Sono anche qui:
lunedì 9 marzo 2015
giovedì 5 marzo 2015
le mie letture 2
Ecco la seconda parte. Ora non mi resta che leggere quelli che mi mancano....
ecco i link:
l'attimo eterno
dodici posti dove non volevo andare
a un passo dalla vita
VI SEGNALO ANCHE QUESTI, NELLE MIE PROSSIME LETTURE:
carne umana
la piscina delle mamme

solo un attimo
FINALE JONAS
Qualcosa lo fece
svegliare, la riconobbe ancor prima di aprire gli occhi: era la sua mano
poggiata sulla guancia. Non seppe reprimere un sorriso. Lo fissava seria, Jonas
temette una sfuriata. Ritrasse la mano, ma lentamente, fissandolo.
“Mi dispiace” disse
semplicemente. “Non sono sempre stato così stronzo vero?”
Finalmente lei
sorrise, scosse la testa e Jonas notò che piangeva. Gli si buttò al petto e
prima che potesse formulare un qualsiasi pensiero coerente lo baciò. In un
attimo milioni di momenti come quello, eppure diversi, affollarono la sua
mente. Baci della donna che aveva amato e perduto, sensazioni che aveva creduto
perse e che ora vorticavano nel suo animo spezzettato.
L’amò con tutta la
passione di una prima volta, ma con la consapevolezza e la disperazione di un’ultima.
“Non ricordo ancora
tutto, ma so che ti amavo, e che provo ancora qualcosa di indelebile per te
Emma” le disse più tardi, i loro corpi abbracciati in quello sgabuzzino, come
clandestini.
“Lo so” commentò lei
sfiorandolo di piccoli baci sul petto.
“Devo andare alla Braintec,
lì ci sono le risposte” disse poi riscuotendosi e alzandosi di scatto.
“Ho qualcosa per te,
qualcosa che volevo darti quando fossi tornato in te stesso”
“Non sono ancora me
stesso, non del tutto”
“Lo sei molto più che
negli ultimi mesi prima dell’incidente” sorrise lei alzandosi a sua volta.
Posò ancora lo sguardo
avido sul suo corpo perfetto, ricordandosi solo allora delle sue gambe
sintetiche. Si sbrigò a coprirsi, ma lei lo fermò.
“Nathan?”
Lui la guardò
imbronciato.
“È stato bello” disse
arrossendo lievemente.
Il suo sorriso
rischiarò il suo umore.
“Ecco” gli porse una
valigetta. Lui l’aprì evi trovò un dispositivo di memoria esterna.
“È tuo, te lo avrei
dato, ma non eri pronto”
Posizionò i sensori alle
tempie e si preparò a cercare qualcosa d’interessante tra i dati. Aprì la mail
che aveva dimenticato di avere. Ce ne era una che attirò lo sguardo: era datata
1/9/2090 Alla stessa ora dell’incidente. Era della dottoressa Hors. Una
cartina. La braintec aveva tre laboratori clandestini, poi c’erano le abitazioni
del proprietario. Cinque: tre in città, una a Newmiami e l’ultima a Coldlake. Nessun
testo.
Attivò istantaneamente
la chiamata: “Hors ti passo a prendere tra due minuti, se c’è ancora speranza
che sia viva so dove trovarla”.
Non aveva altre
possibilità, se avesse fallito avrebbero diramato l’allarme e fatto sparire la Hors,
sempre che fosse ancora viva
……
coldlake era
silenzioso e isolato, i tre avanzavano, pistola alla mano tra fitte canne. Gli
occhiali termici rivelarono la presenza di un unico uomo. Dopo tutto quel tempo
i controlli erano scemati, cercò di convincersi Jonas. Sperò con tutto se
stesso che il motivo non fosse il più ovvio: non c’era più nulla da controllare.
“Andiamo!”
Fecero irruzione: un
ubriacone, una dottoressa e un invalido. L’uomo fu atterrato immediatamente dal
colpo preciso dell’agente anziano, che sembrava ringiovanito.
