mercoledì 11 febbraio 2015

recensioni :-)



bellissimo libro di spionaggio12 febbraio 2015
Acquisto verificato(Cos'è?)
Questa recensione è su: Phoenix - Operazione Parrot - (Formato Kindle)
non è il mio genere di lettura preferita, eppure di fronte a una copertina da urlo come questa e un titolo così curioso non ho saputo resistere. E non mi sbagliavo! è una lettura davvero piacevole, avvincente e studiata nei minimi particolari. Impossibile non amare Clay e non affezionarsi a Leila, così come è impossibile non provare un po' di tenerezza per la figura di Rebecca, donna dalla vita difficile che non riesce a lasciare il cuore e il bisogno di affetto a casa nelle sue missioni di lavoro. Si entra nel vivo di un mondo che in realtà esiste ed è esistito davvero, con gli scenari politici, gli intrighi e i complotti del caso. Francesca Rossini è riuscita benissimo a far immergere il lettore in quegli anni difficili, avendo cura per i dettagli senza tuttavia rendere la lettura banale o scontata. Ci sono delle scene descritte talmente bene che sembra spesso di avere tra le mani l'opera di uno scrittore di fama mondiale, a cui davvero Francesca non ha nulla da invidiare. La sorpresa più grande è stata leggere la spiegazione proprio del titolo che mi aveva incuriosito e anche da elementi come questo e dalla psicologia del personaggio studiata così profondamente, si capisce che è un lavoro di grande qualità. Consigliatissimo!







4.0 su 5 stelle


 Il significato profondo di Phoenix.11 febbraio 2015
Inizialmente ero un po' titubante a leggere un libro di spionaggio,perché mi ero immaginata il classico testo di spie e complotti senza una reale e accattivante trama fra personaggi. Mi è piaciuto molto e la cosa che mi ha colpito di più è stata la derivazione del titolo. Quando ho capito il perché di "Phoenix" ho avuto la pelle d'oca. Interessante anche la spiegazione di " Operazione parrot" Adoro i titoli originali e diversi dal solito ,ma sopratutto con una certa calamità psichica e questo la possiede eccome.
La mia attenzione è stata presa al 100% al momento della prigione. Mi sono sentita fra le sbarre e potevo sentire il freddo nelle ossa; è stata descritta veramente bene.
Ecco, a dir la veritá è il mio pezzo preferito,seguito dal quadro dipinto da Clay alla fine.
La scrittura mi è piaciuta molto, l'ho trovata diretta e senza tanti giri di parole.
Solitamente non leggo romanzi rosa o d'amore ,ma la storia che si annida tra Clay d Leila è un fuoco di passione,amore e odio che mi ha fatto veramente fantasticare e amare questi due personaggi dall'inizio alla fin. So che perderebbe molte parti,ma mi piacerebbe vederlo sotto forma di film.
Attendo il seguito. :)



5.0 su 5 stelle Un sequel adesso è d'obbligo! 17 febbraio 2015
Acquisto verificato
Alcune premesse. Scrivere storie di spionaggio e tingerle di rosa senza cadere nei cliché, almeno per me, è un'impresa ardua. Le gesta di James Bond sono troppo radicate nell'immaginario collettivo, tanto da associare tutti gli agenti segreti a una determinata figura. Clay e Rebecca, invece, sono persone vere. Hanno dei problemi veri. Pur vivendo in un ambiente terribile, che li porta spesso a compiere gesti orribili, presentano delle problematiche umane, legate per lo più al loro carattere che al loro mestiere. È questo uno dei grandi punti di forza del romanzo. Lo spionaggio, il complotto, le operazioni segrete sono tutti degli ottimi contorni ai personaggi. Il fulcro del libro è proprio costituito da Clay, Leila e Rebecca come persone, diverse e complicate. Gli altri personaggi sono trattati abbastanza bene, in maniera funzionale al proprio ruolo. Perché un sequel adesso? Semplicemente perché non può finire così. [SPOILER: I "cattivi" non sono propriamente sconfitti...]. Ho valutato il libro cinque stelle perché apprezzo moltissimo il lavoro dell'autrice, a livello di trama e costruzione dei personaggi. Tuttavia, una tirata d'orecchie all'editore per alcune disattenzioni. Nel testo si trovano pochi refusi (tutti legati alla punteggiatura, come virgole al posto di punti o punti mancanti). Inoltre, la copertina, a differenza del titolo, non la trovo in linea con il romanzo. Nel complesso, anche per il prezzo, libro assolutamente consigliato.


