martedì 30 settembre 2014

articoli su 'il momento di scrivere'





Ed eccomi tuffata in un'altra avventura: un blog a tre mani  (Per ora),il momento di scrivere con Giuseppe Monea e Giovanni Carioli in cui si parla di SCRITTURA e tutto ciò che ad esso è correlato. Veniteci a trovare!


Ed ecco il mio primo articolo nella nuova rubrica tutta mia! che emozione!


PRIMI PASSI. DALLA BOZZA AL ROMANZO

Quasi due anni fa, nelle notti insonni della gravidanza prima e delle pappe notturne poi, non so cosa è scattato esattamente in me, ma mi son trovata a dirmi: “perché no?” ed ho preso la penna in mano, sì esatto proprio penna e taccuino, niente computer all’inizio ed ho buttato giù quel che mi passava per la testa, tanto per tenere la mente sveglia invece di girarmi e rigirarmi nel letto.
All’inizio era un’idea, una trama impalpabile intermezzata da dialoghi che mi piacevano o spunti ancora grezzi, molto grezzi. E sono andata avanti così fino a ritrovarmi tra le mani una storia che viveva di vita propria, un lungo racconto… un romanzo. Ho riscritto al pc, cercando di organizzare in capitoli, la storia, poi ne sono nati altri direttamente creati a suon di tastiera, la penna è stata abbandonata e il lavoro ha preso forma. ‘E così hai finito’ direte voi, no, avevo appena iniziato…
Ho girovagato per il web alla ricerca di consigli, sull’impaginazione prima e sulla struttura poi, scoprendo sempre più cose, sentendomi sempre meno brava e sempre più desiderosa d’imparare.
Quello che vorrei fare per voi oggi è racchiudere in questo spazio quelli che per me sono risultati essere consigli utili, quelli che mi han portato ad ottenere il risultato (quasi) finale, e dico quasi perché più ci si mettono le mani più si scoprono cose da perfezionare.
In questa mia rubrica scriverò, un articolo alla volta, quello che si può estrapolare dalla mia esperienza, sottolineando che sono consigli basati su ciò che è stato utile per me, su cui magari qualcuno può non essere affatto d’accordo.
Questo quel che ho imparato, lo metto a vostra disposizione.

scrittore1
1 SCRIVERE, SCRIVERE, SCRIVERE
Come faccio a creare una storia? Come posso evitare di bloccarmi? Come mi verranno tutte le idee necessarie?
Risposta?
Scrivere, scrivere, scrivere, qualsiasi cosa che vi passi per la testa, in qualsiasi forma: se aspettiamo che arrivi sul foglio, o sullo schermo del computer, il testo perfetto, impeccabile e scorrevole da subito, ci sbagliamo di grosso e rischiamo di andar incontro ad un blocco e ad un foglio che rimarrà eternamente bianco. Il vero trucco è scrivere sempre, le idee verranno, sempre più numerose, sempre più fluenti e piacevoli. Poi rileggendo magari cestinerete un buon settanta per cento di quegli ‘scarabocchi’, ma sarà un lavoro tutt’altro che inutile, perché sarà servito a tenere la mente allenata, a creare legami tra le idee che avete e quelle che avete già messo su carta-pc, a far crescere la vostra capacità di scrittura, maturare. Ve ne accorgerete quando riprenderete in mano i primi racconti, percependo l’ingenuità di alcune scelte narrative di uno scrivere acerbo.
Un altro consiglio è uscire sempre con un taccuino e una penna, non è un luogo comune, le idee vengono quando meno te lo aspetti e spesso, ahinoi, non tornano più.
Mi è capitato una volta di essere in fila alla posta, l’idea mi ha fulminato letteralmente ‘certo come ho fatto a non pensarci? Ai miei protagonisti sul più bello succederà questo!’ (oppure poteva anche essere: ‘questo dialogo tra quella coppia laggiù in fondo voglio proprio trascriverlo, calza a pennello per i miei protagonisti’) beh, non avevo nulla e mi son sentita ridicola a prendere una penna e scrivere su un bollettino, ma me ne sono pentita amaramente in seguito! Ricordavo solo di aver avuto una idea geniale, nient’altro! Assurdo? Come si può dimenticare una cosa così geniale e utile alla trama? Fidatevi, si può!
Per non parlare della notte: dormiveglia, l’idea ti colpisce, prende forma, immagini persino le parole scritte: frasi perfette, orecchiabili, scorrevoli. Ma hai sonno, pensi: ’domattina la scrivo’ e ti addormenti soddisfatto. Al mattino? Tabula rasa! ‘Eppure era così chiara stanotte! Cos’è che doveva succedere? Com’era quella frase perfetta?’
Insomma, succo del discorso: penna e carta a portata di mano, ma vanno bene anche le note del cellulare o un messaggio, sapete io che faccio quando mi capita l’idea? Scrivo un promemoria oppure una mail a me stessa e me la invio da cellulare. A volte al mattino leggo e penso: ‘ma guarda tu che bell’idea, neanche mi ricordo di averla avuta!’ Oppure anche … ‘ma che schifezza, e io che pensavo fosse geniale!’ (capita anche questo)
Riassunto: scrivete tutto quel che vi passa in mente, in qualunque formato vi sia comodo o consono.


http://ilmomentodiscrivere.org/2014/09/09/primi-passi-dalla-bozza-romanzo-impaginazione/



QUESTA VOLTA QUALCHE CONSIGLIO SU COME IMPAGINARE RENDENDO IL MANOSCRITTO PRESENTABILE  A CASE EDITRICI, AGENZIE LETTERARIE O SEMPLICEMENTE PER FARLO LEGGERE A QUALCUNO


