sabato 23 luglio 2016

phoenix persecuzioni





PHOENIX
PERSECUZIONI


Eccola qui la seconda mia fatica.
Questo è un thriller con qualcosa di giallo e molto di rosa, in questo secondo capitolo della storia è Leila la vera protagonista, questo personaggio ha preso il volo e ha iniziato a vivere di vita propria, è come se la conoscessi davvero, come se fosse mia amica. E' stato un viaggio emozionante e appagante quello percorso con Leila e Clay, che si è arricchito strada facendo di nuovi personaggi, che ho amato davvero tanto.
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questa la sinossi:


Leila Lane sembra un'infermiera
come tante, alle prese con un nuovo lavoro, con le minacce del suo ex compagno e il ricordo di un’avventura da gettarsi alle spalle, ma cela una doppia vita, nascosta nel piano interrato del Georgetown Hospital. Ce la farà a rimettere in sesto la propria vita, anche quando il destino riporterà Clay sulla sua strada? Quando insieme dovranno collaborare con
un agente dell'FBI per risolvere un delicato caso di cronaca? Ce la farà a essere forte anche per gli altri, a non impazzire quando tutto sembrerà crollarle addosso? Chi perseguita Leila?

Minacce, complotti, ma anche problemi della quotidianità, fatta di legami, liti e passioni. Con la guerra fredda sullo sfondo, sono i sentimenti a fare ancora da padroni. Storie d'amore e odio che si intrecciano indissolubilmente. Questi gli ingredienti del nuovo capitolo di Phoenix.





e qui  qualche stralcio :

......Riprese a correre con più disinvoltura possibile, “Manca poco all’auto”, pensava cercando d’incoraggiarsi, ma sentì dietro di lei i passi dell’uomo aumentare, stava correndo anche lui, i suoi scarponi battevano forte sull’asfalto. Cercò le chiavi dell’auto nella tasca della giacca di pile, tenendole pronte in mano, il cuore rimbalzava nel suo petto sempre più velocemente. Eccola lì la sua auto, ci finì quasi contro per la velocità della corsa, tentò d’infilare la chiave nella serratura. Non ci riusciva, continuava a colpire la carrozzeria rigandola con la punta della chiave, le mani tremavano. Gettò un’occhiata, lui stava arrivando, era lì a pochi metri. Provò ancora con la chiave che stavolta finalmente entrò, sentì lo scatto e vide il pomello alzarsi. “Dai, dai, dai”, ripeteva nella sua mente. Entrò, chiuse lo sportello e mise la sicura, accese il motore e si azzardò a guardare, ormai doveva esserle addosso.

Nessuno. Girò la testa. Nessuno. Guardò in tutte le direzioni, in tutti gli specchietti disponibili, non c’era anima viva......











.....Aveva ormai imparato a memoria ogni minuscola crepa dell’odiato soffitto color crema, come ogni sfumatura del pacchiano motivo floreale dello studio. Il professor Patton si ostinava a irritarlo con domande subdole, a trabocchetto, e ormai da lunghi minuti il silenzio si protraeva, facendosi pesante.

L’omino calvo sembrò riscuotersi, si aggiustò gli occhiali sul naso importante e intrecciò le mani in grembo:

«Signor Hobbs», iniziò con quel suo solito tono troppo basso. «Ci conosciamo ormai da molti anni».

Clay sbuffò cercando di trattenere l’impulso di lisciare una piega formatasi sui pantaloni.

«I miglioramenti sono stati davvero notevoli, soprattutto in questi ultimi mesi, tuttavia…»

Clay si schiarì la voce desiderando di essere ovunque tranne che lì, ma aveva saltato tre incontri e la tirata d’orecchio era arrivata dall’alto stavolta, chiara e semplice: ‘O continui la terapia o ti segreghiamo dietro una scrivania’.