4.0 su 5 stelle Le Letture di Anita11 febbraio 2015
Questa recensione è su: Phoenix - Operazione Parrot - (Formato Kindle)
Una spy-story frizzante, divertente e fuori dai soliti schemi, ad iniziare dalla sua protagonista: Leila. Non è la solita spia bella e perfetta, è un'infemiera, madre single, che affronta le sfide di ogni giorno con un sorriso. Viene coinvolta, quasi per caso, in un intrigo internazionale e non si tira indietro davanti a nulla, nonostante l'inesperienza e la paura. Il suo partner è altrettanto interssante: è un uomo dai molti volti, chiuso, traumatizzato dalla guerra in Vietnam e con piccoli tic nervosi e manie. La trama ti tiene costantemente con il fiato sospeso, la scrittura è scorrevole e l'evolversi della vicenda è convincente. Anche l'ambientazione durante la guerra fredda è, a mio avviso, ben caratterizzata. Se devo fare un appunto lo farei al finale: dopo tante peripezie mi sarei aspettata di più, ma credo (e spero) che la storia non finirà qui.

lunedì 9 febbraio 2015

jonas 9 capitolo


Quel maledetto chip

Tornò in salotto, con quella sensazione d’intrusione sempre nella mente. Martha era ancora lì, al centro del salotto, sulla sua poltrona avvolgente, silenziosa e immobile.
D’impulso chiese: “Perché è finita?”
La voce rispose attraverso la stanza:
“L’amavi molto, poi sei cambiato, qualcosa ti ha cambiato”
Non aggiunse altro e lui non chiese altro. Si alzò risoluto e uscì.
L’ospedale gli diede subito un senso di claustrofobia, ma lo ignorò:
“La dottoressa Savini” chiese alla reception “Le dica che suo marito vuole parlarle”
Poco dopo l’ascensore si aprì mostrando il volto stupefatto della donna. Jonas poteva leggervi, oltre alla sorpresa, la soddisfazione come medico e qualcos’altro: delusione? Rammarico? Forse avrebbe preferito che lui la dimenticasse per sempre.
“Perché non me lo hai detto?”
“Non volevo interferire, sai i ricordi devono..”
“Stronzate!”
Lei abbassò lo sguardo, lo prese per mano “Non qui” lo trascinò verso l’uscita.
“Perché abbiamo rotto?” lei parve stupita.
“Non ricordi?”
“Non ancora”
Lei si fece cupa, immersa nei ricordi: “hai voluto impiantare il chip, per potenziare la memoria, non sopportavi che i droni venissero in missione e l’unico modo era registrare tu stesso i dati. Io non volevo, ti avvisai delle possibili conseguenze di un corpo estraneo non ancora sufficientemente sperimentato. Non mi ascoltasti” abbassò il capo, per camuffare il dolore che provava. “Poi diventasti sempre più lunatico, irascibile e infine totalmente instabile, io, io… avevo paura di te”
“Per quel che vale, mi dispiace” Voltò le spalle e se ne andò, non riusciva a leggere oltre quella conversazione, non riusciva a porre la domanda che più di tutte lo terrorizzava. Se ne andò afferrando al volo laflyviache passava in quell’attimo. L’aria sferzava il suo volto mentre l’andirivieni della città si snodava sotto i suoi piedi. L’aveva persa per un capriccio? Era divenuto un mostro per rifiutare quegli altri mostri robotici? Non ricordava neppure da cosa scaturisse quest’odio. Era un uomo svuotato, riempito in parte di ricordi non suoi, senza meta né origine, alla deriva. Andò nell’unico posto che gli venne in mente. Pigiò il bottone dello stop e il sedile si abbassò fino a che i piedi non toccarono terra. Scese. Rimase col naso all’insù guardando la sua vecchia casa, la casa di lei