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sabato 23 luglio 2016

estratti dal mio nuovo romanzo

Ed eccomi qui a presentarvi meglio il mio nuovo lavoro attraverso qualche estratto :-)


1
Si sentì osservata e vide il professore che la fissava sfacciatamente, le mani ai fianchi. “Non ci credo, ecco che si avvicina” lei lì a gambe larghe e braccia su, il volto rosso per la vergogna il cuore in tumulto. Maleducato!
«Che ne dici di giocare con noi? Impariamo a palleggiare e tirare a canestro, per ora mirano solo a dei cerchi in terra, ma mi sembra più divertente di questi esercizi dell’ante guerra».
“Davvero maleducato! Il re dei maleducati” Laura sentì le guance fiammeggiare e la bile salire. «Ma se ne vuole andare? Non vede che faccio lezione?»
«Oh lo vedo, lo vedo», le scoccò un’occhiata eloquente e sorrise, anzi ridacchiò sfacciatamente.












2
«Va bene, sono stata io ok? Io… io… volevo rifiutassi l’appartamento!»
Lorenzo aggrottò la fronte. «E perché mai?»
«Tu… tu … non mi sei simpatico».
«Oh tante grazie miss simpatia, mi conosci da dieci secondi e hai già deciso. E comunque, fai così con tutti quelli che non ti vanno a genio? Non mi stupirei se tu fossi la persona più sola al mondo» si arrabbiò, ma chi credeva di essere quella signorina so tutto io? «Ti do una brutta notizia: ho già firmato e non sarà certo un po’ di lucido da scarpe e del pomodoro a farmi cambiare idea». Si allontanò richiudendo la porta con il tallone. Che snob! Tentativo davvero patetico, ma non si poteva dire mancasse d’inventiva. Si sarebbe divertito a stuzzicarla, era una vittima fin troppo facile, lei, i suoi occhialetti e i capelli tirati.





3
Lorenzo percepì che lei era sveglia come lui. Non disse nulla, non si mosse, stava bene a contatto con la sua pelle. Certo faceva un gran caldo, la febbre doveva essere calata e con essa erano spariti i brividi.
«Sei tremendamente ingombrante», sussurrò girandosi verso di lui. Si trovarono faccia a faccia. Lei corrugò la fronte «e invadente» aggiunse.
«Il divano era mio se non sbaglio, sei tu che mi hai usurpato il posto».
«Mmm, sta’ zitto per favore, non hai esattamente un alito fresco».
«Ok, ok ho capito». Si mise a sedere, aspettò che passasse il giramento di testa e si alzò. «Vado a prepararti un tè, devi bere, ha detto il dottore che passerà a controllarti in mattinata».
«Hai chiamato il dottore? Il mio dottore?»
«Non conosco altro medico, mi sono appena trasferito, ricordi?»
Lei ritrovò le forze mettendosi a sedere «devi andartene subito»
«Non ti lascio così con la febbre alta, non me ne vado affatto»
«Non capisci, ti troverà qui insieme a me, capirà che hai dormito qui, lui penserà…»
«Oh, ancora con questo ‘penserà’, ma quanti film ti fai sulle opinioni della gente, cosa t’importa cosa penserà un medico e soprattutto figurati quel che gliene frega a lui di quello che fai della tua vita».
«Si dà il caso che sia un amico di famiglia, conosce benissimo Fulvio e gliene frega eccome della mia vita, lo spiffererà subito a mio padre». Si era alzata e lo sospingeva fuori dall’appartamento. «Io sto benissimo, ho già avuto la febbre, non morirò per un po’ di influenza, e nemmeno tu, ora fuori, fuori!»
Lo sospinse fino alla porta, afferrò la maniglia. Proprio in quell’attimo suonò il campanello.
«Ecco, troppo tardi» sibilò. «Nasconditi!»
«Cosa? Sei pazza?»
«Ho detto nasconditi, in camera mia, forza».
Lui obbedì mandandola al diavolo con un gesto della mano.







4
Laura prese la sua mano, il cuore già la tradiva, accelerando i battiti.
“L’emozione della danza”. Mentiva. “La gioia di imparare”. Mentiva spudoratamente.
Sentì la mano nel basso della schiena, che l’attirava verso di lui. Chiuse gli occhi e si lasciò guidare. Nessuna musica. Ma i rumori della cittadina sembravano lontani, attutiti. Molto più forte il palpito del proprio cuore al ritmo di quello di Lorenzo.
Lui si muoveva piano, Laura non riconobbe alcun passo che le avesse insegnato, ma non importava. Si sentiva bene. Poggiò il capo sulla sua spalla, il naso sull’incavo del collo. Avrebbe voluto rimanere lì per sempre.


venerdì 3 giugno 2016

#postmetà, Conoscere un libro da una pagina dal mezzo............







Francesca Rossini
28 maggio alle ore 20:14 · Roma


Dicono che la pag 69 sia la pag che descrive l'intero libro... Io penso che il meglio di un libro si dia verso la metà, quindi stasera vi propongo un‪#‎postmetà‬ : quante pag ha il vostro romanzo? ok, dividete a metà e postate la pagina ;-)



Francesca Rossini do il via alle danze con il mio Mamma e papà sono single:


 «Ok allora è deciso»
Lei annuisce, spalma abbondante marmellata sopra il burro, poi con mio stupore incarta tutto in un fagotto e lo ficca nella borsa da mare.
«Che fai?» mi guardo attorno in piena crisi di vergogna. Pensa se qualcuno ci ha visto, che razza di figura!
Lei fa spallucce e ride, prende anche le restanti marmellatine e una vaschetta di crema di cioccolato.
«Che c’è, li mangio dopo, ora il mio stomaco è pieno»
Non ribatto, mi guardo ancora attorno, fortuna la sala è vuota eccetto una coppia di stranieri che mangia uova e quelli che sospetto siano fagioli.
Scuoto il capo e mi alzo, porgendole la mano per aiutarla ad alzarsi.

Susy
Non posso credere che l’uomo misterioso sia lui! Max, il papà di Martina! Dovrei pensare che mi stia seguendo? Forse è davvero un pazzo psicopatico?
Mah non credo proprio. Ora poi sembra meno felice di me di vedermi. Tiene gli occhi aperti a stento. Sarà andato a spassarsela in qualche locale dopo aver flirtato con me. Questo mi fa smuovere un misto di rabbia e gelosia. Sono assurda, veramente! Ora a guardarlo che si stropiccia gli occhi e si tiene la testa dolorante fa quasi tenerezza. Nessuno gli ha spiegato quando è il momento di fermarsi nel bere? Vorrei punzecchiarlo con qualche domanda, ma credo potrebbe anche mandarmi al diavolo ora come ora.
A colazione cattura in continuazione il mio sguardo, sembra continui a flirtare, nonostante sappia chi sono, mi propone di passare la giornata insieme.
La mia mente manda in onda una scena poco ortodossa in cui facciamo il bagno abbracciati. Mi mordo il labbro per tornare alla realtà. Però non ce la faccio a dire no. Devo ammettere che desidero la sua compagnia e chi se ne frega se è padre di Martina, se ha la ex più odiosa del mondo e che me ne pentirò forse presto. Ora non ho voglia di pensare a niente. Sono in modalità vacanza.
La spiaggia è ancora semi deserta. Prendiamo due lettini affiancati, lasciando chiuso l’ombrellone: ultimo sole tutto per noi!