Perquisirono la
casupola, nulla, Jonas stava per dichiararsi sconfitto quando udì leggeri colpi
sotto di lui. Percorse avanti e indietro il pavimento di legno, poi iniziò a
dare colpi con il piede: “qui!” si accucciò e tirò fuori una lama laser, di
quelle per il campeggio. Un attimo dopo la vecchia botola scattò e una luce
artificiale illuminò il suo volto. Scesero e si trovarono in un laboratorio
lindo, moderno e quasi accogliente. Hors crollò in ginocchio piangendo di gioia,
mente la figlia lo abbracciava tra i singhiozzi. Jonas sentì il sangue colare
dalle narici. Si sedette su un divanetto e aspettò che i giramenti di testa
passassero.
La ragazza lo guardò
riprendendosi subito:
“Non pensavo fossi
ancora vivo, hai il chip?”
“No, me lo hanno
tolto, ma non ricordo nulla e non mi sento molto in forma a dire il vero” come
in risposta alle sue stesse parole vomitò.
“È colpa mia, gli ho
inserito i mei ricordi per smuovere la memoria ed arrivare a te” piangeva
ancora, come un bambino.
“Il chip corrode
lentamente l’amigdala e parti delle aree associative del lobo temporale, l’idea
era che si sostituisse ad esse per incrementare la capienza dei ricordi. Ma
pare che il cervello si difenda rigettandoli”
“Ma io non ho più il
chip”
Emma gli tamponava il
naso, preoccupata.
“Andiamocene, prima
che scatti qualche sistema di allarme, riuscì a dire Jonas, si alzò barcollando
e seguì gli altri.
…..
Aprì gli occhi, ancora
l’ospedale, ma sorrise vedendo lei al suo fianco.
“Sembra che il chip abbia corroso anche l’ippocampo
e che il processo innescato sia irreversibile: il tuo cervello sta attaccando
se stesso” disse.
E Jonas si domandò
cosa diavolo ci fosse da sorridere.
“Abbiamo una
soluzione” disse finalmente, accarezzandogli la fronte. Lui alzò un
sopracciglio in segno di domanda.
“Nostro figlio” disse
in un soffio.
Jonas si alzò di
scatto:
“Io, io mi dispiace”
“Lo so, l’ho perso
dopo il tuo incidente: troppa paura di perderti”
“Non ti ho chiesto io di abortire?” sembrava
liberato di un peso enorme.
Lei scosse il capo,
gli occhi lucidi. Non avrei potuto, eri cambiato e mi hai detto che saresti
uscito dalla mia vita e dalla sua, per proteggerci. Non sapevi cosa ti sarebbe
successo.
La Hors intervenne
bruscamente: “Non è un’operazione semplice e dobbiamo tentare prima che la
situazione peggiori”
Jonas guardò senza
capire.
“L’embrione è
conservato, come da procedura standard e ha il 50% del tuo DNA, ed un cervello
in forma primitiva, pronto ad adattarsi e crescere legando con il tuo. Avrai
ancora infiltrazioni della vita di mio padre e buchi di memoria, ma potrebbe
funzionare. Potrai forse riavere i tuoi ricordi, ma soprattutto non rischierai
di divenire un vegetale.
Jonas sentì stringere
forte la mano e per la prima volta, da quando si era svegliato in quello stesso
letto sapeva chi era e cosa voleva, era felice:
“Facciamolo”
sabato 28 febbraio 2015
bella iniziativa del blog di Tiziana Cazziero: votate la copertina che più vi piace ,potrete vincere due ebook. Anche la copertina di Phoenix è tra quelle in lista ;-)
https://www.facebook.com/events/334675986743283
venerdì 27 febbraio 2015
articolo sul momento di scrivere: scrittori e social....
Scrittori in rete
Eccoci qua, noi neo scrittori, gettati, invischiati, catapultati più o meno attivamente nella rete. Come utilizziamo questo strumento? Quanto è utile e quanto invece dannoso?
