallito. La busta con i soldi ancora sul mobile dell'ingresso; doveva essere tutto semplice, lei si addormentava grazie ai sonniferi, tu intervenivi e la uccidevi. E invece... la mente ha un flshback, ripensi alla camera, al comodino vuoto, solo sormontato da una piccola lampada. Nessuna traccia di sonniferi. Poi scrolli le spalle: forse li ha presi in bagno. Ma la reazione avuta da lei, la lucidità che non appartiene a chi dovrebbe invece essere intontito, ti fa pensare, crea dubbi e voglia di saperne di più. La mano ancora sulla maniglia, l'uscio aperto, in casa silenzio. Rientri, con in mano quella lama che ha fallito il compito assegnato, e risali al piano di sopra. Luci soffuse, il ritmo lento e costante di una pendola, la moquette che scricchiola leggermente sotto le suole mentre affronti gli scalini. Lei è ancora in camera, lo speri. Più ti avvicini e più ti rendi conto che c'è qualcosa di sbagliato. Spalanchi la porta e lei non c'è, il letto vuoto. Ti dirigi in bagno, frughi nell'armadietto in cerca di quei sonniferi che sei quasi certo non troverai. "Sara!" urli rabbioso, mentre inizi a capire che si è trattato di una trappola, anche se non capisci ancora lo scopo. Silenzio, come se la casa fosse disabitata, ma sai che lei è da qualche parte. La rabbia ti fa stringere il coltello, scatta la voglia di torturarla, farla confessare. Sul letto un oggetto che conferma la tua ipotesi: un giubbetto antiproiettile, probabilmente indossato da lei per protezione.
Ti senti un maledetto idiota, finito in un gioco strano e perverso. Chi è costei che gioca con te? Cosa vuole veramente? Tutte risposte che hai bisogno di soddisfare, prima che la notte finisca e le luci del mattino ti restituiscano alla tua falsa vita.
Procedi lentamente, sentendoti un perfetto idiota, tu che hai messo in dubbio tutta la tua esistenza per un paio di occhi che ti scrutavano nella notte, avresti dovuto ucciderla, anzi non avresti dovuto proprio accettare l'incarico. 
Eppure sei sempre così cauto: studi tutta la vita dei tuoi clienti, sai le loro abitudini, le loro amicizie, le loro più recondite paure, persino i loro gusti culinari e le allergie. E anche stavolta hai fatto scrupolose ricerche: Sara Starmari, trentadue anni, grafica pubblicitaria, single, sola a dirla tutta, troppo sola, questo avrebbe dovuto insospettirti, ma hai attribuito tutto alla malattia, ormai allo stadio terminale. Avevi anche visionato le cartelle cliniche, tre mesi di vita al massimo, tutto quadrava, una delle motivazioni classiche della richiesta dei tuoi servigi: farsi uccidere prima che la malattia ti renda un'ameba sbavante massacrata dal dolore. 
Eppure ti ha fregato, lei non è chi voleva farti credere, ti rimane solo di sapere perché, poi la farai fuori, occhi aperti o no, anzi, gioirai nel vederla soffrire, nel sentirla scongiurare di risparmiarla.
L'adrenalina sale di nuovo, sei pronto ad agire, scatti verso il bagno, verso la falce di luce che indica che lei è lì. Il cuore torna a rombare, mentre stringi forte l'arma, sogghigni pensando a quanto male le farai, la serata sarà più proficua di quel che pensavi dopo tutto.
Raggiungi la luce e agisci veloce,ma di nuovo qualcosa non va.
Le luci si accendono all'improvviso accecandoti, porti il braccio al volto a proteggerti, una voce ti intima:
"Non muovere un muscolo, bastardo!"
Taci, il cervello in panne si rifiuta di collaborare.
"Getta l'arma" dice un'altra voce, stavolta dietro di te. Apri piano gli occhi, la prima cosa che vedi è la sua camicia da notte, poi di lato il pantalone della divisa. Sì, ti ha fregato, ti ha fregato alla grande, ma perché?"
Ti lasci ammanettare, non sei un lottatore tu, nonnostante quello che fai: tocchi solo persone inermi, rubi la vita nel silenzio delle notti, nell'imobilità del sonno.
Ti trascinano brutalmente, leggendoti i diritti, poi la sua voce li blocca:
"Aspettate!" dice. Ti si avvicina, i suoi occhi sono pozzi ribollenti di rabbia
"Vigliacco, essere ignobile, marcirai in prigione per il resto della vita e dovrai pensare a questo nome in quei lunghissimi giorni: Veronica. Era splendida, ingenua, debole creatura, mia sorella, tu hai approfittato della sua debolezza, della sua disperazione, hai preso i suoi soldi e ti sei preso la sua vita. Era depressa, cazzo, solo depressa e tu ce l'hai portata via!" piange e sbraita spruzzandoti il volto si saliva. Alzi le spalle disinteressato, per te è sempre stato un mistero questo attaccamento tra parenti. Invidi la donna che avrà vissuto di vendetta per lungo tempo, ma tu non ricordi né t'interessa questa Veronica, hai cose più importanti a cui pensare: come placare la tua di sete ora, nel luogo dove stai per andare.
Le lanci un sorriso storto e le fai l'occhiolino, mentre lei non regge l'affronto e sviene.