ormai, quella che non gli apparteneva più. Era esausto e aveva la nausea. Si avvicinò. Lo scanner corporeo si attivò, il portone principale si aprì riconoscendolo. Non aveva intenzione di entrare, ma all’apertura della porta non seppe resistere. Salì al ventesimo piano, come in trance. La porta era chiusa, si avvicinò, lo scanner si attivò, ma un segnale sonoro decretò che non era autorizzato. Fissò le scale che portavano alla soffitta, d’un tratto un ricordo, sorrise e iniziò a salire. Il vecchio divano era lì dove si era ricordato di averlo spostato, dopo aver comprato il nuovo modello fluttuante. Si sdraiò sentendosi a casa, come non accadeva da secoli. S’addormentò subito.
Mal di testa, pulsante, feroce, non vuole dirlo a lei, non vuol farla preoccupare. Bussa alla porta. Hors apre. “Devo parlarti” le dice. La ragazza si volta, lo guarda, comprende. Lo fa accomodare nello studio. “Lasciaci soli papà”
Poi flash:ancora quello studio. La ragazza seria, sempre più stanca, sempre più provata. Lui le racconta dei sogni, dell’umore nero, della rabbia che sente salire incontenibile.
“Mi spiace Nathan. Sembra che la tua mente si stia ribellando, ma queste apparecchiature non bastano, dovresti venire con me alla Braintec”
“Come pensi di portarmi, nascosto nel tuo camice?”
“Non fare lo scemo, domani Klaus mi riceverà di nuovo, proverò a convincerlo: deve ritirare i chip, con le buone o con le cattive”
“Che hai in mente?”
“Diffusione dei dati su tutti i social e addio credibilità della Braintec”
“Promettimi di stare attenta”
“Lo farò”
…………
La squadra è pronta, senti l’adrenalina scorrere nelle vene, oltre al pulsare della testa marcia. Non hai più tempo, la bomba ad orologeria che hai nel cervello ti ucciderà, ma prima devi salvare la ragazza.
“Alle 15” le avevi detto “mandami un messaggio dopo la riunione” sapevi che non si poteva minacciare  Morgan Klaus senza rischiare. E ora sono le 17:00, nessun segnale. Hai raccattato la tua squadra senza permesso, sei sotto i sotterranei e preghi che il tuo cervello non impazzisca prima di averla salvata. Lo devi a lei e a Hors.
“Squadra in posizione” dice Jackson, annuisci col capo e procedi. Senti il gocciolio delle tubature, ci sei quasi, la rampa d’accesso per la manutenzione è sopra la tua testa. Poi un forte rumore alla tua destra.
“UNITÀ DUE ALLARME, RIPETO ALLARME SIGNORE: UNA VENTINA DI DRONI CI HA AVVISTATI” l’unità che hai raccattato dalla sala ricarica fa rapporto, gli spari successivi ti dicono che lui e gli altri tre, posti di guardia, sono fottuti.
Con la coda dell’occhio vedi il movimento, ma è già troppo tardi. Jackson prima di te si lancia, ti butta a terra, poi boato e buio.
ora sappiamo che tutto è nato dal suo chip. Che finale scegliamo per il nostro eroe?
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giovedì 5 febbraio 2015

ABOUT ME...



1983. A fascinating and enigmatic American intelligence agent: Clay Nathan Hobbs, codenamed Blue Shadow, involves the nurse Leila Lane in a daring adventure in Europe on the trail of an agent of the KGB, Egor Vinogradov, who has a big account settle with him. The appearance on the scene of a third woman, the secret agent Rebecca Doyle, will complicate relations between the protagonists. The trio will have to hold off the feelings to foil a plot devised by the Soviet espionage and the threat of nuclear war.




