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giovedì 7 aprile 2016

offerta Lettere Animate ‪#‎primaveranimata‬

Estratto da Phoenix . offerta Lettere Animate‪#‎primaveranimata‬ La condussero più avanti in un’altra stanza, Leila respirava in piccoli ansimi di terrore: era una stanza nera, rivestita di gomma, sembrava un film di fantascienza, o dell’orrore, si limitarono a gettarla dentro e richiudere la porta. Rimase sdraiata, almeno poteva dormire, forse, il buio era totale, si toccò più volte come per mostrare alla sua mente che era ancora viva, la puzza di gomma le dava la nausea, sorprendentemente non riuscì a prendere sonno, c’era qualcosa di strano che il suo corpo aveva percepito, ma lei non riusciva ancora ad identificare: «Clay, ti prego aiutami!» Disse.

Per un attimo pensò di averlo detto nella sua testa, eppure era quasi sicura di aver parlato, ma non aveva sentito nulla, riprovò parlando consapevolmente ad alta voce:

«Clay.»
Urlò: «Clay!» Nulla, non sentiva nulla, aveva perso l’udito?
Il panico la colse, iniziò a gridare con quanto fiato aveva in gola, niente, non sentiva nulla, nessun suono, solo buio e puzza di gomma. Dopo aver urlato fino allo sfinimento si rannicchiò in posizione fetale, stringendo forte il suo corpo, l’unico segno tangibile della sua esistenza, sarebbe impazzita presto, ne era certa. http://www.amazon.it/Phoenix-Operazione-Parro…/…/ref=sr_1_3… 












giovedì 11 febbraio 2016

phoenix ebook free





My two romantic thrillers free for three days . here is the link 

where you can find them. Enjoy the reading!!!
















Europe 1983 - At the heart of the cold war, love, jealousy and murder set the stage for Operation: PARROT - a deadly plot to trigger World War Three. The enigmatic CIA agent Clay Nathan Hobbs operates on the fringes of the European intelligence community, known only by his code name: Blue Shadow. Hobbs stumbles across a beautiful nurse who holds the key to a terrifying new Soviet intelligence plot masterminded by the KGB master spy Egor Vinogradov. Operation: PARROT is designed to thrust the world to the brink of nuclear war. Can the Blue Shadow untangle a web of lies and murder in time to stop the plot? And what are the motives of the seductive British agent Rebecca Doyle - is she friend, or the deadliest kind of foe?





Mis dos thrillers románticos gratis por tres días . 


Aquí está el enlace donde se pueden 



encontrar. Buena lectura !!!









La vida de Leila dará un giro a partir de su encuentro con Clay, quién se revelará como un agente secreto. La mujer terminará por verse involucrada en una operación de alcance internacional de los servicios secretos que podría comprometer el equilibrio político del mundo entero. Leila atravesará continentes, poniendo en peligro su vida, pero sobre todo, luchando contra la atracción que siente por su fascinante compañero de aventuras.


Francesca Rossini nos narra una verdadera historia de espionaje, con intrigas internacionales, secuestros y frágiles equilibrios, acompañándola con temas propios de otros géneros, como el amor, las relaciones y el encuentro de dos mundos opuestos que inevitablemente se atraen, al menos en el plano sentimental. Aun siendo una novela con una ambientación histórica definida, la trama transporta al lector a un mundo convulsionado por los cambios, a partir del concepto mismo de familia, en donde se empieza a lidiar con la idea de la mujer soltera por el fracaso de una relación, generalmente con uno o más hijos a su cargo, quien se esfuerza por salir adelante con orgullo y sobre todo con dignidad. Leila encarna en todos los sentidos a la mujer moderna, que no se detiene nunca para perseguir el bien y la justicia, y que logra afrontar difíciles situaciones con recursos que ni siquiera pensaba tener. En el trasfondo de la historia se encuentra la efervescente década de los ochentas en los Estados Unidos, con todos sus mitos y todas sus contradicciones.

venerdì 5 febbraio 2016

Cartaceo Persecuzioni




Grandissima emozione, mi sento come una bambina che scarta i regali di Natale. Tenere le copie della propria creatura in mano è qualcosa che ti ripaga di tutto, non mi sembra vero che anche il secondo volume è qui, reale e fisico tra le mie mani. L'avventura di Phoenix è giunta al termine, non ci sarà un seguito, ma spero di regalarvi ancora molte storie. Ringrazio tutti quelli che hanno letto , apprezzato e anche criticato il primo volume, spero che il secondo vi piacerà anche di più. Buona lettura a tutti!!!!!