Eh sì, oggi mi gira di scrivere un articolo un po’ particolare, nato da mie riflessioni su tutto ciò che circonda il mondo di un aspirante, neo o navigato scrittore.
Partiamo dall’inizio: voglio scrivere un romanzo. Tempo addietro dopo l’idea iniziale (be’, quella ci vuole sempre) me ne andavo in biblioteca, o a fare interviste alla gente o divoravo ogni libro o giornale che trattasse l’argomento. Non troppo diverso da quello che faccio oggi, l’unica differenza è che oggi posso farlo comodamente seduto sul mio divano. E non sto parlando di tempi da dinosauro (non sono così vecchia), di prima che esistesse internet, parlo di pochi anni fa, quando le informazioni in rete erano molto inferiori e le connessioni più lente ( e le tariffe meno vantaggiose!). La quantità d’informazioni in rete oggi è pazzesca, io per il mio Phoenix ho scovato di tutto in rete, comprese le immagini video della prigione della STASI e le riprese in diretta dei monti Appalachi.
Ora, una volta raccolte abbastanza notizie posso iniziare a scrivere, ho la possibilità di consultare innumerevoli guide, per ogni gusto e stile, basta sceglierne una o fare un mix tra quelle che mi sembrano più consone al mio modo di scrivere.
Ma la vera opportunità, a mio avviso, viene dai social.
Voglio esercitarmi? Ricevere giudizi? Ci sono piattaforme di scrittura con contatto e commento del ‘pubblico’, gruppi in cui partecipare ad esercizi collettivi. Ce ne sono di tutti i generi e per tutti i gusti. Si cresce incredibilmente grazie al confronto con gli altri. Ricevere critiche immediate al proprio lavoro innesca un meccanismo di messa in discussione, di ricerca personale e di voglia di migliorare, che fa fare passi da giganti.
Sotto questo aspetto i social sono un arricchimento, una miniera d’oro da sfruttare. Già la possibilità di conoscere gente con le tue stesse passioni e interessi. Parliamoci chiaro, chi di voi è tanto fortunato da poter parlare col suo amico che è venuto a prendere un caffè del problema del POV o dell’INFODUMP? O del dilemma tra self e case editrici a pagamento? Pochi, eh? Invece quanti di voi possono farlo in rete? Quante persone avete potuto conoscere, anche solo virtualmente, che considerate addirittura amici? Io parecchie, e ne sono felicissima.
Parliamo dei gruppi a tema, parlo di gruppi appositi, non solamente amici virtuali con cui scambiare battute o vignette, parlo di luoghi e persone con cui condividere la nostra passione.
Personalmente ho due distinte opinioni riguardo questi gruppi e molto dipende da come sono gestiti: Quelli che trovo aridi, che non mi fanno crescere come persona e come ‘scrittrice’ sono i gruppi di ‘spam’ quelli in cui ognuno arriva, scarica il link e sparisce veloce come un razzo, senza soffermarsi a leggere gli altri, senza presentarsi e interagire. Non so nemmeno quanto funzionino a livello di pubblicità, perché se tutti postano senza leggere, chi è che noterà il nostro link?
Frequento molto poco questi gruppi e quando lo faccio cerco di leggere prima i post degli altri, di commentare, di cercare un contatto con qualcuno, ma devo ammettere che spesso si trovano sempre gli stessi link, sempre delle stesse presone, sempre identici e passa ogni voglia.
Molto spesso questo non è colpa nemmeno degli amministratori dei gruppi, ormai arresi allo spam selvaggio. Anch’io gestisco delle pagine facebook e devo ammettere con amarezza di aver dovuto fare la ‘maestrina’ bacchettona e rimproverare o cancellare post di persone che venivano a scaricare link senza interagire. (per non parlare di materiale non attinente o pornografico)
Il secondo tipo di gruppi on line sono quelli in cui c’è effettivamente uno scambio, parlo dei più seri e ‘professionali’ gruppi di linkedin, in cui ognuno posta una domanda, uno spunto, e ci si confronta ( più o meno civilmente) o i gruppi più alla buona su facebook o google +, in cui si parla un po’ di tutto, ma con prevalenza di tematiche sulla scrittura, in cui ci si confronta e ci si dà consigli di ogni tipo. In questo tipo di gruppo ho trovato molte amicizie, oltre che ottimi consigli e dritte sul mondo dell’editoria e della scrittura. Nel mio preferito per esempio, si spazia dai consigli sull’editing o sulla promozione, ai commenti sulle letture dei libri degli autori del gruppo stesso, con consigli, lodi e anche critiche. Si cerca di aiutarci a vicenda nella giungla in cui ci si è tuffati pubblicando un libro.
