sabato 11 ottobre 2014

l'uomo nell'ombra







 
section 1
kiccar77
Tutto è pronto,pianificato, ripassato nella mente centinaia di volte. Cammini lesto e silenzioso come un felino, scavalcando la siepe, respiro regolare, battito tranquillo, per ora.
Le tende scure svolazzano placidamente nella notte estiva, tu ti avvicini e la fissi mentre dorme inconsapevole. Senti il tuo cuore accelerare, finalmente, un lieve velo di sudore imperla la tua fronte accaldata. Puoi già assaporare il gusto ferroso del sangue, lo senti nella bocca, nella gola e nelle narici. Ti senti vivo, ruggente, palpitante.
Sei vicino ora, tanto vicino da percepire il calore e l'inebriante odore del suo corpo assopito, bianco ed invitante. Attende solo te.
Non puoi più aspettare, alzi la lama, che scintilla alla luce della luna, piena e splendente, poi l’abbassi fulmineo e silente.
Qualcosa non va come dovrebbe, lei apre gli occhi, li sbarra. Non vuoi guardarla, rovinerà tutto, non vuoi vedere occhi accusatori, ma solo palpebre chiuse, misteriose e delicate​.
 
section 2
gancjO 1 
Scosti di lato, quel tanto che basta a far penetrare la lama tra le coperte e il materasso, in modo automatico, facendoti rapire da quegli occhi sbarrati che esprimono paura. Rimani così, con il coltello affilato nella mano destra, l'odore della paura che ti stuzzica le narici, un profumo che ti inebria ed esalta. Lei ti guarda, memorizza ogni tuo tratto del viso, imprime in modo indelebile la tua personalità nella testa. Poi un gorgoglio soffocato esce dalla sua bocca, come il vagito di un neonato.
Uccidere ad occhi chiusi, è sempre stato questo il tuo metodo, senza intoppi né problemi; un colpo netto al cuore e la vita che se ne va, senza un grido, senza dolore. Estrai la lama e ti sposti di lato, alla ricerca di quelle tenebre che ami, che ti appartengono e proteggono. Il suo nome è Sara, lo sai bene, chi ti ha chiesto di ucciderla ti ha fornito connotati ed indirizzo. Un lavoro pulito, come al solito, senza problemi, una pila di soldi che ti arriva in tasca guadagnati in pochi minuti. Il suono si trasforma in un grido soffocato, quasi una supplica, mentre ti osserva con quegli occhi che sembrano due fari pronti ad illuminarti. Senti di non potercela fare: non hai mai ucciso nessuno da sveglio, è una cosa che ti spaventa. Pensi di tramortirla, e poi di infierire su di lei, anche se sai che non sarebbe la stessa cosa. Colpirla vorrebbe dire usare violenza e tu non sei capace. Tu uccidi solo nel sonno, sei come la Signora con la falce che vola sui deboli e dormienti, strappandogli la vita. Però lei ti ha visto, sa chi sei, lasciarla in vita vorrebbe dire finire in prigione, significherebbe mettere a nudo la tua vita, scoprire la sequenza di delitti perpetrati. Alzi la lama, la guardi e poi la lasci cadere, con un rumore metallico, sul pavimento della stanza. Sei nel buio, nell'angolo della stanza e continui ad osservarla. Capisci che non potresti mai farle del male, non così. -Ti prego, addormentati...- le sussurri, con la voce roca.
 
section 3
kiccar77
Lei ti fissa ancora un attimo,gli occhi che celano una muta domanda. Poi si siede di scatto e ti afferra per le spalle. Il suo volto è rabbioso, nessuna traccia della delicatezza del suo corpo inerme, addormentato, i muscoli sono tesi, l'espressione del viso tirata deturpa la sua bellezza.
Tutta la tua sicurezza evapora, getti uno sguardo fugace all'arma che giace sul pavimento.
Lei ti scrolla forte:
"Perché? perché non mi hai ucciso? maledetto bugiardo, tu devi farlo, ora, subito, l'hai promesso!"
Singhiozza convulsamente, mentre le sue mani artigliano forte le tue spalle conficcandoti le unghie fino a ferirti. Ma non ti muovi, il fiato corto, il cuore che palpita, non l'hai mai provato, se non prima di uccidere, ed ora sei totalmente sconvolto dalla reazione del tuo corpo traditore alle lacrime di Sara.
Lei infine si accascia, piangendo tra le lenzuola candide, rimani lì immobile a fissarla mentre il tuo mondo va in pezzi. Una voce nella tua testa grida :
"Fuggi! subito!" ma esiti ancora un attimo, la tua mano si allunga a voler placare i singhiozzi della donna, ma poi si ritira tremante, ricadendo sul fianco.
Ti volti e silenzioso, raccogli il coltello e torni sui tuoi passi, mentre qualcosa si è incrinato irreparabilmente dentro il tuo animo malato.
 
