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mercoledì 21 gennaio 2015

un altro assaggio da Phoenix

Stavolta niente Clay o Leila, vediamo qualche personaggio secondario :-) 


«Maledizione Blue, che diavolo hai combinato? Dovevi proprio portarti dietro la nostra informatrice? È così difficile seguire il protocollo?» parlava da solo, come sempre quando era nervoso.
La porta si aprì, era la sua segretaria Betty Sinclair, era ancora lì nonostante l’ora proibitiva.
«Ehm, mi scusi signore» iniziò incerta, teneva un flacone di medicinali in mano.
«Dimmi pure Elisabeth» rispose il capo sospirando.
«La scheda che mi ha chiesto sulla collaboratrice.»
«Bene, puoi farmi un resoconto? Ho fretta.»
«Leila Lane originaria di Houston Texas, 32 anni, 1,76 cm di altezza…»
«Per favore Elisabeth, le cose rilevanti, cosa vuoi che mi interessi l’altezza!» La donna continuò con voce tremante:
«Ci aiuta solo da pochi mesi, è stata reclutata a Maggio dello scorso anno e finora non ha fornito nessuna informazione, questo è il suo primo contatto.»
«Magnifico» borbottò. «Veramente magnifico» poi vedendo che la donna non si congedava chiese: «C’è altro?»
«Non sono buone notizie signore, le ho portato un antiacido per lo stomaco, signore» disse mostrando il flacone.
«Per l’amor di dio Betty vuoi parlare?» non era la serata giusta per avere pazienza con l’estrema timidezza della sua dipendente e lo innervosiva più del solito sentire ripetere ‘signore’ ogni due o tre parole.
«Sì certo, mi scusi signore, vede, hanno ritrovato il furgone usato per la missione di questa sera: è stato coinvolto in un incidente con una berlina italiana, dalla targa risulta rubata, dentro c’era l’agente Wallace, morto signore. Nessuna traccia di Hobbs o di Nalvano e nessuna traccia degli occupanti dell’altra auto.»
Lawson batté forte il pugno sulla scrivania:
 «Dannazione!» le foto volarono depositandosi a terra, Betty fece un salto per lo spavento, pareva stesse per piangere.
Lawson se ne accorse e subito si dispiacque.

«Scusami Betty, grazie per il rapporto, puoi andare», Betty annuì raccogliendo le foto e poggiandole, insieme al flacone, sulla scrivania del capo prima di congedarsi silenziosamente.

lunedì 19 gennaio 2015

A proposito di Phoenix… Un romanzo sotto la lente d’ingrandimento.

http://www.prosaepoesia.net/?page_id=7229#phoenix
Questa la prima puntata, per scoprire di più sul mi romanzo, vi aspetto con commenti o critiche!!!!!

A proposito di Phoenix… Un romanzo sotto la lente d’ingrandimento.

Eccomi qui a raccontarvi del mio libro, non è mai facile spiegare quel che si prova a parlare dei personaggi che sono usciti in forma grezza dalla propria mente, si sono visti plasmare e crescere di giorno in giorno, man mano che le idee assumevano la forma scritta.
Oggi, in questo spazio concessomi, vorrei cercare di parlarvi un po’ più approfonditamente del mio lavoro.
Phoenix è nato in una condizione particolare, durante i mesi di una gravidanza costretta a letto. “E hai scritto un thriller?” Direte voi. Beh, sì, è un po’ atipico se raffrontato al periodo della gravidanza, chiamato ‘dolce attesa’, in cui si dovrebbe pensare a cose delicate, tranquille e dolci, ma che devo dirvi? è nato per caso e da subito è vissuto di vita propria. Spesso mi sentivo addirittura spettatrice più che creatrice, quando mi svegliavo nel cuore della notte con un’idea, quando nel bel mezzo di qualsiasi cosa correvo al mio taccuino a riportare stralci di dialoghi, che vedevo proiettati nella mia mente come in un film.
L’ambientazione è quella della guerra fredda, negli anni ottanta. Intrighi internazionali, complotti, armi sperimentali, sono le minacce cui i personaggi si trovano a combattere in questa avventura. I luoghi sono molteplici: si parte da Washington, sede centrale della CIA, per passare al gelo dei monti Appalachi, per poi volare in Svizzera, sulle tracce di un agente del Kgb e infine nella Germania est del regime, dritti nella prigione della Stasi. Tra torture psicologiche e fisiche, in un continuo muoversi delle scene, sempre alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Ma senza tralasciare l’interazione tra i personaggi, vero nodo centrale della storia.
I dialoghi sono la cosa che mi ha divertito di più. I battibecchi e le liti tra i protagonisti, le incomprensioni, i pensieri intrecciati di come ognuno di loro vede la stessa realtà, è un qualcosa su cui ho lavorato molto, ma mi ha dato la maggiore soddisfazione in termini di riuscita.
Il periodo storico e l’ambientazione geografica mi hanno fatto invece veramente penare. Ho studiato e studiato, letto tutto quel che mi capitava a tiro, che fosse correlato: Per la parte geografica ho consultato mappe satellitari, guide turistiche e scocciato chiunque avesse visitato quei posti (soprattutto per la parte negli Stati Uniti). Per la prigione della Stasi ho letto ogni documento, ho studiato la piantina e letto ogni testimonianza di chi vi è stato imprigionato. Il risultato è abbastanza veritiero seppur intriso di elementi amplificati o creati da me, adatti ad una storia di fantasia. Ho infatti deciso di lasciare tutte le informazioni da sfondo. È un romanzo d’intrattenimento, non volevo rischiare di annoiare il lettore. L’azione e la storia in sé devono far da padroni, questo è stato il mio motto.