Vorrei consigliare ad ogni aspirante scrittore di scegliere e frequentare un gruppo del genere, perché si possono imparare molte più cose in questi luoghi virtuali, che in letture su letture di materiale specifico, che spesso nemmeno si trova per alcune tematiche troppo specifiche o troppo nuove.
Oltre a questo l’intrecciare amicizie, il leggersi a vicenda e commentare, ed anche criticare i propri lavori è qualcosa che non ha prezzo in termini di miglioramento e voglia di mettersi alla prova.
Tirando le somme, credo di poter affermare tranquillamente che la tecnologia, anche nel campo della scrittura abbia permesso a molti una possibilità, che forse non avrebbero avuto. Unico problema derivante è che, come in tutte le cose, c’è chi sfrutta bene le possibilità e chi no, chi si mette in gioco e cerca di prendere il meglio dall’esperienza, chi invece resta fermo nelle proprie convinzioni. Chi fa scambio e si arricchisce, chi si sente già arrivato e pretende di non essere criticato, di essere ‘acquistato’ senza mai nemmeno leggere. Mi è capitato di inorridire più volte sentendo gente che si definisce scrittore, dicendo però che non legge…. Ma questa è un’altra storia.
E voi che approccio avete con i social?
Eh sì, oggi mi gira di scrivere un articolo un po’ particolare, nato da mie riflessioni su tutto ciò che circonda il mondo di un aspirante, neo o navigato scrittore.
Partiamo dall’inizio: voglio scrivere un romanzo. Tempo addietro dopo l’idea iniziale (be’, quella ci vuole sempre) me ne andavo in biblioteca, o a fare interviste alla gente o divoravo ogni libro o giornale che trattasse l’argomento. Non troppo diverso da quello che faccio oggi, l’unica differenza è che oggi posso farlo comodamente seduto sul mio divano. E non sto parlando di tempi da dinosauro (non sono così vecchia), di prima che esistesse internet, parlo di pochi anni fa, quando le informazioni in rete erano molto inferiori e le connessioni più lente ( e le tariffe meno vantaggiose!). La quantità d’informazioni in rete oggi è pazzesca, io per il mio Phoenix ho scovato di tutto in rete, comprese le immagini video della prigione della STASI e le riprese in diretta dei monti Appalachi.
Ora, una volta raccolte abbastanza notizie posso iniziare a scrivere, ho la possibilità di consultare innumerevoli guide, per ogni gusto e stile, basta sceglierne una o fare un mix tra quelle che mi sembrano più consone al mio modo di scrivere.
Ma la vera opportunità, a mio avviso, viene dai social.
Sotto questo aspetto i social sono un arricchimento, una miniera d’oro da sfruttare. Già la possibilità di conoscere gente con le tue stesse passioni e interessi. Parliamoci chiaro, chi di voi è tanto fortunato da poter parlare col suo amico che è venuto a prendere un caffè del problema del POV o dell’INFODUMP? O del dilemma tra self e case editrici a pagamento? Pochi, eh? Invece quanti di voi possono farlo in rete? Quante persone avete potuto conoscere, anche solo virtualmente, che considerate addirittura amici? Io parecchie, e ne sono felicissima.
Parliamo dei gruppi a tema, parlo di gruppi appositi, non solamente amici virtuali con cui scambiare battute o vignette, parlo di luoghi e persone con cui condividere la nostra passione.
