venerdì 13 febbraio 2015

ancora un articolo sul momento di scrivere per la rubrica DALLA BOZZA AL ROMANZO



http://ilmomentodiscrivere.org/2015/02/1
babele1

E se fosse il momento di tradurre?

bandierEccomi qui, ogni volta che penso di mettere la parola fine su questa rubrica, mi viene in mente qualcos’altro di cui parlare. Sarà che anch’io da esordiente ho vissuto e sto vivendo passo, passo, quello di cui mi sono proposta di raccontarvi nel modo più semplice e chiaro possibile.
Dunque, ormai siete ufficialmente esordienti: avete pubblicato il vostro romanzo, lo avete iniziato a promuovere e, vi auguro, state iniziando a vendere delle copie. Oh! Ma mica potete poltrire, forza sotto con altre idee. Oggi vi voglio parlare di un progetto forse un po’ ambizioso, forse un tuffo nel vuoto: la traduzione.
Sì avete capito bene: non ci avete mai pensato? Tradurre il romanzo in modo che possa uscire dall’Italia, pronto per una marea di lettori di lingua inglese per esempio.
Ok, quali strade intraprendere se vogliamo tentare?
Ci sono delle agenzie letterarie che si occupano di tradurre e proporre a case editrici all’estero i romanzi italiani. Non ho molte informazioni a riguardo solo una cosa è certa: il servizio ovviamente ha un costo. Andando a cercare sempre l’opzione che fa più risparmiare (costo zero sarebbe l’ideale) spostiamoci verso il fai da te: pubblicare all’estero come self publishing si può, grazie alla gobalizzazione di molte piattaforme on line. Sì, però chi ce lo traduce? Ecco la vera nota dolente. I traduttori professionisti costano dalle dieci alle venticinque euro a cartella. Più o meno una cartella è una paginetta word. La traduzione di un libro medio, sulle duecento pagine, verrebbe a costare cifre che un esordiente può solo sognare di recuperare. E allora? Tentare di tradurlo da soli?
Questo, a meno che voi non siate bilingue, ve lo sconsiglio vivamente. Anch’io all’inizio avevo puntato sull’aiuto di mia sorella: laureata con il massimo dei voti in lingue e che ha lavorato una vita in una casa editrice traducendo libri. Sì ma dallo spagnolo o inglese all’italiano, mai viceversa. Quando gliel’ho proposto infatti mi ha guardata inorridita, neanche avessi sproloquiato: solo un madrelingua può tradurre il lavoro in modo tale che sia adeguato al pubblico di quella lingua. A un italiano, per quanto possa studiare, mancheranno sempre determinate sfumature linguistiche, non saprà mai rendere bene, padroneggiare alla perfezione, in tutte le sfaccettature un idioma non suo.
E questo il primo problema: ci serve un madrelingua, ma non basta. Questa persona, ovviamente (ma meglio sottolineare l’ovvio) deve aver studiato, deve scrivere senza errori, deve avere una certa cultura in campo letterario o perlomeno deve conoscere l’argomento che trattate: se ad esempio avete scritto un testo di medicina, d’ingegneria, d’informatica e via dicendo, il traduttore dovrà conoscere i termini specifici in entrambe le lingue per non rischiare grossi strafalcioni.
Bene, ma voi non volete spendere proprio nulla? Una soluzione interessante, ma ancora tutta da studiare è quella offerta da babelcube un portale aperto sia agli autori che ai traduttori. Funziona in questo modo: l’autore pubblica la sinossi e una parte del libro. I traduttori interessati fanno un’offerta, una proposta di traduzione in una lingua. Se l’autore accetta, verranno tradotte delle pagine prova, se l’autore è soddisfatto si procede all’intera traduzione del manoscritto. Il traduttore riceverà il pagamento tramite percentuale di vendita in queste proporzioni.
percentuali babelcube








Questo procedimento è veramente vantaggioso per l’autore che non deve improntare nessun capitale, un po’ meno per il traduttore che fa un salto nel buio sperando che poi il libro venda e rientri del tempo perduto a tradurre.
Però attenzione, proprio per questo verificate bene la capacità di chi traduce, perché potete avere davanti chiunque. Bisognerebbe trovare poi chi revisiona il tutto. Ed ecco qui affacciarsi un altro problema e la possibile soluzione (almeno quella che ho pensato io) Il traduttore dovrebbe essere uno del ‘mestiere’ un autore (utopia) per saper rendere bene, in modo fluido, scorrevole e coinvolgente la narrazione, catturando il lettore, meglio ancora se fosse uno scrittore dello stesso genere letterario. Sì, va bene, trovare un traduttore madrelingua e anche scrittore è pressoché un terno al lotto, ma forse potrete contattare qualcuno per revisionare, in una sorta di scambio di favori: ormai grazie ai social network si riesce ad entrare in contatto con moltissime persone di tutto il mondo, cercate autori della lingua in cui desiderate pubblicare e offritegli uno scambio di revisioni, ma anche di promozione. Solo così la traduzione potrà essere messa in vetrina nel modo giusto e nelle condizioni giuste, e non rimarrà a marcire negli store on line senza nessun visitatore.
Certo, ripeto, questo è un progetto impegnativo ed ambizioso, ma ormai se avete seguito la mia rubrica dagli esordi sapete che nulla, nel ‘mestiere’ dello scrittore è semplice. È una sfida continua tra il possibile e l’impossibile e io stessa sto testando sulla mia pelle e su quella di ‘Phoenix’ quali sono i limiti che posso o non posso superare. Anche per questo argomento sento di non saperne abbastanza, aspetto le vostre dritte e le vostre esperienze. Alla prossima!
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E se fosse il momento di tradurre? scritto da Francesca Rossini media voto 5/5 - 1 voti utenti
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