lunedì 9 febbraio 2015

jonas 9 capitolo


Quel maledetto chip

Tornò in salotto, con quella sensazione d’intrusione sempre nella mente. Martha era ancora lì, al centro del salotto, sulla sua poltrona avvolgente, silenziosa e immobile.
D’impulso chiese: “Perché è finita?”
La voce rispose attraverso la stanza:
“L’amavi molto, poi sei cambiato, qualcosa ti ha cambiato”
Non aggiunse altro e lui non chiese altro. Si alzò risoluto e uscì.
L’ospedale gli diede subito un senso di claustrofobia, ma lo ignorò:
“La dottoressa Savini” chiese alla reception “Le dica che suo marito vuole parlarle”
Poco dopo l’ascensore si aprì mostrando il volto stupefatto della donna. Jonas poteva leggervi, oltre alla sorpresa, la soddisfazione come medico e qualcos’altro: delusione? Rammarico? Forse avrebbe preferito che lui la dimenticasse per sempre.
“Perché non me lo hai detto?”
“Non volevo interferire, sai i ricordi devono..”
“Stronzate!”
Lei abbassò lo sguardo, lo prese per mano “Non qui” lo trascinò verso l’uscita.
“Perché abbiamo rotto?” lei parve stupita.
“Non ricordi?”
“Non ancora”
Lei si fece cupa, immersa nei ricordi: “hai voluto impiantare il chip, per potenziare la memoria, non sopportavi che i droni venissero in missione e l’unico modo era registrare tu stesso i dati. Io non volevo, ti avvisai delle possibili conseguenze di un corpo estraneo non ancora sufficientemente sperimentato. Non mi ascoltasti” abbassò il capo, per camuffare il dolore che provava. “Poi diventasti sempre più lunatico, irascibile e infine totalmente instabile, io, io… avevo paura di te”
“Per quel che vale, mi dispiace” Voltò le spalle e se ne andò, non riusciva a leggere oltre quella conversazione, non riusciva a porre la domanda che più di tutte lo terrorizzava. Se ne andò afferrando al volo laflyviache passava in quell’attimo. L’aria sferzava il suo volto mentre l’andirivieni della città si snodava sotto i suoi piedi. L’aveva persa per un capriccio? Era divenuto un mostro per rifiutare quegli altri mostri robotici? Non ricordava neppure da cosa scaturisse quest’odio. Era un uomo svuotato, riempito in parte di ricordi non suoi, senza meta né origine, alla deriva. Andò nell’unico posto che gli venne in mente. Pigiò il bottone dello stop e il sedile si abbassò fino a che i piedi non toccarono terra. Scese. Rimase col naso all’insù guardando la sua vecchia casa, la casa di lei ormai, quella che non gli apparteneva più. Era esausto e aveva la nausea. Si avvicinò. Lo scanner corporeo si attivò, il portone principale si aprì riconoscendolo. Non aveva intenzione di entrare, ma all’apertura della porta non seppe resistere. Salì al ventesimo piano, come in trance. La porta era chiusa, si avvicinò, lo scanner si attivò, ma un segnale sonoro decretò che non era autorizzato. Fissò le scale che portavano alla soffitta, d’un tratto un ricordo, sorrise e iniziò a salire. Il vecchio divano era lì dove si era ricordato di averlo spostato, dopo aver comprato il nuovo modello fluttuante. Si sdraiò sentendosi a casa, come non accadeva da secoli. S’addormentò subito.
Mal di testa, pulsante, feroce, non vuole dirlo a lei, non vuol farla preoccupare. Bussa alla porta. Hors apre. “Devo parlarti” le dice. La ragazza si volta, lo guarda, comprende. Lo fa accomodare nello studio. “Lasciaci soli papà”
Poi flash:ancora quello studio. La ragazza seria, sempre più stanca, sempre più provata. Lui le racconta dei sogni, dell’umore nero, della rabbia che sente salire incontenibile.
“Mi spiace Nathan. Sembra che la tua mente si stia ribellando, ma queste apparecchiature non bastano, dovresti venire con me alla Braintec”
“Come pensi di portarmi, nascosto nel tuo camice?”
“Non fare lo scemo, domani Klaus mi riceverà di nuovo, proverò a convincerlo: deve ritirare i chip, con le buone o con le cattive”
“Che hai in mente?”
“Diffusione dei dati su tutti i social e addio credibilità della Braintec”
“Promettimi di stare attenta”
“Lo farò”
…………
La squadra è pronta, senti l’adrenalina scorrere nelle vene, oltre al pulsare della testa marcia. Non hai più tempo, la bomba ad orologeria che hai nel cervello ti ucciderà, ma prima devi salvare la ragazza.
“Alle 15” le avevi detto “mandami un messaggio dopo la riunione” sapevi che non si poteva minacciare  Morgan Klaus senza rischiare. E ora sono le 17:00, nessun segnale. Hai raccattato la tua squadra senza permesso, sei sotto i sotterranei e preghi che il tuo cervello non impazzisca prima di averla salvata. Lo devi a lei e a Hors.
“Squadra in posizione” dice Jackson, annuisci col capo e procedi. Senti il gocciolio delle tubature, ci sei quasi, la rampa d’accesso per la manutenzione è sopra la tua testa. Poi un forte rumore alla tua destra.
“UNITÀ DUE ALLARME, RIPETO ALLARME SIGNORE: UNA VENTINA DI DRONI CI HA AVVISTATI” l’unità che hai raccattato dalla sala ricarica fa rapporto, gli spari successivi ti dicono che lui e gli altri tre, posti di guardia, sono fottuti.
Con la coda dell’occhio vedi il movimento, ma è già troppo tardi. Jackson prima di te si lancia, ti butta a terra, poi boato e buio.
ora sappiamo che tutto è nato dal suo chip. Che finale scegliamo per il nostro eroe?
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