martedì 30 settembre 2014

articoli su 'il momento di scrivere'





Ed eccomi tuffata in un'altra avventura: un blog a tre mani  (Per ora),il momento di scrivere con Giuseppe Monea e Giovanni Carioli in cui si parla di SCRITTURA e tutto ciò che ad esso è correlato. Veniteci a trovare!


Ed ecco il mio primo articolo nella nuova rubrica tutta mia! che emozione!


PRIMI PASSI. DALLA BOZZA AL ROMANZO

Quasi due anni fa, nelle notti insonni della gravidanza prima e delle pappe notturne poi, non so cosa è scattato esattamente in me, ma mi son trovata a dirmi: “perché no?” ed ho preso la penna in mano, sì esatto proprio penna e taccuino, niente computer all’inizio ed ho buttato giù quel che mi passava per la testa, tanto per tenere la mente sveglia invece di girarmi e rigirarmi nel letto.
All’inizio era un’idea, una trama impalpabile intermezzata da dialoghi che mi piacevano o spunti ancora grezzi, molto grezzi. E sono andata avanti così fino a ritrovarmi tra le mani una storia che viveva di vita propria, un lungo racconto… un romanzo. Ho riscritto al pc, cercando di organizzare in capitoli, la storia, poi ne sono nati altri direttamente creati a suon di tastiera, la penna è stata abbandonata e il lavoro ha preso forma. ‘E così hai finito’ direte voi, no, avevo appena iniziato…
Ho girovagato per il web alla ricerca di consigli, sull’impaginazione prima e sulla struttura poi, scoprendo sempre più cose, sentendomi sempre meno brava e sempre più desiderosa d’imparare.
Quello che vorrei fare per voi oggi è racchiudere in questo spazio quelli che per me sono risultati essere consigli utili, quelli che mi han portato ad ottenere il risultato (quasi) finale, e dico quasi perché più ci si mettono le mani più si scoprono cose da perfezionare.
In questa mia rubrica scriverò, un articolo alla volta, quello che si può estrapolare dalla mia esperienza, sottolineando che sono consigli basati su ciò che è stato utile per me, su cui magari qualcuno può non essere affatto d’accordo.
Questo quel che ho imparato, lo metto a vostra disposizione.