Francesca Rossini published an ebook that is part of the anthology 'Storie d'estate' (Nativi Digitali) . She has always had a passion for writing and drawing, and wrote stories on various electronic plattaforms and illustrated fairy tales for his pupils. Avid reader ofnovels of action and adventure, with plots full of intrigue and danger, now she decided to write her debut novel: Phoenix. PARROT operation. (lettere animate)

mercoledì 4 febbraio 2015

Jonas capitolo 8


Affacciandosi alla vecchia vita
Jonas non riusciva a crederci: era stato a contatto con quella donna giorno dopo giorno, aveva provato simpatia ed interesse per lei ed ora scopriva che era sua moglie, anzi, la sua ex moglie e probabilmente aveva riso di lui e del suo sciocco flirtare. Fu tentato di chiederle cosa le fosse saltato per la testa, ma poi decise che non ne voleva sapere, non voleva altro che una bella doccia, un buon caffè e dimenticare tutta questa storia per ricominciare una nuova vita.
Hors era taciturno, il volto cinereo mostrava che non aveva gradito lo scambio di ricordi, almeno quanto lui.
“Guida tu” chiese con un filo di voce “63 esima strada”
“Conosco il tuo indirizzo” replicò Jonas, Hors non commentò, non sembrava avere forze per esultare.
L’abitazione era una delle tante villette a schiera del complesso residenziale, con il minuscolo giardinetto antistante. Il cancello si spalancò riconoscendo la scansione corporea di Hors. Un drone dall’aspetto femminile venne ad aprire, Jonas ne fu stupito, non ricordava molto, ma non gli sembrava tipo da droni.
“Buona sera” salutò “Il suo ospite si fermerà a cena?”
“Prepara la stanza degli ospiti, Questo è il detective Jonas, si fermerà per alcuni giorni”
Jonas tacque, ignorando il robot, entrò e subito si bloccò, un altro consistente flusso di ricordi lo colpì come un pugno, non sapeva se provenissero da lui o da un residuo di quelli di Horse.
Dovette sorreggersi ad un mobile, mentre la testa girava.
“papà, papà, sei arrivato finalmente, sapessi cos’ho da farti vedere, su corri!” una ragazzina sui tredici anni tirava la mano ai proprietario dei ricordi “Piano, piano” disse la voce non sua.
La ragazza lo trascinò in salotto, corse a sedersi ad un antico piano forte a coda e iniziò a suonare stonando un po’. Jonas percepì un amore profondo, un amore non suo, che pulsava violentemente in tutto il suo essere. Strinse più forte le mani al legno, poi buio, solo per un attimo e risate, ancora quel salotto e mani lisce tra le sue. Non ci fu bisogno di vedere, all’istante seppe di chi era quella risata e provò un profondo senso di soddisfazione e felicità, come non ricordava di averne mai provata. Lei aveva i capelli raccolti, due piccoli orecchini brillanti e un sorriso sensuale diretto solo a lui. I suoi occhi penetranti lo facevano rabbrividire, mentre accarezzava piano il dorso della mano, compiendo piccoli cerchi con il pollice. Lei si chinò su di lui e gli sussurrò: “Ti amo” lo stomaco si serrò all’istante e la sua mente rispose: “Anch’io” ma non la voce del ricordo, che tacque in modo imbarazzante.
“Jonas stai bene?” sentì la voce lontano anni luce.
“Battito irregolare, respiro affannoso” iniziava il drone.