Ma veniamo a loro, i protagonisti, Clay Nathan Hobbs e Leila Lane. La loro personalità è al centro della storia, assieme all’azione, che senza sosta accompagna tutta la vicenda, che si svolge in un arco di tempo relativamente breve, un mese circa in tutto. Clay, nome in codice Blue shadow (e anche qui il doppio nome nasconde un significato che verrà svelato nel romanzo), è un agente del ramo segreto della CIA, affascinante ed enigmatico, non mostra agli altri la minima presenza di emozioni. Ma nasconde un passato doloroso, che lo tormenta nei sogni e viene fuori prepotentemente attraverso ossessioni e tic che lo caratterizzano. Come quello di mettere tutto in ordine, catalogato secondo un preciso criterio, che siano le matite in una scrivania o i bagnoschiuma nella mensola della doccia. È un uomo che vive per il suo lavoro, che usa le donne come divertimento, pur avendo una relazione fissa da nove anni, che non ha paura di mettere a rischio la propria vita, forse perché non ci tiene poi così tanto. È un uomo che inizialmente può suscitare antipatia, in cui non è semplice identificarsi, ma che piano, piano mostrerà sfaccettature impreviste del suo essere. Questo soprattutto grazie all’incontro- scontro con Leila, infermiera, mamma single, nonché informatrice per la Cia. Leila è una donna allegra, un po’ pasticciona, ma forte e con l’animo buono e altruista. Cresce suo figlio da sola e anche i due di sua sorella, che dopo l’ennesimo divorzio si è trasferita da lei, senza la minima capacità di contribuire alla buona riuscita dell’andamento familiare.
Leila è una donna caparbia, che se la prende facilmente, ma facilmente perdona. Ha un sogno improbabile: quello di diventare un agente, ha fatto domanda per il corso di addestramento, ma è stata rifiutata, così per ora si accontenta di fare l’informatrice. Si trova ad aiutare Clay per caso, ma subito coglie al volo l’occasione per vivere quell’avventura e lo segue in Europa, anche se non voluta.
Clay considera Leila un peso, è attratto dalla sua bellezza ma odia la sua ‘normalità’, inoltre considera il fatto che abbia un figlio un valico insuperabile persino per una flirt di breve durata. Leila invece pensa che Clay sia davvero pazzo e ne ha spesso paura, anche se a mano a mano imparerà a conoscerlo davvero, creando crepe sempre più profonde nel guscio che lui si è costruito.
A complicare le cose, l’arrivo di Rebecca, eterna compagna di Clay, agente anche lei, bellissima e sfacciata, accetta il rapporto libero con Hobbs, ma scoprirà presto cosa significa essere gelosi.
Credo di avervi detto a grandi linee come è stata costruita la mia storia, aspetto vostre domande. Cercherò di rispondere ad ogni vostra curiosità.

martedì 30 settembre 2014

articoli su 'il momento di scrivere'





Ed eccomi tuffata in un'altra avventura: un blog a tre mani  (Per ora),il momento di scrivere con Giuseppe Monea e Giovanni Carioli in cui si parla di SCRITTURA e tutto ciò che ad esso è correlato. Veniteci a trovare!