Personalmente ho due distinte opinioni riguardo questi gruppi e molto dipende da come sono gestiti: Quelli che trovo aridi, che non mi fanno crescere come persona e come ‘scrittrice’ sono i gruppi di ‘spam’ quelli in cui ognuno arriva, scarica il link e sparisce veloce come un razzo, senza soffermarsi a leggere gli altri, senza presentarsi e interagire. Non so nemmeno quanto funzionino a livello di pubblicità, perché se tutti postano senza leggere, chi è che noterà il nostro link?
Frequento molto poco questi gruppi e quando lo faccio cerco di leggere prima i post degli altri, di commentare, di cercare un contatto con qualcuno, ma devo ammettere che spesso si trovano sempre gli stessi link, sempre delle stesse presone, sempre identici e passa ogni voglia.
Molto spesso questo non è colpa nemmeno degli amministratori dei gruppi, ormai arresi allo spam selvaggio. Anch’io gestisco delle pagine facebook e devo ammettere con amarezza di aver dovuto fare la ‘maestrina’ bacchettona e rimproverare o cancellare post di persone che venivano a scaricare link senza interagire. (per non parlare di materiale non attinente o pornografico)
Il secondo tipo di gruppi on line sono quelli in cui c’è effettivamente uno scambio, parlo dei più seri e ‘professionali’ gruppi di linkedin, in cui ognuno posta una domanda, uno spunto, e ci si confronta ( più o meno civilmente) o i gruppi più alla buona su facebook o google +, in cui si parla un po’ di tutto, ma con prevalenza di tematiche sulla scrittura, in cui ci si confronta e ci si dà consigli di ogni tipo. In questo tipo di gruppo ho trovato molte amicizie, oltre che ottimi consigli e dritte sul mondo dell’editoria e della scrittura. Nel mio preferito per esempio, si spazia dai consigli sull’editing o sulla promozione, ai commenti sulle letture dei libri degli autori del gruppo stesso, con consigli, lodi e anche critiche. Si cerca di aiutarci a vicenda nella giungla in cui ci si è tuffati pubblicando un libro.
Vorrei consigliare ad ogni aspirante scrittore di scegliere e frequentare un gruppo del genere, perché si possono imparare molte più cose in questi luoghi virtuali, che in letture su letture di materiale specifico, che spesso nemmeno si trova per alcune tematiche troppo specifiche o troppo nuove.
Oltre a questo l’intrecciare amicizie, il leggersi a vicenda e commentare, ed anche criticare i propri lavori è qualcosa che non ha prezzo in termini di miglioramento e voglia di mettersi alla prova.
Tirando le somme, credo di poter affermare tranquillamente che la tecnologia, anche nel campo della scrittura abbia permesso a molti una possibilità, che forse non avrebbero avuto. Unico problema derivante è che, come in tutte le cose, c’è chi sfrutta bene le possibilità e chi no, chi si mette in gioco e cerca di prendere il meglio dall’esperienza, chi invece resta fermo nelle proprie convinzioni. Chi fa scambio e si arricchisce, chi si sente già arrivato e pretende di non essere criticato, di essere ‘acquistato’ senza mai nemmeno leggere. Mi è capitato di inorridire più volte sentendo gente che si definisce scrittore, dicendo però che non legge…. Ma questa è un’altra storia.
E voi che approccio avete con i social?
mercoledì 25 febbraio 2015
martedì 24 febbraio 2015
venerdì 20 febbraio 2015
intervista a Giulia Dell'Uomo
Ecco la chiacchierata con la mia collega ed amica Giulia! il suo libro è davvero toccante, ma mai pesante nè tendente al pietismo, ve lo consiglio!!!
Intervista a Giulia Dell’Uomo
Benvenuta tra noi Giulia e complimenti per il tuo libro. Ti va di parlarci un po’ di te?