PRIMI PASSI. DALLA BOZZA AL ROMANZO. IMPAGINAZIONE


libro
2 L’IMPAGINAZIONE
Ma come, già impagino? Chiederete voi. Sì, effettivamente potevo postare anche alla fine le modalità d’impaginazione, ma poi ho pensato a chi, come me, vuole vedere l’effetto subito, già dal primo capitolo e lavorare su qualcosa che abbia già l’idea dell’effetto che avrà alla fine. Quindi ecco qui come rendere il vostro ‘capolavoro’, che sia ancora in forma di accozzaglia di frasi o un malloppo di cinquecento pagine, piacevole alla vista e presentabile ad altri.
Infatti presto o tardi inizierete a pensare: Come si deve proporre il manoscritto alle agenzie letterarie o alle case editrici? Oppure: Come devo impaginare per un self publishing?
È vero che ogni casa editrice ha una formattazione specifica, ma presentare bene la propria opera è un buon biglietto da visita, sempre, a qualsiasi scopo miriamo.
Per questo, dopo aver ripulito il più possibile dai refusi il testo, rendetelo piacevole curando margini, carattere e interlinea.Vediamo come.
Evitate caratteri troppo particolari, che alla lunga stancano l’occhio, un buon Times new Roman 12 o 14 è la scelta migliore, insieme al calibri o un Book antiqua 11 o un Garamond 12.
L’interlinea deve essere singola o 1,5 (dipende anche dalla lunghezza del manoscritto: singola per volumi più corposi, più ampia per testi brevi); margini superiore e inferiore di 3 cm e 2,5 sia il destro che il sinistro. In questo modo otterrete quella che viene definita cartella standard di circa 1800 caratteri (per verificare il numero dei caratteri su word basta cliccare su revisione e poi conteggio parole). Queste impostazioni corrispondono al formato A5 (148 × 210), che è quello tipico dei libri stampati. Notate bene: va benissimo anche l’A4 (210 x 297), considerate però che il vostro manoscritto risulterà più breve (quasi la metà delle pagine).
La voce RILEGATURA deve essere lasciata a zero, si utilizza solamente quando il libro ha un elevato numero di pagine, e si sommerà al valore dato nella voce margine sinistro, in maniera proporzionale. Per libri di 200 – 500 pagine non è necessario inserire valori di rilegatura.
INTESTAZIONI e i PIE’ PAGINA:
Selezionate la voce “Diversi per la prima pagina” e “Diversi per PARI e DISPARI”.
La distanza bordo deve essere uguale: 1,25 sia per l’intestazione che per i piè di pagina.
L’allineamento verticale deve essere “in alto”.
La numerazione delle pagine
La numerazione delle pagine deve essere a destra su quelle di numero dispari e a sinistra su quelle di numero pari.
Le prime 4 pagine del libro di solito sono bianche, non numerate:
• Pagina uno di solito viene presentata la collana.
• Pagina 2 è di norma bianca.
• Pagina 3 corrisponde al frontespizio.
• Pagina 4 compare il copyright.
• La prima pagina che dovrete numerare, quindi, sarà la 5.
• Indice: a pagina 5 e seguenti.
• Presentazione, premessa, introduzione: devono cadere a pagina dispari (lasciate una pagina bianca se necessario).
• Titoli delle parti, primo capitolo, bibliografia : devono trovarsi in pagina dispari.
Gli spazi
Ricordatevi d’inserire la sillabazione automatica per evitare antiestetici spazi nell’andare a capo, sempre per lo stesso motivo eliminate le righe ‘orfane’: che si trovano da sole in una pagina a fine o inizio capitolo.
Controllate i doppi spazi tra una parola e l’altra, si può fare anche una ricerca attraverso: ‘trova .. – sostituisci .’
Lo spazio non va mai lasciato prima di un apostrofo e sempre dopo la punteggiatura.

Se il testo contiene immagini, assicuratevi che anche esse siano ad alta risoluzione (almeno 300 dpi). (Quando incollate l’immagine nel Word dovete essere costretti a rimpicciolirla a mano per essere certi che sia ad alta risoluzione.) Per esser più chiari: un’immagine di 10 cm per 10 cm dovrà essere di circa 1000 pixel x 1000 pixel. Un’ultima cosa: ricordatevi di verificare che le immagini che state usando non siano protette da copyright!


La mia ultima fatica.... spero sia utile a qualcuno.

:-)




3 UN PO’ DI REGOLE GRAMMATICALI (DA BRAVA MAESTRINA NON POSSONO MANCARE)

grammatica

grammatica1


Prima di portare all’attenzione di chiunque: amico, familiare, o persona qualificata che sia, il nostro amato manoscritto, dovremmo correggerlo dai refusi. O meglio ancora… ci accingiamo ora alla prima stesura?
Bene, diamo una bella rinfrescata alla grammatica di base per evitare gli errori più ricorrenti o per toglierci dei dubbi.
Mi scuso per la lunghezza dell’articolo, lo so, lo so, sono argomenti noiosi, ma meglio togliersi il dente subito non trovate? Spero comunque che risulterà chiaro ed utile per chiarire i dubbi a chi ne avesse bisogno.
Gli accenti (grave o acuto?)
L’accento indica l’apertura delle vocali e ed o.
L’accento acuto indica che la vocale accentata deve essere pronunciata chiusa:
réte, mése, cómpito, giórno
l’esempio che faccio sempre ai miei alunni per spiegare la pronuncia?
Pèsca (il frutto)
Pésca ( voce del verbo pescare)
Ricordate:
Con accento acuto: poiché, perché, sé, nonché, affinché.
I composti di tre: ventitré, trentatré.
Nella 3a persona del passato remoto di alcuni verbi in –ere: poté, ripeté
Si deve usare l’accento grave quando la vocale si pronuncia aperta:
È, cioè, tè, caffè, bebè, Noè, karatè.
La voce del verbo essere ha sempre l’accento grave non digitatela mai con l’apostrofo (E’), ma usate il simbolo corretto (È). Si consiglia di effettuare, a fine lavoro, un controllo automatico anche con trova E’ sostituisci con È.
Nel caso in cui la vocale finale sia o, l’accento è sempre grave, perché in italiano la o finale accentata viene sempre pronunciata aperta: andò, farò, però, oblò
CON accento:
Ciò, cioè, dà, dì, è, già, giù, là, lì, né, può, più, sé, sì.
SENZA accento
Blu, fra, tra, fu, ma, su, qui, qua, no, so, sa, tre.