scrittore1
1 SCRIVERE, SCRIVERE, SCRIVERE
Come faccio a creare una storia? Come posso evitare di bloccarmi? Come mi verranno tutte le idee necessarie?
Risposta?
Scrivere, scrivere, scrivere, qualsiasi cosa che vi passi per la testa, in qualsiasi forma: se aspettiamo che arrivi sul foglio, o sullo schermo del computer, il testo perfetto, impeccabile e scorrevole da subito, ci sbagliamo di grosso e rischiamo di andar incontro ad un blocco e ad un foglio che rimarrà eternamente bianco. Il vero trucco è scrivere sempre, le idee verranno, sempre più numerose, sempre più fluenti e piacevoli. Poi rileggendo magari cestinerete un buon settanta per cento di quegli ‘scarabocchi’, ma sarà un lavoro tutt’altro che inutile, perché sarà servito a tenere la mente allenata, a creare legami tra le idee che avete e quelle che avete già messo su carta-pc, a far crescere la vostra capacità di scrittura, maturare. Ve ne accorgerete quando riprenderete in mano i primi racconti, percependo l’ingenuità di alcune scelte narrative di uno scrivere acerbo.
Un altro consiglio è uscire sempre con un taccuino e una penna, non è un luogo comune, le idee vengono quando meno te lo aspetti e spesso, ahinoi, non tornano più.
Mi è capitato una volta di essere in fila alla posta, l’idea mi ha fulminato letteralmente ‘certo come ho fatto a non pensarci? Ai miei protagonisti sul più bello succederà questo!’ (oppure poteva anche essere: ‘questo dialogo tra quella coppia laggiù in fondo voglio proprio trascriverlo, calza a pennello per i miei protagonisti’) beh, non avevo nulla e mi son sentita ridicola a prendere una penna e scrivere su un bollettino, ma me ne sono pentita amaramente in seguito! Ricordavo solo di aver avuto una idea geniale, nient’altro! Assurdo? Come si può dimenticare una cosa così geniale e utile alla trama? Fidatevi, si può!
Per non parlare della notte: dormiveglia, l’idea ti colpisce, prende forma, immagini persino le parole scritte: frasi perfette, orecchiabili, scorrevoli. Ma hai sonno, pensi: ’domattina la scrivo’ e ti addormenti soddisfatto. Al mattino? Tabula rasa! ‘Eppure era così chiara stanotte! Cos’è che doveva succedere? Com’era quella frase perfetta?’
Insomma, succo del discorso: penna e carta a portata di mano, ma vanno bene anche le note del cellulare o un messaggio, sapete io che faccio quando mi capita l’idea? Scrivo un promemoria oppure una mail a me stessa e me la invio da cellulare. A volte al mattino leggo e penso: ‘ma guarda tu che bell’idea, neanche mi ricordo di averla avuta!’ Oppure anche … ‘ma che schifezza, e io che pensavo fosse geniale!’ (capita anche questo)
Riassunto: scrivete tutto quel che vi passa in mente, in qualunque formato vi sia comodo o consono.


http://ilmomentodiscrivere.org/2014/09/09/primi-passi-dalla-bozza-romanzo-impaginazione/



QUESTA VOLTA QUALCHE CONSIGLIO SU COME IMPAGINARE RENDENDO IL MANOSCRITTO PRESENTABILE  A CASE EDITRICI, AGENZIE LETTERARIE O SEMPLICEMENTE PER FARLO LEGGERE A QUALCUNO