Ecco due piccoli stralci per voi 








venerdì 13 novembre 2015

A proposito di Clay (stralci di phoenix- persecuzioni)






Tornando alla scrivania il suo umore peggiorò: Alan Tyler aveva preso la postazione accanto alla sua, quella vuota dal pensionamento di Hugan.
«Leva il tuo culo floscio da lì, Tyler, non voglio sentire la tua puzza di colonia marcita accanto alla mia scrivania!», gli gridò contro.
«Mi spiace deluderti, ma mi è stata assegnata, ho fatto esplicita richiesta. Se vuoi puoi prendere la mia vecchia scrivania, accanto ai cessi». Poggiò una grossa pianta grassa sul tavolo insieme ad alcune cartelline.
Clay andò a sedersi, cercando di non innervosirsi: era sotto osservazione e quello che non gli serviva era una nota per lite, l’ennesima sul suo curriculum. Spostò i portapenne allineandoli alla perfezione, aprì il cassetto, ne controllò il contenuto poi lo richiuse, lo aprì ancora, richiudendolo, per tre volte, poi accese il pc.
Si schiarì la voce un po’ di volte e vide con la coda dell’occhio Tyler che lo fissava con disappunto, in risposta altri colpetti di tosse e schiarite di voce. Si stava innervosendo. Allentò il nodo della cravatta e tirò il colletto della camicia.
«Vai avanti così per tutto il giorno, amico?», sbuffò l’uomo sistemandosi gli occhiali e guardando Max, come a confermare quanto fosse fastidioso quel rumore. Anderson però sembrava intento nella lettura del quotidiano, non accennò neppure ad alzare lo sguardo.
«Non sono tuo amico, se non ti sta bene i cessi ti aspettano, tornatene da dove sei venuto».
Katy arrivò con i nuovi casi: «Ecco qui ragazzi, buon divertimento»
«Ehi bellezza!», il sorriso ricomparve sul volto di Clay. «Hai scelto i casi migliori per me?»
La ragazza sorrise, faceva la stagista lì da due mesi e ormai aveva una cocente cotta per l’affascinante agente Hobbs.
«Lo sai che non li scelgo io», giustificò l’ovvio, poi si accorse della gaffe e gettò le cartellette sulla scrivania, per allontanarsi in fretta. Nell’impeto i fogli colpirono la tazza di caffè, che cadde rovesciando il contenuto sul tavolo.
«Ma che cazzo!», scattò in piedi Clay, inorridito: fogli rovinati, pantaloni schizzati, persino la tastiera del pc era impregnata di liquido scuro.
Preso dal panico prese il fazzoletto dalla tasca posteriore dei pantaloni per cercare di asciugare, ma era come tamponare il mare con un asciugamano da bidet. Hobbs iniziò a borbottare parole incomprensibili, mentre Max, che lo conosceva bene, era corso a chiamare Teresa, l’addetta alle pulizie.
«Ah ah ah, sta’ calmo Hobbs, non va mica a fuoco l’ufficio», lo prese in giro Taylor, ridendo divertito. «Sembri una donnetta isterica!»
Improvvisamente Clay si girò nella sua direzione, lo afferrò per il colletto, furioso: «Ripetilo, pezzo di escremento, ripeti quel che è uscito da quella fogna»
«Ehi stai calmo, tu sei fuori amico, hai bisogno di uno psichiatra, uno bravo». Le parole morirono in uno sbuffo violento.
Clay lo aveva colpito allo stomaco con la mano libera, una volta, poi di nuovo.
«Sicurezza!», iniziò a gridare Taylor. «Mi ammazza!» Ancora altri colpi, accorsero tre agenti:
«Ehi, Hobbs, calmo!», disse Della Corte, afferrandolo per le spalle. Max si precipitò. «Ti serve una boccata d’aria amico, andiamo.»
«Non mi serve un cazzo, solo che questo scarafaggio sparisca dalla mia vista»
«Tu sei pazzo, Hobbs, pazzo come un cavallo. Dovete rinchiuderlo!», urlava ora Taylor al sicuro dietro le spalle degli agenti venuti a separarli.
«Che diavolo succede qui?» Peter si era affacciato alla porta dell’ufficio, scosse il capo vedendo che c’entrava Hobbs, di nuovo.
«Blue! Nel mio ufficio, ora!», gridò. «Tu vai a farti medicare» disse rivolto a Taylor, che sanguinava copiosamente da un sopracciglio.
«Oh, Peter, ora non iniziare», lo precedette Clay. «Mi hai messo quel decerebrato accanto, non potevi pensare che stessi fermo a sentire le sue cazzate!»
Ma Peter taceva, tirò fuori una cartellina dal cassetto della scrivania e l’aprì, sempre in silenzio. Clay si zittì a sua volta, capendo che un'altra nota di demerito non gliel’avrebbe tolta nessuno.
«Terapia collettiva», disse poi il capo. «Questo è arrivato ieri, ero indeciso sulla risposta alla richiesta del tuo psichiatra, ma hai appena deciso tu per me che vale la pena tentare»
«Il vecchio mi molla? Cos’è, finalmente va in pensione? E non assumete nessuno al suo posto? Magari una bella psichiatra, sì, credo che sarebbe la cura ideale per me»
«Finiscila, Blue! Non c’è nulla da ridere. Non smetterai di vedere Payton, ma andrai anche alle riunioni»
«Non se ne parla» rispose, cercando in tutti i modi di rimanere calmo. L’unica cosa che non doveva fare era dare in escandescenze.
«Oh sì che ci andrai, e riceverò puntuale resoconto dei progressi fatti. Altrimenti la Groenlandia ti aspetta, lì potrai divertirti a picchiare quanti orsi bianchi tu voglia»

«Non sai fare ironia», ribatté Clay, che ormai sapeva che non aveva scampo. Sarebbe andato a prendere in giro qualche maniaco in una squallida palestra o aula pubblica. Questo volevano e questo avrebbe fatto. Sarebbe stato bravo, bravissimo, avrebbe accarezzato gattini e comprato biscotti dalle girl scout. Sorrise, di un sorriso glaciale: «Ok, ci vado» rispose docile.