Ed ecco il mio primo articolo nella nuova rubrica tutta mia! che emozione!


PRIMI PASSI. DALLA BOZZA AL ROMANZO

Quasi due anni fa, nelle notti insonni della gravidanza prima e delle pappe notturne poi, non so cosa è scattato esattamente in me, ma mi son trovata a dirmi: “perché no?” ed ho preso la penna in mano, sì esatto proprio penna e taccuino, niente computer all’inizio ed ho buttato giù quel che mi passava per la testa, tanto per tenere la mente sveglia invece di girarmi e rigirarmi nel letto.
All’inizio era un’idea, una trama impalpabile intermezzata da dialoghi che mi piacevano o spunti ancora grezzi, molto grezzi. E sono andata avanti così fino a ritrovarmi tra le mani una storia che viveva di vita propria, un lungo racconto… un romanzo. Ho riscritto al pc, cercando di organizzare in capitoli, la storia, poi ne sono nati altri direttamente creati a suon di tastiera, la penna è stata abbandonata e il lavoro ha preso forma. ‘E così hai finito’ direte voi, no, avevo appena iniziato…
Ho girovagato per il web alla ricerca di consigli, sull’impaginazione prima e sulla struttura poi, scoprendo sempre più cose, sentendomi sempre meno brava e sempre più desiderosa d’imparare.
Quello che vorrei fare per voi oggi è racchiudere in questo spazio quelli che per me sono risultati essere consigli utili, quelli che mi han portato ad ottenere il risultato (quasi) finale, e dico quasi perché più ci si mettono le mani più si scoprono cose da perfezionare.
In questa mia rubrica scriverò, un articolo alla volta, quello che si può estrapolare dalla mia esperienza, sottolineando che sono consigli basati su ciò che è stato utile per me, su cui magari qualcuno può non essere affatto d’accordo.
Questo quel che ho imparato, lo metto a vostra disposizione.

scrittore1
1 SCRIVERE, SCRIVERE, SCRIVERE
Come faccio a creare una storia? Come posso evitare di bloccarmi? Come mi verranno tutte le idee necessarie?
Risposta?
Scrivere, scrivere, scrivere, qualsiasi cosa che vi passi per la testa, in qualsiasi forma: se aspettiamo che arrivi sul foglio, o sullo schermo del computer, il testo perfetto, impeccabile e scorrevole da subito, ci sbagliamo di grosso e rischiamo di andar incontro ad un blocco e ad un foglio che rimarrà eternamente bianco. Il vero trucco è scrivere sempre, le idee verranno, sempre più numerose, sempre più fluenti e piacevoli. Poi rileggendo magari cestinerete un buon settanta per cento di quegli ‘scarabocchi’, ma sarà un lavoro tutt’altro che inutile, perché sarà servito a tenere la mente allenata, a creare legami tra le idee che avete e quelle che avete già messo su carta-pc, a far crescere la vostra capacità di scrittura, maturare. Ve ne accorgerete quando riprenderete in mano i primi racconti, percependo l’ingenuità di alcune scelte narrative di uno scrivere acerbo.
Un altro consiglio è uscire sempre con un taccuino e una penna, non è un luogo comune, le idee vengono quando meno te lo aspetti e spesso, ahinoi, non tornano più.
Mi è capitato una volta di essere in fila alla posta, l’idea mi ha fulminato letteralmente ‘certo come ho fatto a non pensarci? Ai miei protagonisti sul più bello succederà questo!’ (oppure poteva anche essere: ‘questo dialogo tra quella coppia laggiù in fondo voglio proprio trascriverlo, calza a pennello per i miei protagonisti’) beh, non avevo nulla e mi son sentita ridicola a prendere una penna e scrivere su un bollettino, ma me ne sono pentita amaramente in seguito! Ricordavo solo di aver avuto una idea geniale, nient’altro! Assurdo? Come si può dimenticare una cosa così geniale e utile alla trama? Fidatevi, si può!
Per non parlare della notte: dormiveglia, l’idea ti colpisce, prende forma, immagini persino le parole scritte: frasi perfette, orecchiabili, scorrevoli. Ma hai sonno, pensi: ’domattina la scrivo’ e ti addormenti soddisfatto. Al mattino? Tabula rasa! ‘Eppure era così chiara stanotte! Cos’è che doveva succedere? Com’era quella frase perfetta?’
Insomma, succo del discorso: penna e carta a portata di mano, ma vanno bene anche le note del cellulare o un messaggio, sapete io che faccio quando mi capita l’idea? Scrivo un promemoria oppure una mail a me stessa e me la invio da cellulare. A volte al mattino leggo e penso: ‘ma guarda tu che bell’idea, neanche mi ricordo di averla avuta!’ Oppure anche … ‘ma che schifezza, e io che pensavo fosse geniale!’ (capita anche questo)
Riassunto: scrivete tutto quel che vi passa in mente, in qualunque formato vi sia comodo o consono.