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Fabio Mosti
‪#‎postmetà‬ con il brano centrale del mio ultimo libro, "la Pagina di Jack":

Tornò alla bacheca dove aveva appuntato tutti i luoghi nei quali era apparsa la misteriosa ragazza dai capelli biondi; c'erano anche la lista dei libri che aveva venduto e tutte le foto che erano riusciti a scattarle o a ricavare dalle telecamere in giro per la città.
«Perché lo fai,» disse Tanya sottovoce, rivolta allo sguardo penetrante che la osservava dalle foto e dagli identikit. Quelle labbra non potevano risponderle, ma quegli occhi si; e la risposta non le piaceva affatto.
Prese il fascicolo che stava sulla sua scrivania, la copertina macchiata di caffè e bruciacchiata in un paio di punti; sfogliandolo si chiese, senza poter rispondere, quante notti insonni ci avesse passato sopra… man mano che scorreva le pagine, la sua mente si riempiva di domande. Chi era davvero quella spericolata spacciatrice di libri? Dove sarebbe apparsa la prossima volta? Seguiva uno schema, o si muoveva completamente a caso? Chiuse il fascicolo di scatto e lo lanciò sul tavolo. Ormai lo conosceva a memoria, e sapeva che le risposte che cercava non erano lì; doveva ricominciare tutto daccapo. Prese il telefono e fece partire una chiamata. La risposta si fece attendere, e la voce dall'altra parte era assonnata. «Capitano?»
«Bart, accendi il cervello. Prepara la macchina, rifacciamo il giro delle scene del crimine.»
Dal cellulare uscì soltanto una specie di grugnito.
«Non ti ho sentito,» disse Tanya.
«Signorsì, signor capitano,» disse la voce, «la aspetto al garage.»

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Clara Cerri
28 maggio alle ore 20:20


‪#‎postmetà‬ La metà di "Lettere fra l'erba" è p. 179:

Lui sbuffò. "Mah, che ti devo dire. A ventidue anni mi sembrava una meraviglia del creato solo perché me la dava... o meglio perché me lo prendeva! M'ha insegnato tutto lei, all'epoca tutte le mie esperienze erano le pippe e i bacetti nel cimitero del paese"
"Allora bisogna farle un monumento!"
"Sì, ma alla fin fine...Ho dovuto aspettare Giulia per stare sul serio con una donna. Voglio dire, Giulia è la prima donna con cui sono stato senza - senza pensare che non potevo stare con te" "Ah". Doveva sentirsi lusingata? Doveva sentirsi gelosa? Non riusciva a decidersi. Certo, se Giulia era riuscita a spezzare quella specie di maledizione di Tutankhamen, magari l'aveva spezzata per sempre.
"Ci siamo quasi, sono bucate le salsicce?"
"Eh? Mi pare di sì". Gli avvicinò il piatto, lui ne approfittò per guardarla negli occhi.
"Senti, io ti ho chiesto scusa per prima, però mi dici che ti succede?"
"Ma non è niente di... ho avuto qualche intoppo, e poi avevo bisogno di pensare"
"Mi fai paura quando pensi, tu". Si voltò di nuovo verso la griglia "Pensare a cosa, poi?"
Dalla porta si affacciò Cristina con due piatti fumanti, gridò "Ilaria vieni ad aiutarmi", "E no, lascio Antonio sotto la pioggia", "Ma sì vai, tanto è un attimo, non piove più tanto".
Ilaria tornò indietro di corsa, con i due piatti di plastica e il manico dell'ombrello sotto l'ascella.
"E adesso come facciamo?"
"Che imbranata che sei, ecco come si fa, si mette tutto in un piatto solo, e l'altro piatto si mette sotto, reggilo bene, eh?" Prese una forchettata di pasta e si voltò di nuovo a badare alle salsicce, "Ecco, e se a quelli che stanno in finestra sembra romantico, meglio ancora, gli aumentiamo il prezzo del biglietto"
"Io non posso più fare a meno di te. Mi sto innamorando, credo"
Antonio si voltò di scatto. "Che cosa?"
"La domanda di prima. A che dovevo pensare"
"E perché non me lo potevi dire? Pensavi che"
"Allora, a che punto siamo?" Ernesto si era affacciato dalla porta.
"Ci vuole ancora, dieci minuti buoni!"
"Veniamo a darvi il cambio io e Luisa, dai!"
"Non c'è problema, ce la caviamo benissimo!" Si voltò ridendo verso Ilaria. "E che cazzo, vedi se ci lasciano un minuto in pace!"