Gli apostrofi
Qual è NON Qual è, allo stesso modo si comporta tal:
Questi aggettivi, nella forma qual e tal, hanno subito un troncamento (caduta della sillaba o della vocale finale della parola, senza che sia necessario apostrofare), non un’elisione (eliminazione dell’ultima vocale senza accento di una parola mono/bisillabica) pertanto non si accentano.
Ecco alcune parole in cui invece si mette l’apostrofo:
po’ – es. : Un po’ di pazienza per favore.
da’ – es. : Mario, da’ il libro a Giulia!
di’ – es. : Allora, di’ cosa è successo.
fa’ – es. : prendi il cappotto, fa’ presto o faremo tardi.
sta’ – es. : Sta’ fermo, per piacere!
va’ – es. : va’ a prendere il tuo ombrello, piove.
mo’ – es. : a mo’ d’esempio.
SI SCRIVE UNITO O SEPARATO?
Parole o espressioni che devono essere scritte sempre separate:
a fianco non affianco
a proposito non approposito
al di là non aldilà (a meno che non si tratti dell’aldilà, il
regno dei cieli)
al di sopra non aldisopra
al di sotto non aldisotto
all’incirca non allincirca
d’accordo non daccordo
d’altronde non daltronde
in quanto non inquanto
l’altr’anno non laltranno, l’altranno
per cui non percui
poc’anzi non pocanzi
quant’altro non quantaltro
senz’altro non senzaltro
tra l’altro non tralaltro
tutt’altro non tuttaltro
tutt’e due non tuttedue, tutteddue
tutt’oggi non tuttoggi
tutt’uno non tuttuno
Parole da scrivere unite:
abbastanza
affatto
allorché
almeno
ancorché
benché
bensì
chissà 
dinanzi, dinnanzi




dopodomani
dovunque
ebbene
eppure
fabbisogno 
finché
finora
giacché
infatti
inoltre

invano
laggiù
lassù
malgrado
neanche
nemmeno
neppure 
nonché
oppure 
ossia

perciò
perfino
pertanto
piuttosto
pressappoco
quaggiù
qualcosa
qualora
quassù
sebbene 

ovvero 
sicché
siccome
sissignore
soprattutto 
sottosopra
talmente
talora 
talvolta
tuttavia
tuttora


Parole o espressioni che possono essere scritte sia unite sia separate:
anzitempo -anzi tempo
anzitutto -anzi tutto
casomai -caso mai
ciononostante- ciò nonostante
controvoglia -contro voglia
cosicché -così che
dappertutto -da per tutto
dappoco- da poco
dappresso- da presso
dapprima- da prima
dapprincipio -da principio
difronte -di fronte
disotto -di sotto
dopotutto -dopo tutto
manodopera- mano d’opera
nondimeno -non di meno
oltremisura -oltre misura
oltremodo -oltre modo
peraltro -per altro
perlomeno- per lo meno
perlopiù -per lo più
quantomeno- quanto meno
suppergiù- su per giù
tantomeno- tanto meno
tuttalpiù -tutt’al più
La punteggiatura
La virgola.
La virgola indica una pausa breve ed è il segno d’interpunzione più difficile da usare, a mio avviso. Dà l’intonazione alla frase e se messa nel modo sbagliato può cambiare completamente il senso del discorso.
Esempio:
Il balcone della casa che affaccia sul porto…
Il balcone della casa, che affaccia sul porto…
Nella prima frase è la casa stessa che affaccia sul porto, nella seconda invece è il balcone.
Di solito, la virgola si omette quando sono usate le congiunzioni e, o, ovvero, oppure, né. Tranne quando si vogliono ottenere effetti particolari, con pause più frequenti nel discorso.
Non si pone la virgola tra soggetto e verbo.
Si pone invece al principio ed alla fine di un inciso.
Es. Laura, vivendo dietro casa mia, passava a chiamarmi ogni mattina.
La virgola può precedere le seguenti congiunzioni :
– Ma, tuttavia, però, anzi: Es. Mi piace la musica moderna, ma preferisco quella classica.
- Anche se, benché, per quanto, sebbene: Es. Il mio amico, sebbene fosse stato ferito, non mi abbandonò mai.
- Mentre, quando: Es. Io uscivo, mentre egli arrivava.
- Giacché, poiché: Es. Ti credo, giacché lo dici con tanta passione.
Il punto e virgola (;) è uno dei segni di interpunzione che va scomparendo nell’uso comune.
E’ opportuno usare il punto e virgola quando si susseguono tante proposizioni principali con molte proposizioni secondarie frapposte tra di loro, in modo da interrompere il discorso troppo lungo con qualcosa di più di una virgola, distinguendo ciascun gruppo.
Il punto e virgola si adopera anche quando sono presenti specificazioni dei termini di un elenco.
Il punto (.) segna la pausa più lunga del discorso. Si mette alla fine d’un periodo ad indicare che quanto è stato detto ha un senso compiuto. Si possono distinguere il punto di seguito e il punto a capo. Dopo il primo, si continua a scrivere sulla stessa riga, implicando il fatto che si continuerà a trattare lo stesso argomento, dopo il secondo si va a capo, ad indicare che la trattazione passerà ad un argomento o ad un sottoargomento diverso. Per enfatizzare maggiormente il cambio di argomento del nuovo periodo, si può andare a capo, lasciando un maggiore spazio prima della parola.