PRIMI PASSI. DALLA BOZZA AL ROMANZO. IMPAGINAZIONE


libro
2 L’IMPAGINAZIONE
Ma come, già impagino? Chiederete voi. Sì, effettivamente potevo postare anche alla fine le modalità d’impaginazione, ma poi ho pensato a chi, come me, vuole vedere l’effetto subito, già dal primo capitolo e lavorare su qualcosa che abbia già l’idea dell’effetto che avrà alla fine. Quindi ecco qui come rendere il vostro ‘capolavoro’, che sia ancora in forma di accozzaglia di frasi o un malloppo di cinquecento pagine, piacevole alla vista e presentabile ad altri.
Infatti presto o tardi inizierete a pensare: Come si deve proporre il manoscritto alle agenzie letterarie o alle case editrici? Oppure: Come devo impaginare per un self publishing?
È vero che ogni casa editrice ha una formattazione specifica, ma presentare bene la propria opera è un buon biglietto da visita, sempre, a qualsiasi scopo miriamo.
Per questo, dopo aver ripulito il più possibile dai refusi il testo, rendetelo piacevole curando margini, carattere e interlinea.Vediamo come.
Evitate caratteri troppo particolari, che alla lunga stancano l’occhio, un buon Times new Roman 12 o 14 è la scelta migliore, insieme al calibri o un Book antiqua 11 o un Garamond 12.
L’interlinea deve essere singola o 1,5 (dipende anche dalla lunghezza del manoscritto: singola per volumi più corposi, più ampia per testi brevi); margini superiore e inferiore di 3 cm e 2,5 sia il destro che il sinistro. In questo modo otterrete quella che viene definita cartella standard di circa 1800 caratteri (per verificare il numero dei caratteri su word basta cliccare su revisione e poi conteggio parole). Queste impostazioni corrispondono al formato A5 (148 × 210), che è quello tipico dei libri stampati. Notate bene: va benissimo anche l’A4 (210 x 297), considerate però che il vostro manoscritto risulterà più breve (quasi la metà delle pagine).
La voce RILEGATURA deve essere lasciata a zero, si utilizza solamente quando il libro ha un elevato numero di pagine, e si sommerà al valore dato nella voce margine sinistro, in maniera proporzionale. Per libri di 200 – 500 pagine non è necessario inserire valori di rilegatura.
INTESTAZIONI e i PIE’ PAGINA:
Selezionate la voce “Diversi per la prima pagina” e “Diversi per PARI e DISPARI”.
La distanza bordo deve essere uguale: 1,25 sia per l’intestazione che per i piè di pagina.
L’allineamento verticale deve essere “in alto”.
La numerazione delle pagine
La numerazione delle pagine deve essere a destra su quelle di numero dispari e a sinistra su quelle di numero pari.
Le prime 4 pagine del libro di solito sono bianche, non numerate:
• Pagina uno di solito viene presentata la collana.
• Pagina 2 è di norma bianca.
• Pagina 3 corrisponde al frontespizio.
• Pagina 4 compare il copyright.
• La prima pagina che dovrete numerare, quindi, sarà la 5.
• Indice: a pagina 5 e seguenti.
• Presentazione, premessa, introduzione: devono cadere a pagina dispari (lasciate una pagina bianca se necessario).
• Titoli delle parti, primo capitolo, bibliografia : devono trovarsi in pagina dispari.
Gli spazi
Ricordatevi d’inserire la sillabazione automatica per evitare antiestetici spazi nell’andare a capo, sempre per lo stesso motivo eliminate le righe ‘orfane’: che si trovano da sole in una pagina a fine o inizio capitolo.
Controllate i doppi spazi tra una parola e l’altra, si può fare anche una ricerca attraverso: ‘trova .. – sostituisci .’
Lo spazio non va mai lasciato prima di un apostrofo e sempre dopo la punteggiatura.

Se il testo contiene immagini, assicuratevi che anche esse siano ad alta risoluzione (almeno 300 dpi). (Quando incollate l’immagine nel Word dovete essere costretti a rimpicciolirla a mano per essere certi che sia ad alta risoluzione.) Per esser più chiari: un’immagine di 10 cm per 10 cm dovrà essere di circa 1000 pixel x 1000 pixel. Un’ultima cosa: ricordatevi di verificare che le immagini che state usando non siano protette da copyright!


La mia ultima fatica.... spero sia utile a qualcuno.

