venerdì 12 dicembre 2014

Stralci da phoenix... parte 2

PRIGIONIA

Leila non sapeva da quante ore fosse lì, aveva perso la cognizione del tempo e la consapevolezza della sua fisicità. Si sentiva galleggiare nel nulla, in quel buio, silenzioso, mare di gomma nera.
Aprirono la porta e lei fu accecata dalla luce che proveniva dal corridoio, le dissero qualcosa e a lei sembrò strano sentire una voce umana, ringraziò il cielo constatando che non aveva perso l’udito, doveva essere un’altra diavoleria in uso in quella gabbia di matti. Provò uno strano senso di piacere nel contatto umano, anche se con i suoi aguzzini, avrebbe voluto abbracciare la guardia, ma non aveva più le forze per muoversi, la trascinarono letteralmente nella stanza degli interrogatori.
Di nuovo l’uomo con i baffi, sempre lui, iniziava a desiderare la conversazione.
La fece sedere, sembrava molto più gentile, o era il suo desiderio di contatto umano a farlo sembrare tale? Le offrì una tazza di tè caldo, che lei bevve riconoscente. L’uomo iniziò: «Allora mi vuole dire il suo vero nome?»

Leila continuava a tacere.