I pronomi
Il corretto uso del pronome relativo “cui”
“Cui” è una delle parole italiane più abusate. Invariabile nella forma, può essere singolare o plurale, maschile o femminile. Questo pronome relativo viene usato un po’ dappertutto, ma la sua presenza massiccia in un testo, dà origine a cacofonie ed errori grammaticali.
Può essere sostituito dall’altro pronome relativo il quale (la quale, ecc.), ma non da che l’anno in cui conobbi Maria, non l’anno che conobbi Maria)
Il pronome è preceduto da preposizioni semplici :
Il libro di cui voglio parlarti; il parente a cui sono più affezionato; gli amici su cui posso contare; le persone di cui ti parlavo; la casa in cui vivo; gli amici con cui gioco.
O articolate:
Il libro, del quale ti ho parlato; l’ufficio nel quale lavoro; la persona alla quale ti riferisci; questi sono i libri sui quali ho studiato; le amiche con le quali vado in vacanza;
La preposizione può essere eliminata
Es: il medico (a) cui mi sono rivolto; Ho un amico dolcissimo (a) cui voglio molto bene;
→ cui può essere collocato tra l’articolo determinativo e il nome ed esprime possesso col significato di “del quale”, “della quale”, “dei quali” e “delle quali”. Anche in questo caso non c’è la preposizione. Per esempio: un ristorante il cui indirizzo (= l’indirizzo del quale) ora non ricordo; quel ragazzo, la cui madre (= la madre del quale) è una mia amica, è molto simpatico.
Cui può essere sostituito dalle forme del quale, al quale, nel quale ecc., ma NON dal pronome che.
Quando è meglio usare il quale?
Quando l’uso diche e cui potrebbe produrre frasi poco chiare:
Il quale ha il vantaggio di indicare il genere e il numero dell’antecedente cui si riferisce.
Se ad esempio diciamo: ‘Ho pranzato con il marito della mia vicina di casa, di cui ho molta stima’ non si capisce bene a chi sia riferito il pronome relativo, alla vicina o al marito? meglio allora dire: ‘Ho pranzato con il marito della mia vicina di casa, del quale (il marito) oppure della quale (la vicina) ho molta stima’.
Anche quando il relativo è distante dall’antecedente è bene usare il quale: ‘La professoressa ha elencato i libri su cui dobbiamo studiare, che si possono trovare in biblioteca’ Meglio: ‘La professoressa ha elencato i libri su cui dobbiamo studiare, i quali si possono trovare in biblioteca’.
GLI o LE?
Il pronome “Gli” significa esclusivamente “a lui”
Uno tra i più frequenti errori grammaticali: usare gli riferito a un nome di genere femminile (cioè nel senso di a lei, sempre singolare). , è grammaticalmente scorretto dire: “Ho incontrato Marta e gli ho raccontato cos’è successo ieri”.
Con lo, la, li, le e ne forma una parola unica: glielo, gliela, glieli, gliele, gliene.
Gli si unisce come suffisso ai verbi: “spiegargli” o “dirgli”.
Anche in questo caso, se si vuole dire “a lei”, si usa il pronome “le”: “spiegarle” “dirle”
Egli, ella, lui, lei, loro
Per chi fa confusione: egli, ella, lui, lei, loro si usano solo per riferirsi a persone; per gli animali e le cose sui deve usare esso, essa, essi, esse.
Egli e lui
Il pronome “egli” si usa quando ha funzione di soggetto della frase mentre il pronome “lui” si usa negli altri casi.
Nella lingua parlata il lui però sostituisce spesso l’egli, i due pronomi, però, non sono da considerare totalmente intercambiabili: posso scrivere “Lui è andato al cinema”, ma non è corretto scrivere “Sono andato al cinema con egli”.


Consigli lampo:
Evitare o diminuire il più possibile avverbi in ‘mente’ es. si avvicinò lentamente, meglio si avvicinò con estrema lentezza.
Evitare aggettivi di grado superlativo, ma se proprio dovete ecco qui i più comuni:
acre – acerrimo,
aspro – asperrimo,
celebre – celeberrimo,
integro – integerrimo,
misero – miserrimo,
salubre – saluberrimo,
benefico – beneficentissimo,
magnifico – magnificentissimo
munifico – munificentissimo.

Quale persona usare? Parte prima… persona

domenica 17 agosto 2014

Tutto in un'estate storia completa




TUTTO IN UN'ESTATE
Quattro ragazzini, imbattendosi in un mistero più grande di loro, s'improvviseranno detective, mescolando gioco e realtà.




section 1


Il rumore della pioggia era quasi assordante sotto la tettoia di lamiera, mentre i quattro, rannicchiati sulle balle di fieno, osservavano i rigagnoli che si andavano formando ai loro piedi.
Laura no, lo sguardo vacuo, impassibile, nulla la scalfiva mai. Era una dura, nessuno l’aveva eletta, ma ognuno di loro lo sapeva: Laura Navini era il capo.
“Senti un po’ Granetti” chiese Michele al piccoletto del gruppo, mingherlino, se ne stava appollaiato su una balla, tremante. Guardò Michele, intuendo già dal tono della voce che arrivavano guai per lui.
“Ho proprio voglia di una pesca, va là nel terreno del vecchio Bacci e portamene un paio”
“Michele!” scattò in piedi Diana, con le sue trecce bionde e il vestitino rosa, c’era da chiedersi cosa centrasse lei con quella teppaglia.
“Che vuoi!” rispose in malo modo il ragazzino dal ciuffo ribelle e l’aria da uomo vissuto, “se vuol far parte della banda deve rendersi utile, muoviti Granetti!” gli urlò.
Gianluca Granetti scattò in piedi e corse facendo lo slalom tra le pozze, cercando di ripararsi la testa con le mani.
“Ahahah” se la rideva Michele, Diana faceva il broncio come una bimba piccola, la testa rossa di Gian era scomparsa in un buio spettrale di un temporale estivo, come non se ne erano mai visti.
Quasi contemporaneamente un lampo e un tuono squarciarono il cielo facendo tremare tutto, poco più in là un albero iniziò a bruciare.
Laura improvvisamente scattò in piedi, sembrò riscuotersi da un sonno profondo o in preda ad una crisi isterica. “Giangiiiiii!”


section 2
Laura correva sotto la pioggia battente dritta verso le fiamme, gettandosi alle spalle la paura. Questo faceva di lei un capo: lei teneva a tutti loro, più di ogni altra cosa.
Gli altri la seguirono correndo alla cieca, mentre la pioggia sferzava violentemente i loro giovani visi.
Odore di bruciato, fiamme, sembrava di essere in un posto completamente diverso, e pensare a quante volte avevano passato i loro pomeriggi in quella campagna verdeggiante. Ora tutto era spettrale e terrificante.
Giangi giaceva a terra, il volto annerito nonostante le pioggia lo inzuppasse, le gambe incastrate sotto un grosso ramo.
“Al mio via tiriamo con tutte le nostre forze” Disse Laura. “Uno, due e… tre” Tirarono su il tronco, che si mosse solo di qualche centimetro.
“Mettici sotto qualcosa!” gridò. Michele riuscì ad infilarci un sasso.
I tre tirarono via il corpo di Giangi, che continuava a rimanere immobile, come una bambola di stoffa. Diana piangeva singhiozzando, entrambe le mani a coprire la bocca.
Michele lo tirò su, caricandoselo in spalla.
“Non dovremmo muoverlo” sussurrò tra i singhiozzi la piccola Diana.
“E cosa vuoi fare lasciarlo qui a beccarsi un altro fulmine?”
Laura era china in terra, senza dire nulla scavò con le mani e tirò fuori un cofanetto, lo prese tra le braccia e disse solo:"andiamo!"