http://ilmomentodiscrivere.org/2014/09/09/primi-passi-dalla-bozza-romanzo-impaginazione/



QUESTA VOLTA QUALCHE CONSIGLIO SU COME IMPAGINARE RENDENDO IL MANOSCRITTO PRESENTABILE  A CASE EDITRICI, AGENZIE LETTERARIE O SEMPLICEMENTE PER FARLO LEGGERE A QUALCUNO


PRIMI PASSI. DALLA BOZZA AL ROMANZO. IMPAGINAZIONE


libro
2 L’IMPAGINAZIONE
Ma come, già impagino? Chiederete voi. Sì, effettivamente potevo postare anche alla fine le modalità d’impaginazione, ma poi ho pensato a chi, come me, vuole vedere l’effetto subito, già dal primo capitolo e lavorare su qualcosa che abbia già l’idea dell’effetto che avrà alla fine. Quindi ecco qui come rendere il vostro ‘capolavoro’, che sia ancora in forma di accozzaglia di frasi o un malloppo di cinquecento pagine, piacevole alla vista e presentabile ad altri.
Infatti presto o tardi inizierete a pensare: Come si deve proporre il manoscritto alle agenzie letterarie o alle case editrici? Oppure: Come devo impaginare per un self publishing?
È vero che ogni casa editrice ha una formattazione specifica, ma presentare bene la propria opera è un buon biglietto da visita, sempre, a qualsiasi scopo miriamo.
Per questo, dopo aver ripulito il più possibile dai refusi il testo, rendetelo piacevole curando margini, carattere e interlinea.Vediamo come.
Evitate caratteri troppo particolari, che alla lunga stancano l’occhio, un buon Times new Roman 12 o 14 è la scelta migliore, insieme al calibri o un Book antiqua 11 o un Garamond 12.
L’interlinea deve essere singola o 1,5 (dipende anche dalla lunghezza del manoscritto: singola per volumi più corposi, più ampia per testi brevi); margini superiore e inferiore di 3 cm e 2,5 sia il destro che il sinistro. In questo modo otterrete quella che viene definita cartella standard di circa 1800 caratteri (per verificare il numero dei caratteri su word basta cliccare su revisione e poi conteggio parole). Queste impostazioni corrispondono al formato A5 (148 × 210), che è quello tipico dei libri stampati. Notate bene: va benissimo anche l’A4 (210 x 297), considerate però che il vostro manoscritto risulterà più breve (quasi la metà delle pagine).
La voce RILEGATURA deve essere lasciata a zero, si utilizza solamente quando il libro ha un elevato numero di pagine, e si sommerà al valore dato nella voce margine sinistro, in maniera proporzionale. Per libri di 200 – 500 pagine non è necessario inserire valori di rilegatura.
INTESTAZIONI e i PIE’ PAGINA:
Selezionate la voce “Diversi per la prima pagina” e “Diversi per PARI e DISPARI”.
La distanza bordo deve essere uguale: 1,25 sia per l’intestazione che per i piè di pagina.
L’allineamento verticale deve essere “in alto”.
La numerazione delle pagine
La numerazione delle pagine deve essere a destra su quelle di numero dispari e a sinistra su quelle di numero pari.
Le prime 4 pagine del libro di solito sono bianche, non numerate:
• Pagina uno di solito viene presentata la collana.
• Pagina 2 è di norma bianca.
• Pagina 3 corrisponde al frontespizio.
• Pagina 4 compare il copyright.
• La prima pagina che dovrete numerare, quindi, sarà la 5.
• Indice: a pagina 5 e seguenti.
• Presentazione, premessa, introduzione: devono cadere a pagina dispari (lasciate una pagina bianca se necessario).
• Titoli delle parti, primo capitolo, bibliografia : devono trovarsi in pagina dispari.
Gli spazi
Ricordatevi d’inserire la sillabazione automatica per evitare antiestetici spazi nell’andare a capo, sempre per lo stesso motivo eliminate le righe ‘orfane’: che si trovano da sole in una pagina a fine o inizio capitolo.
Controllate i doppi spazi tra una parola e l’altra, si può fare anche una ricerca attraverso: ‘trova .. – sostituisci .’
Lo spazio non va mai lasciato prima di un apostrofo e sempre dopo la punteggiatura.