giovedì 22 ottobre 2015

Un altro piccolo assaggio di Phoenix persecuzioni




Eccomi qui a regalarvi due piccoli estratti dal secondo Phoenix , Leila e Clay avranno molte nuove problematiche da affrontare in questa nuova avventura 


PROBLEMI FAMILIARI

Leila era soddisfatta e serena, come non si sentiva da secoli: il turno era stato leggero, senza urgenze, e si era potuta dedicare quasi tutto il tempo a Clay. Un sorrisetto compiaciuto si appiccicò subito alle sue labbra, al ricordo del loro punzecchiarsi e degli sguardi eloquenti. Non avrebbe portato da nessuna parte, lo sapeva, ma era piacevole e aveva deciso di non porsi troppe domande per il futuro.
Ora aveva in mente di fare un lungo bagno schiumoso e portare Chris al parco, poi magari cinema e pizza.
Infilò le chiavi nella toppa, sperando che Sharla avesse sistemato il casino della sera prima. Non aveva la minima voglia di sprecare il pomeriggio libero a ripulire cocci o tracce di vomito.
«Sono a casa!», annunciò.
La scena che le si presentò davanti la bloccò disarmata. Chi diavolo era quella? Sharla la guardò con aria colpevole, Leila corrugò la fronte: cos’altro aveva combinato stavolta?

«Ehm, Leila, questa è Katrin Wolf, l’assistente sociale».

..E GELOSIE

«Un bel pensiero rubacuori», scherzò sdrammatizzando. Clay poggiò entrambe le mani sulle spalle di Leila, fissandola, ipnotizzato da quello sguardo che era divenuto onnipresente nei suoi pensieri, nel bene e nel male.
«Buongiorno!», una voce squillante e decisa l’interruppe, i due sobbalzarono, sentendosi colpevoli di esser stati scoperti durante qualcosa che non era neanche accaduto.
Clay spostò di malumore lo sguardo sul proprietario della voce inopportuna. Istantanea nausea e antipatia. Un uomo belloccio, abiti curati e pettinatura fissata all’indietro col gel. Classico tipo pieno di sé, classico rubacuori. Poteva quasi sembrare un maldestro tentativo d’imitazione della sua persona. Lo squadrò dalla testa ai piedi: no, scarpe dozzinali e vistose, come pure l’abito non di sartoria, anche il dopo barba era troppo forte. Era un damerino da quattro soldi, concluse.
Leila allungò la mano per salutare: «Buongiorno, piacere, sono…»
«Leila Lane», finì lui.
«Sì, giusto»
«Io sono il detective Richard Garrett, sembra che noi tre dovremo collaborare per le prossime settimane».
Clay sentì una morsa stringergli lo stomaco, non poteva crederci, Peter gli giocava davvero un brutto tiro: lì sotto terra in compagnia di uno spocchioso damerino, dell’FBI per giunta.
«Tu devi essere Clay Hobbs».
Gli porse la mano, Clay fu tentato di rifiutarla, poi decise che era meglio rimanere buoni per il momento.
«Esatto», confermò ricambiando la stretta. 

martedì 20 ottobre 2015

VI PRESENTO PHOENIX-PERSECUZIONI

Eccola qui la mia ultima fatica, ho versato per questa molto più sudore e ora sono forse più emozionata della prima volta. 
Questo è un thriller con qualcosa di giallo e molto di rosa, in questo secondo capitolo della storia è Leila la vera protagonista, questo personaggio ha preso il volo e ha iniziato a vivere di vita propria, è come se la conoscessi davvero, come se fosse mia amica. E' stato un viaggio emozionante e appagante quello percorso con Leila e Clay, che si è arricchito strada facendo di nuovi personaggi, che ho amato davvero tanto.

http://www.amazon.it/Phoenix-Persecuzioni-2-Franscesca-Rossini-ebook/dp/B016VMUOYC/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1445346223&sr=1-1&keywords=phoenix+persecuzioni



questa la sinossi: 

Leila Lane sembra un'infermiera
come tante, alle prese con un nuovo lavoro, con le minacce del suo ex compagno e il ricordo di un’avventura da gettarsi alle spalle, ma cela una doppia vita, nascosta nel piano interrato del Georgetown Hospital. Ce la farà a rimettere in sesto la propria vita, anche quando il destino riporterà Clay sulla sua strada? Quando insieme dovranno collaborare con
un agente dell'FBI per risolvere un delicato caso di cronaca? Ce la farà a essere forte anche per gli altri, a non impazzire quando tutto sembrerà crollarle addosso? Chi perseguita Leila?