section 3

Giangi iniziò a lamentarsi mentre lo trasportavano sballottandolo. 'buon segno' pensava Michele, che adorava le serie televisive a sfondo medico e si riteneva un esperto.
Lo adagiarono sul fieno, il ragazzino tossì un po', poi si mise a sedere:
"Che cazzo è successo?" Michele rise: Giangi non diceva quasi mai parolacce, erano vietate a casa sua, ma quando le sparava risultava davvero buffo con quel volto corrucciato e la voce forzatamente grossa.
"Tutto ok?" chiese Laura. "Pensavo ti avesse colpito il fulmine, invece probabilmente hai preso solo un bella botta dal ramo caduto, sei stato fortunato Gian!"
Il ragazzino si strofinò la fronte in cui andava comparendo un grosso bernoccolo, poi il volto s'illuminò, mise la mano nella tascona dei pantaloncini stile militare e ne tirò fuori quattro pesche, porgendole a Michele.
"Le pesche le ho prese" disse soddisfatto.
Michele ne prese una addentandola, senza proferir parola.
"Grazie Giangi" disse Diana, che ancora piagnucolava.
Tutti si girarono verso Laura per la prima volta prestando attenzione a quel che aveva trovato.
La ragazzina si era chinata e scassinava la serratura del cofanetto colpendola con un sasso.
"Sarà un tesoro?" chiese eccitato Gian, già pensando che il ritrovamento sarebbe stato merito suo. La scatola si aprì con uno scatto secco, tutti si chinarono sporgendo le teste sopra di essa.
Niente soldi, niente diamanti, niente gioielli, solo vecchie lettere ammuffite e delle foto antiche.



section 4

"Cos'è questa roba?" chiese Michele prendendo su un fascio di buste ingiallite. "Lettere, neanche un gioiello cazzo, che sfiga!"
"Leggi Laura" propose Diana.
"Aspetta" rispose la ragazzina, seria, concentrata osservava le foto in bianco e nero, di quelle con i bordi bianchi come quelle del nonno.
"Chi sono quelli?" chiese ancora intontito Giangi.
"Guardate, non vi ricorda qualcuno?" disse Laura porgendo una foto:
Una coppia, una ragazza dai capelli chiari e un ragazzone alto, scuro e muscoloso, con le bretelle ai pantaloni.
"No, chi sarebbero?"
Laura osservava le altre foto, ma rappresentavano tutte la ragazza sconosciuta, mentre lei voleva vedere l'uomo. Strappò dalle mani la foto della coppia e tornò ad osservarla alla luce della torcia.
"Voglio vederla da casa, con la luce buona, ma ne sono quasi certa, possibile non lo riconosciate? mettetegli barba bianca, spalle curve ed eccolo lì: il vecchio Piero Bacci!"
Gli altri tre fecero una smorfia istintiva nell'udire quel nome temuto.
Il vecchio Bacci? come poteva essere stato giovane? come poteva avere avuto una ragazza? diavolo quello ti sparava nelle chiappe se solo sconfinavi nel suo maledetto terreno!
"Dai Laura Leggi le lettere!"
Laura si sedette sulle balle di fieno, il cofanetto tra le gambe, la torcia puntata nella prima lettera capitata a tiro: "Mio caro Piero, scrivo questa lettera nascosta nella soffitta, tra casse e bauli..."


section 5

"...........non posso dimenticare più il tuo sguardo dolce, le tue labbra sulle mie, le parole sussurrate, ma ti scrivo per dirti che è tutto sbagliato, mio padre ti ucciderebbe se sapesse,lo sai, non dirmi di no, tutto il paese ne è a conoscenza, sono stata promessa ad Alfonso Paganelli, risolleverà la famiglia dalla rovina, così dice mio padre, se rifiuto mi mette in convento.
Oh,poveri noi sfortunati, mio caro Piero, il destino ci ha fatti incontrare per farci subito dividere. Ma io ti penserò sempre, ti ricorderò e ti porterò nel cuore. Ti mando una mia foto,è dello scorso anno, ma non sono cambiata molto da allora. Ci vedremo al ballo dei Cavalieri venerdì? non ti parlerò, non ballerò con te,mi basterà vederti da lontano.
Con tutto il mio Amore Anna."
"Mah, che roba sdolcinata" protestò Gian, deluso che il cofanetto non contenesse nulla di prezioso né tanto meno interessante.
"Sta un po' zitto Gian! Hai capito il signor Bacci! lo sapete che è stato tipo 40 anni in carcere? aveva beccato l'ergastolo, poi per buona condotta l'hanno fatto uscire" Disse Michele incuriosito dalla lettera.
"E cos'aveva fatto?" chiese Laura che non conosceva la storia,ma aveva avuto a che fare con il vecchio e lo trovava spaventoso.
"Ha ucciso un uomo" dissero in coro Diana e Michele.


section 6

Laura si portò a casa il cofanetto, dopo essersi asciugata e presa una bella ramanzina dalla madre si mise a leggere le restanti lettere, seduta sul letto, mentre sgranocchiava una mela: unica cena a seguito della punizione per esser rincasata tardissimo in mezzo al temporale del secolo.
Aprì un'altra busta, era datata 12 luglio 1959
"Ciao Piero, so che ti ho già detto addio in almeno tre lettere, ma non appena mi convinco che riuscirò a dimenticarti salti fuori tu e mi fai ricredere , dubitare delle mie decisioni.
Stamattina Lorenzo Fraschetti mi ha portato la foto che ti ho mandato, è una di due fotografie molto simili, io ho tenuto quella in cui si vedono così bene i tuoi splendidi occhi verdi.
Che giornata indimenticabile giù al fiume, ancora non riesco a credere che mio padre mi abbia dato il permesso di venire al pic nic organizzato dalla chiesa. Ha detto che mi lasciava perché aveva piena fiducia in Don Umberto, che mi avrebbe controllata a vista.
E invece lui e quel vinello rosso della comare Giorgina , è finito addormentato sul prato a smaltire il pranzo.
Non potrò mai dimenticare quel pomeriggio, sento ancora la tua mano nella mia e il rossore mi sale al volto al pensiero del bacio,il bacio vero, come nei film che ho visto a casa di Rosa che ha la televisione. Ma Piero, non abbiamo futuro, oggi compio 15 anni, il prossimo compleanno lo passerò da sposata. Tutto è fissato,mia madre ci tiene avvenga il giorno del mio compleanno, così potrà dire che di anni ne avrò sedici e si sentirà forse meno in colpa. Addio Piero, stavolta davvero"