Se il testo contiene immagini, assicuratevi che anche esse siano ad alta risoluzione (almeno 300 dpi). (Quando incollate l’immagine nel Word dovete essere costretti a rimpicciolirla a mano per essere certi che sia ad alta risoluzione.) Per esser più chiari: un’immagine di 10 cm per 10 cm dovrà essere di circa 1000 pixel x 1000 pixel. Un’ultima cosa: ricordatevi di verificare che le immagini che state usando non siano protette da copyright!


La mia ultima fatica.... spero sia utile a qualcuno.

:-)




3 UN PO’ DI REGOLE GRAMMATICALI (DA BRAVA MAESTRINA NON POSSONO MANCARE)

grammatica

grammatica1


Prima di portare all’attenzione di chiunque: amico, familiare, o persona qualificata che sia, il nostro amato manoscritto, dovremmo correggerlo dai refusi. O meglio ancora… ci accingiamo ora alla prima stesura?
Bene, diamo una bella rinfrescata alla grammatica di base per evitare gli errori più ricorrenti o per toglierci dei dubbi.
Mi scuso per la lunghezza dell’articolo, lo so, lo so, sono argomenti noiosi, ma meglio togliersi il dente subito non trovate? Spero comunque che risulterà chiaro ed utile per chiarire i dubbi a chi ne avesse bisogno.
Gli accenti (grave o acuto?)
L’accento indica l’apertura delle vocali e ed o.
L’accento acuto indica che la vocale accentata deve essere pronunciata chiusa:
réte, mése, cómpito, giórno
l’esempio che faccio sempre ai miei alunni per spiegare la pronuncia?
Pèsca (il frutto)
Pésca ( voce del verbo pescare)
Ricordate:
Con accento acuto: poiché, perché, sé, nonché, affinché.
I composti di tre: ventitré, trentatré.
Nella 3a persona del passato remoto di alcuni verbi in –ere: poté, ripeté
Si deve usare l’accento grave quando la vocale si pronuncia aperta:
È, cioè, tè, caffè, bebè, Noè, karatè.
La voce del verbo essere ha sempre l’accento grave non digitatela mai con l’apostrofo (E’), ma usate il simbolo corretto (È). Si consiglia di effettuare, a fine lavoro, un controllo automatico anche con trova E’ sostituisci con È.
Nel caso in cui la vocale finale sia o, l’accento è sempre grave, perché in italiano la o finale accentata viene sempre pronunciata aperta: andò, farò, però, oblò
CON accento:
Ciò, cioè, dà, dì, è, già, giù, là, lì, né, può, più, sé, sì.
SENZA accento
Blu, fra, tra, fu, ma, su, qui, qua, no, so, sa, tre.

Gli apostrofi
Qual è NON Qual è, allo stesso modo si comporta tal:
Questi aggettivi, nella forma qual e tal, hanno subito un troncamento (caduta della sillaba o della vocale finale della parola, senza che sia necessario apostrofare), non un’elisione (eliminazione dell’ultima vocale senza accento di una parola mono/bisillabica) pertanto non si accentano.
Ecco alcune parole in cui invece si mette l’apostrofo:
po’ – es. : Un po’ di pazienza per favore.
da’ – es. : Mario, da’ il libro a Giulia!
di’ – es. : Allora, di’ cosa è successo.
fa’ – es. : prendi il cappotto, fa’ presto o faremo tardi.
sta’ – es. : Sta’ fermo, per piacere!
va’ – es. : va’ a prendere il tuo ombrello, piove.
mo’ – es. : a mo’ d’esempio.
SI SCRIVE UNITO O SEPARATO?
Parole o espressioni che devono essere scritte sempre separate:
a fianco non affianco
a proposito non approposito
al di là non aldilà (a meno che non si tratti dell’aldilà, il
regno dei cieli)
al di sopra non aldisopra
al di sotto non aldisotto
all’incirca non allincirca
d’accordo non daccordo
d’altronde non daltronde
in quanto non inquanto
l’altr’anno non laltranno, l’altranno
per cui non percui
poc’anzi non pocanzi
quant’altro non quantaltro
senz’altro non senzaltro
tra l’altro non tralaltro
tutt’altro non tuttaltro
tutt’e due non tuttedue, tutteddue
tutt’oggi non tuttoggi
tutt’uno non tuttuno
Parole da scrivere unite:
abbastanza
affatto
allorché
almeno
ancorché
benché
bensì
chissà 
dinanzi, dinnanzi