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RedyRose Autrice MaletoMale partecipo con piacere #postmetà estratto di pagina 102, di 205 totali ------------------------------------------------------- : Joe era sulla lettiga, il medico gli aveva appena fatto una lastra alla testa. Il setto nasale era gonfio e gli faceva male, ma non era rotto. Aveva solo una piccola lesione. Con ghiaccio e antibiotici darebbe guarito in pochi giorni.
Ma Joe non pensava ai suoi dolori. Miguel era sotto i ferri da ore, e lui si sentiva come in trans. Volle uscire dalla sala tac, e mettersi in corridoio, contro il parere medico. Ma doveva esserci quando l’operazione di Miguel fosse finita.
Ad aspettarlo seduto e abbattuto c’era Pablo. Joe lo raggiunse.
L’agente gli poggiò una mano sulla spalla.
-Tutto ok? Cosa ti hanno detto per il naso?-
-Sto bene. Guarirò … ma credimi io ho la testa da un’altra parte. Comunque grazie per avere sparato … hai salvato Miguel.-
Pablo sospirò.
-Speriamo … prego che tutto vada bene. È stata una brutta avventura. Ora voglio solo che il ragazzo ce la faccia. E’ dentro da un bel po’!-
Joe scosse la testa, gli occhi minacciavano di riempirsi si lacrime.
-Sai … non credevo che si potesse amare così tanto qualcuno!-
Pablo fu colpito da quelle parole.
-Io l’ho notato subito che eravate fatti l’uno per l’altro. Siete meravigliosi insieme.-
Joe sorrise debolmente. Strinse le labbra, e parlò con un grosso nodo in gola.
-Si. Spero di avere la possibilità di conoscerlo meglio. Gli voglio dare tutto. Tutto l’amore che posso.-
Pablo sentì correre dei brividi sulla sua schiena. Prima di conoscere Joe pensava, come tanti, che i gay fossero solo dei viziosi deviati. Invece quello che vedeva negli occhi dello Squalo d’America, era vero amore … amore puro, forte e incondizionato … che raramente aveva visto, persino nelle coppie definite normali.
Joe lo fissò distrutto.
-Quella bestia? È morto spero.-
Pablo scosse la testa.
-E’ in coma profondo. I medici pensano che rimarrà un vegetale a vita. Gli ho fatto saltare mezza testa. Forse decideranno di staccare la spina.-
Joe serrò i pugni e li portò alla bocca.
-Ti giuro che coma o meno … andrei dentro la sua camera, e lo prenderei a calci nel culo.-
-Ormai Nesciville è spacciato. La moglie dovrà decidere se far staccare, o meno, i macchinari che lo tengono in vita. Ma so già che farà la signora Nesciville. Lei lo odia, come tutti quanti … e se c’è un inferno, credo, che lo butteranno fuori pure da li!-
-E quel corrotto di Brulejo?- Fece Joe che parlava tanto per tenersi impegnato, a lui importava solo di Miguel in quel momento.
-Sta collaborando con Torriedo. È sotto protezione … molti altri corrotti verranno fuori da questa storia, compreso quel porco di Peralio. Anche se sopravvivesse Nesciville non uscirebbe più dalla galera.-
Ma Joe non poté dire la sua, dalla sala operatoria uscì il chirurgo che ancora indossava la mascherina.
Joe scattò in piedi e Pablo lo imitò.
-Dottore. Miguel? Come sta?-
Il dottore visibilmente stanco, si tolse la mascherina.
-Lei è l’avvocato del ragazzo?-
Joe fece segno di si, era in tensione e sentiva i battiti accelerati del suo cuore sul naso, e fu una brutta e dolorosa sensazione.
-L’operazione tecnicamente è riuscita. L’aorta è stata ferita seriamente. Solo pochi millimetri e sarebbe morto … ha perso molto sangue, abbiamo fatto già diverse trasfusioni. Ha lo zero negativo...
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Giorgio Rita Sammy Pinna #postmetà I templi erano quasi finiti. Molto tempo era passato. Uri sentiva il peso dell’età e della responsabilità. La costruzione di due templi a forma di piramide era stata ardua, nonostante la scatola magica. Aveva deciso di abdicare in favore di Acam il figlio maggiore. Acam era un valoroso guerriero, astuto e sapiente. La sua donna era una Dea Madre consacrata alla famiglia reale. Lei accudiva e nutriva i piccoli della tribù con passione e amore. Aveva scolpito le pareti d’oro del tempio con le immagini della caccia e della venuta degli Spiriti Guida. La Famiglia Reale aveva in serbo per lei una missione. Sapeva che doveva lasciare Acam e la sua tribù, ma non sapeva quando. Il dolore che provava al pensiero di lasciare Acam le annebbiava la vista, ma non poteva tradire gli Dei, era stata scelta. Uri sovrintendeva ai lavori finali delle piramidi. Erano gemelle, in tutto e per tutto identiche. La scatola magica aveva compiuto dei miracoli trasportando le rocce che servivano alla costruzione. Solo premendo un quadratino, la roccia diventava leggera e si modellava come creta. Ma le trappole per tenere lontano i predatori, quelle no. Quelle le avevano costruite Uri, con il suo ingegno e l’aiuto di Acam, e la sua donna. Nel loro ventre erano nascosti i segreti della Famiglia Reale. Gli spiriti guida erano venuti in gran segreto e avevano nascosto il loro tesoro nei meandri delle piramidi. Nessuno doveva svelare quel segreto. Erano passate molte lune e Uri non era più il capo. Invecchiava e aveva timore di non aver tempo per tramandare tutto il suo sapere ai propri figli e ai figli dei figli. Gli venne in aiuto la donna di Acam che con entusiasmo incise le sue parole sopra pelli di cervo, conservandole poi in giare di terracotta.
Una notte uno spirito guida si presentò nella sua capanna e gli comunicò che il tempo era finito, doveva tornare alla luce. Uri sorrise, soddisfatto della sua vita, non aveva nessun remora a lasciare il suo corpo.
L’alba trovò Uri senza vita. La tribù onorò il suo corpo cremandolo con un falò di legno di ginepro e frasche di rosmarino. Le sue ceneri furono lasciate al vento accompagnate da celebrazioni della sua lunga e onorata esistenza.
Morto Uri, Acam diventò il capo spirituale e temporale della tribù. La sua donna, la Dea madre della tribù, gli rimase accanto per due primavere. Scaduto il tempo, gli Spiriti Guida scesero sulla terra per prelevare Nantù, la donna di Acam. Tra le lacrime e la rassegnazione, Nantù promise amore eterno al suo compagno. Una luce brillante pervasa da un calore indescrivibile prese Nantù e la portò verso le stelle.



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Cenzie Loparco

 Il ragazzo, sguardo deciso, disse che non avrebbe mollato. "Voglio la verità. Con o senza l'aiuto dei carabinieri. E' stato D'Agostino, me lo sento." Andrea scosse il capo incredulo. "Ma ti senti quando parli? Tu sei ossessionato da tutta questa storia. Sicuramente il tuo amico appuntato sarà uno stupido, ma penso che abbia ragione. Inoltre, cosa potresti fare tu, da solo?" Salvo non rispose subito, si alzò dalla panchina di scatto, passandosi nervosamente la mano fra i folti capelli neri. Poi tornò dall'amico, parandoglisi davanti. "La domanda esatta è: cosa possiamo fare noi."

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Daisy Franchetto
29 maggio alle ore 18:27

Ciao! Grazie per l'accoglienza!
‪#‎postmetà‬ da Sei Pietre Bianche

Altea e Sinbad si erano ritrovati ai piedi di un albero e per un istante temettero di non essersi mai mossi. Ma fu sufficiente uno sguardo al panorama per capire che erano giunti a destinazione.
Si trovavano sulla punta di una collina, dietro la quale un sole rosso e caldo tramontava. Davanti a loro, brulicante e piena di odori, si stendeva Tukana, un groviglio di strade e case che si compenetravano l’una nell’altra. Si diceva che gli stranieri particolarmente sprovveduti perdessero la strada, e quindi la ragione, una volta giunti in quel luogo che non aveva morale.
Altea contemplava il panorama a bocca aperta.
«Non hai mai visto un posto del genere?» le domandò Sinbad alle spalle e lei trasalì nel sentirlo vicino.
«No. E tu?» domandò Altea improvvisamente nervosa.
«Non sono mai stato qui, ma avere conosciuto altre Dimensioni Sotterranee mi ha preparato un po’ a questo spettacolo. Non dimenticare che vengo dal Mondo Ctonio.»
Altea annuì. «Solo ora comprendo le profonde differenze tra le Dimensioni. Una città del genere non sarebbe mai potuta sorgere in una Dimensione Superiore.»
«Tukana è unica nel suo genere, per fortuna. Non esiste altro luogo che possa corrodere un’anima come questo. In molti vi si sono perduti.»
Calò il silenzio, entrambi tentavano di raccogliere le forze per affrontare quel che potevano solo immaginare li attendesse.
Fu Altea a parlare per prima. «Tu sai quale sia il senso della nostra venuta in questo luogo?»
Sinbad stava per rispondere, ma una voce alle sue spalle lo interruppe.
«Siete qui per incontrare me.»
Alto quanto due uomini, con le candide ali che toccavano terra, le braccia aperte e un sorriso benevolo in volto, davanti a loro si era materializzato dal nulla Amos.