section 7
Laura si stava appassionando a quella storia d'amore così tenera e drammatica, quella ragazza aveva solo tre anni più di lei eppure già doveva sposarsi, si sentì felice di vivere la sua epoca, pur nei casini familiari che viveva attualmente.
Poggiò il torsolo della mela sul comodino, sentendo lo stomaco brontolare ancora, più tardi avrebbe depredato la credenza in cerca di qualcosa da sgranocchiare.Intanto prese un'altra lettera.
"Piero, vorrei trovare il coraggio di fuggire lontano, scappare da tutto questo, poter vivere una vita intera con te. Oggi la mia famiglia ha invitato Alfonso, non lo ricordavo molto bene: l'ultima volta che lo vidi io avevo 10 anni, lui più del doppio dei miei, era un adulto col ciuffo ingelatinato e le scarpe lucide, io una bimbetta con i calzettoni e le croste alle ginocchia.
Ma ora, lo vedessi ora, sembra un vecchio eppure ha meno di trent'anni. é quasi calvo, porta spessi occhiali, ma soprattutto quando parla un sottile strato di saliva si accumula ai bordi della bocca formando una patina bianca. Non posso, non potrei mai baciarlo. Piero, ti aspetto nel granaio di tuo nonno, stasera, devo parlarti, ho bisogno di vederti"
Laura vide che la lettera non era affrancata, immaginò fosse stata consegnata a mano in altro modo. Sempre più curiosa frugò nelle lettere alla ricerca della successiva in ordine cronologico.
Più leggeva e più si domandava perché quelle lettere si trovassero sepolte e non in un cassetto.


section 8
La lettera successiva faceva un salto di ben due mesi ed era più danneggiata, sembrava essersi bagnata, l'inchiostro era sbavato in molti punti. Laura si sforzò di decifrare.
"Desidero morire Piero, ti prego, non cercarmi più se ci tieni alla vita,mio padre ti ammazzerà, crede che tu sia la causa di tutti i mali. Non sa la verità lui e anche se gliela narrassi,risponderebbe che è lui il mio uomo ora, il mio signore, e che nulla c'è che non va se non il tempismo, scappa via Piero, accetta il lavoro di tuo zio in città, rifatti una vita. Io sono perduta, contaminata, orribile e irrecuperabile"
Laura non capiva di cosa si stesse parlando, ma l'amarezza di quelle parole la sconvolse. Frugò freneticamente tra le carte non vi erano più lettere, solo un bigliettino con su scritto solamente:
"Grazie per avermi amata, grazie per avermi dato un ricordo cui aggrapparmi, grazie per essere stato semplicemente e meravigliosamente tu"
Laura cercò disperatamente qualcos'altro, dentro alla scatola c'era solo una strana spilla di pessimo gusto tra l'altro.
Si alzò dal letto camminò avanti e indietro per la stanza, no! possibile che erano state nascoste così con cura delle lettere senza alcuna senso e valore? riprese il cofanetto lo svuotò, lo rigirò per bene tra le mani.Vi batté sopra con le nocche. D'un tratto corse alla scrivania, prese il coltellino svizzero di quando era negli scout e fece leva. Un vano segreto si aprì.

Section 9

"Bingo!" esultò Laura.Poi rimase esterrefatta nel veder spuntare fuori solamente un documento e un unico foglio sottile come carta velina.
Aprì subito il documento.
"Alfonso Paganelli
nato a Allumiere Rm
il 02/11/1930
Celibe"
La foto mostrava un giovanotto occhialuto e stempiato. Laura alzò il volto dal documento improvvisamente agitata.
Prese il foglio, con trepidazione e cautela, era davvero sottile ed ammuffito.
La scrittura sembrava Quella di Anna, ma era più scomposta, meno ordinata e precisa, piena di cancellature.
"Io Anna Portaro ho deciso di togliermi la vita, non perché io non la ami, perché non sappia il significato che essa ha e all'irrecuperabile peccato cui vado incontro togliendomela al posto del Signore, ma perché non posso più vivere con questo senso di colpa né potrò farlo portare sulle spalle come peso a questo mio sfortunato figlio, che non nascerà mai. é meglio così."
Laura si asciugò una singola lacrima sul volto di bambina troppo cresciuta. poi rimise tutto a posto e si coricò. Gli occhi sbarrati nel buio di una lotte senza luna.


section 10

"Vi dico che dobbiamo indagare, c'è qualcosa di molto strano in questa faccenda!" diceva Laura piena di fervore.
"é solo una storia d'amore finita male, all'epoca non si poteva amare chi si voleva, mio nonno me lo racconta spesso" diceva Michele accendendosi una sigaretta rubata al padre.
"E allora il documento? e la lettera d'addio? io indagherò, dite quel che volete, chi è con me?"
"Io!" gridarono in coro Diana e Giangi. "Figuriamoci!" si lamentò Michele. "E da dove hai intenzione di iniziare?"
"Da questa Anna Portaro, chi era? perché si è uccisa? poi se ciò non bastasse andrò da Bacci!"
I due più piccolini sbarrarono gli occhi terrorizzati, Nessuno fiatò,ma tutti pensarono che Laura dovesse essersi ammattita ad entrare volontariamente nell'antro dell'orco.
"Puoi iniziare da mia nonna, sa tutto di tutti peggio della gazzetta del mattino" propose Giangi.
Così i ragazzi si recarono da nonna Bianca, che li accolse a suon di biscotti e succo di frutta fatto in casa.
"Sì, Anna, me la ricordo, una vera tragedia, perché?"
"Beh, volevamo sapere del suo suicidio"
"Suicidio? la Anna che dico io è viva e vegeta per quanto ne so, credo che viva a nord, forse Genova, si è sposata per procura, uno di fuori, che non sapeva nulla di tutta quella brutta faccenda ed ha accettato il suo piccolo bastardo."
"Non è morta allora?" chiese stupefatta Laura. "No, ma il vecchio Bacci gli ha ammazzato il marito prima che divenisse tale!