Certo, anche se devo ammettere che questa domanda è l’unica in grado di spiazzarmi. Allora mi riesce più facile raccontarvi qualche piccola curiosità. Ho ventisei anni e penso sia l’età più bella, perché sogni e realtà cominciano a mescolarsi davvero. All’università ho studiato marketing ed ora nel mio lavoro posso metterlo in pratica. Sono una fan di Francesco Renga, adoro viaggiare e amo gli animali.
Sono determinata e ambiziosa. Il mio difetto più grande? Sono estremamente testarda!
Certo, anche se devo ammettere che questa domanda è l’unica in grado di spiazzarmi. Allora mi riesce più facile raccontarvi qualche piccola curiosità. Ho ventisei anni e penso sia l’età più bella, perché sogni e realtà cominciano a mescolarsi davvero. All’università ho studiato marketing ed ora nel mio lavoro posso metterlo in pratica. Sono una fan di Francesco Renga, adoro viaggiare e amo gli animali.
Sono determinata e ambiziosa. Il mio difetto più grande? Sono estremamente testarda!
Com’è Giulia Dell’Uomo Lettrice? Quali le tue letture preferite?
Giulia lettrice è…divoratrice! Spesso sento un bisogno compulsivo di mangiarmi letteralmente un libro. Mi può colpire solo la copertina o magari solo la sinossi. Ma quando lo apro è difficile per me richiuderlo senza averlo finito. Adoro la narrativa contemporanea e i romanzi rosa, ma in generale posso dire di apprezzare davvero i romanzi che fino all’ultima pagina mi hanno fatto entrare dentro la storia, accanto ai protagonisti.
Giulia lettrice è…divoratrice! Spesso sento un bisogno compulsivo di mangiarmi letteralmente un libro. Mi può colpire solo la copertina o magari solo la sinossi. Ma quando lo apro è difficile per me richiuderlo senza averlo finito. Adoro la narrativa contemporanea e i romanzi rosa, ma in generale posso dire di apprezzare davvero i romanzi che fino all’ultima pagina mi hanno fatto entrare dentro la storia, accanto ai protagonisti.
Qual è il p
ercorso che ti ha portato ad esclamare: “voglio scrivere un romanzo!”?
Devo dire che fin da piccola ho sentito l’esigenza di scrivere. Poi ho capito che oltre ad essere un’esigenza era anche una passione. Ma i tempi non sono mai stati maturi per farlo seriamente, o forse sono io che non ci ho mai creduto abbastanza. Pensavo che scrivere un libro fosse una cosa da “scrittori” appunto. E io non mi sono mai sentita tale. Poi un anno fa non sono più riuscita ad ignorare questa passione ed ho iniziato a credere di dovermi prendere un po’ di più sul serio. E così, con un tasto dopo l’altro, è nato il mio primo libro.
Devo dire che fin da piccola ho sentito l’esigenza di scrivere. Poi ho capito che oltre ad essere un’esigenza era anche una passione. Ma i tempi non sono mai stati maturi per farlo seriamente, o forse sono io che non ci ho mai creduto abbastanza. Pensavo che scrivere un libro fosse una cosa da “scrittori” appunto. E io non mi sono mai sentita tale. Poi un anno fa non sono più riuscita ad ignorare questa passione ed ho iniziato a credere di dovermi prendere un po’ di più sul serio. E così, con un tasto dopo l’altro, è nato il mio primo libro.
Qual è stato il tuo percorso di pubblicazione? Cosa ti senti di consigliare a chi ha un romanzo nel cassetto e vuole tentare di emergere?
Il mio percorso è stato come quello di tanti autori esordienti. Mesi e mesi di attesa, qualche rifiuto da parte di qualche editore, qualche rifiuto da parte mia per proposte che non sentivo “mie” e poi finalmente la firma di un contratto. In generale comunque mi sento di consigliare tre cose: imparare ad avere pazienza, non prendersela per le porte in faccia e non smettere mai di inseguire i propri sogni. Perché è da lì che nascono i risultati più belli.