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Claudia Melandri
29 maggio alle ore 17:31


Buon pomeriggio! Per ‪#‎postmetà‬ dal ‪#‎IlDono‬ vol.1

Non riuscì a finire il discorso perché Sean si alzò uscendo in giardino. Lei lo seguì a ruota.
– Ti prego aspetta! – Gridò Sara cercando di raggiungerlo. Ogni falcata di Sean era come un salto in lungo per lei. Riuscì comunque ad afferrarlo da un braccio e fermare la furente avanzata.
– Per favore Sara, è meglio che rimanga un po’ da solo. Non voglio che tu mi veda così. Devo pensare.
Un nodo allo stomaco la fece trasalire. – A cosa Sean? A cosa devi pensare?
– Ehi, niente paura. – La tranquillizzò lui, percependo il suo stato d’animo.
– Allora spiegami, non andare via così.
Sean sospirò. – Lui ti ha conosciuto molto prima di me. E se avesse avuto più coraggio, ora saresti sua e non mia.
Soffiava un vento gelido che perforava anche le ossa, ma lei era così presa da quelle parole che al contrario sentì la pelle bruciare. Un calore che le imporporò le guance.
– Anche se fosse andata così, noi due alla fine ci saremmo incontrati e innamorati, con il risultato che Patrick avrebbe sofferto ancora di più.
Sean non capì cosa lei volesse dire, rimuginava ancora su quella mancata possibilità che gli stava mandando tutti i nervi fuori fase. Si abbandonò sulla panchina nelle vicinanze con le mani in tasca, gambe incrociate e allungate in avanti. Gli occhi fissavano rabbiosi la punta delle scarpe.
Sara lo sorprese inginocchiandosi al suo fianco. Gli tolse le mani dai Jeans e se le portò al viso, senza che lui opponesse alcuna resistenza.
– Ricordi la sera del tuo arrivo? Io ero alla finestra del piano di sopra. Fuori, buio totale. Hai preso la sacca dal bagagliaio per andare alla dependance. Dopo qualche metro ti sei fermato e girandoti hai guardato nella mia direzione. Non vedevo il tuo volto, ma so-lo i tuoi occhi. Due diamanti blu che squarciavano l’oscurità. In quel momento ho desiderato con tutta me stessa di trovarmi a un soffio da quella luce accecante. – Con un profondo sospiro, poggiò la fronte a quella di lui. – Ti ho amato da quella sera. Sembra assurdo lo so, ma è così. Invece Patrick l’ho avuto per più di otto ore al mio fianco e non è successo niente. Niente, capisci? Ciò che sento per te va oltre ogni possibile immaginazione. Ti avrei amato sempre e comunque. Io lo so. Ora lo sa anche Patrick ma… tu? – Lui inspirando trattenne l’aria dentro di sé. Poi rilassò il petto e il corpo si abbandonò alla dolce dichiarazione d’amore.
– Ora lo so anch'io, e sono l’uomo più felice del mondo. Ma per un attimo ho temuto che…
– Sssh, smettila – sussurrò Sara sedendogli sulle ginocchia. – Adoro il suono della tua voce, ma adesso desidero che te ne stia zitto e che mi baci come solo tu sai fare.
Non se lo fece ripetere due volte. Sean si avventò sulle sue labbra con irrefrenabile foga e, senza interrompere il contatto, la prese in braccio avviandosi verso la loro casetta. Soltanto i baci, per quanto dolci e profondi, in quel momento non gli sarebbero di certo bastati.https://www.amazon.it/Male-nellAnima-Trilogia-Dono-ebook/dp/B01BUHNLYS/ref=pd_cp_351_1?ie=UTF8&refRID=N19H5518EEPNNMG03BG3









Rossella P. Autrice
29 maggio alle ore 17:10

Segin, volenterosa con doti nella media, mano leggera e con forte senso della prospettiva.
Floria, potrebbe ottenere di più ma ha scarsa concentrazione, utilizza il colore in modo creativo.
Sintia, usa la matita come se fosse un’accetta, non è molto portata per il disegno.
“E allora permettetemi di dirvi che non ha senso frequentare le lezioni.” Risponde la ragazza, contrariata per il giudizio negativo.
“Ma vogliamo darvi la stessa formazione come tutte le qui presenti signorine, Lady Sintia. – Spiega il Reggente. – Lo sapete che questo sta a cuore a tutti noi.” E indica con un cenno Soφια che senza perdere la concentrazione si accinge a tracciare una linea curva.
Il giudizio che il maestro ha su di lei è positivo. Molto portata, bella mano, raggiunge buoni risultati anche quando non si applica, perché spesso durante le lezioni non fa che bisbigliare con le sue amiche.
“Il problema sta nel fatto che spesso il disegno è considerato una disciplina secondaria.” Si lamenta il maestro.
“Sta a voi fare in modo che gli venga data la giusta importanza. – Suggerisce il Reggente, che ha intenzione di troncare presto quel discorso perché ha altro per la testa. – E ora vi prego di scusarmi, Maestro, ma devo chiedervi di lasciare andare la Principessa, ho bisogno di conferire con lei. E non andate in paranoia, avrei chiesto la stessa cosa anche al maestro di Medicina.
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Andrea M. Schiuma
28 maggio alle ore 20:24
la sa-la-osservava la mia interpretazione a braccia incrociate- e mi ap-plaudiva, dirigendosi verso di me. "Bravissima, Natalia" mi disse. "Finalmente un'interpretazione perfetta, come quella che volevo io". Mi sentivo felice, soddisfatta. Rimasi fino alla fine delle prove, ad as-sistere al duello tra Amleto e Laerte, alla morte di Gertrude e all'in-coronazione finale di Fortebraccio. Quando tutte le luci furono acce-se camminai verso la mia giacchetta di jeans che avevo lasciato su una sedia. Tastai rapidamente le tasche fino a quando non trovai il cellulare. Vidi che c'era un messaggio non letto inviato da Lorenzo. Lo aprii. Diceva che doveva parlarmi il prima possibile, era urgente.
La cosa mi agitò molto. Riposi subito il cellulare nella tasca. Aprii la porta della sala. In un altro momento mi sarei fermata a fare chiacchiere con gli altri attori della compagnia. Non era quello il caso. Voltai la testa. Salutai tutti quanti in generale. Richiusi la porta quasi sbattendola. Corsi a precipizio lungo le scale. Sembrava che dovessi salvare qualche moribondo giù al palazzo. Presi la via più breve per arrivare a casa. Nel messaggio Lorenzo mi aveva detto di vederci in una piazzetta a metà strada tra casa mia e la sua. Quando arrivai a casa erano le otto e mezza. Lorenzo mi aveva chiesto di es-sere nel luogo dell'appuntamento alle ventuno e trenta. Giunta di fronte alla porta di casa, feci per prendere le chiavi, ma mi caddero. Le ripresi, mi caddero un'altra volta. Diedi una botta forte alla pare-te. Al terzo tentativo, riuscii ad aprire la porta. Sapevo che, varcando quella soglia, avrei dovuto cercare in tutti i modi di non far intendere il mio stato d'animo, dovevo essere forte, possedere una scorza che mi proteggesse dal mondo esterno. Ben inteso, ovviamente, non ci riuscii."
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giovedì 18 febbraio 2016

Segnalazione Oltre la finestra

Oggi vi presento Alessandro Petrelli e il suo 'oltre la finestra'  , buona lettura e fatemi sapere cosa ne pensate!