section 11

I tre ragazzini si fissarono esterrefatti: dunque era questo il motivo dei 40 anni di prigione del vecchio Bacci?
Dalle lettere lette sembrava che non fosse poi cattivo, inoltre quella lettera d'addio, di quelle che si mettono quando uno si suicida. Non che loro avessero esperienza di quelle cose, ma, nei film era così.
Uscirono di corsa dalla casa, Laura correva verso il suo appartamento al centro del paesino, gli altri la seguivano come una muta di cani.
"Ciao pa'" urlò Laura entrando come una furia. "Usiamo il tuo pc" disse entrando nello studio del padre. Un attimo dopo erano in internet a cercare notizie sull'accaduto.
Trovarono ben poco, i fatti erano troppo vecchi.
Poi laura digitò il nome completo di Anna, rimase inebetita a fissare lo schermo:
Anna Portaro- Nori ordine dei medici odontoiatri.
"Cazzo!" sfuggì dalle sue giovani labbra. "Ecco perché mi suonava familiare, devo averlo sentito qualche volta anche se noi non la chiamiamo mai così! è...mia nonna Nanna!"
Cadde un lungo, pesante silenzio. Laura non vedeva più nessuno, immersa totalmente nei suoi pensieri. Nonna Nanna! Era lei? che segreto nascondeva? Corse in salotto dal padre.
"Voglio andare da Nonna Nanna, oggi"
"Ok Laura ti do' i soldi del biglietto" replicò il padre distratto dalla tv.
Solo Michele andò con lei, gli altri erano troppo piccoli per viaggiare da soli. Direzione Manziana, Lì la nonna di laura 'soggiornava' in una casa dei nonni, altro che Genova!

section 12

Laura mise cofanetto in grembo alla nonna, che, dapprima curiosa, aprendolo si paralizzò:
"Come lo hai avuto?" chiese."L'abbiamo trovato nel terreno del vecchio Bacci"
"N-non è in prigione?" chiese la nonna, sconvolta."é uscito 10 anni fa, racconta nonna" Ma la nonna sembrava persa nei suoi pensieri:"Uscito... 10 anni fa... nessuno me lo ha detto" grosse lacrime scendevano sul suo volto riarso dagli anni. "Fu tanto, tanto tempo fa, stavo per fare una cosa orribile, volevo morire, era tutto pronto e per ironia del destino fu Alfonso a salvarmi. Ero così furiosa che gli buttai in faccia la realtà: 'non sei stato l'unico, con la tua violenza, la tua prepotenza, ad avermi, sono incinta del ragazzo che amo' Dissi d'un fiato. Il suo sguardo disgustato mi fece ribollire la rabbia: lui era disgustato? lui che aveva rubato la mia innocenza senza rispetto né dolcezza? Presi un badile e lo colpii. un attimo dopo stramazzava al suolo inerme. Prima che riuscissi a rendermi conto di cosa fosse successo entrò Piero. "Scappa, nasconditi!" mi urlò, ed io stupidamente, codardamente, obbedii. Non lo vidi più, arrestato, ergastolo mi dissero. Fuggi come mi aveva detto, da una zia al nord, non pensai più ad uccidermi, pensai solo al bimbo che avevo nel grembo, che sapevo, ne ero certa, fosse suo. Ed è nato, tuo padre, gli stessi occhi verdi che hai tu Laura, figlio dell'unico amore che abbia mai avuto e che non potrà mai perdonarmi per quel che ho fatto, di sicuro io non posso.
Laura rimase impietrita, troppe notizie, troppo assurde. Uno specchio posto sul muro le rimandava la sua immagine: un volto minuto, serio, con grandi occhi verdi. "Lo scopriremo nonna". Le prese la mano e l'aiutò a vestirsi. presto il cerchio si sarebbe chiuso su quella vicenda e forse gli ultimi anni di felicità attendevano la coppia della foto sbiadita dal tempo.

venerdì 15 agosto 2014

Nuova storia da continuare INSONNIA

20lines.








 
section 1
francesca rossini
Un rubinetto che gocciola, un'ambulanza lontana che corre, due gatti che si massacrano lottando. Le luci accese, anche quelle che non occorrono e la tv di sottofondo per far compagnia. Io seduta sul letto, dopo ore a girarmi e rigirarmi in qualunque posizione, dopo due tisane rilassanti e tre pastiglie di valeriana. Il capo tra le mani, gomiti sulle ginocchia e il corpo che dondola avanti e indietro, avanti e indietro.
L'orologio segna le due, ma io so che sono le tre del mattino, non ho ancora avuto voglia di staccarlo dal muro e cambiare l'ora legale, e siamo già al finir dell'estate.
Come ogni notte il pensiero va a te,mentre lo strattono, lo strizzo lo torco cercando di estirparlo dalla mia mente.
"é mattina ormai si può dire, potrei alzarmi" Dico a me stessa, inorridendo per il mio parlare da sola.
Mi alzo, con estrema lentezza, sono esausta e assonnata, assurdo come si possa provare sonno e non riuscire a dormire al contempo.
Entro nella stanza dalla porta socchiusa, mi avvicino piano.
Guardo lui, addormentato nella culla, respiro lieve e visino calmo. Dorme lui, inconsapevole dei drammi della vita, beato del suo letto soffice, del pancino pieno e del culetto asciutto. Per il momento. Esco silenziosa come sono entrata.
Prendo il telefono, lo sblocco e fisso il tuo numero indecisa. Lo ripongo sul comodino e mi affaccio alla finestra spalancata a respirare l'aria notturna e lasciandomi scompigliare i capelli dalla brezza leggera.