“Sì, tutto ok” disse, spingendo via la cameriera, che con un tonfo batté contro il mobile.
Hors lo rimproverò con lo sguardo
“Che c’è?non provano dolore” si giustificò.
La sala era arredata in vecchio stile: niente poltrone ad elio o capsule massaggianti, un vecchio divano in tessuto e un pianoforte. Al centro della sala però una modernissima poltrona per disabili avvolgeva Martha, che intenta a rimirare un movie, non si accorse di loro, immersa in quella che in gergo veniva chiamata seconda realtà.
“Disattivati” disse piano Hors, gli attori, che si struggevano nel loro salotto, sparirono, così come il vecchio treno dietro alle loro spalle. Martha girò lo sguardo un po’ disorientata poi la sua voce parlò dall’impianto audio della casa:
“Nathan!” lo salutò senza muovere le labbra, e Jonas rabbrividì al ghigno che comparve su metà del suo viso, mentre l’altra metà rimaneva inespressiva, floscia. Un altro breve ricordo di numerosi infusi bevuti su quel divano e della risata cristallina e il fare spicciolo di quella donna minuta, ora ridotta ad un vegetale inerme.
“Siediti un attimo caro” disse ancora la voce. Era così alienante vedere lei immobile in quella poltrona e la sua voce aleggiare nell’aria, lontana dal proprio corpo.
Jonas ubbidì, stranamente in soggezione.
“Ho bisogno di sdraiarmi” Hors baciò sua moglie sulla fronte, velocemente, poi fece cenno al drone di seguirlo e a Jonas non rimase che rimanere lì impacciato a guardarsi intorno.
“Ti vedo meno nervoso, meno rabbioso dell’ultima volta. Pannello A2 per favore”
Dal basso tavolino di resina opalescente fuoriuscirono dei pasticcini e un tè fumante. Jonas, improvvisamente grato per il ristoro, si fiondò sul cibo. Era esausto.
“Lei non è più venuta a trovarmi” disse poi la donna.
Un boccone andò di traverso e Jonas si fermò a fissarla, istantaneamente un’immagine, ancora quel salotto, ancora loro, ma l’aria tesa si percepiva da ogni respiro.
“Te l’ho detto, fai ciò che credi, non voglio discuterne, tantomeno qui” la sua voce era dura e scocciata, non poteva vedere il proprio volto, quelli erano ricordi suoi, almeno credeva.
La Savini tacque, sembrava stesse per piangere.
“Emma” disse, e di colpo quel nome tornò alla mente, come fosse sempre stato sulla punta della lingua. “Non lo terrai, o lo terrai da sola” poi la scena cambiò, ma era al contempo la stessa: vide se stesso venirgli incontro, ora dalla visuale di Hors, gli diede una forte spallata ed uscì sbattendo la porta.
Ora Emma piangeva, il volto nascosto tra le mani. La sua finestra sulla scena si avvicinò senza parlare, vide comparire un fazzoletto dalla sua mano, la mano di Hors.
“Non ti manca?”
La voce di Marta sembrava insinuarsi nei meandri del suo animo.  “È tutta colpa di quel chip” aggiunse la voce. Ma Jonas la guardava senza capire più nulla:
“Cosa dicevano? Cosa stavano dicendo?” chiese, come se potesse leggergli nel pensiero. Silenzio. Nathan non osò chiedere di più.
“Vorrei fare una doccia, trovo l’occorrente da solo” disse. Socchiuse gli occhi alla ricerca dei ricordi giusti, stava imparando a gestire questa nuova cosa. Si diresse deciso alla seconda porta nel corridoio, salendo le scale.