section 4
gancjo
Ti costa ammetterlo, ma hai fallito. Raggiungi la porta d'ingresso e aspiri l' aria fresca della notte. In te il malessere inizia a farsi strada e lo senti, come un macigno sullo stomaco, quando realizzi che per la prima volta hai fallito. La busta con i soldi ancora sul mobile dell'ingresso; doveva essere tutto semplice, lei si addormentava grazie ai sonniferi, tu intervenivi e la uccidevi. E invece... la mente ha un flshback, ripensi alla camera, al comodino vuoto, solo sormontato da una piccola lampada. Nessuna traccia di sonniferi. Poi scrolli le spalle: forse li ha presi in bagno. Ma la reazione avuta da lei, la lucidità che non appartiene a chi dovrebbe invece essere intontito, ti fa pensare, crea dubbi e voglia di saperne di più. La mano ancora sulla maniglia, l'uscio aperto, in casa silenzio. Rientri, con in mano quella lama che ha fallito il compito assegnato, e risali al piano di sopra. Luci soffuse, il ritmo lento e costante di una pendola, la moquette che scricchiola leggermente sotto le suole mentre affronti gli scalini. Lei è ancora in camera, lo speri. Più ti avvicini e più ti rendi conto che c'è qualcosa di sbagliato. Spalanchi la porta e lei non c'è, il letto vuoto. Ti dirigi in bagno, frughi nell'armadietto in cerca di quei sonniferi che sei quasi certo non troverai. "Sara!" urli rabbioso, mentre inizi a capire che si è trattato di una trappola, anche se non capisci ancora lo scopo. Silenzio, come se la casa fosse disabitata, ma sai che lei è da qualche parte. La rabbia ti fa stringere il coltello, scatta la voglia di torturarla, farla confessare. Sul letto un oggetto che conferma la tua ipotesi: un giubbetto antiproiettile, probabilmente indossato da lei per protezione.
Ti senti un maledetto idiota, finito in un gioco strano e perverso. Chi è costei che gioca con te? Cosa vuole veramente? Tutte risposte che hai bisogno di soddisfare, prima che la notte finisca e le luci del mattino ti restituiscano alla tua falsa vita.
Procedi lentamente, sentendoti un perfetto idiota, tu che hai messo in dubbio tutta la tua esistenza per un paio di occhi che ti scrutavano nella notte, avresti dovuto ucciderla, anzi non avresti dovuto proprio accettare l'incarico. 
Eppure sei sempre così cauto: studi tutta la vita dei tuoi clienti, sai le loro abitudini, le loro amicizie, le loro più recondite paure, persino i loro gusti culinari e le allergie. E anche stavolta hai fatto scrupolose ricerche: Sara Starmari, trentadue anni, grafica pubblicitaria, single, sola a dirla tutta, troppo sola, questo avrebbe dovuto insospettirti, ma hai attribuito tutto alla malattia, ormai allo stadio terminale. Avevi anche visionato le cartelle cliniche, tre mesi di vita al massimo, tutto quadrava, una delle motivazioni classiche della richiesta dei tuoi servigi: farsi uccidere prima che la malattia ti renda un'ameba sbavante massacrata dal dolore. 
Eppure ti ha fregato, lei non è chi voleva farti credere, ti rimane solo di sapere perché, poi la farai fuori, occhi aperti o no, anzi, gioirai nel vederla soffrire, nel sentirla scongiurare di risparmiarla.
L'adrenalina sale di nuovo, sei pronto ad agire, scatti verso il bagno, verso la falce di luce che indica che lei è lì. Il cuore torna a rombare, mentre stringi forte l'arma, sogghigni pensando a quanto male le farai, la serata sarà più proficua di quel che pensavi dopo tutto.
Raggiungi la luce e agisci veloce,ma di nuovo qualcosa non va.
Le luci si accendono all'improvviso accecandoti, porti il braccio al volto a proteggerti, una voce ti intima:
"Non muovere un muscolo, bastardo!"
Taci, il cervello in panne si rifiuta di collaborare.
"Getta l'arma" dice un'altra voce, stavolta dietro di te. Apri piano gli occhi, la prima cosa che vedi è la sua camicia da notte, poi di lato il pantalone della divisa. Sì, ti ha fregato, ti ha fregato alla grande, ma perché?"
Ti lasci ammanettare, non sei un lottatore tu, nonnostante quello che fai: tocchi solo persone inermi, rubi la vita nel silenzio delle notti, nell'imobilità del sonno.
Ti trascinano brutalmente, leggendoti i diritti, poi la sua voce li blocca:
"Aspettate!" dice. Ti si avvicina, i suoi occhi sono pozzi ribollenti di rabbia
"Vigliacco, essere ignobile, marcirai in prigione per il resto della vita e dovrai pensare a questo nome in quei lunghissimi giorni: Veronica. Era splendida, ingenua, debole creatura, mia sorella, tu hai approfittato della sua debolezza, della sua disperazione, hai preso i suoi soldi e ti sei preso la sua vita. Era depressa, cazzo, solo depressa e tu ce l'hai portata via!" piange e sbraita spruzzandoti il volto si saliva. Alzi le spalle disinteressato, per te è sempre stato un mistero questo attaccamento tra parenti. Invidi la donna che avrà vissuto di vendetta per lungo tempo, ma tu non ricordi né t'interessa questa Veronica, hai cose più importanti a cui pensare: come placare la tua di sete ora, nel luogo dove stai per andare.
Le lanci un sorriso storto e le fai l'occhiolino, mentre lei non regge l'affronto e sviene.