Minacce, complotti, ma anche problemi della quotidianità, fatta di legami, liti e passioni. Con la guerra fredda sullo sfondo, sono i sentimenti a fare ancora da padroni. Storie d'amore e odio che si intrecciano indissolubilmente. Questi gli ingredienti del nuovo capitolo di Phoenix.



e qui in anteprima qualche stralcio :



......Riprese a correre con più disinvoltura possibile, “Manca poco all’auto”, pensava cercando d’incoraggiarsi, ma sentì dietro di lei i passi dell’uomo aumentare, stava correndo anche lui, i suoi scarponi battevano forte sull’asfalto. Cercò le chiavi dell’auto nella tasca della giacca di pile, tenendole pronte in mano, il cuore rimbalzava nel suo petto sempre più velocemente. Eccola lì la sua auto, ci finì quasi contro per la velocità della corsa, tentò d’infilare la chiave nella serratura. Non ci riusciva, continuava a colpire la carrozzeria rigandola con la punta della chiave, le mani tremavano. Gettò un’occhiata, lui stava arrivando, era lì a pochi metri. Provò ancora con la chiave che stavolta finalmente entrò, sentì lo scatto e vide il pomello alzarsi. “Dai, dai, dai”, ripeteva nella sua mente. Entrò, chiuse lo sportello e mise la sicura, accese il motore e si azzardò a guardare, ormai doveva esserle addosso.
 Nessuno. Girò la testa. Nessuno. Guardò in tutte le direzioni, in tutti gli specchietti disponibili, non c’era anima viva......





.....Aveva ormai imparato a memoria ogni minuscola crepa dell’odiato soffitto color crema, come ogni sfumatura del pacchiano motivo floreale dello studio. Il professor Patton si ostinava a irritarlo con domande subdole, a trabocchetto, e ormai da lunghi minuti il silenzio si protraeva, facendosi pesante.
L’omino calvo sembrò riscuotersi, si aggiustò gli occhiali sul naso importante e intrecciò le mani in grembo:
«Signor Hobbs», iniziò con quel suo solito tono troppo basso. «Ci conosciamo ormai da molti anni».
Clay sbuffò cercando di trattenere l’impulso di lisciare una piega formatasi sui pantaloni.
«I miglioramenti sono stati davvero notevoli, soprattutto in questi ultimi mesi, tuttavia…»
Clay si schiarì la voce desiderando di essere ovunque tranne che lì, ma aveva saltato tre incontri e la tirata d’orecchio era arrivata dall’alto stavolta, chiara e semplice: ‘O continui la terapia o ti segreghiamo dietro una scrivania’.
«Tuttavia ha saltato degli incontri e, ecco, io la ritrovo qui con le mani che fremono, si è schiarito la voce, vediamo…» Controllò un taccuino. «Quarantasette volte in» controllò l’orologio, «mezz’ora scarsa».

Per tutta risposta Clay si allentò il nodo della cravatta e si schiarì ancora la voce allontanando il colletto della camicia dal collo, come se bruciasse.......


 ....Anja Volkova stringeva forte i braccioli della poltroncina della classe economica. Prima l’atterraggio a Francoforte e poi un altro lungo volo fatto di scossoni, finalmente l’America era sotto di lei. Poteva distinguere le abitazioni, le strade, tutto era minuscolo e appiccicato, come in un plastico, di quelli che aveva tante e tante volte studiato durante l’addestramento.
L’esuberanza dei suoi ventidue anni cozzava contro ciò che le avevano detto e ripetuto infinite volte: l’America era un covo di corruzione e perversione. Un luogo dove tutto era troppo facile, troppo enfatizzato e sprecato. Ma ora le luci della città, del traffico e delle insegne a neon le facevano accelerare i battiti. Avrebbe dovuto essere preparata a quella sensazione, chiuse gli occhi e si ripeté perché era lì. Inspirò profondamente....

venerdì 9 ottobre 2015

book promotion: phoenix


free!!!



Europe 1983 - at the heart of the cold war, love, jealousy and murder set the stage for Operation: PARROT - a deadly plot to trigger World War Three.



The enigmatic CIA agent Clay Nathan Hobbs operates on the fringes of the European intelligence community, known only by his code name: Blue Shadow. Hobbs stumbles across a beautiful nurse who holds the key to a terrifying new Soviet intelligence plot masterminded by the KGB master spy Egor Vinogradov. Operation: PARROT is designed to thrust the world to the brink of nuclear war. Can the Blue Shadow untangle a web of lies and murder in time to stop the plot? And what are the motives of the seductive British agent Rebecca Doyle - is she friend, or the deadliest kind of foe?

mercoledì 23 settembre 2015

recensione A un passo dalla vita



Titolo: A un passo dalla vita
·        Autore: Thomas Melis
·        Formato: Formato Kindle e cartacceo
·        Lunghezza stampa: 324
·        Editore: Lettere Animate Editore
Prezzo: 1,99 ebook, 20 € cartaceo




L’AUTORE:



Thomas Melis è nato a Tortolì, in Sardegna, nel 1980. Ha studiato presso le Università di Firenze e Bologna.Nella vita si occupa di progettazione su fondi comunitari e consulenza aziendale per lo sviluppo. Ha collaborato con diverse riviste online, dedicandosi alle analisi degli scenari internazionali e della politica interna.  “A un passo dalla vita” è il suo romanzo d’esordio, pubblicato da Lettere Animate Editore.


