venerdì 13 novembre 2015

A proposito di Clay (stralci di phoenix- persecuzioni)






Tornando alla scrivania il suo umore peggiorò: Alan Tyler aveva preso la postazione accanto alla sua, quella vuota dal pensionamento di Hugan.
«Leva il tuo culo floscio da lì, Tyler, non voglio sentire la tua puzza di colonia marcita accanto alla mia scrivania!», gli gridò contro.
«Mi spiace deluderti, ma mi è stata assegnata, ho fatto esplicita richiesta. Se vuoi puoi prendere la mia vecchia scrivania, accanto ai cessi». Poggiò una grossa pianta grassa sul tavolo insieme ad alcune cartelline.
Clay andò a sedersi, cercando di non innervosirsi: era sotto osservazione e quello che non gli serviva era una nota per lite, l’ennesima sul suo curriculum. Spostò i portapenne allineandoli alla perfezione, aprì il cassetto, ne controllò il contenuto poi lo richiuse, lo aprì ancora, richiudendolo, per tre volte, poi accese il pc.
Si schiarì la voce un po’ di volte e vide con la coda dell’occhio Tyler che lo fissava con disappunto, in risposta altri colpetti di tosse e schiarite di voce. Si stava innervosendo. Allentò il nodo della cravatta e tirò il colletto della camicia.
«Vai avanti così per tutto il giorno, amico?», sbuffò l’uomo sistemandosi gli occhiali e guardando Max, come a confermare quanto fosse fastidioso quel rumore. Anderson però sembrava intento nella lettura del quotidiano, non accennò neppure ad alzare lo sguardo.
«Non sono tuo amico, se non ti sta bene i cessi ti aspettano, tornatene da dove sei venuto».
Katy arrivò con i nuovi casi: «Ecco qui ragazzi, buon divertimento»
«Ehi bellezza!», il sorriso ricomparve sul volto di Clay. «Hai scelto i casi migliori per me?»
La ragazza sorrise, faceva la stagista lì da due mesi e ormai aveva una cocente cotta per l’affascinante agente Hobbs.
«Lo sai che non li scelgo io», giustificò l’ovvio, poi si accorse della gaffe e gettò le cartellette sulla scrivania, per allontanarsi in fretta. Nell’impeto i fogli colpirono la tazza di caffè, che cadde rovesciando il contenuto sul tavolo.
«Ma che cazzo!», scattò in piedi Clay, inorridito: fogli rovinati, pantaloni schizzati, persino la tastiera del pc era impregnata di liquido scuro.
Preso dal panico prese il fazzoletto dalla tasca posteriore dei pantaloni per cercare di asciugare, ma era come tamponare il mare con un asciugamano da bidet. Hobbs iniziò a borbottare parole incomprensibili, mentre Max, che lo conosceva bene, era corso a chiamare Teresa, l’addetta alle pulizie.
«Ah ah ah, sta’ calmo Hobbs, non va mica a fuoco l’ufficio», lo prese in giro Taylor, ridendo divertito. «Sembri una donnetta isterica!»
Improvvisamente Clay si girò nella sua direzione, lo afferrò per il colletto, furioso: «Ripetilo, pezzo di escremento, ripeti quel che è uscito da quella fogna»
«Ehi stai calmo, tu sei fuori amico, hai bisogno di uno psichiatra, uno bravo». Le parole morirono in uno sbuffo violento.
Clay lo aveva colpito allo stomaco con la mano libera, una volta, poi di nuovo.
«Sicurezza!», iniziò a gridare Taylor. «Mi ammazza!» Ancora altri colpi, accorsero tre agenti:
«Ehi, Hobbs, calmo!», disse Della Corte, afferrandolo per le spalle. Max si precipitò. «Ti serve una boccata d’aria amico, andiamo.»
«Non mi serve un cazzo, solo che questo scarafaggio sparisca dalla mia vista»
«Tu sei pazzo, Hobbs, pazzo come un cavallo. Dovete rinchiuderlo!», urlava ora Taylor al sicuro dietro le spalle degli agenti venuti a separarli.
«Che diavolo succede qui?» Peter si era affacciato alla porta dell’ufficio, scosse il capo vedendo che c’entrava Hobbs, di nuovo.
«Blue! Nel mio ufficio, ora!», gridò. «Tu vai a farti medicare» disse rivolto a Taylor, che sanguinava copiosamente da un sopracciglio.
«Oh, Peter, ora non iniziare», lo precedette Clay. «Mi hai messo quel decerebrato accanto, non potevi pensare che stessi fermo a sentire le sue cazzate!»
Ma Peter taceva, tirò fuori una cartellina dal cassetto della scrivania e l’aprì, sempre in silenzio. Clay si zittì a sua volta, capendo che un'altra nota di demerito non gliel’avrebbe tolta nessuno.
«Terapia collettiva», disse poi il capo. «Questo è arrivato ieri, ero indeciso sulla risposta alla richiesta del tuo psichiatra, ma hai appena deciso tu per me che vale la pena tentare»
«Il vecchio mi molla? Cos’è, finalmente va in pensione? E non assumete nessuno al suo posto? Magari una bella psichiatra, sì, credo che sarebbe la cura ideale per me»
«Finiscila, Blue! Non c’è nulla da ridere. Non smetterai di vedere Payton, ma andrai anche alle riunioni»
«Non se ne parla» rispose, cercando in tutti i modi di rimanere calmo. L’unica cosa che non doveva fare era dare in escandescenze.
«Oh sì che ci andrai, e riceverò puntuale resoconto dei progressi fatti. Altrimenti la Groenlandia ti aspetta, lì potrai divertirti a picchiare quanti orsi bianchi tu voglia»

«Non sai fare ironia», ribatté Clay, che ormai sapeva che non aveva scampo. Sarebbe andato a prendere in giro qualche maniaco in una squallida palestra o aula pubblica. Questo volevano e questo avrebbe fatto. Sarebbe stato bravo, bravissimo, avrebbe accarezzato gattini e comprato biscotti dalle girl scout. Sorrise, di un sorriso glaciale: «Ok, ci vado» rispose docile.

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