«Tuttavia ha saltato degli incontri e, ecco, io la ritrovo qui con le mani che fremono, si è schiarito la voce, vediamo…» Controllò un taccuino. «Quarantasette volte in» controllò l’orologio, «mezz’ora scarsa».
Per tutta risposta Clay si allentò il nodo della cravatta e si schiarì ancora la voce allontanando il colletto della camicia dal collo, come se bruciasse.......





....Anja Volkova stringeva forte i braccioli della poltroncina della classe economica. Prima l’atterraggio a Francoforte e poi un altro lungo volo fatto di scossoni, finalmente l’America era sotto di lei. Poteva distinguere le abitazioni, le strade, tutto era minuscolo e appiccicato, come in un plastico, di quelli che aveva tante e tante volte studiato durante l’addestramento.

L’esuberanza dei suoi ventidue anni cozzava contro ciò che le avevano detto e ripetuto infinite volte: l’America era un covo di corruzione e perversione. Un luogo dove tutto era troppo facile, troppo enfatizzato e sprecato. Ma ora le luci della città, del traffico e delle insegne a neon le facevano accelerare i battiti. Avrebbe dovuto essere preparata a quella sensazione, chiuse gli occhi e si ripeté perché era lì. Inspirò profondamente....



PROBLEMI FAMILIARI



Leila era soddisfatta e serena, come non si sentiva da secoli: il turno era stato leggero, senza urgenze, e si era potuta dedicare quasi tutto il tempo a Clay. Un sorrisetto compiaciuto si appiccicò subito alle sue labbra, al ricordo del loro punzecchiarsi e degli sguardi eloquenti. Non avrebbe portato da nessuna parte, lo sapeva, ma era piacevole e aveva deciso di non porsi troppe domande per il futuro.

Ora aveva in mente di fare un lungo bagno schiumoso e portare Chris al parco, poi magari cinema e pizza.

Infilò le chiavi nella toppa, sperando che Sharla avesse sistemato il casino della sera prima. Non aveva la minima voglia di sprecare il pomeriggio libero a ripulire cocci o tracce di vomito.

«Sono a casa!», annunciò.

La scena che le si presentò davanti la bloccò disarmata. Chi diavolo era quella? Sharla la guardò con aria colpevole, Leila corrugò la fronte: cos’altro aveva combinato stavolta?



«Ehm, Leila, questa è Katrin Wolf, l’assistente sociale».



..E GELOSIE



«Un bel pensiero rubacuori», scherzò sdrammatizzando. Clay poggiò entrambe le mani sulle spalle di Leila, fissandola, ipnotizzato da quello sguardo che era divenuto onnipresente nei suoi pensieri, nel bene e nel male.

«Buongiorno!», una voce squillante e decisa l’interruppe, i due sobbalzarono, sentendosi colpevoli di esser stati scoperti durante qualcosa che non era neanche accaduto.

Clay spostò di malumore lo sguardo sul proprietario della voce inopportuna. Istantanea nausea e antipatia. Un uomo belloccio, abiti curati e pettinatura fissata all’indietro col gel. Classico tipo pieno di sé, classico rubacuori. Poteva quasi sembrare un maldestro tentativo d’imitazione della sua persona. Lo squadrò dalla testa ai piedi: no, scarpe dozzinali e vistose, come pure l’abito non di sartoria, anche il dopo barba era troppo forte. Era un damerino da quattro soldi, concluse.

Leila allungò la mano per salutare: «Buongiorno, piacere, sono…»

«Leila Lane», finì lui.

«Sì, giusto»

«Io sono il detective Richard Garrett, sembra che noi tre dovremo collaborare per le prossime settimane».

Clay sentì una morsa stringergli lo stomaco, non poteva crederci, Peter gli giocava davvero un brutto tiro: lì sotto terra in compagnia di uno spocchioso damerino, dell’FBI per giunta.

«Tu devi essere Clay Hobbs».

Gli porse la mano, Clay fu tentato di rifiutarla, poi decise che era meglio rimanere buoni per il momento.

«Esatto», confermò ricambiando la stretta.


DICONO DI PHOENIX 2 :

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