Biografia.



Alessandro Petrelli è nato a Lecce il 19 aprile 1990 e vive a Lizzanello con i genitori ed il fratello maggiore. Ha frequentato l’Istituto d’arte ed ora studia Fisioterapia nell’Università di Brindisi. E’ stato da sempre un appassionato di musica, letteratura, scienza, arte e sport. Il suo debole per i libri e i film Horror e Thriller ha dato modo alla sua fantasia di spaziare, adattandola perfettamente a questi generi. Secondo Alessandro, l’emozione più bella che si possa provare mentre si legge un libro è il colpo di scena…vedersi crollare in un attimo quella certezza di aver capito tutto. Ed è questa la sensazione che cerca di tramandare al lettore. 
Il 15 febbraio 2016 viene pubblicato da “Lettere Animate” il suo primo romanzo, “Oltre la finestra”, un thriller ambientato nel Salento. 
Oggi Alessandro continua i suoi studi mettendoci tanto impegno, senza però negarsi un po’di tempo da dedicare alle sue passioni. Da poco tempo è già al lavoro per il suo secondo romanzo.





TITOLO: Oltre la finestra

AUTORE: Alessandro Petrelli

PAGINE: 165

FORMATO: Kindle, ebook.

COSTO: euro 1,49


LINK: http://www.amazon.it/Oltre-Finestra-Alesssandro-Petrelli-ebook/dp/B01BTEXYOY/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1455709992&sr=8-1&keywords=oltre+la+finestra














SINOSSI

La follia è lo sfogo dei sentimenti occultati. Ce lo dimostra questo libro, scritto in prima persona, che accatasta lo splendore della costa salentina, lo spirito dolente di un uomo in cerca di vendetta e la sinergia di un gruppo di amici che maschera la precarietà della situazione italiana attuale.
La storia è ambientata a San Foca agli inizi del duemilaquattordici. Il protagonista è Davide, un ragazzo rimasto orfano a causa di un incidente che vive con le due sorelline, Eleonora ed Elisa e la nonna nella desolata San Foca, dove abitano anche la sveglia e sorridente Laura, l’allegro Luca con la fidanzata in dolce attesa e Sergio, un ragazzo molto intelligente penalizzato però dal suo carattere particolare. La comparsa di uno sconosciuto e le sue minacce costringeranno i ragazzi a muoversi e a scavare nel passato, riportando alla luce una terrificante storia.





Estratti

“Fermo davanti la mia finestra c’era lui, l’assassino. Cosa cerchi? Cosa vuoi? Io non sono in casa, dovresti saperlo … cosa vuoi?

Impegnato a focalizzare ciò che ci fosse dietro la finestra l’uomo non mi vide. Era vestito come sempre: ben imbottito, tutto in nero, con un passamontagna e un cappello alla Van Gogh.”



“La città dolorosa.
Quando mi ritrovai di fronte al cancello semicorroso che faceva intravedere gli enormi padiglioni color beige capii perché avevano deciso di chiamarla così.
Città dolorosa.
Era davvero una città. E non conoscendone nemmeno una stanza mi resi conto di non sapere da dove cominciare.”



“Sentivo il freddo pavimento sotto il piede sinistro. Il rumore si faceva sempre più vicino, era come se qualcuno graffiasse alla porta. Il mio battito cardiaco accelerava e a tratti sembrava che il cuore potesse scoppiarmi. Accesi tutte le luci. Non sapevo più quali fossero le idee buone e quali no, ma mi fidai della mia estemporaneità. Poggiai la mano sulla maniglia della porta del soggiorno e aprii repentinamente. Ero pronto a colpire.”

domenica 7 febbraio 2016

Assaggi di libri...













Ho raccolto qui qualche bell'estratto dal gruppo facebook 'scrittori e lettori on line' spero che voi lettori troviate qualcosa d'interessante, che sia nelle vostre corde: ce n'è per tutti i gusti!!!

Inizio con un estratto inedito da Phoenix persecuzioni, un punto di vista insolito, molto distante da quello di Leila o Clay a cui siete abituati........

Una lunga fila di letti, tutti con le coperte color fango, tutti ben rifatti, senza una piega. Questo ricordo ha iniziato a torturarmi nei sonni agitati, che provo a concedere al mio corpo esausto. 
Otto letti da una parte, otto dall’altra, la prima immagine che mi accolse all’arrivo nell’orfanotrofio. Gli occhi colmi di lacrime, l’orsacchiotto spelacchiato stretto al petto e nessuna valigia. Questo l’inizio della mia nuova vita. Mi sfugge ancora il ricordo del perché è successo, tutto è nebuloso, conficcato così in profondità nella mente, che non riesco a recuperarlo del tutto. Il fumo, quello sì lo ricordo, un fumo denso, scuro, che avvolgeva tutto e il silenzio, un silenzio completo, terrificante, che non lasciava spazio a null’altro. Il silenzio assoluto di chi è sordo dopo un boato troppo potente. Mi tengo la testa tra le mani, non riesco, non riesco a ricordare, non voglio ricordare, ma ormai sento che devo.
Letti, letti ordinati, lisci e squadrati come grosse scatole rettangolari. Letti vuoti, ma che si sarebbero presto riempiti con l’ora giusta di una marea di disperazione umana, addolcita da sogni e speranze dell’età infantile, ma pur sempre disperazione.
E iniziò la guerra: guerra per accaparrarsi più cibo, guerra per avere le scarpe del numero giusto, per i vestiti meno bucati e stretti e persino per catturare l’attenzione delle Sorelle. Seppur acide galline dalle mani lunghe, pronte a pizzicarti, strapparti i capelli o bacchettarti il culo, erano eterna causa di contesa e lite per avere uno sguardo o una carezza. Poi c’era il discorso genitori. Lì, sì, scattavano discussioni, c’erano veri e propri comizi la notte.
«Tu sei troppo grasso, tu troppo alto, tu troppo grande» ce n’era per tutti, nessuno sembrava al sicuro e quelli che parevano avere tutti i requisiti erano presi di mira e gli veniva fatto di tutto.
Ricordo ancora la piccolina, Sonja si chiamava: grandi occhi blu dalle lunghe ciglia, boccoli biondi e labbra che sembravano di porcellana. Aveva sui quattro o cinque anni, sarebbe stata portata via subito da un fantastico papà e una mamma dolcissima, lo sapevamo tutti. Così già la prima notte l’acchiappammo dal suo lettino, il mio amico Pugno aveva rimediato un rasoio, le tagliammo tutti i boccoli. Non strillava, lo prese come un gioco, le dissi che Pugno era parrucchiere e lei se la rideva come un’ebete. Io avevo preparato un impasto con la buccia verde delle noci, cardi e altre robacce. Gliela passammo sulla faccia, sarebbe durata a lungo: un bel maschietto africano sembrava. Passammo una settimana nello sgabuzzino delle punizioni, acqua e pane e buio completo, ma lei non la presero per lungo tempo e ci sentimmo malignamente felici.
Rido a quel perfido ricordo, poi sento le lacrime, scoppio a piangere. Non è da me, sto male, ne morirò, lo sento, non posso più tornare indietro, posso solo andare avanti, andare avanti col mio piano. 