lunedì 2 febbraio 2015

7 capitolo Jonas.




Un po’ di luce nell’oblio

Jonas sudava e continuava a scuotere il capo violentemente, gli occhi spalancati roteavano impazziti, mentre un rivolo di saliva colava dalla bocca spalancata, da cui provenivano gemiti e lamenti inarticolati.
Hors non se la passava meglio: il volto paonazzo, completamente ricoperto di sudore, gocciolava copiosamente, innaffiando il colletto della camicia, fin sul petto. Ansimava, sibilando in un respiro asmatico, serrando la mano al petto.
Jonas provò a ribellarsi a quei ricordi assurdi, ma dopo una breve pausa d’immagini per lui insignificanti, il flusso ricominciò:
Di nuovo lei, di nuovo il suo corpo reagì tendendosi e pompando sangue a ritmo frenetico. Stavolta era in camice, i suoi magnifici occhi sembravano stanchi, cerchiati, forse da un lungo turno di lavoro.
“Come va?” sentì la voce di Hors.
“Oh, si tira avanti, ehm, scusami, non ho più chiamato, appena avrò un momento passerò a trovare Martha” rispose con voce atona, poi si voltò e sbarrò gli occhi:
“Devo andare, scusami”
La visuale si spostò un po’ lateralmente e Jonas si rivide, anche lui non molto ben ridotto: cravatta allentata, camicia sgualcita e barba lunga.
“Toh, chi si rivede, una settimana di malattia scade domani figliolo, ti aspetto alle sette, sbarbato e pulito, puzzi come una distilleria!” disse la voce.
“Oh, non iniziare!” sua di voce era impastata e roca: “Dov’è andata? Ha paura che sia contagioso? Potrebbe anche fermarsi a salutare” un tono rabbioso smosse qualcosa in lui, una sorta di empatia più che di ricordo, ma d’altronde chi non provava empatia per se stesso?
“Ragazzo, non iniziare, lo sai che è meglio non vi incontriate prima del processo, dimmi piuttosto, novità per il caso?”
“Molte più novità di quanto credi, se quel che ho scoperto è vero correrò a rimuovere il mio chip immediatamente”
“Bene, perché lo sai che se sbagli oltre al tuo matrimonio ci rimetterò io stesso il culo e non posso permettermelo!”
D’un tratto tutto scomparve in un vortice, si rivide a correre in un sotterraneo, le tubature del sogno tornarono più vivide.
“Nat, cazzo aspettiamo i rinforzi, ti rendi conto di quel che abbiamo scoperto? Qui ci fanno il culo all’istante!” era il suo compagno, un moto d’affetto per quel giovane volto amico e due lacrime scivolarono inconsapevoli sul volto distrutto di Jonas.
“Non possiamo, c’è la figlia di Hors lì dentro, glielo devo!”
A quelle parole Jonas percepì un grido lontano, comprese che non era solo Hors a dare ricordi, ma proprio ora stava ricevendo i suoi.
Ciò lo spaventò a morte e in un attimo gli salirono in mente tutti quei ricordi che avrebbe voluto difendere, ottenendo l’effetto contrario, richiamandoli:
Un bacio di passione, labbra morbide e pelle vellutata, mani delicate sulla sua schiena nuda. Poi cambio scena: schiaffo violento e grida, la sua roba che vola in aria per l’appartamento e quegli occhi splendidi che piangono, lei, la dottoressa, sua moglie, a terra in camicia da notte, i lunghi capelli che le ricadono su un volto distrutto e lui che corre via, valigia alla mano e sguardo impassibile, ma animo svuotato.
Poi bottiglie, appartamento nuovo e tacchi a spillo, tanti, di tutti i tipi, come i tipi di pelle che aveva assaggiato.
“Basta!!!” urlò con tutto il fiato che aveva nei polmoni. Girò il capo convulsamente e un tubicino gli sfiorò il labbro, si girò ancora, senza esitare e lo strappò via con un morso, sperando di non rimanerci secco.
Nausea istantanea e poi buio, ancora nella sua testa risuonavano voci: le grida della dottoressa, le risate di Malcom durante le lunghe ore di pattuglia e infine il boato dell’esplosione.
Vomitò violentemente sulle proprie ginocchia, impossibilitato ad alzarsi. Poi iniziò a distinguere la luce verdastra.
Per prima cosa si voltò a guardare Hors, Lo stavano slegando e tossiva violentemente, mentre un patetico drone, vecchio di decenni, faceva lo scanner corporeo per rilevare danni fisici.
“Tachicardia ventricolare, pressione 210 su 95 paziente a rischio arresto” diceva la voce a singhiozzi.
“Ma funziona quel coso?” chiese Jonas preoccupato “Hors, ti porto in ospedale, fammi slegare!” Jonas non sapeva perché non imprecava o inveiva contro il suo ex capo, quel mescolare ricordi lo aveva reso debole e stordito, in un attimo riacquistò il suo atteggiamento: “Liberami seduta stante babbuino o ti farò crepare in modo talmente doloroso che mi supplicherai di farla finita” ruggì. Ma l’uomo era impegnato ad impedire che Hors morisse nel suo appartamento, gli stava iniettando una fiala, mentre il drone esaminava ancora la situazione.
La donna che aveva aperto loro entrò, storse il naso inveendo contro l’uomo, indicando il vomito, che evidentemente avrebbe dovuto pulire lei.
Gli si avvicinò e lo liberò, nello stesso istante il volto di Hors riprese colore e l’uomo disse piano:
“Mi dispiace ragazzo, davvero”
“La Savini é…lei è mia moglie?” chiese Jonas.
“lo era” rispose Hors mestamente.
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Concorso letterario!