:-)




3 UN PO’ DI REGOLE GRAMMATICALI (DA BRAVA MAESTRINA NON POSSONO MANCARE)

grammatica

grammatica1


Prima di portare all’attenzione di chiunque: amico, familiare, o persona qualificata che sia, il nostro amato manoscritto, dovremmo correggerlo dai refusi. O meglio ancora… ci accingiamo ora alla prima stesura?
Bene, diamo una bella rinfrescata alla grammatica di base per evitare gli errori più ricorrenti o per toglierci dei dubbi.
Mi scuso per la lunghezza dell’articolo, lo so, lo so, sono argomenti noiosi, ma meglio togliersi il dente subito non trovate? Spero comunque che risulterà chiaro ed utile per chiarire i dubbi a chi ne avesse bisogno.
Gli accenti (grave o acuto?)
L’accento indica l’apertura delle vocali e ed o.
L’accento acuto indica che la vocale accentata deve essere pronunciata chiusa:
réte, mése, cómpito, giórno
l’esempio che faccio sempre ai miei alunni per spiegare la pronuncia?
Pèsca (il frutto)
Pésca ( voce del verbo pescare)
Ricordate:
Con accento acuto: poiché, perché, sé, nonché, affinché.
I composti di tre: ventitré, trentatré.
Nella 3a persona del passato remoto di alcuni verbi in –ere: poté, ripeté
Si deve usare l’accento grave quando la vocale si pronuncia aperta:
È, cioè, tè, caffè, bebè, Noè, karatè.
La voce del verbo essere ha sempre l’accento grave non digitatela mai con l’apostrofo (E’), ma usate il simbolo corretto (È). Si consiglia di effettuare, a fine lavoro, un controllo automatico anche con trova E’ sostituisci con È.
Nel caso in cui la vocale finale sia o, l’accento è sempre grave, perché in italiano la o finale accentata viene sempre pronunciata aperta: andò, farò, però, oblò
CON accento:
Ciò, cioè, dà, dì, è, già, giù, là, lì, né, può, più, sé, sì.
SENZA accento
Blu, fra, tra, fu, ma, su, qui, qua, no, so, sa, tre.

Gli apostrofi
Qual è NON Qual è, allo stesso modo si comporta tal:
Questi aggettivi, nella forma qual e tal, hanno subito un troncamento (caduta della sillaba o della vocale finale della parola, senza che sia necessario apostrofare), non un’elisione (eliminazione dell’ultima vocale senza accento di una parola mono/bisillabica) pertanto non si accentano.
Ecco alcune parole in cui invece si mette l’apostrofo:
po’ – es. : Un po’ di pazienza per favore.
da’ – es. : Mario, da’ il libro a Giulia!
di’ – es. : Allora, di’ cosa è successo.
fa’ – es. : prendi il cappotto, fa’ presto o faremo tardi.
sta’ – es. : Sta’ fermo, per piacere!
va’ – es. : va’ a prendere il tuo ombrello, piove.
mo’ – es. : a mo’ d’esempio.
SI SCRIVE UNITO O SEPARATO?
Parole o espressioni che devono essere scritte sempre separate:
a fianco non affianco
a proposito non approposito
al di là non aldilà (a meno che non si tratti dell’aldilà, il
regno dei cieli)
al di sopra non aldisopra
al di sotto non aldisotto
all’incirca non allincirca
d’accordo non daccordo
d’altronde non daltronde
in quanto non inquanto
l’altr’anno non laltranno, l’altranno
per cui non percui
poc’anzi non pocanzi
quant’altro non quantaltro
senz’altro non senzaltro
tra l’altro non tralaltro
tutt’altro non tuttaltro
tutt’e due non tuttedue, tutteddue
tutt’oggi non tuttoggi
tutt’uno non tuttuno
Parole da scrivere unite:
abbastanza
affatto
allorché
almeno
ancorché
benché
bensì
chissà 
dinanzi, dinnanzi




dopodomani
dovunque
ebbene
eppure
fabbisogno 
finché
finora
giacché
infatti
inoltre

invano
laggiù
lassù
malgrado
neanche
nemmeno
neppure 
nonché
oppure 
ossia

perciò
perfino
pertanto
piuttosto
pressappoco
quaggiù
qualcosa
qualora
quassù
sebbene 

ovvero 
sicché
siccome
sissignore
soprattutto 
sottosopra
talmente
talora 
talvolta
tuttavia
tuttora