Sinossi
È una Firenze fredda, notturna e mai nominata quella che fa da palcoscenico alla storia di Calisto e dei suoi sodali, il Secco e Tamagotchi. La città è segnata dalla crisi globale, dietro l’opulenza pattinata del glorioso centro storico si nasconde la miseria dei quartieri periferici. Calisto è intelligente, ambizioso, arriva dal Meridione con un piano in mente e non ha intenzione di trasformarsi in una statistica sul mondo del precariato. Vuole tutto: tutto quello che la vita può offrire. Vuole lasciarsi alle spalle lo squallore della periferia – gli spacciatori albanesi, la prostituzione, il degrado, i rave illegali –, per conquistare lo scintillio delle bottiglie di champagne che innaffiano i privè del Nabucco e del Platinum, i due locali fashion più in voga della città. Calisto vuole tutto e sa come vincere la partita: diventando un pezzo da novanta del narcotraffico.
Cupamente, nella rappresentazione di un dramma collettivo della “generazione perduta”, schiava di un sistema socioeconomico degenere e illusa dalle favole di una televisione grottesca, si snoda questa storia di ingiustizie e tradimenti, ma anche di amicizie e amori forti tragicamente condannati. Perché il male non arriva mai per caso e la vita non dimentica mai nulla, non perdona mai nessuno.


RECENSIONE:

Avevo sempre rimandato la lettura di questo libro, seppur del mio genere preferito, mi sembrava così lontano dalle tematiche che più amo. Mi sbagliavo: dal momento in cui ho fatto scorrere le pagine davanti ai miei occhi non ho potuto far a meno di andare avanti, e avanti. La storia non cade nei soliti cliché : Calisto non è il poveraccio che deve darsi da fare in modo disonesto per campare, non è neanche il riccone che ruba per sfregio ai genitori troppo occupati per lui, non è neanche un disadattato o con problemi mentali, è un ‘furbo’ uno che sa che si può ottenere un ottimo risultato senza sforzi, percorrendo le vie dell’illegalità. Studente di economia di 27 anni si è trasferito a Firenze per studiare, ma ha presto deciso che era più semplice e proficuo fare sodi veloci. Lo fa semplicemente perché così è più facile e questo mi ha fatto affezionare a lui, perché personaggio VERO nella sua imperfezione.
L’ambientazione italiana rende tutto più ’reale’ più vivo. Calisto è un personaggio che si fa amare con tutti i suoi difetti, errori e debolezze. È un personaggio che ti entra nel cuore con prepotenza e non se ne vuole staccare più. La sua vicenda è attuale e realistica: un giovane che si ribella alla dura realtà, al tirare a campare, alla lotta continua per andare avanti, trova la via facile, la scappatoia che porta dritta al successo.
Calisto rispecchia una realtà ormai ben nota ai giorni nostri: quella di voler ‘arrivare’ subito e a qualunque costo, senza sacrifici, senza guadagnarsi i risultati con l’impegno. Una strada da ‘furbi’ in un mondo di furbi. Percorrendo questa strada Calisto arriverà al punto di dover scegliere cosa fare della sua vita, scegliere da che parte stare.
Inizialmente il protagonista sembra privo di una moralità, glaciale e senz’anima, ma a mano a mano ci sarà un cambiamento di rotta, grazie a Holli, una sorta di grillo parlante in versione femminile, che porterà alla luce una parte più umana di Calisto, che sembra pian piano iniziare a ragionare ‘per il verso giusto’.
Holli a esser sincera non è riuscita davvero a far breccia nel mio cuore come Calisto, pur essendo un personaggio ben strutturato e studiato (come tutti gli altri che girano intorno al nostro ‘eroe’), ma forse questo è dovuto al fatto che il vero protagonista è solo uno e gli altri rimangono un po’ da sfondo, almeno nel mio cuore. È la storia di Calisto, i riflettori sono puntati su lui e il suo cammino. Un cammino durante il quale non si cade mai nel perbenismo, nel moralismo, nel facile pietismo. È un libro crudo, duro per certi versi, ma proprio per questo più vivo e di facile empatia.
Ho amato molto le conversazioni, davvero realistiche, soprattutto quelle tra Calisto e Holli, che vedono il mondo in maniera così diversa eppure trovano un punto d’incontro.

Anche la scelta di scrivere il parlato nei vari dialetti permette al lettore di immaginare le scene come fossero in un film o raccontate da un amico. Il risvolto della medaglia c’è in questo caso: alcune frasi non le ho capite appieno per la mancanza di conoscenza del dialetto.  
Il modo di scrivere è quello che piace a me: veloce, semplice e diretto. Le descrizioni sono molto dettagliate, ci si sente sempre immersi al cento per cento nell’ambientazione della vicenda. Il linguaggio è quello della vita quotidiana, spesso forte e dalle espressioni colorite, senza eccedere nella volgarità.
 L’autore ha saputo dosare tutto alla perfezione, ogni vocabolo è messo al posto giusto, ogni cosa perfettamente studiata, con il risultato di riuscire a catturare il lettore a ogni singola riga letta. I vicoli di Firenze scorrono sotto la pelle e sembra quasi di vedere i locali affollati, la vita pullulante, ma anche ragazzotti con le tasche piene di soldi che sbandano camminando per il troppo bere o per essere strafatti.



GIUDIZIO COMPLESSIVO: 


Consigliato anche a chi non ama il genere. Storia attuale e davvero ben scritto!







venerdì 4 settembre 2015

risveglio...