Scrittori o aspiranti scrittori vi aspettiamo!!!!



http://ilmomentodiscrivere.org/2015/02/02/pubblica-il-tuo-racconto-con-bookchef-il-web-talent-di-scrittura-creativa-de-il-momento-di-scrivere/


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Pubblica il tuo racconto con BookChef: il web talent di scrittura creativa de Il momento di scrivere


Il momento di scrivere è orgoglioso di presentare la prima edizione del web talent di scrittura creativa BookChef. In palio per i partecipanti la pubblicazionedelle proprie opere con importanti editori e una scheda di valutazione per una propria opera completa.

Infinito Edizioni è uno degli editori partner del concorso
Infinito Edizioni è uno degli editori partner del concorso

Cos’è BookChef?

Ci piace definire BookChef un web talent di scrittura creativa. Se invece volete una spiegazione classica, è un concorso letterario online.
BookChef nasce dalle menti di Giuseppe Monea e Francesca Rossini (li conoscete, vero?). I due autori del blog hanno deciso di organizzare una gara tra aspiranti scrittori e mettere in palio la pubblicazione delle loro storie grazie a due importanti editori: Infinito Edizioni e Genesis Publishing. Inoltre, gli amici di Nativi Digitali Edizioni offriranno una scheda di valutazione per un’opera completa.
Ma come funziona BookChef? 
Per prima cosa, potete trovare il bando completo e ufficiale nella sezione Download del blog. Qui ci limiteremo a fornire le caratteristiche salienti. Trovi il download del bando anche qui di seguito.
Bando BookChef
Bando BookChef 
Bando-BookChef 0.1.pdf
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DETTAGLI

Nativi Digitali Edizioni partecipa alla prima edizione di BookChef
Nativi Digitali Edizioni partecipa alla prima edizione di BookChef

BookChef è una gara tra scrittori che si sosterrà in diverse settimane. Inizialmente, gli aspiranti partecipanti dovranno inviare un racconto inedito a tema libero compreso fra le 5000 e le 10000 battute all’indirizzo email bookchefcontest@gmail.com. Le opere inviate saranno presentata a una giuria che non conoscerà l’autore del testo, ma si limiterà a giudicare il brano tramite una scheda di valutazione. È importante leggere il bando per capire la corretta modalità d’invio del materiale.
I giudici voteranno ogni racconto pervenuto e gli autori dei migliori venti elaborati saranno i concorrenti della prima edizione di BookChef. Da adesso, inizia la sfida.

Per non perdere ogni news seguici su Facebook e Twitter
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La gara

Ogni quattordici giorni la giuria di BookChef assegnerà una prova ai partecipanti tramite un post su Il momento di scrivere. Per non perdere l’appuntamento vi consigliamo di seguirci sui nostri canali social, Facebook e Twitter, e d’iscrivervi alla nostra newsletter. Le prove consisteranno nella scrittura di racconti, osservando i limiti e le direttive fornite dai giudici per quella specifica competizione. Ogni prova avrà i suoi ingredienti. Da sottolineare che tutti i racconti scritti dai partecipanti dovranno essere inediti.
I giudici valuteranno i racconti di tutti i partecipanti con l’ausilio di una rigida scheda di valutazione. Ogni giudice darà un voto a ogni singolo racconto e poi si sommeranno i voti di tutti i giudici. Gli autori dei due racconti con la somma-voti più bassa saranno eliminati dalla gara. Contestualmente la giuria assegnerà una nuova prova per i concorrenti ancora in gara. Si procederà così fino a quando i concorrenti rimasti saranno soltanto quattro. Poi ci sarà la prova finale, prova nella quale i giudici proclameranno direttamente il vincitore della prima edizione di BookChef.
Tempi e modi della gara sono esplicitamente indicati nel bando.