Parole o espressioni che possono essere scritte sia unite sia separate:
anzitempo -anzi tempo
anzitutto -anzi tutto
casomai -caso mai
ciononostante- ciò nonostante
controvoglia -contro voglia
cosicché -così che
dappertutto -da per tutto
dappoco- da poco
dappresso- da presso
dapprima- da prima
dapprincipio -da principio
difronte -di fronte
disotto -di sotto
dopotutto -dopo tutto
manodopera- mano d’opera
nondimeno -non di meno
oltremisura -oltre misura
oltremodo -oltre modo
peraltro -per altro
perlomeno- per lo meno
perlopiù -per lo più
quantomeno- quanto meno
suppergiù- su per giù
tantomeno- tanto meno
tuttalpiù -tutt’al più
La punteggiatura
La virgola.
La virgola indica una pausa breve ed è il segno d’interpunzione più difficile da usare, a mio avviso. Dà l’intonazione alla frase e se messa nel modo sbagliato può cambiare completamente il senso del discorso.
Esempio:
Il balcone della casa che affaccia sul porto…
Il balcone della casa, che affaccia sul porto…
Nella prima frase è la casa stessa che affaccia sul porto, nella seconda invece è il balcone.
Di solito, la virgola si omette quando sono usate le congiunzioni e, o, ovvero, oppure, né. Tranne quando si vogliono ottenere effetti particolari, con pause più frequenti nel discorso.
Non si pone la virgola tra soggetto e verbo.
Si pone invece al principio ed alla fine di un inciso.
Es. Laura, vivendo dietro casa mia, passava a chiamarmi ogni mattina.
La virgola può precedere le seguenti congiunzioni :
– Ma, tuttavia, però, anzi: Es. Mi piace la musica moderna, ma preferisco quella classica.
- Anche se, benché, per quanto, sebbene: Es. Il mio amico, sebbene fosse stato ferito, non mi abbandonò mai.
- Mentre, quando: Es. Io uscivo, mentre egli arrivava.
- Giacché, poiché: Es. Ti credo, giacché lo dici con tanta passione.
Il punto e virgola (;) è uno dei segni di interpunzione che va scomparendo nell’uso comune.
E’ opportuno usare il punto e virgola quando si susseguono tante proposizioni principali con molte proposizioni secondarie frapposte tra di loro, in modo da interrompere il discorso troppo lungo con qualcosa di più di una virgola, distinguendo ciascun gruppo.
Il punto e virgola si adopera anche quando sono presenti specificazioni dei termini di un elenco.
Il punto (.) segna la pausa più lunga del discorso. Si mette alla fine d’un periodo ad indicare che quanto è stato detto ha un senso compiuto. Si possono distinguere il punto di seguito e il punto a capo. Dopo il primo, si continua a scrivere sulla stessa riga, implicando il fatto che si continuerà a trattare lo stesso argomento, dopo il secondo si va a capo, ad indicare che la trattazione passerà ad un argomento o ad un sottoargomento diverso. Per enfatizzare maggiormente il cambio di argomento del nuovo periodo, si può andare a capo, lasciando un maggiore spazio prima della parola.