Come avevo detto: riprendo con la scrittura.
Un racconto particolare su wattpad, che uscirà in due versioni completamente diverse.
Se vi piace andatelo a votare ;-)

https://www.wattpad.com/164369933-risveglio-parte-1-senza-titolo/page/4



Stesa sul nudo acciaio, tremo, ma non di freddo. Dalla grossa lampada intrisa di cacche di mosche e sangue d’insetti spiaccicati, vedo il mio corpo nudo, fragile, con gambe e braccia divaricate e fissate con delle cinghie. La mia femminilità mortificata, infangata dalla brutalità e dal dolore. Nessun pudore, sono un pezzo di carne steso lì sul bancone, pronto ad essere violato.Una musica allegra di sottofondo stride in modo quasi ridicolo con il mio stato d’animo.In bocca l’amaro del terrore, nella testa la confusione delle droghe che iniziano a fare effetto.Gli occhi si rifiutano di stare fissi e m’innervosisco. Vorrei continuare a guardare il mio riflesso sul metallo della lampada, ma sento scivolare lateralmente la pupilla, inesorabile movimento oscillatorio che mi fa impazzire. La stanza illuminata a neon balla insieme ai miei occhi ingovernabili. Attrezzi da meccanico si alternano a quelli da chirurgo. Sudiciume e pulizia ad aree, compartimenti ben organizzati dalla mente feroce e razionale, che è padrona di quel che resta di me.La musica continua e lo sento canticchiare.Il mio carnefice, il volto coperto tranne gli occhi, occhi gelidi, chiari, che sembrano trapassarmi senza guardarmi veramente. Questo mi ferisce più di ogni cosa:Per lui non sono nessuno. Solo un numero nel suo lungo elenco di vittime, solo un mezzo, non il fine.Canticchia e fischietta mentre prepara gli strumenti e controlla la flebo che ticchetta veloce, troppo veloce. Sento una sensazione di freddo al braccio dove il liquido penetra inesorabile. TIC, TIC, TIC, cerco di fissare le gocce che cadono, ma di nuovo la pupilla scivola di lato. Si ferma sul piattino di strumenti ben allineati, che sembrano fissarmi minacciosi.  Il bancone lucido stride con gli scaffali zeppi di martelli, chiodi e tavole grezze per il fai da te. Poi si rialza di scatto tornando alla lampada. Fisso il mio corpo, il pube rasato mi fa sentire ancora più nuda, sento le lacrime scivolare dai miei occhi impazziti.  Vedo le cicatrici vecchie, rimarginate, accanto a quelle più nuove, ancora gonfie, rosse di disinfettante. È troppo tempo che sono qui. Reprimo il disgusto e cerco di continuare a fissarmi. Tanto per confermare che sono reale. Che non sto sognando. Provo a muovere i piedi legati, vedo le mie dita flettersi, ma la sensazione riportata al mio cervello è solo di un cupo formicolio indistinto. Ho freddo, voglio andare a casa. Come sembra lontana la mia vita, la mia vita di prima. Lo studio, le uscite con le amiche di sempre e poi lui, la mia certezza e la mia felicità. Altre lacrime scivolano solleticandomi il collo, ma naturalmente non posso togliere afferrandole con le dita. Cerco di spostare la testa per schiacciare quelle depositate sulla spalla.«Non ti muovere» la voce atona, sbrigativa, mentre continua a sistemare gli attrezzi. Le mani coperte da sottili guanti di lattice.Non riesco a guardargli il volto, nemmeno quella sottile striscia che si vede dalla fronte all’attaccatura del naso. Il mio essere nuda e legata, in balia di ogni sua volontà, m’impedisce di sorreggere lo sguardo di chi ha in mano la mia vita.La musica termina e l’allegra voce dello speaker è ancor più inappropriata:«Buongiorno! Buon lunedì a tutti, qui è il vostro Mj che vi saluta e vi augura un buon inizio settimana! Lo so che è dura ragazzi, ma diamoci la carica con il prossimo brano prima di leggere le dediche di oggi»“Lunedì…” il pensiero parte a cercare di calcolare il tempo, ma sono troppo confusa, la mente non collabora. Mi arrabbio ancora. “Sta zitto, sta zitto, sta zitto” riesco solo a pensare, mentre un senso di nausea e soffocamento s’impadronisce del mio corpo.Vedo a malapena arrivare la mano al mio braccio. I miei occhi fissano quelle mani guantate, quante volte le ho viste su di me. Il ricordo riporta alla mente le mani, quelle vere, quelle che stanno sotto quella guaina: mani perfette e delicate, di una persona colta, di una persona che non le usa per guadagnarsi il pane. Quante volte ho fantasticato sulla sua vita là fuori, mentre usciva lasciandomi qui sotto a marcire al buio, in compagnia di scarafaggi e qualche topo. In quei minuti eterni, in quelle ore in cui la realtà sembrava così distante sentivo persino la sua mancanza: pregavo che tornasse prima che la solitudine mi strappasse gli ultimi lembi di sanità mentale. Una puntura diretta nel tubicino della flebo. Ancora ghiaccio nelle vene, poi un improvviso calore. Un torpore mi cattura, vorrei addirittura sorridere. Forse dopotutto non sentirò nulla. Succeda quel che succeda, è l’unica cosa che m’interessa ora.