dopodomani
dovunque
ebbene
eppure
fabbisogno 
finché
finora
giacché
infatti
inoltre

invano
laggiù
lassù
malgrado
neanche
nemmeno
neppure 
nonché
oppure 
ossia

perciò
perfino
pertanto
piuttosto
pressappoco
quaggiù
qualcosa
qualora
quassù
sebbene 

ovvero 
sicché
siccome
sissignore
soprattutto 
sottosopra
talmente
talora 
talvolta
tuttavia
tuttora


Parole o espressioni che possono essere scritte sia unite sia separate:
anzitempo -anzi tempo
anzitutto -anzi tutto
casomai -caso mai
ciononostante- ciò nonostante
controvoglia -contro voglia
cosicché -così che
dappertutto -da per tutto
dappoco- da poco
dappresso- da presso
dapprima- da prima
dapprincipio -da principio
difronte -di fronte
disotto -di sotto
dopotutto -dopo tutto
manodopera- mano d’opera
nondimeno -non di meno
oltremisura -oltre misura
oltremodo -oltre modo
peraltro -per altro
perlomeno- per lo meno
perlopiù -per lo più
quantomeno- quanto meno
suppergiù- su per giù
tantomeno- tanto meno
tuttalpiù -tutt’al più
La punteggiatura
La virgola.
La virgola indica una pausa breve ed è il segno d’interpunzione più difficile da usare, a mio avviso. Dà l’intonazione alla frase e se messa nel modo sbagliato può cambiare completamente il senso del discorso.
Esempio:
Il balcone della casa che affaccia sul porto…
Il balcone della casa, che affaccia sul porto…
Nella prima frase è la casa stessa che affaccia sul porto, nella seconda invece è il balcone.
Di solito, la virgola si omette quando sono usate le congiunzioni e, o, ovvero, oppure, né. Tranne quando si vogliono ottenere effetti particolari, con pause più frequenti nel discorso.
Non si pone la virgola tra soggetto e verbo.
Si pone invece al principio ed alla fine di un inciso.
Es. Laura, vivendo dietro casa mia, passava a chiamarmi ogni mattina.
La virgola può precedere le seguenti congiunzioni :
– Ma, tuttavia, però, anzi: Es. Mi piace la musica moderna, ma preferisco quella classica.
- Anche se, benché, per quanto, sebbene: Es. Il mio amico, sebbene fosse stato ferito, non mi abbandonò mai.
- Mentre, quando: Es. Io uscivo, mentre egli arrivava.
- Giacché, poiché: Es. Ti credo, giacché lo dici con tanta passione.
Il punto e virgola (;) è uno dei segni di interpunzione che va scomparendo nell’uso comune.
E’ opportuno usare il punto e virgola quando si susseguono tante proposizioni principali con molte proposizioni secondarie frapposte tra di loro, in modo da interrompere il discorso troppo lungo con qualcosa di più di una virgola, distinguendo ciascun gruppo.
Il punto e virgola si adopera anche quando sono presenti specificazioni dei termini di un elenco.
Il punto (.) segna la pausa più lunga del discorso. Si mette alla fine d’un periodo ad indicare che quanto è stato detto ha un senso compiuto. Si possono distinguere il punto di seguito e il punto a capo. Dopo il primo, si continua a scrivere sulla stessa riga, implicando il fatto che si continuerà a trattare lo stesso argomento, dopo il secondo si va a capo, ad indicare che la trattazione passerà ad un argomento o ad un sottoargomento diverso. Per enfatizzare maggiormente il cambio di argomento del nuovo periodo, si può andare a capo, lasciando un maggiore spazio prima della parola.