‪#‎estratto‬ da "Lettere fra l'erba"
Qualche volta, ma non troppo spesso per non logorare il ricordo, pensava alle voci che aveva sentito attraverso il muro, una notte passata in facoltà. Faceva caldo, era sdraiato sopra il tavolo della biblioteca, infilato a metà nel sacco a pelo. Ernesto e Ilaria si erano chiusi nell'auletta accanto e stavano cominciando i loro giochi senza immaginare che di là del muro si sentiva tutto, lui parlava, parlava, commentava le bellezze e i capi di vestiario come se non sapesse eccitarsi senza la radiocronaca, la voce appena spezzata dal respiro più forte, mentre nelle risate e nei sospiri di Ilaria si sentiva come un tremore, una sopraffazione, si sentiva l'attesa, il desiderio che cresceva.
Antonio cercava di fare finta di niente, ma poi tendeva l'orecchio e quasi senza volerlo, il cuore che batteva forte fino a sentirsi nelle tempie, associava un'immagine e una carezza a ogni rumore










Per ‪#‎martedìestratti‬ presento un brano tratto da Norsemen. GrazieFrancesca




«Hai qualche idea riguardo al tatuaggio?» Chiese Vanadis al ragazzo.

Lui si guardò intorno, poi disse: «Prima di entrare nel tuo negozio un’idea l’avevo, ma vedendo quelli che tu hai addosso e tutti quelli sparsi un po’ ovunque, sono andato in confusione e adesso sono molto indeciso…»

«Dimmi che cosa avevi in mente, così possiamo partire da qualcosa di concreto» rispose Vanadis guardandolo in viso con aria inespressiva.
Il ragazzo riprese il discorso: «Beh ecco, avevo pensato che…»
«Prima di tutto mi devi dire in quale parte del corpo lo vuoi il tatuaggio» lo interruppe bruscamente Vanadis.
«Ah, di quello sono sicuro, lo voglio qui» disse lui indicando la parte superiore del braccio destro, vicino alla spalla. Poi si guardò intorno e vide un disegno appeso al muro, esclamando tutto soddisfatto: «Questo! Ecco che cosa mi piace. Avevo proprio visto una cosa simile e la mia idea era questa!»
Vanadis, che nel frattempo si era accesa una sigaretta, aspirò una boccata di fumo e gli chiese: «Sei gay?»
«Perché me lo chiedi?» Rispose il tipo con aria perplessa e preoccupata.
«Perché da queste parti il tatuaggio che hai scelto va di moda fra i gay. Io te lo faccio, ma poi non tornare indietro a lamentarti, dicendomi che sei stufo di sentirti fare proposte oscene da persone del tuo stesso sesso mentre vai a spasso per la città…»












Ciao a tutti!

Ecco un breve estratto del mio "Ritratto di un Angelo" 💖

...Mi attira a sé, facendomi affondare il viso nel suo petto. Profuma di buono, e ora davvero non ho più scampo. Tra le sue braccia l’intero mondo scompare. Il mio corpo si accende, il cuore batte più forte ed è come se riconoscesse l'altra sua metà. Come quando finalmente dopo una lunga attesa arriva chi non ti stancheresti mai di aspettare. Alzo piano lo guardo per imprimere nella mia mente ogni dettaglio di lui...
"Ritratto di un Angelo"💖



















"I colori vivaci che puoi trovare a Città dei Sogni e a Paese Sogni d'Oro, qui a Periferia Dormiveglia si spengono.

Gli abitanti hanno la pelle bigia e i colori dei vestiti sono sbiaditi.
La Periferia non è un luogo molto raccomandato, tutti lo descrivono come un posto triste, dove gira gente brutta e losca, pronta ad accalappiare bambini e ragazzini per cuocerli in uno sporco calderone nella loro buia e tetra casa."

Trama: Arianna vive a Città dei Sogni e adora sua sorella Alice, una bambola di porcellana capace di parlare e pensare come un essere umano che suo padre ha costruito per lei quando era ancora una bambina. Un giorno Alice scompare misteriosamente, suo padre non le dà alcuna spiegazione e non sembra interessato a cercare la sua sorellina, ma Arianna non si dà per vinta: assieme ai suoi amici Lea e Leo e al suo pupazzo di infanzia il Signor Bianconiglio, decide di partire alla ricerca di Alice; per farlo dovrà attraversare il caos di Paese Sogni d’Oro, il grigiore di Periferia Dormiveglia, la Discarica dei Ricordi e il Distretto Risveglio. Arianna dovrà capire da sola qual è la strada giusta da seguire: dare retta al Dottor Z, un individuo mascherato, vestito da prestigiatore che cammina sui trampoli e che sembra sapere tutto di lei o fidarsi dei consigli del Signor Bianconiglio? Arianna non lo sa, ma l’unica cosa che può salvarla è trovare una risposta alla domanda: “dov’è Alice?”

EBOOK












CARTACEO





Oppure contattami per avere una copia con dedica e segnalibro Emoticon smile
Blog Ufficiale:



(l'immagine usata non mi appartiene, è stata presa da questo sito.



Osservo altre persone, bambini della mia età che camminano con accanto un’Alice. Sono bambole che dimostrano dai dieci ai quattordici anni e il compratore medio è il genitore che vuole trovare un compagno di giochi per il figlio o la figlia. L’Alice sembra in tutto e per tutto un essere umano, fatta a eccezione per la pelle di porcellana: parla, gioca, mangia, dorme… il suo obiettivo è quello di fare compagnia al suo “padrone”[...]"


EBOOK









Buonasera amici del gruppo
grazie Francesca Rossini per la possibilità Emoticon heart 
ecco un estratto del mio ultimo romanzo edito self ''Io sono Fuoco... brucia con me se hai coraggio!'' genere m\m pagine 698 - v.m 18 
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Jason si fermò nei pressi del monastero indicato da Patrick, si rese conto che in effetti era un posto isolato. C’erano posteggiate alcune auto e si vedevano in lontananza alcuni ragazzi. Patrick aveva accennato che era anche un liceo attrezzato a convitto, c’era persino una palestra e sala adibita alla biblioteca. Insomma un mini college cattolico di campagna.
Il ragazzo inserì il freno a mano e si dedicò ad osservare un panorama che sicuramente era molto più interessante. Quel bel biondino che aveva accanto meritava tutta la sua attenzione. Lo vide fissare preoccupato il vecchio monastero.