 
section 2
Roberta Canu







Come ogni santa notte so per certo che non mi chiamerai, non lo farai perché hai altro per la testa. Ma ti comprendo, d'altronde sono io quella che scambia la notte per il giorno e viceversa, sono io quella che cerca il tuo viso nel riflesso lunare, sono io quella che guarda la tv e poi lancia il telecomando sul letto tra miliardi di lacrime infantili. Ma sai che c'è? Non posso nemmeno colpevolizzarti come vorrei, perché l'unico da biasimare qua è il mio cuore testardo. Lui sa che di notte dovrebbe dormire, mettersi in pace bello comodo e starsene un po' zitto, magari farsi una partitina su Hearts assieme ai suoi amichetti e lasciarmi dormire, invece no! Tudum, Tudum, Tudum. Si fa' sentire, come un cavaliere che bussa alla porta della sua amata che lo attende in silenzio da un tempo ormai indefinito. Così io attendo che l'amore bussi alla mia porta, proprio di notte, mentre non riesco a prender sonno e i gatti si azzuffano perché l'amore l'hanno trovato ma ci sono troppi ostacoli da superare, graffi, lotte continue, l'allontanamento forzato da casa, le guerre con i mici del vicinato, le gatte da dover rincorrere e mordere sul collo per far stare ferme. Tutto è movimento e lotta, tutto è sudore e palpitazioni. Ma è meglio correre questo rischio, pur ammalandosi gravemente, piuttosto che fregarsene della notte e dormire beatamente mentre il mondo là fuori vive lo stesso senza te. Il telefono non squilla, nessuno mi cerca, tu non ci sei proprio. La notte porta consiglio, ma il fatto è che io agisco sempre d'istinto, faccio vibrare il cuore e lo ascolto anche troppo, quel maledetto che mi tenta ogni notte come un Demonio e poi al mattino mi fa' trovare mille graffi sul petto. Lacrime sul cuscino, e intanto ormai è quasi l'alba e tu non ci sarai lo stesso, come sempre e come ogni nuovo giorno. Non mi è mai piaciuto il caffè, perciò aspetto che il sonno mi ricopra come un velo nero.

 
section 3
francesca rossini







L'alba mi coglie così, alla finestra, con il vento che mi scompiglia i capelli già arruffati e gli occhi senza più lacrime, aridi , sabbiosi e persi nel vuoto.
Pianto di un bambino, il mio bambino, il tuo...
Scaldo il biberon,il mio corpo prosciugato di ogni emozione e della linfa vitale non è in grado di nutrirlo.
Prendo il suo corpicino leggero come piuma e lo stringo a me, cercando un po' di sollievo alle mie sofferenze. Dicono che una mamma senta proprio il suo bimbo dal primo momento che glielo mettono in braccio, io no, mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me: mi prendo cura del fagottino, non gli faccio mancare nulla, ma non sento praticamente nulla, non sento nulla di diverso in me, vorrei solo dormire. Un sonno lungo, senza sogni né incubi, solo buio e silenzio e vorrei svegliarmi riposata e fresca.
Tiro su il bimbo, sulla spalla, per fare il ruttino, sentendo le palpebre pesanti,le caviglie gonfie.
Dopo averlo cambiato lo rimetto nella culla, ma piange ancora. Non ho la forza di tirarlo su, chiudo la porta, anche se so che non basterà a tener lontano quel suono straziante, che mi lacera l'anima.
Apro il frigo, solo un pezzo di formaggio ammuffito e delle carote rinseccolite. Basta questo per distruggere il precario equilibrio della mia mente instabile. Crollo sulle ginocchia e piango, piango e il mio pianto si fonde al suo nell'altra stanza, piango e penso che non posso farcela.


 
section 4
francesca rossini
Il nuovo giorno è arrivato e con lui van via parte degli incubi, mi stampo un sorriso preconfezionato sul volto, cullo il bimbo, lo preparo.
Mi infilo nella doccia e lascio che l'acqua bollente lavi via la mia perenne stanchezza. Mi vesto, abiti curati, che risaltano il mio corpo già tornato magro ma per i motivi sbagliati.
Esco. L'aria mi colpisce stordendomi,mentre il sole riesce a scaldare un po' il mio cuore ghiacciato, un timido sorriso compare sul mio volto, reale, non costruito, debole, insicuro più simile ad una smorfia, ma sempre meglio di niente.
Il parco è già gremito di mamme con i bambini grandicelli che volano sulle altalene o scivolano ridendo e di passeggini che passeggiano con dentro i più piccolini che all'aria aperta sonnecchiano tranquilli, come il mio.
Mi sento meglio, molto meglio, dopo le tenebre il sole lenisce le mie pene, ma è solo un'illusione:
Rosalba, la mia ex compagna di liceo compare davanti a me, come comparendo dal nulla. Subito il sorriso plastificato torna sulle mie labbra.
"Ma cara! stai una favola! come hai fatto a rientrare subito in quei jeans attillati?"
"Oh, basta stare un po' attenti a mangiare" rispondo pensando ai momenti passati sulla tazza a vomitare il mio malessere e le mie pene tutt'altro che fisiche.
"Dobbiamo assolutamente vederci" va all'attacco Rosalba. "E Giorgio? facciamo un'uscita quattro? Luca ne sarebbe entusiasta"
Eccola là la vipera che esce allo scoperto mascherata da buonismo ed educazione.
"Lui... non è qui" rispondo, mentre il mio sorriso si spegne."Oh mi dispiace" risponde raggiante.

giovedì 7 agosto 2014

Siiiii! è uscito l'ebook



Sul sito Nativi digitali edizioni, ma anche su tutte le piattaforme di acquisti on line (amazon, kobo, google play, I bookstore ecc) si può scaricare l'ebook gratuito con il mio ed altri 6 racconti! che aspettate? 
http://www.natividigitaliedizioni.it/prodotto/storie-destate/
www.kobo.comwww.amazon.com
www.gogleplay.com
http://www.ultimabooks.it
http://www.bookrepublic.it/book/9788898754151-storie-destate/


martedì 5 agosto 2014

Ringrazio la mia illustratrice!

Vorrei ringraziare Noemi Medves per aver fatto l'illustrazione del primo capitolo della mia storia "Bivio"
 16 anni e tanto talento
Complimenti Noemi!!!!!! 


domenica 3 agosto 2014

un saluto e un abbraccio a chi segue dall'estero




buona sera! vorrei personalmente salutare tutti quelli che visitano il mio sito dall'estero: 

Italia
324
Stati Uniti
104
Polonia
17
Bahrein
11
Francia
5
Etiopia
4
Regno Unito
3
Belgio
2
Nigeria
2

Che dire Grazie! 
chi volesse presentarsi farebbe una cosa molto gradita, vi aspetto!