I pronomi
Il corretto uso del pronome relativo “cui”
“Cui” è una delle parole italiane più abusate. Invariabile nella forma, può essere singolare o plurale, maschile o femminile. Questo pronome relativo viene usato un po’ dappertutto, ma la sua presenza massiccia in un testo, dà origine a cacofonie ed errori grammaticali.
Può essere sostituito dall’altro pronome relativo il quale (la quale, ecc.), ma non da che l’anno in cui conobbi Maria, non l’anno che conobbi Maria)
Il pronome è preceduto da preposizioni semplici :
Il libro di cui voglio parlarti; il parente a cui sono più affezionato; gli amici su cui posso contare; le persone di cui ti parlavo; la casa in cui vivo; gli amici con cui gioco.
O articolate:
Il libro, del quale ti ho parlato; l’ufficio nel quale lavoro; la persona alla quale ti riferisci; questi sono i libri sui quali ho studiato; le amiche con le quali vado in vacanza;
La preposizione può essere eliminata
Es: il medico (a) cui mi sono rivolto; Ho un amico dolcissimo (a) cui voglio molto bene;
→ cui può essere collocato tra l’articolo determinativo e il nome ed esprime possesso col significato di “del quale”, “della quale”, “dei quali” e “delle quali”. Anche in questo caso non c’è la preposizione. Per esempio: un ristorante il cui indirizzo (= l’indirizzo del quale) ora non ricordo; quel ragazzo, la cui madre (= la madre del quale) è una mia amica, è molto simpatico.
Cui può essere sostituito dalle forme del quale, al quale, nel quale ecc., ma NON dal pronome che.
Quando è meglio usare il quale?
Quando l’uso diche e cui potrebbe produrre frasi poco chiare:
Il quale ha il vantaggio di indicare il genere e il numero dell’antecedente cui si riferisce.
Se ad esempio diciamo: ‘Ho pranzato con il marito della mia vicina di casa, di cui ho molta stima’ non si capisce bene a chi sia riferito il pronome relativo, alla vicina o al marito? meglio allora dire: ‘Ho pranzato con il marito della mia vicina di casa, del quale (il marito) oppure della quale (la vicina) ho molta stima’.
Anche quando il relativo è distante dall’antecedente è bene usare il quale: ‘La professoressa ha elencato i libri su cui dobbiamo studiare, che si possono trovare in biblioteca’ Meglio: ‘La professoressa ha elencato i libri su cui dobbiamo studiare, i quali si possono trovare in biblioteca’.
GLI o LE?
Il pronome “Gli” significa esclusivamente “a lui”
Uno tra i più frequenti errori grammaticali: usare gli riferito a un nome di genere femminile (cioè nel senso di a lei, sempre singolare). , è grammaticalmente scorretto dire: “Ho incontrato Marta e gli ho raccontato cos’è successo ieri”.
Con lo, la, li, le e ne forma una parola unica: glielo, gliela, glieli, gliele, gliene.
Gli si unisce come suffisso ai verbi: “spiegargli” o “dirgli”.
Anche in questo caso, se si vuole dire “a lei”, si usa il pronome “le”: “spiegarle” “dirle”
Egli, ella, lui, lei, loro
Per chi fa confusione: egli, ella, lui, lei, loro si usano solo per riferirsi a persone; per gli animali e le cose sui deve usare esso, essa, essi, esse.
Egli e lui
Il pronome “egli” si usa quando ha funzione di soggetto della frase mentre il pronome “lui” si usa negli altri casi.
Nella lingua parlata il lui però sostituisce spesso l’egli, i due pronomi, però, non sono da considerare totalmente intercambiabili: posso scrivere “Lui è andato al cinema”, ma non è corretto scrivere “Sono andato al cinema con egli”.


Consigli lampo:
Evitare o diminuire il più possibile avverbi in ‘mente’ es. si avvicinò lentamente, meglio si avvicinò con estrema lentezza.
Evitare aggettivi di grado superlativo, ma se proprio dovete ecco qui i più comuni:
acre – acerrimo,
aspro – asperrimo,
celebre – celeberrimo,
integro – integerrimo,
misero – miserrimo,
salubre – saluberrimo,
benefico – beneficentissimo,
magnifico – magnificentissimo
munifico – munificentissimo.

Quale persona usare? Parte prima… persona