Nella sua mente non c’era l’ombra di un idea. Non immaginava nemmeno lontanamente il motivo di quella strana trasferta. Forse aveva davvero bisogno di espiare qualche peccato? Qualche crimine? Pensò guardandolo. Lo eccitava come una bestia l’idea che quel viso d’angelo in realtà l’avesse combinata grossa. I suoi modi gentili, educati, i suoi lineamenti indicavano un angioletto e non un demonio come invece si sentiva lui. Avrebbe voluto portarlo nella radura vicina e farselo alla faccia dei monaci. L’ avrebbe preso senza pietà da dietro e fatto gridare di piacere. Magari mentre passava uno dei giovani monaci … chissà si disse ridacchiando nella sua mente contorta se quei pretini avrebbero voluto essere sodomizzati anche loro e i rispettivi culetti vergini. Ma si scrollò dalla testa quei pensieri perversi anche se divertenti.

Era la prima volta che uno gli piaceva in quel modo.


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Jason Hotfire è un giovane sfrontato, senza inibizioni. Ha ventidue anni e lavora come cameriere . Lui è sicuro di se della sua bellezza e del suo fascino. E' alto, moro , palestrato con due occhi verde chiaro, adora fare la bella vita. Ha un…


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Estratto da "Facemmo l'amore una notte di maggio".

Pazzo! Quel Lorenzo doveva essere veramente un pazzo, se aveva deciso, senza una valida ragione, di lasciare una ragazza bella come Natalia-davvero continuava a pensare che Natalia fosse bella?-. Que-sta era l'idea complessiva che il signor Nicola Mastrogiovanni si era fatto di quella faccenda. Gli montava una collera incredibile in testa, che gli veniva da dentro, dalle viscere. Sentiva un forte bruciore allo stomaco e all'esofago, come se avesse ingurgitato di botto una quan-tità non indifferente di alcool. Sentiva caldo, ma si rendeva conto che l'aria, fuori, era alquanto fresca. Era sudato. Sudato sulla fronte, su-dato sul collo, sudato sotto le ascelle, tutto sudato. Non aveva com-piuto alcuno sforzo fisico. Il sudore gli veniva tutto quanto da dentro, per la rabbia, per l'agitazione.

Entrò nell'albergo. Fortunatamente a quell'ora-in realtà non era poi così tardi-il signor Spadone non si trovava alla sua scrivania. La chiave, il signor Nicola Mastrogiovanni, se l'era portata appresso. Sa-lì rapidamente le scale e giunse alla sua camera. Nel frattempo conti-nuava a sudare e ad adirarsi contro Lorenzo. Infilò la chiave nella serratura e aprì la porta. Entrò in camera. Probabilmente aveva fatto più rumore delle altre volte, ma non era dell'umore adatto per pensare al fatto che avrebbe potuto svegliare qualche eventuale ospite nelle camere accanto.

Entrando, si buttò di pancia sul letto, che cigolò. Anche quello, a-vrebbe potuto disturbare, ma Nicola Mastrogiovanni continuava a non porsi il problema. Rimase così per qualche minuto, con il naso sul cuscino. Continuava a sudare e, soprattutto, a pensare. Poi si girò e dopo poco si alzò. Si moriva di caldo in quella camera, forse era il caso che aprisse la finestra. Dopo averla aperta, andò a sedersi sul letto. Prese un pacco di fazzoletti che aveva lasciato sul comodino. Ne estrasse uno. Cominciò in quel modo ad asciugarsi il sudore. Pri-ma la fronte, poi dietro le orecchie, poi il collo e le spalle. Così, a mente più lucida, ragionava.

Lorenzo doveva essere un pazzo. Quello era poco ma sicuro. Federi-co era convinto che lui, in realtà, non avesse lasciato Natalia. Quest'ultima, invece, la pensava diversamente e, come lei, la pensava

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anche il signor Nicola Mastrogiovanni. Posto per buono, quindi, che Lorenzo non sarebbe tornato da Natalia, cosa significava, material-mente, questo? Che Natalia era libera. Chi, a quel punto, avrebbe po-tuto combinare qualcosa con lei? Prima di tutto, pensò Nicola, pro-prio Federico. In quei due giorni in cui li aveva osservati, a Nicola era parso che il rapporto tra Federico e Natalia fosse piuttosto ambi-guo, specie da parte del primo. Forse lui nutriva un amore non ri-cambiato per la ragazza che, fino a pochi giorni prima, era impegna-ta. Con la scomparsa dalla scena di Lorenzo, Federico avrebbe potuto approfittarne.

C'era qualcun altro, oltre Federico, a poter avanzare pretese di que-sto genere?

Il signor Nicola Mastrogiovanni fu sorpreso dalla risposta che si diede.

C'era lui, proprio lui.

Natalia era una ragazza bellissima. Aveva sentito molti mesi prima, quando sua madre era ancora in vita, una storia narrata da un profes-sore di greco che era entrato nella sua tabaccheria. Il professore par-lava con un ragazzo che non faceva studi classici. La storia era que-sta. I greci erano convinti che esistesse una corrispondenza tra la bel-lezza esteriore di una persona e la sua bellezza interiore. Bella fuori, bella dentro, insomma. Era anche per questo motivo che Efialte, il pastore greco che tradì Leonida nella celebre battaglia delle Termopi-li, era entrato nella mentalità greca comune come uno storpio. In re-altà, nessuno l'aveva mai visto, né Erodoto, il principale storico di quell'epoca, l'aveva mai descritto.

Lei gli piaceva, cominciava ormai a capirlo. Ma cosa avrebbe fatto con la sua vita precedente? Aveva una casa in una città molto distante da Bari. Cosa ne avrebbe fatto? Aveva una tabaccheria che andava bene, nella stessa città. Quale destino avrebbe dovuto riservarle? E tutte queste cose, eventualmente, a Natalia, quando le avrebbe dette? Ma in quel momento preciso, si disse Nicola Mastrogiovanni in un attimo di vera lucidità, tutte quelle domande non avevano senso. Co-sa sapeva, lui, davvero, di Natalia? Nulla, se non che era una ragazza che, fisicamente, lo attraeva tantissimo. E lui non aveva mai provato una simile attrazione per un'altra donna. Non ne era innamorato-vero,

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non ne era innamorato?-, avrebbe voluto scoprire ancora qualcosa su di lei. Sotto quest'ottica, cambiò anche rapidamente l'idea che il si-gnor Nicola Mastrogiovanni si era fatto di Lorenzo. Meglio che si fosse levato dalle scatole. E meglio ancora che non ritornasse. Già.

Il signor Mastrogiovanni si addormentò, quella notte, con quel pen-siero.

Meglio che non ritornasse.












‎martedìestratti‬ non basta. Grazie Francesca per aver esteso la possibilità a tutta la settimana. Oggi propongo un estratto dal racconto "Il Profeta". Il paragrafo è stato scelto dal blog Appunti di una giovane readersul suo sito.