Premi

Il vincitore della prima edizione di BookChef vedrà pubblicati tutti i suoi racconti in un volume eBook edito da Infinito Edizioni. La casa editrice stipulerà un contratto editoriale con il vincitore nel quale saranno regolamentati tutti gli aspetti relativi alla pubblicazione.

Genesis Publishing pubblicherà i migliori racconti
Genesis Publishing pubblicherà i migliori racconti

I migliori racconti di ogni singola prova (il miglior racconto della prima prova, il miglior racconto della seconda prova, ecc) saranno raccolti in un univo volume eBook pubblicato da Genesis Publishing. I compensi dei diritti d’autore saranno devoluti in beneficenza alla Fondazione Teresa e Luigi de Beaumont Bonelli onlus.
L’autore che avrà ottenuto la media voto più alta nel corso di tutta la gara avrà diritto a un buono per una scheda di valutazione di una propria opera esterna, fornito da Nativi Digitali Edizioni.

La giuria

Ma alla fine che valuterà le singole prove della prima edizione di BookChef? Conosciamo i tre giudici.

Giuseppe Monea

io cartoonHo ideato questo concorso assieme a Francesca Rossini. E sempre insieme a Francesca, sarò uno dei giudici dei vostri racconti. Ho letto di tutto, da Cent’anni di solitudine alla serie de La morte nera, dai moderni romanzi young adult ai capolavori della narrativa del ‘900.
Nei vostri racconti voglio passione e sacrificio. Le vostre prove dovranno essere impegnate, faticose, sudate. I miei ingredienti preferiti sono i colpi di scena e la cura per i dettagli. Voglio personaggi veri e credibili, protagonisti per cui tifare, soggetti in cui identificarsi. La vostra pubblicazione con un editore passa qui. Se per voi BookChef è solo un gioco, lasciate perdere. 

Francesca Rossini

fra rossiniCiao! Eccomi qui in veste di giudice. Pronta a cimentarmi nell’ultima nata tra le idee partorite dalla nostra mente in fermento. Per chi non mi conosce sono Francesca Rossini, un’insegnante che come passatempo divora libri di ogni genere ed epoca e scrive di tutto un po’. Non vedo l’ora di leggere tutti i vostri lavori e magari scovare il futuro Eco o Calvino… miro troppo su? Chi può dirlo?
Amo le storie che trasmettono qualcosa, non importa di che genere siano, devono farmi provare delle emozioni, respirare a pieni polmoni l’atmosfera creata, vivere, sognare, lottare, soffrire ed amare insieme ai protagonisti. Mi piace un narrare semplice e schietto, dove la trama fa da protagonista.Azione, ironia e passione sono i miei ingredienti preferiti.
E i vostri? Venite a proporceli!

Diego Tonini

diegoIo sono il giudice che non vorreste mai avere. Non mi interessate voi, mi interessano le vostre storie, storie, avete capito bene, non elucubrazioni, piagnistei o struggimenti zuccherosi, nei vostri racconti  deve succedere qualcosa, ne ho piene le scatole di chi vuole spiegarmi la sua visione del mondo, io voglio storie che vengono dalla pancia ma che sono scritte con la testa.
Se volete deliziarmi usate pochi, semplici ingredienti, ma dosati bene: dialoghi schietti ed efficaci, frasi dirette, asciutte, parole selezionate che affondano come pugnali, tutto cotto a fuoco vivo, immagini che ardono e restano impresse come il tocco del ferro rovente. Se non avete paura di scottarvi, fatevi avanti.

Cosa stai aspettando?

Scarica il bando e invia il tuo racconto a bookchefcontest@gmail.com. Il primo BookChef potresti essere tu!