I pronomi
Il corretto uso del pronome relativo “cui”
“Cui” è una delle parole italiane più abusate. Invariabile nella forma, può essere singolare o plurale, maschile o femminile. Questo pronome relativo viene usato un po’ dappertutto, ma la sua presenza massiccia in un testo, dà origine a cacofonie ed errori grammaticali.
Può essere sostituito dall’altro pronome relativo il quale (la quale, ecc.), ma non da che l’anno in cui conobbi Maria, non l’anno che conobbi Maria)
Il pronome è preceduto da preposizioni semplici :
Il libro di cui voglio parlarti; il parente a cui sono più affezionato; gli amici su cui posso contare; le persone di cui ti parlavo; la casa in cui vivo; gli amici con cui gioco.
O articolate:
Il libro, del quale ti ho parlato; l’ufficio nel quale lavoro; la persona alla quale ti riferisci; questi sono i libri sui quali ho studiato; le amiche con le quali vado in vacanza;
La preposizione può essere eliminata
Es: il medico (a) cui mi sono rivolto; Ho un amico dolcissimo (a) cui voglio molto bene;
→ cui può essere collocato tra l’articolo determinativo e il nome ed esprime possesso col significato di “del quale”, “della quale”, “dei quali” e “delle quali”. Anche in questo caso non c’è la preposizione. Per esempio: un ristorante il cui indirizzo (= l’indirizzo del quale) ora non ricordo; quel ragazzo, la cui madre (= la madre del quale) è una mia amica, è molto simpatico.
Cui può essere sostituito dalle forme del quale, al quale, nel quale ecc., ma NON dal pronome che.
Quando è meglio usare il quale?
Quando l’uso diche e cui potrebbe produrre frasi poco chiare:
Il quale ha il vantaggio di indicare il genere e il numero dell’antecedente cui si riferisce.
Se ad esempio diciamo: ‘Ho pranzato con il marito della mia vicina di casa, di cui ho molta stima’ non si capisce bene a chi sia riferito il pronome relativo, alla vicina o al marito? meglio allora dire: ‘Ho pranzato con il marito della mia vicina di casa, del quale (il marito) oppure della quale (la vicina) ho molta stima’.
Anche quando il relativo è distante dall’antecedente è bene usare il quale: ‘La professoressa ha elencato i libri su cui dobbiamo studiare, che si possono trovare in biblioteca’ Meglio: ‘La professoressa ha elencato i libri su cui dobbiamo studiare, i quali si possono trovare in biblioteca’.
GLI o LE?
Il pronome “Gli” significa esclusivamente “a lui”
Uno tra i più frequenti errori grammaticali: usare gli riferito a un nome di genere femminile (cioè nel senso di a lei, sempre singolare). , è grammaticalmente scorretto dire: “Ho incontrato Marta e gli ho raccontato cos’è successo ieri”.
Con lo, la, li, le e ne forma una parola unica: glielo, gliela, glieli, gliele, gliene.
Gli si unisce come suffisso ai verbi: “spiegargli” o “dirgli”.
Anche in questo caso, se si vuole dire “a lei”, si usa il pronome “le”: “spiegarle” “dirle”
Egli, ella, lui, lei, loro
Per chi fa confusione: egli, ella, lui, lei, loro si usano solo per riferirsi a persone; per gli animali e le cose sui deve usare esso, essa, essi, esse.
Egli e lui
Il pronome “egli” si usa quando ha funzione di soggetto della frase mentre il pronome “lui” si usa negli altri casi.
Nella lingua parlata il lui però sostituisce spesso l’egli, i due pronomi, però, non sono da considerare totalmente intercambiabili: posso scrivere “Lui è andato al cinema”, ma non è corretto scrivere “Sono andato al cinema con egli”.


Consigli lampo:
Evitare o diminuire il più possibile avverbi in ‘mente’ es. si avvicinò lentamente, meglio si avvicinò con estrema lentezza.
Evitare aggettivi di grado superlativo, ma se proprio dovete ecco qui i più comuni:
acre – acerrimo,
aspro – asperrimo,
celebre – celeberrimo,
integro – integerrimo,
misero – miserrimo,
salubre – saluberrimo,
benefico – beneficentissimo,
magnifico – magnificentissimo
munifico – munificentissimo.

Quale persona usare? Parte prima… persona