giovedì 22 ottobre 2015

Un altro piccolo assaggio di Phoenix persecuzioni




Eccomi qui a regalarvi due piccoli estratti dal secondo Phoenix , Leila e Clay avranno molte nuove problematiche da affrontare in questa nuova avventura 


PROBLEMI FAMILIARI

Leila era soddisfatta e serena, come non si sentiva da secoli: il turno era stato leggero, senza urgenze, e si era potuta dedicare quasi tutto il tempo a Clay. Un sorrisetto compiaciuto si appiccicò subito alle sue labbra, al ricordo del loro punzecchiarsi e degli sguardi eloquenti. Non avrebbe portato da nessuna parte, lo sapeva, ma era piacevole e aveva deciso di non porsi troppe domande per il futuro.
Ora aveva in mente di fare un lungo bagno schiumoso e portare Chris al parco, poi magari cinema e pizza.
Infilò le chiavi nella toppa, sperando che Sharla avesse sistemato il casino della sera prima. Non aveva la minima voglia di sprecare il pomeriggio libero a ripulire cocci o tracce di vomito.
«Sono a casa!», annunciò.
La scena che le si presentò davanti la bloccò disarmata. Chi diavolo era quella? Sharla la guardò con aria colpevole, Leila corrugò la fronte: cos’altro aveva combinato stavolta?

«Ehm, Leila, questa è Katrin Wolf, l’assistente sociale».

..E GELOSIE

«Un bel pensiero rubacuori», scherzò sdrammatizzando. Clay poggiò entrambe le mani sulle spalle di Leila, fissandola, ipnotizzato da quello sguardo che era divenuto onnipresente nei suoi pensieri, nel bene e nel male.
«Buongiorno!», una voce squillante e decisa l’interruppe, i due sobbalzarono, sentendosi colpevoli di esser stati scoperti durante qualcosa che non era neanche accaduto.
Clay spostò di malumore lo sguardo sul proprietario della voce inopportuna. Istantanea nausea e antipatia. Un uomo belloccio, abiti curati e pettinatura fissata all’indietro col gel. Classico tipo pieno di sé, classico rubacuori. Poteva quasi sembrare un maldestro tentativo d’imitazione della sua persona. Lo squadrò dalla testa ai piedi: no, scarpe dozzinali e vistose, come pure l’abito non di sartoria, anche il dopo barba era troppo forte. Era un damerino da quattro soldi, concluse.
Leila allungò la mano per salutare: «Buongiorno, piacere, sono…»
«Leila Lane», finì lui.
«Sì, giusto»
«Io sono il detective Richard Garrett, sembra che noi tre dovremo collaborare per le prossime settimane».
Clay sentì una morsa stringergli lo stomaco, non poteva crederci, Peter gli giocava davvero un brutto tiro: lì sotto terra in compagnia di uno spocchioso damerino, dell’FBI per giunta.
«Tu devi essere Clay Hobbs».
Gli porse la mano, Clay fu tentato di rifiutarla, poi decise che era meglio rimanere buoni per il momento.
«Esatto», confermò ricambiando la stretta.