Il paziente era pallido, un pallore innaturale che dipingeva tutto il suo corpo, come appariva dal collo e dalle mani estremamente chiare. Il volto era ossuto e mal si abbinava con la barba trasandata di qualche giorno. Qualche ciocca di capelli aveva abbandonato le altre, lasciando l’uomo stempiato.
«Lei è uno stolto. Erano gli Dei a parlare per me. Io non so cosa le ho raccontato. La mia lingua, la mia bocca, il mio corpo tutto è in possesso degli Dei.»
Danari fissò il suo capo con sguardo interrogativo. In realtà, c’era anche una nota di rimprovero. Il paziente si stava comportando in maniera del tutto diversa rispetto al resoconto fatto dal primario.








UNO

Mi chiamo Carlotta e vivo con un nodo in gola.

Ho sedici anni, mi sento sola perché sono diversa da tutte le persone che mi circondano, e questo non mi piace. Non appartengo a nessun luogo. Ho abitato in Africa per cinquemilasettecentosessantaquattro giorni (5764!), per me l’Italia significava solo che la scuola era finita e nonni e cugini mi aspettavano per le vacanze. Ho trascorso un’infanzia felice, ricordo viaggi bellissimi, gran parte dei quali legati al mare: squali, balene e pesci colorati. I miei genitori ridevano spesso, e spesso facevamo safari alla ricerca dei big five nei parchi naturali del Sudafrica e dei Paesi limitrofi, Namibia e Botswana. La prima volta che ho visto la neve ̶ ero in Kenia ̶ avevo nove anni: era bianca come le nuvole. Ora mi trovo in Italia. A nessuno importa come mi sento io dentro, cosa penso e cosa vorrei.


DUE

...un bel giorno mamma e papà hanno portato a casa tanti fogli e le hanno spiegato cosa era un’adozione. Era ancora molto piccola, ma abbastanza grande da ricevere spiegazioni serie da bambina grande. Non aveva partecipato alla ‘scelta’, sapeva solo che sarebbe stato un bimbo mozambicano. Poi un bel giorno, al ritorno da scuola, lei e Daniele avevano trovato la culla che avevano comprato insieme, con una piccola faccina dagli occhi chiusi che sbucava dal lenzuolino: «Ma.... è nero!» fu tutto quello che uscì dalla sua bocca nel primo minuto di stordimento divertito. Per fortuna il piccolo si era svegliato subito dopo e le aveva regalato un bel sorriso. È stato amore a prima vista, mamma e papà erano commossi e tutti avevano passato momenti molto felici.




TRE

...un fantastico incontro: una coppia di leoni si accoppia sulla strada, riusciamo a fermare l’auto in un perfetto punto di osservazione, a pochi metri dalla coppia. Si sentono, piuttosto inquietanti per Giacomo, i ruggiti di lui e i versi di lei, lui la morde sul collo e le tira la pelle... Il tutto dura pochi secondi, Carlotta è felicissima di provare ogni tipo di scatto, zoom, effetto luminoso, mentre Pierre usa la telecamera.

“Il leone le saliva sopra”, scriveva Giacomo, “non capivo bene come o dove, ma Carlotta mi ha spiegato tutto! Appena il leone le era sopra, dopo pochi secondi si spostava, e faceva un po’ di pipì, le si stendeva vicino, una volta le ha leccato la criniera. Poi, dopo un paio di minuti, si rialzava, le andava dietro di nuovo, vicino al sedere, di nuovo un ruggito, lei uno strano verso, dieci secondi, forse quindici, e di nuovo si spostava, per stendersi e riposarsi un po’. Ma non sembrava che facesse fatica: il leone, re della foresta, che attacca animali pericolosi, combatte con qualunque dei più feroci: perché mai si dovrebbe stancare per quello che fa con la leonessa per avere dei cuccioli?
QUATTRO

Piove, ora di punta, tardo pomeriggio, una fila al semaforo. Giulia prova un vero fastidio per il traffico a cui non è più abituata, per la pioggia che la obbliga a vedere strisce di luce artificiale ad ogni passaggio ritmico del tergicristallo. Sente più familiari le buche piene di fango delle strade senza traffico di Maputo: i ritmi in Africa erano come quelli del bradipo visto una volta allo zoo di Montpellier. All’improvviso un piccolo tamponamento la coglie di sorpresa. Solo tanti anni prima aveva avuto un incidente, niente di grave, ma ricorda la paura nel vedere un’utilitaria venirle contro. La paura quella volta aveva amplificato solo qualche piccolo particolare: le note della canzone continuavano a risuonarle nelle orecchie e lei aveva continuato a cantarle anche mentre parlava coi carabinieri, mentre la visione generale dell’episodio era poi stata offuscata completamente.

Questa volta, appena sentita la botta da dietro, Giulia si blocca, stranamente incapace di reagire, indifferente. Un uomo bussa al finestrino, lei al secondo toc toc con lentezza mette un dito sul bottone, abbassa il vetro, lo vede, all’inizio non lo riconosce, poi si blocca.

Anche lui la riconosce, sorride un po’ allibito, la invita a scendere dall’auto, ad entrare nel bar, ma lei fatica a parlare, è attonita, stordita. Quanto tempo è passato? Diciannove, no, vent’anni, eppure tutto torna all’improvviso...


CINQUE

Arrivano le cioccolate, lo sguardo di Carlotta è rapito, Filippo non ha mai conosciuto una persona più golosa di cioccolato, caldo, freddo, gelato...

«Senti, l’altra sera... io volevo davvero, poi di notte, quando sei andata via, non ci ho più capito niente, non ho chiuso occhio tutta la notte, e ieri mattina... ho avuto paura».

«Ti faccio paura io?», chiede con tono scherzoso Carlotta, appena consolata dalla cioccolata, dal fatto di averlo così vicino, dal fatto che si cominciava a sciogliere lo stress delle ultime trentasei ore.

Ma lui non scherza: «Te lo devo confessare: sì, tu mi fai paura. Ho avuto altre ragazze, lo sai, ma erano tutte molto diverse da te, io mi sentivo sempre distante, mi piacevano fisicamente ma da nessuna ho cercato niente di più. Poi arrivi tu, mi hai fulminato immediatamente ma non lo volevo credere, sembri così ingenua e fragile, ma in realtà sei una roccia, sei intelligente, hai viaggiato, parli quattro lingue, con te si può discutere di tutto, mi superi in tante cose. Ho paura che tu ti stanchi di me, che ti sembri troppo mediocre, che ti annoi. Una ragazza che mi insegna qualcosa... non so se posso sopportarlo: per un attimo mi sono sentito...», e molto sottovoce finisce la frase: «fragile».

«Come hai detto? Non ho sentito», anche Carlotta sussurra.

«Era già duro dirlo una volta, me lo fai anche ripetere?», e invece di arrabbiarsi scoppia a ridere. «Fragile. Vulnerabile. Odio sentirmi cosí!»