«Ciao, buon riposo»Lo sento, o lo immagino dire. E chissà come mi dispiace che la voce non esca per poter rispondere. Sembra una voce dolce ora, la sua, intrisa di passione, nel fervore di quel che sta per fare su di me, con me, a me.Le palpebre si fanno pesanti, vedo la stanza attraverso una stretta fessura: ancora neon, ancora attrezzi, e la porta di metallo dipinto di verde scuro. Conosco ogni crepa di quella vernice, ogni grumo coagulato, creato da una pennellata troppo insistente. Quella porta perennemente scura, che mi mostra solo di rado una fila di gradini di legno scuro, nient’altro. Ora ho sonno, troppo sonno e sono stranamente serena. Sia quel che sia, mi abbandono all’oblio, spero per l’ultima volta.……………………………………Un attimo dopo, un secolo dopo, mi rendo conto di essere sveglia. Non sento dolore, solo un forte senso di oppressione alla gola. Percepisco una disgustosa sensazione mentre mi sfila qualcosa dalla trachea. Improvvisamente l’aria mi manca. Si sentono sonori rantoli, i miei, mentre cerco d’ingoiare aria.
Inutile, sto soffocando.Percepisco la sua presenza. Lo sento trafficare tra gli scaffali.Attimi lunghissimi in cui annaspo, lì immobile mentre l’aria rifiuta di dissetare la mia richiesta di vita.Finalmente mi mette qualcosa sul naso e la bocca. Istantaneo sollievo. Respiro, tossisco, ma sono viva. Tracanno avidamente aria dalla mascherina riprendendo, ancora una volta, quella vita da cui non riesco a staccarmi.Sento delle voci, non solo la sua, ma molte voci che mi chiamano, sono vicine, sono proprio sopra di me e l’unica cosa che penso è:«Perché non mi lasciano dormire in pace?»«Anna? Anna!» inizia a chiamarmi sovrastando le altre voci eteree.“Voglio dormire, uccidimi, uccidimi per favore” penso stremata. Vorrei chiederglielo, supplicarlo, magari mi ascolterà. Ma scopro che non riesco proprio ad aprire gli occhi, sono incollati, restano lì, pesanti come macigni.«Non si sveglia» la sua voce, per la prima volta concitata. Percepisco una nota di preoccupazione.Poi inizia: un intenso prurito al mio sopracciglio destro. Alzo la mano per grattarmi, no, credo di alzarla, ma non ottengo nessun risultato: non si muove e non è per i lacci. La frustrazione mi afferra e cerco di dimenarmi. Nulla.«Anna!!!» la voce grida e sento un ceffone, poi un altro. Ma non fa male, solo un lieve formicolio.“Ho sonno” penso, volendogli gridare di smetterla, di lasciarmi morire.Poi una frase, la consapevolezza del rischio, qualcosa di arcaico che mi trattiene alla vita, ad ogni costo«Non ce la fa, non si sveglia!»Qualcosa scatta nella mia mente, sento il panico nella sua voce. Assurdità di una situazione senza via di scampo. Ma ormai mi è familiare: lui mi vuole far male, assaporare il mio sangue, ma in un certo senso mi ama, non vuole rinunciare a me, non ancora.
L’istinto di sopravvivenza decide per me di dare un segnale: sono viva, lo sento, sono proprio lì, solo che non posso muovermi, e quell’assurdo prurito mi tormenta. Forse quello più di tutti mi spinge a comunicargli che non ho mollato, non ancora.Trasmetto tutta la forza della rabbia alle gambe e provo a muovere, piano, piano sento sollevare un piede, batte, poi l’altro, batte.«Anna!» ancora schiaffi.Gli occhi aprono una fessura, ma è difficilissimo tenerla aperta.«Ecco, si sveglia!» Ancora quel tono pieno di emozioni. «Brava, bene» dice a me, quasi con affetto.Non vedo più lui, l’assassino, il brutale animale con gli occhi di ghiaccio. Vedo l’altro lui, l’ingegnere, l’avvocato, forse medico, la persona normale che è al di fuori di questa stanza. Mi accarezza la guancia, poi si allontana un attimo.Piano, a rallentatore, alzo la spalla per grattare quel maledetto prurito. Ecco, ci sono quasi, mancano pochi centimetri.«Ferma, non muoverti!» Di nuovo il ringhio rabbioso, la sua voce di sempre.Mi rimette giù la mano e provo odio per lui e per la sua ingannevole gentilezza di poco prima. Chiudo ancora gli occhi. Vorrei dormire e dimenticare tutto, vorrei morire finalmente.«Come ti chiami?» mi spiazza.Penso che ormai il suo cervello deve essere andato in pappa.«Mi dici come ti chiami?» Insiste la voce, si sta arrabbiando e non è un bene.Riapro gli occhi a fatica lo guardo, con lo sguardo più truce che ho, che spero di avere:«A-a…A....» esce una voce roca e stonata dalla mia bocca, e ne ho orrore. Cosa mi ha fatto stavolta?«Bene, può bastare» poi si volta e scrive sul suo taccuino, sorride, sembra sereno. Ha ottenuto quel che voleva, anche stavolta.
È tutto finito, almeno per ora, tra poco sarò sola nella mia cella. Tra poco tornerò alla vita e dovrò essere coraggiosa, perché gli attimi non passeranno mai, perché potrò solo sperare che arrivi la prossima volta e che sia l’ultima.Lo vedo drizzare le spalle prima ancora di percepire il suono. Non lo si sente quasi mai quaggiù: sembra il campanello.Mi fissa e quasi provo pena per lo sguardo terrorizzato che vedo spuntare dalla mascherina chirurgica.Si strappa via camice e cuffia.