Il mio percorso è stato come quello di tanti autori esordienti. Mesi e mesi di attesa, qualche rifiuto da parte di qualche editore, qualche rifiuto da parte mia per proposte che non sentivo “mie” e poi finalmente la firma di un contratto. In generale comunque mi sento di consigliare tre cose: imparare ad avere pazienza, non prendersela per le porte in faccia e non smettere mai di inseguire i propri sogni. Perché è da lì che nascono i risultati più belli.
Ora vogliamo sapere tutto su ‘tutte le cose al loro posto’ : com’è nato? Quanto tempo hai dedicato alla stesura?
Tutte le cose al loro posto è nato di notte. In due mesi esatti. Tastiera di un computer, silenzio assoluto ed eccolo qua. E’ stato voluto e desiderato, ma non è stato scritto a tavolino e penso che questo si senta ad ogni pagina. E’ un’esigenza incontrollabile, una creazione che ho visto nascere e crescere con spontaneità. Un libro in cui ho riposto passione e amore per la vita.
Tutte le cose al loro posto è nato di notte. In due mesi esatti. Tastiera di un computer, silenzio assoluto ed eccolo qua. E’ stato voluto e desiderato, ma non è stato scritto a tavolino e penso che questo si senta ad ogni pagina. E’ un’esigenza incontrollabile, una creazione che ho visto nascere e crescere con spontaneità. Un libro in cui ho riposto passione e amore per la vita.
Raccontaci dei tuoi protagonisti. Chi è Sara e quanto è importante per lei Roberto?
Sara è una ragazza che a soli vent’anni si ritrova con un macigno sulle spalle. La malattia la fa entrare in un tunnel di paura, le sconvolge i piani e i sogni nel cassetto. Poi però le da anche la spinta per rinascere nuovamente. Sara fa della malattia il suo trampolino di lancio e attraverso di lei si tuffa nella vita vera. Così quando incontra il suo medico, Roberto, durante le terapie, non ha paura di intrecciare la sua esistenza con quella di lui. Roberto sa farla respirare a pieni polmoni e sarà per Sara fonte di gioia, di risate forti e vere, ma anche di qualche lacrima di troppo…
Sara è una ragazza che a soli vent’anni si ritrova con un macigno sulle spalle. La malattia la fa entrare in un tunnel di paura, le sconvolge i piani e i sogni nel cassetto. Poi però le da anche la spinta per rinascere nuovamente. Sara fa della malattia il suo trampolino di lancio e attraverso di lei si tuffa nella vita vera. Così quando incontra il suo medico, Roberto, durante le terapie, non ha paura di intrecciare la sua esistenza con quella di lui. Roberto sa farla respirare a pieni polmoni e sarà per Sara fonte di gioia, di risate forti e vere, ma anche di qualche lacrima di troppo…
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai qualche lavoro in cantiere?
Il mio progetto più bello è di non smettere di scrivere. Ora che ho preso il via, vorrei proprio non finisse mai. Così in stesura c’è un secondo romanzo e tante idee per la testa, che magari un giorno si trasformeranno in realtà. Ma in attesa di tutto ciò, attualmente mi godo il calore dei miei primi lettori. Non c’è cosa più bella di entrare nella vita delle persone con le proprie parole e di sentirle accanto a me con commenti e apprezzamenti sulla storia raccontata nel libro. Spero di poter godere di questo privilegio per molto altro tempo ancora!
Il mio progetto più bello è di non smettere di scrivere. Ora che ho preso il via, vorrei proprio non finisse mai. Così in stesura c’è un secondo romanzo e tante idee per la testa, che magari un giorno si trasformeranno in realtà. Ma in attesa di tutto ciò, attualmente mi godo il calore dei miei primi lettori. Non c’è cosa più bella di entrare nella vita delle persone con le proprie parole e di sentirle accanto a me con commenti e apprezzamenti sulla storia raccontata nel libro. Spero di poter godere di questo privilegio per molto altro tempo ancora!
giovedì 19 febbraio 2015
phoenix being translated
Sembra che i madrelingua approvino!! bravo il mio traduttore! si iniziaaaa phoenix sbarcherà all'estero! ;-)
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