Afferra un rotolo di garza e me lo passa frenetico intorno al capo avvolgendomi la bocca, stretta. Ma tanto è inutile, non riuscirei mai ad urlare, non ora.Ora non vedo l’ora che si allontani per poter dormire. Non mi importa del campanello, non m’interessa illudermi, non più. Voglio solo dormire.Ripenso alle prime volte, quando a quel suono si accendeva la mia speranza, quando provavo ad urlare a squarciagola, la prima volta avevo afferrato il secchio per i bisogni scagliandolo ripetutamente sulla porta della minuscola cella. Era prima che decidesse di incatenarmi, prima che iniziasse a torturarmi, prima che fossi costretta ad un letto. Ripenso a quei tempi come un secolo fa. La mia sciocca speranza continuava a ripetermi: “la polizia verrà, lo scopriranno, lo arresteranno, non può farla franca”. Povera illusa, lui è troppo furbo, troppo cauto, troppo dannatamente in gamba per tutti loro là fuori.Poi c’era stata l’altra fase, quella in cui l’altra ancor più sciocca parte della mia mente, si era messa in testa di credere alle sue carezze, di credere che se l’avessi assecondato mi avrebbe scelta, l’avrei potuto redimere e saremmo potuti essere felici. Sento le gote riscaldarsi a quell’infantile pensiero. Il mostro affascinante e l’ingenua sfregiata, saremmo stati davvero una bella coppia, bella davvero!Esce, senza fretta, sento i suoi passi rimbombare per le scale. Poi silenzio. Sorrido, ma il mio sorriso muore in una smorfia di dolore. Un dolore sordo e soffocante, che m’impedisce di deglutire. È al collo, proprio alla base. Mi domando quale altra parte di me si sia portato via stavolta.……………..Oblio senza sogni, sembra di aver dormito secoli, galleggio in un mare nero, sudo ma ho freddo.Qualcosa mi ha svegliato. Rumori. Sopra la mia testa, mobili che si spostano. Grida. D’improvviso sono perfettamente sveglia, il mio cervello galoppa: ha trovato un’altra vittima? Un’altra sprovveduta come me?Un’altra povera cretina che chiede di poter telefonare perché il cellulare non ha campo ed è rimasta senza benzina? Una povera illusa, sicura di sé solo per il fatto di trovarsi in una zona residenziale, di quelle lussuose e non nel bosco del lupo cattivo. E invece il lupo cattivo l’attendeva nella sua casa dorata, con quei quadri lussuosi e tutto quel bianco candido di pareti e divani in pelle.Sento una strana sensazione di giubilo, sono felice che qualcun'altra ci sia cascata, non vedo l’ora di urlarle contro: “brutta scema! Ti sei fatta fregare, ben ti sta!” Ma a questa sensazione un’altra si aggiunge, uno strano rimescolio delle budella: non voglio qualcun altro qui con me. E se lui si stancasse e preferisse lei? Questo pensiero mi agghiaccia più di ogni altro.Il rumore si fa più intenso, forse la porterà qui sotto. Forse invece toccherà a lei e io sarò libera, libera di dormire, per sempre senza più paura, senza più dolore.La porta si spalanca con un colpo secco. È un uomo. Resta immobile, bocca aperta e pistola spianata.«Non ci credo» dice facendosi da parte, mentre un suo collega si fa strada passandogli accanto. Viene da me, cerca di sorridere, ma il volto cinereo mostra tutto l’orrore di fronte al mio essere. Stupidamente mi vergogno. Della mia nudità, del mio dolore, del mio corpo martoriato, dell’odore che esso esala. Vorrei che se ne andassero, sparissero e mi lasciassero morire. Piango e la mia voce è roca, maschile, stonata. Piango e mi chiedo che fine abbia fatto lui. Provo la sensazione di lacerazione e distacco. Vorrei che tornasse da me, vorrei rivedere i suoi occhi di ghiaccio. Devo essere pazza, pazza come lui.
Sento che liberano i miei arti intorpiditi, mi avvolgono in un lenzuolo, ma mi lasciano lì.«Un’ambulanza, subito» riesce a riprendersi il primo, parlando alla radio.L’altro mi toglie le bende dalla bocca, mi prende la mano e sorride, questa volta di un sorriso più sincero:«Ce la farai tesoro, ora ci siamo noi»Non rispondo, penso alla mia vita fuori, come potrò cavarmela ora? Come potrò riavere quel che mi è stato tolto? Alzo gli occhi alla lampada. Il mio corpo nascosto dal lenzuolo mi conforta. Una nuova cicatrice, gialla alla base del collo. Il volto completamente arancione di disinfettante mi fa sembrare un’aliena. Distolgo lo sguardo e incontro quello del mio salvatore, che continua ad accarezzarmi la mano, calmo, sorridente. Sorrido anch’io mentre l’ululato dei medici in arrivo segna la parola fine su questa mia storia. Non la fine che mi aspettavo, non quella che osavo sperare, non quella che avevo supplicato negli ultimi giorni.Una fine che ha legata a sé la parola inizio.